Sanremo 2026 – Pagelle e versioni in prosa delle altre 15 canzoni

L’altro mio problema con le canzoni di quest’anno è che c’era una canzone che volevo odiare tantissimo e invece alla fine della fiera è la mia preferita. Lo dico in anticipo: mi dissocio da me stesso. In questo secondo gruppo di ululati e geremiadi c’è spazio anche per il tanto agognato zero con lo stoppino, qualche plot-twist e tanto, tanto malessere.
Disclaimer: è un gioco. Non prendiamola sul personale. Divertiamoci.
1 Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta
Parliamo subito dell’elefante nella stanza. Andare a Sanremo da marito e moglie o semplicemente ZITO e ZITA secondo me porta un po’ sfiga. Non so, mi vengono in mente Gino Latilla e Carla Boni, Albano e Romina, Coma_Coso e Coma_Cosa. La lista di gente che si è mandata affanculo dopo Sanremo è lunga come la lista di insulti che questo Festival si meriterebbe. Ma non divaghiamo. Letizia e Giovanni, da bravi marchigiani, sfidano la SUERTE con un pezzo che si chiama Felicità e basta. Non solo. Sfoggiano GRAN SORRISONI, una chitarrina gialla, una pianola BONTEMPI e tanta tanta voglia di farci credere in un mondo senza le canzoni di Sanremo. Versi come È più facile perdonarci /Se tieni a mente siamo tutti debuttanti e Quanto è bello essere te stessa sulle spiagge dei Caraibi sono una DOLCE rincorsa verso il ritornello che peraltro io ascolterei con moderazione. Mi sa che al decimo ascolto potrebbe farci venire voglia di auto-torturarci mettendo in loop per sempre il CD della compilation di Sanremo VENTIVENTISEI comprata in un autogrill sulla Salerno-Reggio Calabria. Baby, Siamo ancora in piedi / Credo che la felicità / Ce la prendiamo e basta /Ce la prendiamo è un po’ l’inno di chi crede di essere in DEBITO con la vita perché al liceo ero cicciottella ma ora invece sono una FIGA fotonica, domani organizzo una PIZZATA REUNION e gli faccio vedere io ai miei bulli. Voto: 6+, la ascolteremo mentre andiamo al mare a Tor Vajanica, ma se il titolo fosse stato La felicità è basta con la è con l’accento avrei alzato il voto, baby.
2 Leo Gassman – Naturale
E siccome le sciagure non arrivano mai da sole, dopo la STELLA STELLINA di Ermal Meta arriva la Stella che non piange mai di Leo Gassman. Gente, io davvero ho finito gli SPIGOLI dove andarmi a sbattere la testa. Non pago, il nostro figlio d’arte al quadrato (o al cubo?) continua con la SOLITA BRODA RIVENDICATIVA dei cantanti maschi scelti da Carlo Conti perché, ricordiamolo, “ in questo momento evidentemente non c’è qualità femminile”: Non so fare le valigie /E lei vuole partire / Io che sognavo strade aperte tra le gallerie / Volevo una casa francese sulle Tuileries / Ma lei odiava i quadri e le piramidi. Insomma lei cattivissima impedisce a lui di andare a vivere a Parigi a mangiarsi il pain au chocolat. Ok. Ma non vale se ora mi guardi / Con quegli occhi lucidi e mi macchi / La felpa con il nero dell’eyeliner / Tu che sei più bella al naturale. Come se non bastasse, lei deve essere ACQUA e SAPONE perché sennò gli rovina con il trucco la felpa da 600 euro che lui ha comprato nel Marais. Purtroppo le nostre orecchie incoscienti e giovani ancora non sanno cosa sta per arrivare: Avremo ancora voglia di spaccarci il cuore a metà. SPACCARCI IL CUORE? OK, mandiamo avanti veloce come i vocali delle amiche che si lamentano di lui che vuole andare a vivere a Parigi ma io odio i francesi, preferisco vivere in subaffitto in una tripla a Pietralata. Voto: 2, Leo io mi butterei più sulla carriera di attore, mi sa che in famiglia quello bravo sei tu.
