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Sanremo 2020 – Le 24 canzoni

 

Il mio problema con le canzoni di Sanremo quest’anno – ho sempre un problema con le canzoni di Sanremo quest’anno – è che al primo ascolto mi parvero migliori di quelle dell’anno scorso ma poi la regia decise di farsi sostituire da uno spingitore di bottoni a caso e allora mi misi a scrivere questo post in cui il TFM resurretto si accollava il duro compito delle versioni in prosa. Abbiamo i voti da zero a dieci, usiamoli:

1 Irene Grandi, Finalmente io

Cosa fa Irene Grandi quando non partecipa ai Festival che aprono i decenni (2000, 2010, ora 2020)? Riempie di messaggi il gruppo whatsapp con Vasco e Curreri intitolato NESSUNA È PIU’ STELLA DI ME supplicandoli di scrivere un altro pezzo come La tua ragazza sempre, ma loro di solito se ne fottono. Quest’anno invece finalmente spuntine azzurre, finalmente una canzone per te, finalmente io. Rieccola dunque in quota Fatti bella per te (Coefficiente Paola Turci moltiplicato per décolleté mozzafiato usato come fendente sulle nostre meraviglie: “Aspè ma In vacanza da una vita di che anno era?”). Un incarnato praliné, pantaloni di pelle che Pelù portava nel ’67 a Firenze Santa Maria Novella, una somiglianza pazzesca con Riley Keough ma Irene è meglio, una quantità di archi e di QUANDOOOOO CANTOOOO che Laura Pausini sta tentando da tre giorni di autoasfissiarsi dal rosicamento: Irene porta un pezzo veramente al passo coi tempi. Se l’intro è di una persona confusa che perde le chiavi di casa, ogni partita, gli amori miei buttati alla rinfusa, il resto è impregnato di quella totale EUFORIA di quando ti cambiano dosaggio alle medicine e ti metti a cantare e ti passano tutte cose ma non la voglia di ficcare: se vuoi facciamo sesso, facciamolo adesso, OPPURE è lo stesso, AHO’ SO’ FATTA COSI’. E poi di nuovo a GETTARE OOOOOO a cazzo. Voto: 7, l’inno ufficiale di chi in palestra di fronte allo specchio urla MI SENTO UNO SCHIANTO ma nella realtà ha gli addominali un po’ così di noi che mangiamo sempre troppe pizzette quando siamo nervosi.

2 Marco Masini – Il Confronto

D’altro canto, se ti chiami Masini, perché non iniziare il pezzo della tua nona partecipazione a Sanremo con una geremiade vittimist-aggressiva: e sei stato un bugiardo, non hai mai avuto coraggio, e sei stato un marito mancato, e sei stato importante e in un lampo nessuno. Però evidentemente barba e capelli bianchi qualcosa vogliono dire e Marco forse sta imparando che oltre quella VOCETTA ACIDA NEGLI ACUTI c’è spazio per quel che manca a tre quarti daha bolla mia: un bel po’ di sana autocritica. Hai dato tutto il peggio, ma hai fatto del tuo meglio, e no, la vita non è giusta, fino al LEGGENDARIO ma cosa aspetti a dire basta: infatti Marco, cosa aspetti a dire basta a TRAGICHE RIME come il cuore è un killer preso alle spalle/il mondo è open sopra miliardi di stelle, cosa aspetti a dire basta al pianoforte abbandonato per andarti a sedere sulle scale, cosa aspetti a dire basta, basta, veramente (OPEN SOPRA MILIARDI DI STELLE, SERIAMENTE MARCO?). Voto: 1,5, specie ora che ti sei finalmente dato il permesso di accettare te stesso.

