Sanremo 2026 – Pagelle e versioni in prosa delle prime 15 canzoni


Il mio problema con le canzoni di quest’anno è che tutto quello che poteva andare storto sta andando storto. Il mondo è in fiamme, tra pochi mesi i vari programmi IA distruggeranno l’umanità pigiando bottoni nucleari a caso e a noi ci toccano pure queste 30 piaghe da decubito. Oggi ci occupiamo delle prime 15.

(Disclaimer che ci impone lo spirito del tempo. Dal 2005 questo è un post giocoso. Nessuno si senta offeso. Niente di personale. Sanremo è un carrozzone, i suoi interpreti sono dei personaggi, e come tali li trattiamo. È satira, fiction, allucinazione collettiva: tra pochi giorni tutto questo non sarà mai successo. Ad ogni modo, io mi dissocio aprioristicamente da me stesso e dai voti alle canzoni).

1 Patty Pravo – Opera

Quando ho letto che l’autore di questa canzone era Giovanni Caccamo certamente non mi aspettavo un pezzo PROG o un ACID HOUSE o FUTURWAVE. Voglio dire, è sempre Patty Pravo, è lei la quota OVER di quest’anno, dopo le baracconate dei Ricchi e Poveri e di Marcella degli anni scorsi ci stava una roba in SOTTRAZIONE. Il problema è che tra il dire e il fare c’è di mezzo questa LITANIA FUNESTA. Sulla terra siamo soli / Solitari in compagnia. L’incipit manda subito in vacca non tanto la calma ZEN che faticosamente ho raggiunto dopo anni di mindfulness ma proprio la mia comprensione del testo. Ma non hai appena detto che siamo soli? Patty, siamo soli o in compagnia? O forse stai parlando di alieni? Patty, fai come cazzo ti pare, basta che voti NO al referendum. Comunque. Dopo il tragico movimento iniziale il pezzo si apre e prova a darsi un tono con buffe definizioni autobiografiche: Nella vanità, io sono Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Operaaaaaa. Ok. D’altronde, chi di noi non si definisce con le amiche davanti a un pessimo spritz annacquato SONO UN COLORE TAGLIENTE? Ho viaggiato per il mondo / Tra oasi, deserti, e misteriose profezie /Dove il tempo è sospensione dell’eternità. Franco Battiato per favore, perdonali, è gente con seri problemi di OTITE VESTIBOLARE. Semplicemente la vita, semplicemente pazzia, semplicemente ABBATTETEMI.Voto 3, rispetto totale e infinito per la Patty ma io non voglio saperne più niente di questo COLORE TAGLIENTE.

2 LDA e AKA7even – Poesie clandestine

Luca D’Alessio e Luca Marzano da Vico Equense tornano all’Ariston dopo qualche anno e io ho quella sensazione di strano cringe di quando vedo gli attori di Stranger Things che crescono da una stagione all’altra. Credo si chiami PUBERTÀ, o età dello sviluppo. Se bastasse una sola canzone per vivere un attimo. Luca&Luca piazzano subito la cit. come captatio benevolantiae, solo che qua non piove amore come nella canzone di Eros, qua piovono aggettivi a cazzo: folle bugia, amore catartico, poesie clandestine, onde agitate e altri sconquassi alla nostra povera lingua italiana. Per farci dimenticare l’esiziale testo Luca&Luca provano a stordirci con una INTEMERATA NAPULICCHIA che culmina in un verso che fa andare di traverso la pasta e fagioli all’intero lombardo-veneto: Ossaje che è una tarantella si nun ce putimm verè. Insomma, è l’ennesima FRUSTA storia d’amore. Piena di ma /Piena di se /Come te/. Non so voi, ma io mi sono già distratto vedendo la gente che simula COPULE sul palco. Questa musica sale nel sangue carnale. Ok, abbiamo la conferma, stanno parlando di FICCAMENTI. Non so, sono in difficoltà, non voglio passare per quello che parla male dei FRATM napoletani, quindi dico che Luca 2, quello che una volta era biondo e cantava Perfetta così è uno dei pochi di quest’anno che sa tenere un paio di note. Voto: 4, tanto sono forti al televoto.