3 Malika Ayane – Animali notturni
C’è da dire che in mezzo a questa MASNADA di STALENTATI se ti chiami Malika Ayane ti basterebbe non fare niente, solo essere Malika Ayane. Però Malika Ayane è Malika Ayane e ci tiene a ribadirlo ogni volta. Io sono Malika Ayane e VOI NON SIETE UN CAZZO. Siamo tutti in pace con i sensi degli altri /Con i nostri invece non sappiamo che farci. Bastano due versi per farci alzare di scatto dal divano e rischiare la dislocazione delle CLAVICOLE fin qui atrofizzate. Anche perché parte IMMANTINENTE una raffica di tamburelli e percussioni tribali. Vien voglia di infilarsi NACCHERE in ogni PERTUGIO e buttarsi un threesome di RUMBA con Alessandra Tripoli e Pasquale La Rocca. La strada è una giungla / Puntiamo alla luna / Come animali notturni. Malika inizia a giocare con il filo del microfono e noi invece sogniamo di essere in riva al mare a scolarci gin tonic come preludio al miglior FIKI FIKI della nostra vita. Purtroppo i sogni muoiono all’alba e arrivano discutibili versi come Ignora la parola fine / Che non so più a chi appartengo se vai via. Scusa Malika puoi ripetere? Non sai a chi appartieni se lui va via? Ma non eravamo d’accordo che dovevamo essere forti, toste, indipendenti, pelle come diamante? Malika, prima ci illudi con la doppia filiazione Sergio Caputo / Nu Genea e poi ci freghi con il plot twist di sottomissione? Voto: 6,5 ma se non mi spieghi quel verso possiamo scendere a 4 senza problemi.

4 Sal Da Vinci – Per sempre sì
Stelle stelline devo confessarvi che io ho un debole per la backstory pazzesca di Sal Da Vinci. Innanzitutto NON si chiama Sal Da Vinci ma Salvatore Michael Sorrentino. È nato a New York, è figlio del cantante Mario Da Vinci che in realtà si chiamava Alfonso Sorrentino. C’è chi eredita dai genitori il cognome Gassman, chi i debiti, e chi come Sal eredita nomi d’arte che sembrano nomi di pizzerie nel Bronx. Oh, ognuno. Il nostro sale sul palco sfoggiando un capello NERO CORVINO che non esiste in natura ma tanto lui se ne sbatte ‘u cazz. È cominciato tutto quanto dal principio / Io che per te ero solo un uomo sconosciuto / Poi diventato un re dal cuore innamorato / Tu una regina ora vestita in bianco sposa / Abbiamo sognato figli in una grande casa. TU REGINA, sposa, figli, grande casa. OK. Nel caso in cui non fosse ancora abbastanza chiaro il concetto, SAL lo ribadisce con GRANITICA assertività partenopea: Saremo io e te / Per sempre /Legati per la vita che / Senza te / Non vale niente / Non ha senso vivere / Con la mano sul petto Io te lo prometto /Davanti a Dio. Gente, questa non è una canzone, è IL PATRIARCATO CHE TI INCATENA CON TRE LUCCHETTI DI TITANIO. Per sempre sì è un cataclisma (“o forse volevi dire microclisma?”) che si abbatterà nei prossimi mesi sulle nostre già tremebonde cortecce cerebrali. Abbiamo dunque due possibilità. Prendere questa canzone come SUMMA di tutti i guilty pleasure e cantarla a squarciagola con postura ironic-postmoderna. Oppure possiamo prenderla alla lettera e trasformarci, non so, in Carlotta Vagnoli. Ognuno scelga il suo campo. Per la cronaca ricordo che questo buffo incrocio tra il cantante Christian e Julio Iglesias è già arrivato terzo dietro Marco Carta e Povia nell’esiziale edizione del 2009. Sal piace al popolo, e il popolo ha sempre ragione. Mi sbilancio e dico che vincerà lui, anche se, sul finale, quando Sal dice la frase in napoletano IO MI METTO SCUORNO. Voto: 4, media ponderata tra il guilty pleasure e l’agghiacciante messaggio reazionario.
