Sanremo 2024 – Pagelle e versioni in prosa delle prime 15 canzoni

Il mio problema con le canzoni in gara quest’anno è che c’è una canzone che arriva da altre galassie interstellari, una canzone che da sola vale il premio di questa cosa SENZA SENSO che è Sanremo. Quale? Calma, ora lo scopriamo. Poi ci sono le altre canzoni che sono canzoni normali, alcune graziose altre estenuanti, ma va bene così, fa parte del gioco. A proposito di gioco. Quello che capita nelle canzoni non può succedere in nessun altro posto del mondo. Uso questa citazione di Pasquale Panella del 1989 per ribadire l’ovvio ma tant’è: questo è un post giocoso, iperbolico, esagerato, feroce. Nessuno si senta escluso, nessuno si senta offeso, specie i boomer. Niente di personale. Questo carrozzone è un’allucinazione collettiva, i suoi interpreti sono dei meravigliosi personaggi, e come tali li trattiamo. Versioni esagerate di persone sicuramente adorabili ma se non ci prendiamo un po’ in giro che gusto c’è. Ad ogni modo, io mi dissocio aprioristicamente da me stesso. Tanto love a tutti e a tutte.



1 FRED DE PALMA – IL CIELO NON CI VUOLE

Una storia finisce se non c’è nessuno/ Che la racconta. Manco il tempo di far partire un acufene synth e già Federico Palana in arte Fred De Palma dalla provincia di Cuneo decide di portare sulle spalle il destino non dico della canzone italiana ma proprio dell’ORALITÀ LETTERARIA. Per fortuna arrivano versi di rara insipienza a farci svegliare di soprassalto: Vorrei cancellare ogni frase di quello che scrivo /Lasciarmi cadere nel vuoto per sentirmi vivo. Fred, anche io vorrei cancellare ogni frase di quello che scrivi, lasciarmi cadere nel vuoto per sentirmi MORTO. Il ritornello prova ad aprirsi ARIOSAMENTE, ma è sostenuto da una gragnuola di archi isterici che ci feriscono molto. Dai non essere triste/Che mi fai stare male / Alla fine il dolore sparisce /Come il sole nel mare è il definitivo colpo contundente alle nostre povere nuche. Non avrei mai pensato di poter dire questa frase, ma: PREFERIVO IL REGGHETÒN e preferivo anche ANA MENA Voto: 4, un punto in più per il vitino di vespa che si porta molto quest’anno. 

2 RENGA NEK – PAZZO DI TE

Francesco Renga e Filippo Neviani hanno scelto come nome d’arte di questo DUO DI BOOMERONI quello di RENGANÉK, che sembra, non so, un medicinale per ragadi dolorisissime, medicinale peraltro scaduto nel ’97. Di Nek avrei tante cose da dire ma è meglio se non le dico perché ci ascoltano anche i BAMBINI, di Renga invece voglio ricordare quando disse che “la voce maschile è più armoniosa, più gradevole; invece, le voci femminili aggraziate, belle, dolci sono sicuramente poche, molte di meno di quelle maschili”. Ambra, te li scegli sempre bene gli uomini te. Ma parliamo di musica. Costruzione iper classica con un accumulo ILLOGICO di strumenti a cazzo con i due signori di mezza età che giocano a misurarsela con il righello in mano. Parlo ovviamente DI CHI GETTA più voci. Vince Renga perché si sa, le voci maschili di Brescia sono più gradevoli. E lo sa solo Dio/ Chi è più pazzo di me /Sotto questo mantello di cielo nella loro testa sarebbe una concessione al Vaticano, ma non si sono accorti che in questo momento il Papa e l’Avvenire sono la cosa più vicina alla parola COMUNISMO in tutto l’Occidente. L’amore è stupido, l’amore è inutile, l’amore è un miserabile. Come non essere d’accordo. E allora, CARI BOOMERONI, perché continuate a sfracassarci le palle con questo cazzo d’amore? Voto: zero con lo stoppino, il premio METAMORO di quest’anno è tutto vostro. A mani basse proprio.