 

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3 Rita Pavone, Niente (Resilienza 74)

Avete presente i leoni da tastiera che spargono veleno e merda dalla mattina alla sera e poi li vedi dal vivo e sono degli agnellini che non riescono nemmeno a sostenere lo sguardo per mezzo secondo? Ecco, Rita Pavone è tutta il contrario. Lei una che non le manda a dire anche dal palco di Sanremo (che grintah! Che energia!) e si può permettere di dare dello STRONZO al pubblico del televoto, il quale pubblico ovviamente non aspettava altro che farsi insultare (vuoi che Alba e Giovanna non abbiano mai votato per buttare fuori Domiziana Giordano o Alessia Merz dall’Isola?) e alla fine le tributa la prima di una estenuante sequela di Standing Ovation. Poi invece Rita prende la curva a gomito e inizia a prendersela con un TU che non sappiamo bene chi sia: non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi, resto qui nel fitto di un bosco e il tuo vento non mi piegherà. MA CHI, RITA, CHI? Zia, puoi aggiungere qualche hashtag per favore come quando fai la brillante sui social? Sennò non capiamo: ce l’hai ancora con Greta? Con i comunisti? Con Togliatti? Con i PEARL JAM? Con chi vuole farti pagare le tasse in Italia? Rita parla ora o TACI PER SEMPRE. Voto: Ma Resilienza 74 è perché hai 74 anni? Quindi l’anno prossimo la canzone cambia titolo? In ogni caso, speriamo di non ascoltarla mai più. Come si dice ZERO con lo stoppino in Svizzera?

4 Achille Lauro, Me ne frego

Mentre la maggior parte di voi metteva pausa e faceva partire la funzione ENLARGE THE PENIS io ero francamente scioccato: dirige l’orchestra il MAESTRO Beatrice Antolini? Amadeus, ma sei stagioni di BoJack Horseman non ti hanno insegnato nulla? Devi fare il paraculo, devi dire MAESTRA. Ma parliamo di musica: quindi Achille Lauro era un falso magro. Roba da matti. Chi l’avrebbe mai detto che sotto quei tatuaggi ci stava ‘a panzetta daha pastasciutta (“tu ti mangi gli edamame, io che so andato per una vita a amatriciane”). Me ne frego OH MIO DIO Me ne frego ULLALLA’: il testo è quello che è, la musica è quella che è, TUTTO è quello che è ma chi se ne frega di questi dettagli quando abbiamo trovato la crasi perfetta tra Ivan Cattaneo e Lena Biolcati, il PALADINO dei diritti di tutti noi emarginati che non stanno lì a piagnucolare o a scrivere memoir sfigati di cui non frega niente a nessuno ma invece urlano al cielo ME NE FREGO ME NE FREGO e intanto SCASSANO l’Internet e la televisione a colpi di TUTINE FATATE, Gucci e amicizie giuste con Alessandro Michele. Voto: la punchline ST’AMORE è PANNA MONTATA AL VELENO è quasi all’altezza della canzaniana Strana persona la gente. Me ne pentirò amaramente, ma è 7,5

5 Diodato, Fai rumore

Non so chi tra tutta questa gente insulsa ha detto che MINA avrebbe riconosciuto per prima la bravura di Diodato. Ecco, ci voleva una ridotta a SCIVOLA SCIVOLA SCIVOLA SCIVOLA per venirci a dire che Diodato è bravo. Dopo la magistrale Adesso (una delle cinque migliori canzoni della storia del Festival, e di canzoni ne abbiamo ascoltate in questi 70 anni), il nostro decide di scalerò scalerai scalerò e di prendersi Sanremo. L’altra volta mi avete messo all’ottavo posto? E ora vi faccio vedere che CANNA ho in gola. Che fai rumore qui/ E non lo so se mi fa bene/ Se il tuo rumore mi conviene/ Ma fai rumore sì: l’unico vero senso delle canzonette è, se non si fosse capito, CANTARE a squarciagola. Diodato lo sa bene e ci fa abbeverare alla fonte degli assetati, stilla eleganza, tradizione e personalità come se fossero ancora concetti nobili. Diodato è la luce che illumina i nostri sconforti, è il balletto DEFINITIVO con Nina Zilli, è talento e tutto ciò che avremo. Voto: 10. 

6 Le Vibrazioni, Dov’è

Mentre Clizia Incorvaia al Grande Fratello fa squat per dimenticare l’affaire delle CORNA, il nostro Sarcina decide di spingere sul piede del paraculismo portando alle sue spalle un ballerino che NON fa le prese tipo KLEDI ma balletti a casaccio per i sordomuti che infatti si stanno ancora chiedendo Ma perché STA COSA?, condendo il tutto con versi di dubbia moralità pronunciate da una persona che effettivamente non sta bene: Fuori vola polline e ho creduto fosse neve (?), cerco dai vicini la mia dose giornaliera/ di sorrisi ricambiati/ per potermi poi sentire socialmente in pace/ con il mondo e con il mio quartiere. BON. Per poi partire con una slavina anaforica di DOV’E moltiplicato per mille che raggiunge il suo climax in: ho sete di stupore mi puoi accontentare? Dipende, Francy, quando parli di sete parliamo della stessa categoria di PORNHUB? Voto: 3e allora chiedimi se sono fuori posto in questo posto. Francy credo che tu abbia già la risposta.