5 Tredici Pietro – Uomo che cade
Se il cantante Raf ha 66 anni ma ne dimostra 28, questo REPPER di nome Pietro Morandi ha 28 anni ma ne dimostra 66. Bisogna dire che non aiuta indossare gli occhialini di Albano ai tempi dei musicarelli con Franco e Ciccio. E nemmeno il doppiopetto che nella prima sera fa sembrare QUEHE MANO ancora più grandi. Ma basta parlare di somiglianze con il figlio di Castellitto che si chiama anche lui Pietro. L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo / Lo aspetto come l’ultima cena /. L’intro stabilisce subito di che morte moriremo. C’è lui che un po’ è in imbarazzo e un po’ è strafottente, pronto a perdersi in un gioco di niente. C’è lei che cambia forma alle parole Come il fumo alle feste / Muovi tutto ciò che è attorno. Non so, forse quando sono caduto dal seggiolone da piccolo ho perso l’uso del sistema nervoso parasimpatico, ma questo pezzo ha un gran bel GROOVE, ha una costruzione raffinata, direi quasi complessa. Alterna parlato e cantato, melodia tradizionale, suoni un filo più contemporanei e citazioni di Don De Lillo (o era Mad Men?). Un gran MISCHIONE che trova sbocco nella strofa Dimmi che hai troppe / Cose da dire / Cose da fare / Fogli bruciare. Scusate se sto per ferire i sentimenti di qualcuno, ma quel FOGLI BRUCIARE è semplicemente irresistibile. Bonus per la faccia tutta rossa per lo SFORZO che ci mette e che lo lascia SFINITO a fine canzone. Special bonus per Antonio Dimartino che è tra gli autori di questa canzone che avrei voluto odiare e invece si è rivelata una poesia clandestina. Voto: 7,5, sono scioccato, mi dissocio da me stesso.
6 Raf – Ora e per sempre
Ogni discorso sul cantante RAF non può prescindere dal fatto che il cantante RAF evidentemente attinge alla stessa FONTE dell’ETERNITÀ della signora GIANNA di 105 anni, quella che fa ciao ciao ai fascisti. Un puntino in mezzo all’universo / Ero un alieno mi sentivo solo/ Mi confondevo tra la gente perso / Dentro un’astronave eternamente in volo. Oh, finalmente qualcuno che porta una rima alternata ABAB. Solo e perso: che poi è come ci sentiamo noi ogni volta che apriamo un social a caso e ci viene voglia di autoconsumarci come una CANDELA MORTA. Ma torniamo al cantante RAF che ha una carriera ricca di canzoni d’amore e ci tiene a farci sapere che gli anni passano ma lui continua a scrivere ALTRE canzoni d’amore dedicate a sua moglie Gabriella Labate che noi, scusa Gabry, ricorderemo sempre al Tg delle vacanze con Angela Melillo. Ora e per sempre amore mio / Stringimi forte quando il sole sorgerà / Insieme ci troverà ci troverà /Quando l’alba verrà /Ora e per sempre sarà. Non so, io avrei una domanda da fare a Gabriella: Ma tu e il cantante RAFnon vi SCASSATE MAI IL CAZZO di stare sempre appiccicati quando il sole SORGE? Voto: 3, ma Raf, se mi dici che marca di esfoliante usi per mantenerti così giovane possiamo salire a 3,5
7 Francesco Renga – Il meglio di me
Per la sua UNDICESIMA partecipazione a Sanremo (come Domenico Modugno, baby), il nostro Renga sceglie un incipit giusto un filo didascalico: Sai sono ritornato. Un po’ come quell’herpes sul labbro che puntualmente torna ogni volta che il tuo fidanzato ti canta la canzone di SAL DA VINCI per sottolineare A CHI APPARTIENI. Dopo l’intro coi toni bassi delle voci maschili che, si sa, sono meglio di quelle femminili, Francesco si ricorda di avere una CANNA pazzesca e inizia a SPOLMONARE nella strofa che fa: Non è stato facile / Ma a volte / Capita /Che sorride anche una lacrima. Chiaro esempio del rinomato ERMETISMO renghiano. Traccia numero uno: il candidato provi a spiegare a parole sue come CAZZO fa una lacrima a sorridere. Perdona il peggio di me, il peggio di me, il peggio di me /Lascialo in macchina. Traccia numero due: il candidato provi a immaginare che CAZZO vuol dire lasciare il peggio di Francesco Renga in macchina. Ma poi, colpo di scena. Renga inventa un nuovo strumento di TORTURA e inizia a stretchare tutte le vocali che incontra sul suo fraseggio: Fra tutti i mieieieieieieieieieieieiei / Dettagli seieieieieieieieieiei. Peggio di un uppercut in piena mandibola, mi viene un REPENTINO attacco di EMICRANIA, un po’ come BOBOLO in Nanà Supergirl. Voto: 2,5, Francy ti supplico, la prossima volta ci porti un pezzo STRUMENTALE per favore?