3 ALFA – VAI!

Pensavamo di meritarci finalmente non dico una canzone ma almeno un momento di SERENITÀ e invece arrivo questo MASCHIETTO ALFA, vero nome Andrea De Filippi, buffo incrocio tra Ralph Malph e Richie Cunningham con l’aggravante di alcuni disegnini fatti con l’uniposca sul braccio. Mi han detto che il destino te lo crei soltanto tu /Vai a tempo col respiro e se corri ne avrai di più. L’incipit accompagnato da un FISCHIETTO MEZZO COUNTRY rischia seriamente di provocarci un arresto cardiorespiratorio LETALE ma il maschietto alfa si mette a fare dei buffissimi UHUHUH saltellando come Mara Venier quando esce a fare bisboccia con la Vanoni. Mi han detto punta al sole ma non come Icaro /Che il mondo è troppo grande per pensare in piccolo/Ma se morirò da giovane/ Qualcosa avrò da scrivere. Bello avere ambizioni, per carità, ma anche avere talento non sarebbe male. Io voglio solo vivere /Sia piangere che ridere. Non so Alfa, io mi sa che voglio solo piangere. VAI, Alpha, VAI! Voto: 2, poi mi spiegate come siamo passati dalla scuola genovese di cantautori come Paoli, Tenco e De André alla scuola genovese di Alfa, Olly, Bresh, Tedua, e altri nomi assurdi a cazzo. 

4 DARGEN D’AMICO – ONDA ALTA


C’è chi mi chiama/ Figlio di puttana /Che c’è di male?/ L’importante è aver la mamma /Che non lavori troppo che la vita è breve. Jacopo D’Amico sceglie fino in fondo di interpretare il personaggio Dargen, quello buffo che ci spiazza con l’incipit strano, quello degli occhiali da sole e quello degli orsacchiotti. Spara velocissimo nelle casse mentre la gente SEDATA da titoli che ti fanno odiare un intero popolo,  inizia ad applaudire senza CAPIRCI UN CAZZO. Dargen sceglie la strada larga, alla Stromae, per intenderci: ci fa ballare, ci stordisce per poi lasciarci un retrogusto di malessere. Il tunz tunz, l’ironia alla Battiato, i cori elettroafgani. Versi come Non lo conosci Noè? No eh? aiutano a smorzare ogni deriva moralista, così come altre figure retoriche sparse qua e là. Sta arrivando sta arrivando l’onda alta /Stiamo fermi, non si parla e non si salta ne è un esempio: non si salta ma intanto stiamo ballando, un attimo prima non pensiamo a niente e un attimo dopo ci ritroviamo pensare a chi ha fatto tutta quella strada per riempire un frigo. Voto: 6,5, io non sono la cup of tea di questa canzone ma Dargen si è applicato tantissimo, bravo Dargen.

5  IL VOLO – CAPOLAVORO

Non per farvi andare di traverso non dico la giornata ma proprio la VITA, vi ricordo che Gianluca, Ignazio e Piero, che da qui in poi chiameremo QUESTA GENTE per chiarire cosa pensiamo di loro, hanno partecipato due volte a Sanremo, una hanno vinto e una sono arrivati terzi. QUESTA GENTE si presenta sul palco vestita molto bene (io voglio lo stylist del Volo che sta a sinistra), ma le buone notizie, ahinoi, sono già finite. Io che sto seduto dentro a un cinema/ A sognare un po’ d’America e un po’ di casa tua. Manco il tempo di pensare Ma che cazzo state dicendo che si prosegue con Cadi dal cielo come un capolavoro/ Prima di te non c’era niente di buono /Come se Tu fossi l’unica luce a dare un senso. Ok, forse stanno parlando della MADONNA e io sto rischiando la blasfemia. Ma perché rischiare quando si possono proprio tirare giù tutti i santi di fronte a versi come: Ma è stupendo averti qua /Maledetto tempo che ti dà / E poi ti porta via. Voto: 1, chi mi ridarà indietro questi tre minuti della vita che mi resta? Come direbbe il maschietto Alfa, Vai!, anzi ANDATE!