7 Anastasio, Rosso di sangue

Ho smesso di guardare quella brodaglia di X Factor ai tempi degli Ape Escape quindi posso dire tranquillamente dire che di Anastasio non me ne frega un cazzo. E non capisco perché ogni anno dobbiamo sorbirci un vincitore indifferente di quel programma indifferente della concorrenza mentre, che ne so, Elhaida Dani o Carmen Pierri di The Voice sono a casa sul divano ad affogare il dispiacere nel finto Carte d’or alla vaniglia del discount. Ma so che Assante (o era Castaldo?) ama molto Anastasio quindi, ok, parliamone. Si presenta sul palco con una doppia maglietta bianca oversize un po’ Sheldon un po’ psychonerd di Tuxon pronto alla carneficina (“Sto applicando il filtro della fiction”) e infatti ci scaraventa addosso una gragnola di urla e bombe a mano (“ho detto fiction”) piena di paranoia e terroristi e VOI VOI VOI ce l’ho con VOI (forse con Rita Pavone e i suoi followers?) con punte di ermetismo malcelato: se davvero ho capito cos’ho detto, allora hai visto un paralitico che si alza dal letto. OK, Anastasio, va tutto bene, te lo giuro. Ma voglio essere onesto: Panico panico sto dando di matto qualcuno mi fermi fate per favore, è il ritornello perfetto per ogni volta che apro twitter o facebook e vedo gente sprovvista non dico di talento ma proprio di basi grammaticali costruire carriere peraltro inesistenti sul vittimismo e sulle leccate di culi. Voto: 5, peccato che non mi piace Cattelan sennò gli alzavo il voto.

8 Elodie, Andromeda

Testo di MACMUD (il vero senso di Jebreal per Sanremo era pronunciare bene i nomi arabi), musica di DAEORDUST (l’altro vero senso di Jebreal per Sanremo era pronunciare bene i nomi d’arte stranieri), canta ELODI’ che scende dalle scale con il piglio di chi sa che due kilometri di gambe non sono tutto nella vita ma bastano a creare scompensi nelle SCELTE SESSUALI degli italiani imbalsamati sui divani: omo che diventano etero, etero che diventano lesbiche, Achille Lauro che limona con Vessicchio, cose così. Bene, io mi fermerei qui, possiamo già andare tutti in pulmino raimbow all’eurovision a mostrare il pride per il monociglio della DI PATRIZI. Ma ascoltiamo questa canzone. I primi versi Dici sono una grande/stronza che non ci sa fare (“MACMUD, avevamo detto basta con l’autobiografia!”) strutturano l’intro melodrama prima di lasciare spazio al win win di: La mia fragilità è la catena che ho dentro ma/ se ti sembrerò piccola/ Non sarò la tua Andromeda x5, atipico ritornello da ascoltare in diffusione Radio Italia tra gli scaffali dell’Esselunga di Milano Certosa tra un tofu affumicato e una scrollata di grindr (“Non si sa mai, l’amore a volte fa dei giri immensi e poi lo trovi al bancone dei surgelati”). Brava bravissima Elodie, io lo sapevo dai tempi di SONO PAZZA LO AMMETTO che eri una ok, non c’era bisogno di Marracash per confermarmelo. Voto: 8, un punto in più per i versi Me ne vado a Parì vado a Parì però /Ti prego giurami tu giurami che non / Mi dirai mon ami mon ami ti prego che MACMUD ha scritto a ottobre mentre era in una brasserie di Parigi e aspettava Riccardo Tisci che però non arrivava.