8 Eddie Brock – Avvoltoi
Edoardo Iaschi in arte Eddie Brock scende le scale con la SICUMERA di uno che ha appena recitato nella versione moldava di Romanzo Criminale e con gli orecchini fatti con il rame rubato sui binari del treno. Si appoggia all’asta del microfono con la serenità che hanno i romani quando incrociano per strada uno sconosciuto e gli dicono MA CHI TE SE STRAINCULA AHÒ. Ci ho provato lo sai / Ma non riesco a non pensare a un noi / Tanto so già che cosa dirai / Rovineremmo tutto / La nostra amicizia. Il set-up del pezzo chiarisce subito che siamo di fronte a uno dei DRAMMI PREFERITI dai maschi etero: LEI NON GLIELA VUOLE DARE e lui dà colpa ovviamente a lei provandola a farla sentire in colpa. Ma se lo sai / Che scegli sempre quello che ti farà male / E resti sola dentro un letto da rifare / Perché è più facile per te farti spogliare /Che spogliarti il cuore. A quel punto lui però ci tiene ad aiutarla asciugandola il MASCARA CHE COLA visto che lei, essendo donna e QUINDI facendo scelte sempre sbagliate, non fa altro che piangere. Piangendo per quel bastardo / Dicono sempre di esser degli eroi /Ma ti girano intorno come avvoltoi. E siccome il messaggio non è chiaro inizia a GETTARE VOCI mentre il regista viene colto da CONVULSIONI e il nostro Eddie fa quella cosa che riesce bene a tre quarti di musica italiana, cioè buttarla in caciara con Nanananananananà. Ragazzi io vado a farmi impiantare l’AMPLIFON, credo di aver perso sempre il mio udito. Voto: 1, senza parole.
9 Serena Brancale – Qui con me
Alla fine della fiera fare il direttore artistico non deve essere così complicato. Prendi una lavagna, disegna alcune caselle e il cast è fatto. Casella FUORIGROTTA. Casella RICATTO EMOTIVO. Casella PATRIARCATO. Casella RUOCK. E poi, la MADRE di tutte le caselle: TUA MADRE. TOPOS evergreen, ogni anno il canone materno si aggiorna in automatico. Come cantava Toto Cutugno nel 1989, Le mamme sognano, le mamme invecchiano, le mamme si amano, ma ti amano di più. Viva la mamma. La mamma di Luca Barbarossa, la mamma di Cristicchi. E ora la mamma di Serena Brancale, che si chiamava Maria De Filippis (true story).Messa da parte l’ARREMBANZA CIACIONA dell’anno scorso, Serena si presenta dunque con un’inedita sobrietà, se di sobrietà possiamo parlare quando il tuo look ricorda la Gerardina Trovato dei giorni migliori, ossia i giorni in cui ha finito gli spilli da usare sulla bambolina di Caterina Caselli. C’è una canzone alla radio che suona /E che parla di noi. Si parte con una mise en abîme che dimostra almeno delle solide basi di narratologia, si prosegue con un pianoforte emotivo e si finisce nella strofa-ritornello ancora più emotiva: E se ti portassi via da quelle stelle / Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle / Scalerei la terra e il cielo / Anche l’universo intero /Per averti ancora qui con me. La questione è: il TOPOS viene usato in modo strumentale sì, no, forse, non so? Boh, mentre ci penso vi dico che se vince Sanremo vado subito dai carabinieri per fare una denuncia a nome di Giorgia che, ricordiamolo, l’anno scorso si classificò SESTA. Voto: 5, Serena non mi sei arrivata.
10 Samurai Jay – Ossessione
Se Sanremo è il nostro Superbowl, allora forse Gennaro AMATORE in arte Samurai GEI nato a Mugnano di Napoli è il nostro Benito Antonio Martinez Ocasio in arte Bad Bunny. E infatti GEI porta un pezzo dai ritmi LATINI che nella prima strofa fa così: Sicuramente /Stai dormendo nel letto di un altro pure stasera/ Marò che pena / Siamo sempre alle solite. Che pena lo diciamo noi di fronte all’ENNESIMO maschio che si lamenta che la fidanzata a cui lui sostanzialmente dà della zoccola perché se la fa con un altro e gli racconta un sacco di bugie ma lui, il maschio etero lui no, non ci sta. Ora penso a me. Bravo GEI, vatti a fare una SKIN CARE. Ma subito si contraddice perché lui è ossessionato: Sarà strano ma ti sento addosso / Come un’ossessione stanotte ritorni qui / Al centro delle mie fantasie / Ti amo solo di venerdì / Bailando contigo asì. Seguono altre parole spagnole a caso, noche di sexo, andale andale claro que sì. Non so, c’è qualcosa che mi turba in questo BAILAMME. Poi facciamo l’alta marea / Sotto la luna piena. Stiamo mica parlando di FICCARE SOTTO LE STELLE? Il verso Non è amore è una malattia conferma i nostri tragici sospetti: qui c’è molto malessere. Voto: 1, sto per mandare un DM a Carlotta Vagnoli.