3 Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

Quando Nigiotti sale sul palco di Sanremo con quel TUPPO in testa io stringo gli occhi a FESSURETTA e mi chiedo Ma questo dove l’ho già visto? Poi REALIZZO e mi ricordo di quella canzone sul NONNO (o era lo zio?) e di altre canzoni a CASO che mi si ripropongono come le polpette al sugo e all’aglio che mangiai nel 1987. Il mio problema con Nigiotti è che io non ancora capito qual è il suo contributo non dico alla musica leggera italiana ma proprio alle nostre vite. Chiudo gli occhi appena /Tardi che la dovrei smettere di parlare col soffitto. L’accenno di simpatia (“sarà mica uno di noi devastato dagli urti della vita?”) viene annichilito da un TRIPLO STEP LETALE: Il tempo vola maledetto / Veloce come un pizzicotto/ Il tempo vola l’ho già detto/ Anche in un orologio rotto. Il tempo corre quanto è stronzo /Sorpassa e poi ti ruba il posto.PIZZICOTTO? Orologio rotto? Ti ruba il posto? Stronzo? ESIGO che mi si porti dinnanzi l’autore di questa calamità. Pacifico, fosti tu? Come se non bastasse tutto ciò, a un certo punto Nigiotti fa QUELLA COSA di aprire le braccia ad ali di gabbiano per mimare la parola VOLARE. Gente, io sono già SFINITO e siamo solo all’inizio. Voto: 2, qua siamo oltre la Croce Rossa. 

4 Tommaso Paradiso – I romantici

Facciamo un gioco. Vediamo quanto resisto senza mettere nella stessa frase Tommaso Paradiso, gli anni ’80 e Lucio Dalla. Niente, ho già perso. Ma noi non siamo gente che si fa guidare dai PRECONCETTI. Anche perché a un certo punto della storia noi a Tommy abbiamo voluto bene. Forse eravamo giovani e incoscienti. O forse il nostro coinquilino aveva solo cercato di avvelenarci mettendo il lysoform nei quadrucci in brodo. Erano i tempi di Proteggimi perché io sono uno di quelli / Che se a calcio sbaglia il primo pallone / Butta via tutta la stagione e non si riprende più. O anche i tempi della canzone che inneggiava alle ORGE SELVAGGE. Ora Tommaso è un po’ cambiato. È sempre lo stesso ragazzo di una volta, uno che Di notte accende la televisione / Sempre lo stesso film, la stessa scena / Col volume a cannone, però adesso gira con il pianoforte in tasca, il cuore appeso sulla giacca e soprattutto ha una figlia a cui vuole molto bene e ce lo vuole far sapere. Ti darò sempre un bacio prima di partire / Se fumo faccio la doccia prima di dormire. Funziona così: cantante scapigliato —> figlia —> canzone romantica sulla figlia —> commendatore della Repubblica tipo Jovanotti. Tommy ci crede tantissimo, vuole anche lui andare da Mattarella, strizza gli occhietti, molleggia sui polpacci, però, davvero, non so, il trio Paradiso, Davide Simonetta e Davide Petrella poteva far di meglio. Voto: Tommy, il volume a CANNONE non può bastare, non ti sei abbastanza decostruito, è un pallido 5, SPIAZ

5 Elettra Lamborghini – Voilà

Le persone che ammiro di più nella vita sono le vecchie di 80 anni che vengono in palestra da me e alzano i pesi da 20 kg a braccio già alle otto del mattino. Ci sono loro e poi ci sono le persone senza ALCUN TALENTO che cantano davanti a 12 milioni di persone e riescono anche a costruirci intere carriere sopra. Come direbbe ARETHA parlandone da viva: Respect. Non contenta, la nostra adorabile Elettra sale sul palco pronunciando un elegante BONSOIRRRRRRRR giusto per ricordarci che lei ha studiato francese dalle suore. Poi inizia a cantare e, come al solito, ahinoi, la MUSICA SCOMPARE. Elettra riesce nell’impossibile sfida di non prendere neanche MEZZA NOTA, un po’ come fare ZERO alla schedina del totocalcio negli anni ’80. Riesce a essere talmente CALANTE che tocca riscrivere daccapo il manuale Come smettere di prendere le STECCHE se non vuoi essere una Lollipop. Le citazioni di Ballando con le stelle ma soprattutto della Carrà valgono come circostanze AGGRAVANTI (“l’aver agito per abietti e futili motivi”). Fino all’alba / Come due gatti dietro a qualche bar / Su una cabrio senza targa / Noi due sotto un cielo a pois / Così chic / Così hard. Alla Crusca c’è uno stagista che sta editando il lemma POCHEZZA. Pezzo perfetto non tanto per l’Eurovision, ma proprio per il carro sfigato del Pride, sapete quei carri che stanno in fondo alla sfilata, il carro dei gay di DESTRA liberali, tra Cecchi Paone e Francesca Pascale? Voilà. Voto: 2, ma forse se ci porti ai FESTINI BILATERALI possiamo salire a 3