6 GAZZELLE – TUTTO QUI

Flavio Bruno Pardini in arte Gazzelle è la dimostrazione lampante che non dobbiamo mai dare le cose per scontate. Un attimo prima pensiamo che finalmente stiamo per rinverdire la gloriosa scuola romana, e un attimo dopo ci troviamo di fronte al COSPLAYER di Noel Gallagher non solo nel look (“Tale e quale, CHAPEAU!”) ma anche nelle schitarrate e colpi di batteria anni ’90. Va bene l’hashtag minimal, l’hashtag amorini dolcini tvb, ma l’incipit Lo so che sei stanca /Lo sono anche io / Sembriamo due panda /Amore mio forse lo è un po’ troppo pure per noi che facciamo della sobrietà uno stile di vita, perlomeno quando NON c’è Sanremo. Viverlo insieme un minuto anche tre / Scappare per un po’ da Roma Nord per un attimo strugge assai perché solo noi che abbiamo vissuto a Roma Nord quando c’era ancora la lira, in uno di quegli strappi del destino assurdo, sanno cosa vuol dire Roma Nord. Lo sai che sei matta, lo sono anche io però è un pugno chiuso in faccia ai nostri ricordi. Flavio, lo so che sei matta nun se po’ sentì. Voto: un pallido 5, canzone OMEN (Tutto qui?). Un ripassino dal maestro di canto di Tananai male non farebbe ma d’altronde chi siamo noi per parlare di canto?

7 EMMA – APNEA

Che dire della nostra EMMONA che non sia stato ancora detto? Io l’ho messa capitana della mia squadra al Fantasanremo, e questo vale un endorso di quelli potenti. Emma è una che ci crede, che si fa quasi arrestare dalla polizia per giocare con noi, è una che scende le scale con quella grazia, graziella e grazie ar cazzo che piace a noi CIACIONI TERRONI. Brava Emma, sei una delle poche del cast con cui andrei non dico a cena ma proprio a sfondarmi di panzerotti e di Peroni ghiacciate e  e cantare VOGLIO CALOREEEEE a colpi di rutti. L’intro di questo pezzo mi fa subito sognare con citazioni di Fred Again.. e di una certa elettronica un po’ easy ma pur sempre ballicchiabile. Il problema è che poi mi sveglio dal sogno e mi ritrovo con Viola Valentino, il Dolce amaro di Barbara d’Urso e la Claudia Mori di Non succederà più. Diciamo la verità, dalla nostra principessa ROCKER ci aspettavamo ben altro. Ma vabbè, siamo gente abituata ad aspettarci ben altro DA QUALSIASI COSA. Per fortuna ci sono lampi lirici come Se avessi un telecomando / Non ti cambierei mai o Tagliami il cuore se vuoi con un paio di forbici. D’ora in poi quando qualcuno mi scasserà il cazzo e si metterà d’intralcio alla mia felicità gli dirò: Chiamo l’avvocato / E gli dico tutto. Voto: 7, Io non so dove sto andando /Dimmi tu dove vai è un po’ il manifesto di noi gente ERRABONDA.