11 Arisa – Magica favola
E pensare che anche la nostra Rosalba Pippa poteva far parte della scuola genovese essendo nata a Genova ma poi è cresciuta a PIGNOLA in provincia di Potenza e noi che amiamo il nostro swinging state del Meridione, cioè la Basilicata sempre rossa, preferiamo così. Da brutto anatroccolo Arisa pare aver terminato il suo arco di trasformazione del personaggio: oggi è ELSA di FROZEN, o ARIEL, o un’altra principessa Disney a caso, tipo Sirenetta ma senza coda, e porta a Sanremo quella che vorrebbe essere una magnifica favola ma che è più un’INFAUSTA FILASTROCCA che parte con una micidiale quadrupla rima ubriaca: amore/ fiore/ passione/dolore. Si prosegue con Se il mondo finisse in questo istante fumerei una sigaretta: potrebbe essere un sussulto ma è solo il rantolo prima di ESALARE l’ultimo respiro. A trent’anni tutti mi dicevano che bella la tua voce /A quaranta voglio solamente ritrovare un po’ di pace. CRISTO SANTO Arisa ma non avrai forse esagerato con gli integratori di Omega 3? Tonnellate di archi e violini seppelliscono quel che resta dei nostri esami audiometrici: C’eeeeeeera una volta l’oceano /Io navigavo con teeeeeee. Non so, preferivo l’altra attrice che interpretava il personaggio di Arisa. Voto: 3, forse sentiremo questa canzone cantata dagli ANGELI in Paradiso ma, ahimè, il Paradiso non esiste.
12 Michele Bravi – Prima o poi
La quota queer di quest’anno è tutta sulle spalle di Michele Bravi. Questo per dire come stiamo messi. Bei tempi quando Anna Oxa portava in scena un DRAG KING e tutti dicevano Che stile, che classe, che top e nessuno sapeva ancora come sarebbe andata a finire (a Anna Oxa e a noi). Il nostro umbro preferito porta l’ennesima canzone struggente di una lista infinita di canzoni struggenti di una carriera a quanto pare struggente di cui a nessuno frega niente se non per dire Ah sì, lui me lo ricordo, è quello che se chiudi gli occhi ha la voce di Noemi. Ma la struggenza va portata con classe e Michele ci riesce: mani in tasca, postura di tre quarti e incipit che pare il nuovo inno di NOI INSONNI CRONICI: Lo so fumare a letto è un brutto vizio/ Piangersi un po’ addosso /Poi la notte non dormo mai, mai. I nostri bollori si calmano nello spazio di un istante quando arriva una rima usurata come la nostra pazienza quando i fascisti fanno le vittime: È vero che il bicchiere è mezzo pieno questa sera /Ma solo perché ho già bevuto una bottiglia intera. Insomma c’è questo protagonista che dice che l’altra “persona” gli manca da morire, il cane non smette di abbaiare, e allora scorre le foto fino all’infinito, ride da solo, accende la radio, sente il disco di Battisti e CHE COGLIONI Michele veramente. E ti vorrei citofonare ma /Ma non so più il tuo nome / A forza di chiamarti amore è il definitivo COLPO CONTUNDENTE sul nostro OCCIPITE. Mini bonus quando fa quella cosa buffissima di SCEMO-OHOHUOH, ma il voto resta uno sciapo 4

13 Luché – Labirinto
Luca Imprudente in arte Luché arriva all’Ariston con il compito di confermare l’unica cosa che funziona in un Paese allo sbando: la LIVELLA SANREMESE. Funziona così: prendi un rapper preceduto da sulfuree reputazioni, famoso per le BARRE e i DISSING con Salmo e altra gente con nomi venuti dal Vecchio Testamento, insomma una promessa di caos e burdell. Poi lo metti su quel palco e viene fuori questa cosa: L’orgoglio è un brutto vizio ed io il bambino che ci gioca /Mai stato troppo in alto mai caduto nella droga. LUCHÉ ma veramente fai? Ormai pure la casalinga di Voghera è caduta NELLA DROGA per resistere agli urti di questi anni ’20 e tu vieni qua a dirci che sei il nuovo chierichetto triste perché la zita l’ha mollato? Non dormirò più tra le braccia tue /In questo labirinto siamo in due / E quello che so di te / Nasconde un po’ di me. Quello che so di te nasconde un po’ di me. Vorrei impegnare gli ultimi miei due neuroni per srotolare questo tragico verso ma purtroppo il ritornello Non ti scordare di meeeeeeee di noi di noi di NOOOOOIIIIIIIII mi lascia a terra MORENTE. Luché, non bastano una quindicina di YEAH piazzati nelle parti diciamo rap per farci levare dalla testa questo tuo morphing venuto male tra Mister Rain e Federico Zampaglione. Voto: 3, canzone perfetta per i titoli di coda del prossimo film di Ozpetek con la zia Mara.