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 9 Bugo e Morgan, Sincero

C’è un momento, in questo duetto, in cui Marco e Cristian sono uno accanto all’altro, hanno appena terminato la parte più tirata del pezzo (abbassa la testa, lavora duro/paga le tasse buono buono/e anche se affoghi rispondi sempre tutto alla grande), la musica si ferma per un secondo, Marco fa un salto come quello dei rocker e poi riparte il ritornello. Volevo essere alcolizzato spaccare i camerini /e invece batto il cinque come uno scemo. Un momento bellissimo, di una canzone che forse è bellissima o forse no. Non è più possibile giudicare Marco Castoldi in arte Morgan in modo lucido, o anche ironico. Morgan è tutto e il contrario di tutto. Forse è il più talentuoso, di sicuro ha lottato per essere il più cialtrone, riuscendoci perfettamente. Il tragico momento della cover con la tragica direzione d’orchestra è lì a dimostrare la definitiva galera di qualcuno imprigionato in qualcosa da cui non vuole più uscire. Morgan è irredimibile, e io sono molto triste: questo brano è uno squarcio di rarissima lucidità e meritava ben altra accoglienza. Voto: lo canteremo, lo balleremo, saremo Bugo e saremo Morgan, qui e Altrove, nonostante tutto.

10 Alberto Urso, Il sole ad est

Testo e musica di Piero Romitelli e Gerardo Pulli, canta Alberto Urso. Che bella la factory DeFilippi, nevvero? Me li immagino tutti riuniti in CASETTA (o era CASONA?) a fare il gioco del cadavre exquis ma poi arriva RUDY ZERBI e urla MA CHE CAZZO FATE e loro si mettono a pescare parole a caso dal GRAN CESTO DELLE FRASI FATTE: sarò navigante tra nuvole e vento/vedrò all’orizzonte i confini del mondo/guardi nel blu mentre vola un pensiero per te ho nel cuore il sole ad est. Cristo Santo ma chi è ‘sta gente che pretende di riportare la restaurazione a colpi di RIGA AL CENTRO nei capelli e camicia color PANNA, gettandoci nella più cupa cupezza di un mondo senza speranza? Voto: 1, non basta essersi ingoiato i tre del Volo per farla franca, ma soprattutto non basta infilare la parola SOLE a muzzo. Alby, tu non sei e non sarai mai ALBANO.

11 Riki, Lo sappiamo entrambi

Quando vedo scendere le scale a questi giovinetti in batteria usurpatori di caselle per musicisti o artisti ben più in gamba penso sempre: ma loro lo sanno di essere solo una copia di mille riassunti, un anello insulso di una catena che va di nomi d’arte sciocchi in altri nomi d’arte sciocchi? Forse questo RIKI è più sveglio degli altri (o è solo la luce di quegli occhi come fari abbaglianti) o gliel’ha detto Pino Perris, non so. Sta di fatto che mi pare un gran bel gesto di consapevolezza portare una BALLAD ORRENDA con una spruzzatina di AUTOTUNE che mia madre ha subito preso il telecomando pensando a un’interferenza di quella stronza della vicina di sotto.  Non lo noti anche tu? Nei nostri sguardi che si sfiorano per strada e per sbaglio/ A mezz’aria e senza alzarsi di più. Riki, non so di cosa tu stia parlando, ma, ehi, lo sappiamo entrambi: la cosa migliore di questa NENIA FUNESTA sono gli auricolari (o si chiamano Gèk?) arancioni che indossavi. Li voglio per far morire d’invidie le mie amiche vecchie del corso di POWER ZUMBA, mi dici dove si comprano? Voto: 3, due punti in più per aver duettato con la mia IDOLA ANA MENA.

12 Rapahel Gualazzi – Carioca 

Voi che siete esperti di semiotica come si chiama quella cosa di significante e significato che non coincidono? Oppure, più terra terra, quella cosa di quando vuoi dire una cosa ma in realtà stai mostrando l’opposto? Vabbè, com’è come non è, guardi Gualazzi e hai sempre questa specie di SFASAMENTO PERCETTIVO tipo quando scaricavamo i sottotitoli su addict7d ma non coincidevano con i file scaricati su openload e hai voglia a trafficare con Vlc. Occhiali azzurri rubati a BONOVOX, camicia a STAMPE FIORATE dell’Ovs, un cappello GRIGIO e un completo BLE che nemmeno l’autotune di Riki avrebbe saputo portare: un applauso comunque alla stylist CIECA che lo ha conciato così, chi se ne frega del buongusto quando possiamo sostenere le minoranze. Dai non fare la stupida/Fammi un sorriso/ Che la noche se ne va/ Ma chi l’avrebbe detto. Già, chi l’avrebbe detto, la NOCHE. L’unico modo per resuscitare questo pezzo sarebbe un remix dei FOUR TET. Voto: 4, ricordiamoci comunque che RAFA è arrivato secondo all’Eurofestival e voi no e Caterina sta ancora pagando i buffi per ‘sta cosa, quindi rispetto. Ah, e ciao Gerardina, ti vogliamo bene.