8 MAHMOOD – TUTA GOLD

Quando ho saputo che Alessandro Mahmood avrebbe partecipato a Sanremo ho pensato “MA È PAZZO? Ha vinto tra i giovani, ha vinto due volte tra i big, ha solo da perdere”. Sì, come direbbe Loredana, Mahmood è pazzo, PAZZO DI SÉ. La prima volta sale sul palco accanto a Mengoni ammanettato, il che lo confonde parecchio e come non capirlo. La seconda sale sul palco come un’apparizione non dico mariana ma proprio QUEER come non se ne vedevano dai tempi di Anna Oxa DRAG KING. Alessandro porta un pezzo dal titolo assurdamente originale, che promette parecchio e mantiene ancor di più. Ci cono tutti i temi della poetica mahmoodiana, il rapporto con il padre, l’integrazione, la periferia, la moonlight. Ci sono immagini che sorprendono, i gilet neri pieni di zucchero, altre più nitide, Dov’è la fiducia diventata arida/ È come l’aria del Sahara, e altre ancora commoventi,
Dicevi ritornatene al tuo paese / Lo sai che non porto rancore /Anche se papà mi richiederà /Di cambiare cognome. La linea melodica (si chiama così?) sorretta dai sintetizzatori (sono sintetizzatori?) che parte in crescendo emotivo e attraversa tutto il pezzo ci provoca subito un improvvido smottamento dei DOTTI LACRIMALI, per fortuna attutito dai cinque cellulari nella tuta gold ma soprattutto da quella lingua che provoca reazioni nei nostri corpi peraltro già pieni di PULSANTI da PIGIARE. Era impossibile superarsi, portare qualcosa di nuovo (vogliamo parlare del coro di rinforzo da esercito spartano?), restando se stessi e portandosi a spasso la musica italiana. Mahmood ci è riuscito. Imperiale, stellare, intergalattico. Voto: 10, gioca da solo in un campionato tutto suo. 

9 BIG MAMA – LA RABBIA NON TI BASTA

La prima sera BIG AMA presenta la nostra BIG MAMA come la ragazza simbolo della lotta al bullismo e al bodyshaming e a me viene già voglia di buttarmi dalla finestra solo che abito al primo piano e sotto ho un giardino e capace che resto vivo. Ma cerchiamo di essere lucidi. Marianna Mammone in arte Big Mama non è una cantante, è un’allitterazione, porta look riuscitissimi ispirati forse a Madonna forse a se stessa. Ha una bella energia, twerka anche se la regia sta mangiando le patatine o forse è solo la CENSURA di TELEMELONI, saltella e si tiene le tette un po’ come portafortuna un po’ come vaffanculo a chi ci vuole male. I tempi sono quelli che sono SISTA, dobbiamo stringerci tra di noi ma purtroppo abbiamo ancora le orecchie per ascoltare frasi come: È facile distruggere i più fragili /Colpire e poi affondare chi è solo. UHM, scuoto la testa e poi corro fortissimo a cercare uno spigolo appuntito quando sento:  Copri le lacrime segreti da tenere, non farti scoprire. Oh, rigà, io ci ho provato, veramente, ma la canzone con il MESSAGGIO no, no e ancora no. Voto: ZIA MAMA, sorry but no sorry, 3

10 – THE KOLORS – UN RAGAZZO UNA RAGAZZA

Quando penso ai The Kolors penso a me che corro allo stabilimento Pane e Pomodoro di Bari e ascolto per la prima volta Italodisco chiedendomi Ma perché mi sta piacendo un pezzo dei The Kolors? Avrò mica la TESTA BACATA? E poi penso all’ex membro dei The Kolors che è uscito dal gruppo qualche settimana prima dell’uscita di Italodisco perché “oh, ragazzi, qua non stiamo andando da nessuna parte”. Cucciolo. Serve un’idea/ Continentale /Vorrei parlarti e mi vergogno come un cane. L’incipit già discutibile ci scaraventa subito in una specie di FUMOSO FUNK che mi pare stia scopiazzando qualcuno (Bruno Mars?) di cui peraltro non me ne frega un cazzo. Versi come Vorrei parlarti ma ho paura di ghiacciare e Lo sai che sei un proiettile nel cuore però avevo il giubbotto / E lo sai, cercarti è un po’ come aspettare ad un semaforo rotto ci ricordano che se per caso vi sta piacendo questa canzone, beh, vi siete BEVUTI il CERVELLO. La coreografia ETEROBASICA mi pare perfetta per gente eterobasica in fila al chioschetto sulla spiaggia con il portafoglio infilato nello slippino e la signora alla cassa che urla DI CHI SONO QUESTE PANELLEEE e CROCCHÈ? Voto: 3, ma sabato credo sarà 1, più la ascolto più il voto scende. 