14 Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Ogni volta che penso a Mara Sattei penso uno) che in realtà si chiama Sara Mattei e due) che in un confronto all’americana io non riconoscerei MARA/SARA nemmeno se me la mettessero a confronto, non so, con gli INTILLIMANI che suonano una cover di Like a Player con i FLAUTI. Vedo SARA/MARA e dopo due minuti la mia memoria a breve termine si sfracella al suolo come i sogni della mia generazione. Apprezzerete lo sforzo che sto facendo pur di NON parlare di questa roba che mi ha già fatto salire la GLICEMIA a livelli da ricovero immediato: Quando sei con me / Il cielo sai che c’è / Mi ricorda l’estate / E Trastevere / Inizia a dipingere / Sopra tutte le case / Di quel rosa chiaro /Zucchero filato. Mi metto a pregare Gesù bambino sperando che si trasformi in un pezzo click boom click stile Rose Villain, ma, chissà perché, non funziona. Io vorrei /Solo parlarti d’amore / Nel silenzio di ciò che non dico /Mentre mi perdo nel tuo sorriso / Per sempreeeee. Un DILUVIO ILLOGICO di archi e violini mi fa venir voglia di infilarmi il TUBO dell’aspirapolvere nella cornea e lasciarlo acceso finché non si asciuga l’umor vitreo. Tutte le notti a dirsi / Le cose che non sai di me / La voce tua nei giorni tristi. Tu pensa a come devono sentirsi quelli che sono stati esclusi ascoltando QUESTA ROBA, e anche il povero stagista della Crusca che sta editando il lemma VECCHIUME: Voto: SARA/MARA, il premio Adriana Ruocco di quest’anno è tuo. E anche lo zero con lo stoppino.
15 Sayf – Tu mi piaci tanto
Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Bresh, Olly, Sabrina Salerno. Da oggi la scuola genovese ha un nuovo luminoso talento. Adam Sayf Viacava in arte Sayf e si pronuncia SAFE. Nessuno lo conosce quindi si gioca subito la carta Signora Gianna e CIAO CIAO FASCISTI con l’intro che ci fa alzare gli occhi dal manifesto di Ventotene che stavamo sgranando come rosario serale: Tu, figlio di un muratore / L’Emilia che si allaga /E la Liguria pure / E intanto che si ride / E che si fa l’amore /Le tue tasse vanno spese /In un hotel a ore. Quindi scopriamo che esistono ancora gli hotel per le ficcatine, forse bisogna tornare in qualche carruggio di Zena a verificare. Si prosegue con quella che potremmo definire la Scapigliatura di San Fruttuoso: Ti senti a posto / Col tuo vino rosso / Il nome su un bossolo?, prima di aprirsi su un ritornello che farà muovere in un saliscendi le chiappe della gente in fila per un panino e panelle al camioncino di Mondello. Gente che naturalmente non si accorgerà né dell’enjambement Il cielo è azzurro, e il pomeriggio / Se ci armate, noi non partiamo né del pregevole slittamento dalla citazione finta casuale di Berlusconi ai vari drammi generazionali: E come ha detto un imprenditore / “L’Italia è il paese che amo” / Amore, amore mio / Che paura di venir capito. Ho fatto una canzonetta / È un fiore su una camionetta / E le botte delle piazze /Le dimentichiamo. Adorabile la scoordinata coreografia tacco-punta di noi quando siamo rimasti da soli in pista con sette negroni sbagliati in corpo e ci siamo dimenticati non tanto il nostro nome ma proprio che Noi siamo tutti uguali / Al bar e a lavorare. Voto: forse Ghali si muove un filo meglio sul palco, ma per te caro Sayf è un convinto 6,5.
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E anche per quest’anno è tutto. Che vinca il peggiore. Da domenica si torna a guardare film coreani con i sottotitoli in portoghese.