13 Piero Pelù, Gigante

Oh, finalmente un po’ di TOSCANA in questo Festival che effettivamente eravamo in debito. Venuto per riempire la casella FAMOSO o semplicemente di BIG (ciao Mannoia, ciao Nek) che finge di scendere nel girone dei dannati come CONCESSIONE di bontà quando invece, insomma, lo sappiamo entrambi come stanno le cose, Piero senza Ghigo fa quello che gli riesce meglio specie nel coretto OH EH OH EH OH EH che io metterei come suoneria al mio cellulare con lo sfondo di ALKETA se solo sapessi come si fa. Spingi forte spingi forte salta fuori da quel buio/ Crescerai aprendo porte tutti i giorni stare pronti/ Tu sei molto di più di quello che credi di quello che vedi: interessante questa cosa che i nonnetti dei BUMER portano tutti pezzi motivazionali CREDI CREDICI UN PO’. Qualcosa vorrà dire ma non ho voglia di pensarci. Voto: 6, ogni volta che vedo Piero io penso a quando mi obbligavo a farmi piacere i Litfiba per non essere bullizzato dagli amici di mio cugino. In effetti ora che ci penso potrebbe essere l’incipit perfetto del mio prossimo memoir (e grazie Piero per il momento Claudio e Manuela Villa con Little Tony).

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14 Elettra Lamborghini, Musica (e il resto scompare)

Pensa se ci fossero stati i social ai tempi delle LOLLIPOP: cosa avremmo detto di Dominique, Veronica, Marta, Roberta RUIU e MARCELLINA? Esatto, quello che stiamo dicendo in queste ore di Elettra, Elettra Lamborghini. Preceduta da una FAMA SULFUREA fatta di turpitudini e di punchline letali in reality scadenti, ma soprattutto dalla poltrona di GIUDICE in The Voice, Elettra porta un testo che manco nei sogni bagnati di BEBI KEI: Mi piace la musica fino al mattino/ Faccio casino lo stesso ma non bevo vino/ Ridi cretino/ La vita è corta per l’aperitivo/ Innamorata di un altro cabrón/ Esta es la historia de un amor/ Non mi portare a Parigi o ad Hong Kong. Già, tutte vogliamo andare a Parigi, ma solo poche possono farlo con questa GUAINA DORATA tipo quella che indossava mia cugina MARICETTA per dimagrire mentre ballava Freed from desire di GALA. Voto: tra lo 0 e l’infinito, un punto in più per la SCIOLTEZZA dei movimenti stile Jill Cooper ma uno in meno per il FIATONE, comunque inferiore a quello della più amata dai sovranisti.

15 Enrico Nigiotti, Baciami adesso

*Se dico quello che penso mi arrestano*

16 Levante, Tikibombom

Ok, Claudia fa quegli strani colpi di epiglottide con le vocali, ok, non fa nulla per non sembrare la STRONZA dell’ultimo banco che peraltro è, ok, sta sempre CURVA per compensare gli zatteroni, ma io francamente tutto questo odio verso questa siciliana di CARATTERE (noi siciliani siamo fatti così) non lo capisco proprio. Ora che ho raggiunto l’età di Paolo Limiti quando concepì FLORADORA posso raccontare un aneddoto che avrei già raccontato se avessi avuto ancora un blog: una volta andai a sentire Diodato in un localino parigino dietro rue Oberkampf, eravamo quattro gatti e a un certo punto mi trovai accanto proprio lei, Levante: sarà che erano ragazzi, erano innamorati, ma a me parve graziosa e garbata assai. Volevo dirle Ciao, sono anch’io siciliano e anch’io avevo un nome d’arte buffo, ma poi ho lasciato perdere. Ma parliamo dell’ennesimo MESSAGGIO CONTRO IL BULLISMO: Siamo chiese aperte a tarda sera, siamo noi/ Noi, siamo luci di un’altra città/ Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi/ Noi, siamo gli ultimi della fila/ Siamo terre mai viste prima, solo noi. Credo che i BULLI approfitteranno di questi TRAGICI VERSI per picchiare ancora più duro, ma almeno potremo dire, gonfi di dolore, TIKIBOMBOM. Voto: 6, siete solo invidiose dei suoi capelli nutriti con BILBA DI CADEY e voi no.