6 Ermal Meta – Stella Stellina

Stelle stelline, devo dirvi una cosa. Io ci ho provato, davvero, io ci provo sempre con ERMAL META. Ogni volta mi do una BOTTA in testa per perdere la memoria a lungo termine e resettare tutto quello che le parole ERMAL e META risvegliano in me, e anche stavolta ho fatto un lungo respiro di DUE ORE per calmarmi preventivamente. Purtroppo alla prima nota di STELLA STELLINA ho preso la rincorsa fortissimo per buttarmi di sotto però il problema è che la finestra era chiusa. STELLA STELLINA. Non pago di aver vinto Sanremo con la canzone-ricatto sugli attentati, porta un’altra canzone-ricatto su una bambina senza nome di una terra martoriata. Quale terra scusate? La vogliamo almeno nominare questa terra che si chiama GAZA? No, portano la canzone-ricatto e manco chiamano le cose col loro nome. Ho trovato la tua bambola / Mi è sembrato di vederti ancora / Eri così piccola / La stringevi fino a sera. Praticamente uno ZOOM sul dolore: oltre la didascalia, oltre il decoro. Aspetto il tuo ritorno / Come le farfalle / Hai vissuto solo un giorno. La chiusura è da denuncia ai carabinieri però capace che poi quelli arrestano noi con l’accusa di essere antifascisti. Questa non è una canzone, è un FLAGELLO. Il nome della bambina sul risvolto della camicia, l’acuto da soprano per farsi dire BRAVO e il coinvolgimento di Dardust a cui ho appena mandato una raccomandata senza ricevuta di ritorno: Dardust, da oggi è finita tra di noi. Voto: 1, ma Ermal Meta se vuoi al prossimo ricatto emotivo possiamo scendere a zero con lo stoppino, vedi un po’ te.

7 Levante – Sei tu

Claudia Lagona da Palagonia in provincia di Catania in arte Levante viene presentata dalla Pausini come CANTAUTRICE INTENSA. Si sono dimenticati di dire che la nostra Claudia è anche una signora attrice che adesso fa anche le fiction di Raiuno quelle sui mafiosi con Lino Guanciale. Tornando alla musica. C’è da dire che Levante va spesso a Sanremo, d’altronde è quello che capita alle cantautrici intense. Un anno porta le ballatone sfrangimaroni, un anno porta le canzoni contro il bullismo. Quest’anno è il turno della ballatona sfrangimaroni. L’incipit ci fa preoccupare a tal punto che stiamo per chiamare il TRAUMATOLOGICO di Rapallo: Ah, non mi sento le gambe. Ah, dove sono le braccia? E mi manca il respiro, Eppure sono viva, Sento che sorrido/ E io non l’ho deciso/ La vista mi abbandona un po’. Ma poi Levante inizia a stringere i pugnetti e capiamo che essendo anche un’ottima attrice sta solo interpretando la CANTAUTRICE INTENSA. Il punto è che quando inizia a gettare il cuore oltre l’EPIGLOTTIDE quel graffiato mi scartavetra non dico l’anima ma proprio il sistema nervoso già compromesso. Voto: 4, Claudia sei bravissima, sei stupenda e porti in alto la bandiera delle cantautrici intense catanesi come solo Marcella Bella sa fare, ma io non ascolterò mai più questa canzone, lo giuro su me stesso.