11 – GEOLIER – I P’ ME, TU P’ TE

Preceduto da una polemica SENZA SENSO su una presunta OFFESA alla tradizione linguistica napoletana (De Giovanni, ttt’appost’?), Emanuele Palumbo in arte Geolier si presenta con un bellissimo completo paillettato la prima sera e con una FRESCA MISE un po’ urban e un po’ capodanno alla discoteca pezzotta di Contrapone. Emanuele ha 23 anni, viene da Secondigliano, ma pare uscito da un ambiguo locale di Brooklyn del ’77, del ’98 o del 2067, locale di cui lui ovviamente è il proprietario assieme a Lazza e altra gente di questa COVATA talentuosa che sta rinnovando molto bene la musica italiana e la lingua, cioè cose che devono muoversi e non stare mai ferme (Capito De Giovanni?). Adorabile la GRAGNUOLA di napoletano che fa affogare nella propria BILE l’intero NORD EST che non ci capisce un cazzo. Ancora più adorabile lo switch all’italiano pecché m’avit scassat ‘u cazz. Il verso Si vuo truann a lun a vac a piglia e ta port è il migliore dal Dimmi se anche tu hai sognato di fare un tuffo nel mare delle nuvole di Antonella Bucci al Sanremo del ’93. Se non bastasse questo mio illogico entusiasmo per lo scugnizzo, aggiungo un elemento: tra gli autori di questo pezzo pieno di STIVU E NUJI ci sta il figlio di Biagio Antonacci nonché nipote di Morandi e questa cosa mi ammazza. Voto: 8,5 p’ttè e p’ nuji.

12 LOREDANA BERTÈ – PAZZA

La poso pianissimo. Loredana Berté è la più grande artista vivente, perché è facile fare dischi smettendo di salire sul palco nel 1978 (Mina, sto parlando con te), ma è più leggendario continuare a metterci la faccia (e le COSCE), la voce, l’energia, e la struggenza: un verso come Col cuore che ho spremuto come un dentifricio / E nella testa fuochi d’artificio lo può cantare solo lei facendoci venir voglia di piangere fortissimo. Io sono pazza di me, di me E voglio gridarlo ancora / Non ho bisogno di chi mi perdona io, faccio da sola è già l’inno di TUTTƏ NOI che siamo ancora in piedi malgrado le avversità della vita e i TRAUMI delle nostre FAMIGLIE DISGRAZIATE.  Nell’ideale staffetta che va dalla Paola Turci di Fatti bella per te alla Irene Grandi di Finalmente Io, Loredana raccoglie il testimone e trionfa come Filippo Tortu a braccia alzate: Sono pazza di me, Sì perché mi sono odiata abbastanza. Un punto in più quando si mette con le braccia conserte e amore infinito per il piccolo errore sul testo della prima serata. Il verso Prima ti dicono basta sei pazza e poi ti fanno santa spiega da solo perché si tratta della più grande artista vivente. Voto: 7,5 da cantare col finestrino abbassato il vento nei capelli mentre, come diceva il cantante Fasma nel 2020, scendiamo lacrime molto salate.

