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L'essai, l'assai

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Quando piove in orizzontale

 
c’è stato un tempo in cui ho creduto che damien rice potesse stare alla numero uno del mio contatore i-tunes e invece oggi ci sta una band di cavalli di seattle e prima ci stava una band scozzese fissata con gli occhi e domani forse chissà un’altra band scozzese che oggi ho comprato il biglietto del concerto e damien rice quel giorno di marzo del duemilaquattro guidavo con il finestrino abbassato sulla nomentana sfrecciando verso l’horus club che ancora non era occupato e scendevo dalla macchina e mi fermavo dietro la porta la porta ma un istante dopo guidavo ancora con gli occhi chiusi quando ancora mi addormentavo guidando era la cassia sì la cassia faceva freddo ma io ancora non lo sapevo lo seppi tre settimane dopo mi svegliai con il rumore di un portabagagli che si chiudeva di scatto la luce accecante del sole e non era che l’ini-

c’è questo libro che sto leggendo che dice che noi drammatizziamo eventi impersonali tipo il tempo meteorologico noi drammatizziamo il tempo perché abbiam bisogno di comprendere il significato personale che ha per noi, noi in quanto protagonisti del dramma individuale che riteniamo sia la nostra vita e hai voglia a dire da quando io sono in questa città non c’è mai stato un aprile di questo tipo che a pensarci bene è un pensiero che in questi giorni stanno facendo milioni di persone mi chiedo ci chiediamo ma poi quando ha iniziato a piovere, davvero?

credo alle coincidenze credo alle cose che si incastrano e ai significanti e ai significati che io attribuisco a questi incastri senza sforzi nè niente stanno lì per me stamattina ho ricevuto una mail una mail neutra che diceva cose che già sapevo cioè che la società per cui lavoro di nuovo non ha i soldi per pagarci e quindi non lavoriamo siamo sospesi rimaniamo così lost inda vuoto forse tra poche ore forse tra un mese forse mai oggi ho camminato piano piano ho camminato ho attraversato sulle strisce che quando non hai niente da fare puoi permetterti il lusso delle strisce c’era questa fontana in questa piazza che ha due nomi questa fontana di roma che mai si ferma una fontana incastonata in un cerchio mi sono seduto le macchine e i motorini mi sono sdraiato le macchine e i motorini ho guardato il cielo nero ho chiuso gli occh- l’altro giorno sono andato con i miei colleghi a bere una birra dopo il lavoro era l’ultimo giorno sapevamo che era l’ultimo io ero tranquillo ho sbevazzato ho riso ma loro i miei colleghi quelli più grandi non avevano intenzione di ridere stavano male proprio male talmente male che alla fine mi sono chiesto forse sono io quello storto al momento dei saluti un mio collega mi ha abbracciato forte forte aveva gli occhi lucidi ci siamo tutti detti oh sentiamoci sti giorni dai organizziamo un’uscita non facciamo ch- io ho pensato sembriamo quelli che alla fine delle vacanze si salutano sul binario oh il mio numero ce l’hai la mail pure

nella mail c’era scritto vi faremo sapere io ho letto finirà mai tutto ciò in quell’istante il bracciolo destro della sediapoltrona blu su cui ero seduto si è sganciato dalle due viti è franato ruotando di tutti i gradi ho perso l’equilibrio mi sono piegato verso destra le ruote della sediapoltrona si sono mosse verso sinistra mezzo metro più in là mi sono aggrappato alla scrivania sono rimasto in piedi cioè seduto ma il bracciolo no era andat- ho provato con un cacciavite e niente una vita entrava ma l’altra no proprio no ho provato e riprovato mi sono asciugato le gocce di sudore ma niente ho mollato un calcio alla sediapoltrona blu la mia sediapoltrona blu questa sediapoltrona blu è l’ultima cosa che rimane di palermo mi sono alzato in piedi mi sono guardato attorno riconosco tutto e non riconosco niente la sediapoltrona è l’ultima cosa che rimane di palermo il resto di palermo l’ho caricata in macchina un’alba che il biglietto del traghetto costava 25mila lire l’ho portata ovunque io la mia sediapoltrona blu sulle spalle ci ho scritto la tesi ci ho fatto l’amore ci ho scritto il romanzo che non ho mai finito ci ho mangiato i grissini con la nutella ci ho fatto le flessioni ci ho dormito ci ho fatto il tredici per cento di share ci ho aperto il profilo su facebook ci ho pianto ci ho ris-

c’è un vuoto qui alla mia destra il vuoto del bracciolo che pende nel vuoto e non sa ancora come gli andrà a finire sono rimasto così per qualche istante le dita incantate sulla tastiera mi sono voltato verso la finestra aperta il vento forte la tenda indomita mi sono alzato: fuori pioveva in orizzontale.

Flowgetting into the swingprivato

TuttoFaMedia • aprile 28


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Comments

  1. yetbutaname aprile 28 - 08:35

    nel frattempo, puoi finire il romanzo? o sei troppo impegnato a cercare lavoro?

    in bocca al lupo

  2. Allitterata aprile 28 - 09:50

    bellissimo dall’incipit (in cui mi ritrovo) al finale.

  3. utente anonimo aprile 28 - 12:31

    :(

    stavolta allora per il mio trasloco non scappi…

    joujou

  4. kietta aprile 28 - 20:24

    questo è uno di quei post che in genere non amo commentare perchè penso che ogni aggiunta possa essere superflua..

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