8 Bambole di pezza – Resta con me

A quanto pare nell’universo parallelo distopico e dispotico in cui ci hanno teletrasportato contro la nostra volontà c’è un pagliaccio con i capelli arancioni che guida il mondo libero e anche un gruppo RUOCK attivo dal 2002 che si chiama Bambole di pezza. OK. Hanno già cambiato tre volte la frontwoman e sono RUOCK ma così RUOCK che si chiamano Cleo, Morgana, Dani, Xina e Kai. Evidentemente Jem, Jerrica, le Hologram, le Misfits e Pizza erano morte per overdose di Fentanyl nell’altro universo. Il pezzo si apre con una quadrupla e perniciosa rima baciata AA BB CC DD che ci fa salire l’ansia fin sopra i capelli. Purtroppo ancora non abbiamo visto niente. Con il cuore in gola senza lacrime e paura / Con le braccia aperte per gridare / Resta con meeeeee/  In questi tempi di odio / Tu resta con meeeeeee. Anche lei fa QUELLA COSA di aprire le braccia e VOLARE mentre un SUBISSO di chitarre, batterie e luci stroboscopiche cerca in tutti i modi di far venire crisi epilettiche non tanto a noi ma proprio alla musica italiana. Va detto che la frontwoman ci crede tantissimo, inizia a gettare voci staccandosi le corde vocali a una a una e infatti finisce SENZA FIATO come Lorella Cuccarini ai tempi di 30 ore per la vita. Voto: viva il RUOCK, viva il GURL POWER ma questa canzone l’avete presa dal cestino degli scarti dei DHAMM: 2

9 Chiello – Ti penso sempre

L’ennesimo cantante lucano di quest’anno si chiama Rocco Modello, viene da Venosa provincia di Potenza, e porta l’ennesima canzone di uno che sta a letto, non sa se vuole alzarsi ed è triste perché lei (o lui?) gli mette ICCORNI e lui poverino è stato ingannato. È che non riesco a svegliarmi /E sapere che oramai non ci sei / Poi questo fottuto letto /Che non mi sembra fatto per due / Avevi detto che ero l’unico / Ed io ci avevo quasi creduto. Non so, io la chiuderei qua. Purtroppo per noi segue una gragnuola di schitarrate anni ’90 e altri versi accusatori tipo A cosa serve il tuo odio / Se la colpa è solo tua / Ti penso sempre / Voglio disinnamorarmi. Chiello prova a rianimare questo pezzo già ESANIME con saltelli e altra confusione ma è fatica sprecata. Pensi sia stato uno sbaglio /Lasciami sciogliere nell’agonia. Ecco: AGONIA, l’hai detto tu, non io. La canzone, se così possiamo chiamarla, si chiude con Se ti rivedo ti, una specie di enjambement che non va da nessuna parte. Come questa canzone. E come questa carriera mi sa. Voto: 1,  facciamo che ti vai a levare quei chili di lacca SPLEND’OR comprata su Vinted e questa cosa non è mai successa.  

10 J-Ax – Italia starter pack

Dice sempre il vecchio del quartiere / Con molti più anni dei denti che ha /Sto paese lo capisci da un cantiere. Ha talmente ragione, il nostro vecchio Alessandro Aleotti, anni 54, che la prima sera scende le scale con un bastone che sembra la mazza da baseball assassina di Negan di The Walking Dead. Distopia per distopia non sarebbe male se J-Ax iniziasse a spaccare tutto l’Ariston a colpi di mazza fiondata così l’anno prossimo sono costretti a traslocare al Forum di Assago e la possiamo finire una volta per tutte con questa SAGRA PAESANA. Comunque, il nostro vecchio del quartiere ci sorprende musicalmente con un country tutto violini e TAMBURELLI ma non con il testo, solita broda mezza qualunquista mezza pizza con l’ananas. Ma il nostro J-Ax non è certo l’ultimo arrivato e infatti apprezziamo la serena consapevolezza di chi non sta salvando il mondo ma solo contribuendo a smuovere un altro po’ la mediocrità che è l’humus italiano dai tempi di Numa Pompilio. Serve una brutta canzone che fa / Pappapparappa / Mollare tutto a metà / Qui per campare serve un po’ di culo sempre. Le ballerine sovraniste dovrebbero essere ironiche, ma visto il livello di comprensione del testo di questa classe dirigente capace che ci troviamo J-Ax prossimo ministro della Salute. Malus per l’uso della parola BENZA, bonus per il verso Ti passo la canna del gas, talmente riuscito che già non ne possiamo più. Voto: 4