17 Pinguini Tattici Nucleari, Ringo Starr

Altro giro, altra sfiga: A volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene /Il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene/Che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c’hai ragione tu /In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr. Ma almeno stavolta, un’idea, ehm, originale: sono un loser, CHI SE NE FOTTE BALLIAMO. Ma sì che ce frega, balliamo. Ma questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa e non pensare più: forse mia nipote cinquenne ha trovato la sostituta di Una volta ancora. Noi di sicuro abbiamo trovato il prossimo giurato di X Factor, se solo avessi voglia di cercare il nome del solista. Voto: 4, tutti grazie alla citazione di How I met your mother che arriva come un colpo basso al cuore sbrindellato di chi non ha più comedy da guardare.

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18 Tosca, Ho amato tutto

“E adesso una grande artista che ha vinto il Festivalbar nel ’96 con RON”: questo il destino delle persone PERBENE, avere a che fare con qualcuno che sbaglia sempre qualche tuo dato biografico oppure non si ricorda bene di te soltanto perché non sei Rita Pavone. Eppure, voglio dire, non è così complicato: sale sul palco Tosca e all’improvviso le nostre orecchie smettono di sanguinare, le sette note smettono di essere STUPRATE a colpi di sciatteria, persino quelle forcine per capelli assumono altro significato. Con te ho riscritto l’alfabeto/Di ogni parola stanca il significato/Tu sei l’unica messa a cui io sono andata/ Un treno che è partito/ Sparito in mezzo al blu. Voto: Tiziana Tosca Donati, questa è la prima e ultima volta che ascolterò la tua canzone ma grazie per aver portato un po’ di grazia nelle nostre travagliate esistenze.

19 Francesco Gabbani, Viceversa

Cosa fa Francesco Gabbani quando non vince OGNI Festival a cui partecipa? Forse si prepara a vincere il prossimo Festival a cui parteciperà. Strana persona la gente, veramente. Tutti si dimenticano di te, ma poi torni con quei baffetti impertinenti, CHILI di brillantina LINETTI e quegli occhietti birichini e d’improvviso non esiste più un graffiato all’infuori di me: Tu non lo dici ed io non lo vedo/ L’amore è cieco o siamo noi di sbieco? L’incipit promette cose notevoli (ciao Pacifico) ma poi per fortuna quella EEEEEE spalancata di VICEVEEEEEEERSA riporta tutto all’ordine. Il ritornello è talmente SFINENTE che ve lo pupperete su RTL almeno fino a giugno, beati voi. Voto: 3, Gabbani potresti essere un po’ più gigione per favore?

20 Paolo Jannacci, Voglio parlarti adesso

Se penso che una come ARISA è costretta a suicidarsi da BARBONCINO per campare, e invece QUESTA COSA è a Sanremo, gli occhi mi si riempiono di SAETTE INFUOCATE. Paolo Jannacci su quel palco è l’irrilevanza, il battito di ciglia tra le parole MACCOSA e MAPERCHE’, l’angoscia del SENZA SENSO, l’abisso delle lande desolate dei non-ascolti su Spotify, il mistero di un musicista forse bravo ma il cui posto è non ora, non qui, non mai, non ovunque. Voto: sto male.