13 ANNALISA – SINCERAMENTE


Chi entra papa in conclave esce cardinale o esce ANNALISA in AUTOREGGENTI? Reduce da un biennio trionfale, è la favorita numero uno. Si presenta con una frangia PROFUMIERA che provoca smottamenti EMOTIVI agli eterosessuali di ogni emisfero di ogni terra conosciuta, e fa venire un bel po’ di dubbi anche a gente che HA SCELTO di salire sui carri non dico della più figa ma proprio dei PRIDE. Canzone che inneggia alla libertà del faccio quello che voglio, se mi lasci libera sono tua etc etc. Bonus alla citazione dei Prozac + MI SENTO SCOSSA, malus per l’evidente plagio di Can’t get you out of my head di Kylie Minogue, ahi ahi ahi. Testo facilotto e banalotto ma chi l’ha detto che dobbiamo essere profondi? A proposito di Pride: Quando quando quando quando piango /Anche se a volte mi nascondo /Non mi sogno di tagliarmi le vene /Sto tremando sto tremando /Sto facendo un passo avanti e uno indietro Di nuovo sotto un treno: non per farvi spoiler, ma credo che abbiamo già trovato l’inno di apertura e chiusura di tutti i Pride da Canicattì a San Francisco, dal prossimo giugno all’estinzione dell’umanità. Ragazzi, Annalisa si piazzava già quando portava le canzoni da SUORINA, non vedo come non possa piazzarsi tra le prime tre anche stavolta. Voto: 6,5, un punto in più al verso Tu spegni sigarette su velluto blu, ma perché io sono un cinefilo snob e mi lascio conquistare con poco. 

14 IRAMA – TU NO

Filippo Maria Fanti in arte Irama si presenta col solito look un po’ si vede il marsupio un po’ io bevo tanti frullati proteici e ci tengo a farvelo sapere. Parte un po’ contratto come se avesse una patata lessa in bocca ma poi si scatena, ma non nel senso che moltə si augurerebbero. Pianoforti EMOTIVI, TAMBURELLI, VIOLINI MALEDETTI. Ogni anno c’è una canzone MALEFICA il cui ritornello ti BUCA il CERVELLO e più cerchi di scacciarla via più torna uccidendo i nostri poveri neuroni innocenti. Per capirci, tipo quella di Mr Rain dell’anno scorso, o La ragazza col cuore di latta che Irama portò nel 2019. Ecco, questa paraculissima TU NO TU NO rischia seriamente di bissare il maleficio. Tu sorridevi /Cercavi un modo per proteggermi /Però non c’eri quando volevo che tu fossi qui è qualcosa che va oltre il KILLERAGGIO. Come se non bastasse, a un certo punto inizia a SROTOLARE UOOHUOHOH a colpi di epiglottide, che ti fanno pensare: CHE CANNA! Ragazzi, Irama è pericolosissimo: se riesce a entrare nella cinquina finale vince il Festivàl, ve lo dico. Voto: 3, ma se Filippo vuole corrompere la nostra giuria nei modi che lui ritiene più opportuno noi possiamo anche alzare il voto, e non solo quello. Parliamone Filippo. 

15 CLARA – DIAMANTI GREZZI

L’ultima volta che abbiamo visto questa ennesima cantante donna senza cognome, essa interpretava una truzza minorenne carcerata odiosa in Mare Fuori e sua madre era CHIARA di Paola e Chiara. Tutt’appost. Per dimostrare che la realtà è sempre peggio della finzione, la nostra Clara si presenta la prima sera con un traslucido abito lungo con una CESTA incorporata, molto pratico se vai dal fruttivendolo e le SUSINE sono scontate. Il pezzo parte con un’esiziale rima a schema illogico Cascate / Case / Sfacciate /Spezzate. Prosegue alternando la prima persona singolare e la prima plurale, quell’incedere di chi come noi al quarto NEGRONI SBAGLIATO consecutivo inizia a dare segni di precoce decadimento psicologico. I violini lasciano spazio a un tale tripudio di diamanti grezzi e FARI SPENTI che Elodie a casa sta già usando gli spilli sulla bambolina a forma di Clara. Seguono fruste metafore tipo L’amore è una sala slot / Mi gioco tutto o versi come Fare a meno di parole che quando si schiantano lasciano il segno /Corrono sopra i 300. Un ulteriore malus al pugnetto lanciato nel vuoto a favor di telecamera. Voto: 2, nuji vulimm cchiù bene a Matteo Paolillo. 

E per questa prima parte è tutto, a domani per la seconda parte. Se riusciamo a rimanere vivi.

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