11 Nayt – Prima che

Ma parliamo delle nuove leve della celebre scuola molisana. Oltre alla nutrita schiera di LUCANI, abbiamo infatti anche questo garbato REPPER che si chiama William Mezzanotte e viene da Isernia. Prima della prima donna / Prima della prima volta / Prima della prima droga / Prima della prima idea / Prima del mio vero amico / Che l’ho visto andare via. Una SVENTAGLIATA di anafore si abbattono sulle nostre povere esistenze già messe a dure prova da orde di scappati di casa. Per fortuna, qualunque cosa succeda, c’è sempre una fiammella in fondo al tunnel. La realtà non si vede / Finché io non ti vedo / Finché tu non ci vedi me (me) / Supportarci a vicenda / Sopportarci dicendo / Che ne vale la pena / Dimmi è vero o non ci credi? Non solo ripetizioni, ma anche interessanti slittamenti di testo che vivacizzano gli archi, i violini e i fiati usati per la PRIMA VOLTA con criterio. Stiamo sognando a occhi aperti o è solo lo stato di PREMORTE del soporifero Carlo Conti a confonderci le idee? Non so, di sicuro il verso Chi aspetti? Io nessuno a salvarci è uno dei migliori della cucciolata di quest’anno. Direte: non ci voleva molto. Me ne pentirò amaramente ma: Voto 6,5, bonus per le vibes di Riccardo Sinigallia in Strade del 2000, special bonus di tenerezza all’inciampo sul testo della prima serata. 

12 Fulminacci – Stupida sfortuna

Veniamo a qualcuno che sta rendendo meno infausto questo Sanremo. Filippo Uttinacci in arte Fulminacci porta un pezzo scritto con Pietro Paroletti in arte Golden Years cioè uno dei migliori progetti musicali pop dell’anno scorso, andate su Spotify, ascoltatevi il disco e poi ditemi grazie. Fulminacci si presenta come cosplayer un po’ di Tahar Rahim l’attore francese, un po’ di quel comico romano che fa Maicol Pirozzi con la Gialappa’s, e un po’ il giovane Luca Barbarossa quando cantava Via Margutta. L’ennesimo doppiopetto delle nostre vite non ci distrae dall’attacco bomba con rima AABC, cioè una rima baciata e l’altra un po’ a CAZZO. Ti troverò dentro a una foto / Sotto l’acqua mentre nuoto / Nella sabbia e nel cemento / Dentro un cinema all’aperto. Mentre il regista indugia su primi piani insistiti il nostro eroe si mette la mano in tasca e se la scoatta supersciallo: E passeranno / Classifiche e Sanremi / Taxi treni aerei. Hai ragione Filippo, tra pochi giorni questo incubo sarà finito e potremo tornare a progettare di tirare sanpietrini al capitalismo brutto. Intanto, non ci resta che cantare muovendo la testa come se non avessimo una cervicale: Stupida stupida stupida sfortuna / Gelida gelida gelida paura / Dopo di te non l’ho più detto a nessuna / Vorrei raggiungerti ma qui c’è troppa notte e poca luna e lo sai. Special bonus al verso: L’infinito a me mi fa spavento. Viva questi maschi etero bianchi decostruiti che dicono a me mi. Voto: 7, il poster di Fulminacci starebbe benissimo nella stanza di Eleonora Giorgi in Borotalco, ciao Eleonora che ci guardi da lassù.


13 Fedez&Mașini – Male necessario

Non importa quanti DANNI tu abbia fatto nella tua vita, quanto tu abbia potuto scassare il cazzo in ogni modo possibile agli italiani: basta salire sul palco di quel cazzo di cinema di provincia e tutto viene EMENDATO. Come andare dal PARRINO ma senza manco dover dire quattro Ave Maria e due Angeli Custodi. Non paghi di tutti i peccati già commessi, Fedez e Masini tornano dunque in conclave da papabili vincitori, uno ha riacquistato le PUPILLE, l’altro ha perso il nome di battesimo ma non la voglia di perforarci i timpani a colpi di ACUFENI. Non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro / Lo ammetto però / Per altre cicatrici trovo sempre un posto. Ci basta l’intro per capire che il pezzo è l’ennesima declinazione in chiave AUTOFICTION della vita di Fedez, peraltro narrata in terza persona. WOW. Che brutta gente che frequenta Fedez /Ma ci si dimentica sempre che Giuda /Se la faceva con gente per bene. GIUDA? Sta mica instillandoci il dubbio che “Fedez” sia in realtà CRISTO NOSTRO SIGNORE? Nemmeno il tempo di chiederci, come i Rokes nel 1966, Che colpa ne abbiamo noi, quand’ecco Masini prodursi in una credibile imitazione di un’AQUILA con problemi di ERNIA INGUINALE: Ma nel frattempo giuro mi puoi odiaaaaaare /Come un latitante a un passo dall’arresto / Ora non ho più bisogno di scappaaaaaaare iooooooooo. Per reazione mi vien voglia di scipparmi i denti a uno a uno con una tenaglia arrugginita e sperare in un attacco di TETANO FULMINANTE. Voto: 3, no ragazzi, non era un male necessario. Vi auguro di andare all’Eurovision e arrivare ultimi dopo l’Inghilterra. 