21 Rancore, Eden

Sapete qual è il mio problema con questi rapper tutti uguali, tutti incazzati, tutti paranoici, tutti complottisti, tutti Questo è un codice, codice/ Senti alla fine è solo un codice, codice/ Senti le rime è solo un codice, codice? Che alla fine non si capisce chi è bravo e chi no. Voglio dire: Anastasio è meglio di Rancore? O, direbbe Gabbani, vicevEEEEErsa? Io non lo so. Ma il problema è certamente mio che continuo a comprare libri di carta solo per sfogliarli SOTTO AL NASO con gli occhi chiusi e sospirare AH CHE BELL’ODORE. Cinonostante, non basta l’analisi del testo per venirne a capo: Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi/ Quante mele d’oro nei giardini di Giunone/ Le parole in bocca come mele dei mafiosi/ E per mia nonna ti giuro. Ok, Tarek, non ho la più pallida idea di cosa tu stia dicendo ma prendo atto che tra MACMUD e Dardust è quest’ultimo quello fissato con la mitologia greca. Almeno qualcosa da questi rapper si impara. Voto: 4che faremo della mela attaccata al ramo? NON LO SO RANCORE, NON LO SO, basta terrorizzarmi con queste domande.

22 Junior Cally, No grazie

Verrebbe voglia di fare copia incolla con Anastasio e Rancore, ma Antonio Signore in arte Junior Cally merita un discorso tutto suo. Ovvero, una delle domande che mi pongo sempre quando ascolto un rapper italiano: ma perché hanno tutti la parlata di LAMBRATE anche se sono di Senigallia, di Torpignattara o di SALCAZZO? Sul serio, parliamone (se solo me ne fregasse qualcosa). Dicevamo, Junior Cally. Tout ça pour ça? Tutt’stu burdell per finire a parlare di sardine e fare il gesto della paperella con la mano un colpo al fascista e uno alla botte? Così ITALIA da non riuscire a tenere più l’erezione nelle mutande. Junior Cally: No no/No no/No – no grazie/ No no /No no/ No – no grazie. Voto: 2, talmente tautologico da rasentare la commozione.

23 Giordana Angi, Come mia madre

Non per fare il fissato con Arisa, ma a quanto pare aveva presentato un brano su sua madre e non è passato perché poteva essere un doppione con questo di Giordana Angi (almeno è quello che sostenne Rosalba, mentre parlava con il Mastino napoletano). Quindi ASTICELLE MOLTO ALTE. Giordana Angi mi sta molto simpatica perché: a) è francese, nata a VANNES b) non sbandiera per niente lo sbandierabile e c) ha un nome vero che sembra un nome d’arte (bellissimo, io se dovessi scegliermi un alter ego sarei indeciso tra questa allitterazione di G e LIGHEA). Il mio problema con Giordana Angi invece sono 1) che vorrebbe fare Mia Martini, 2) che questa canzone l’ha rubata dal cestino delle canzoni scartate da NOEMI e 3) il verso E se un giorno sarò una mamma/Vorrei essere come mia madre: NON HA SENSO. Per tre quarti di canzone ti rivolgi a lei COL TU e poi nel ritornello passi alla terza persona, LE BASI PROPRIO. Voto: 1, l’altro mio nipote ottenne scrive TEMINI più profondi.

24 Michele Zarrillo, Nell’estasi o nel fango

Io resto ancora in piedi / Sia nell’estasi o nel fango /Non mi importa / Quanta forza servirà / Navigherò in mare aperto/ In capo al mondo. Dicevamo sui nonni dei BUMER che portano pezzi di SELF COACHING? Ragazzi, ABBIAMO CAPITO che siete dei sopravvissuti ai MAROSI DELLA VITA ma fateci vivere in pace i nostri residui di bestemmie e maledizioni, fateci soffrire a modo nostro. Che poi, Michele Zarrillo, davvero, che problemi puoi aver avuto nella vita per arrivare fin qui a Tale e quale Show imitando MORRISSEY? Voglio dire, sei ancora in piedi, ma hai scritto un capolavoro come La notte dei pensieri, che te ne fotte? Voto: 5, soprattutto per il carisma INSUFFLATO a un pezzo che poteva cantare uno a scelta tra Alessio Bernabei, Red Canzian, Lorenzo Fragola o LELE di Amici.

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E anche per quest’anno è tutto, a voi studio: viva Sanremo, viva Diodato.

Sanremo 2020

TuttoFaMedia • febbraio 7


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Comments

  1. AMICOANONIMO febbraio 12 - 19:51

    Anche nella sporadica discordia (povero Jannaccino), la sporadica presenza vien sempre apprezzata, sappilo. Ma lo confesso, ogni tanto nutro la scimmia su Link, la HBO de noantri… ;-)

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