14 Dargen D’Amico – AI AI

Il nostro Jacopo Matteo Luca in arte Dargen avrebbe potuto sorprenderci portando, non so, una ballad, un quick-step, un paso doble. E invece no. L’intro con il pianoforte emotivo ci fa sperare in un mondo migliore ma poi una ragazza dal pubblico grida Vai DAAAAAAARGEEEEN e lui si ricorda che lui è qui solo per coprire la quota “ironia tagliente” e “testi ficcanti che sembrano sciocchini e in effetti forse lo sono”. L’assonanza TUFFA/ UFFA seguita da Ho avuto il mal di pancia è la rincorsa per esplodere in una gragnuola stordente di AI AI AI, giochi di parole e calembour scaduti come lo yogurt proteico che abbiamo comprato un mese fa per rinforzare muscoli che peraltro non sono mai esistiti. Il Bel Paese ha così buongusto/ Che pure il meteo non è mai brutto/. Ok Dargen, diglielo al Meridione colpito dal ciclone di cui non è fregato cazzi a nessuno e continua a non fregare cazzi a nessuno. Dice il Vangelo/ Darai da bere / A chi è straniero ma ha le stesse vene / Prendi sul serio una bollicina /E via il pensiero via la pellicina. Non so, tutto questo gran mischione di VERSI PROFUMIERI e VERSI CAZZONI che un po’ vorrebbero essere impegnati e un po’ la buttano in caciara mi sta facendo venire il mal di pancia pure a me. Peccato, perché il FUNK c’è, e forse anche il GRUV ma no, non ci siamo, basta con queste canzoni ANTIFA travestite da cazzatine: Voto: 3,5

15 Ditonellapiaga – Che fastidio!

Quando penso a Margherita Carducci in arte Ditonellapiaga penso sempre Ma la gente non ce l’ha un amico, una vicina di casa, una vecchia di 105 anni che ti dica TESORO ma ti pare il caso di impostare la carriera con un nome d’arte così demente? Evidentemente no. La nostra DITO si presenta sul palco acconciata a metà tra una Lana Del Rey che finalmente ha trovato il buon dosaggio di melatonina e chewing-gum alla canapa e una Giusy Ferreri uscita da The Substance con Demi Moore. Io non so più cos’è normale / O un’allucinazione / Se sono matta io. Apprezzabile lo sforzo di un incipit molto spirito del tempo ma soprattutto molto lamento di noi poveri radical chic che siamo finiti a rantolare in un angolo Era meglio la Dc di Cirino Pomicino. Il problema è che poi il testo prosegue e non si sa se prenderlo alla lettera o come rimasuglio di un post-moderno avariato in cui spicca la MONORIMA a schema AAAA: Milano, romano, americano, italiano. Parte poi una gragnuola di Che fastidio! che ci irrita come uno SFOGO CUTANEO nell’interno coscia proprio quando abbiamo programmato la serata Pizza & Scopatina. Su le mani solo se sei dell’acquario / Strano ti facevo proprio sagittario è il verso che farà urlare di gioia persone che ancora credono nell’astrologia per alzarsi dal letto la mattina. Arriva poi la doppia assonanza Giornalisti perbenisti e Tronisti Artisti ed è come ricevere una scarica elettrica al nervo TRIGEMINO. Il premio per la canzone NOMEN OMEN di quest’anno è già assegnato: Che fastidio te lo diciamo noi, Margherita. Volevi fare una specie di Nunterregae più, ma t’è venuta giusto UN FILO MENO ICASTICA. Voto: 2, questa canzone è un dito infilato non posso dire dove perché è proprio vero, al giorno d’oggi non si può più dire niente.

E per oggi è tutto, a domani per le altre 15 piaghe.

One Reply to “Sanremo 2026 – Pagelle e versioni in prosa delle prime 15 canzoni”

  1. Ancora nessuno zero con lo stoppino.. quest’anno c’è un altissimo livello evidentemente 😜

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