giovedì 10 novembre 2011

Lana del Rey e con l’accento la sua bocca


 

Lana Del Rey

Lana del Rey è crasi di Lana Turner e Ford del Rey
Lana del Rey fu Elizabeth Grant, era Lizzy Grant
Lana del Rey è Video Games e Blue Jeans
Lana del Rey è “entre icône hollywoodienne et it-girl postmoderne
Lana del Rey è “a youtube pop sensation

Lana del Rey è Hollywood Sad Core e “self-proclaimed” Gangsta Nancy Sinatra
Lana del Rey è “a lot of speculation about your lips
Lana del Rey è perdita dell’innocenza
Lana del Rey è distillato d’hype
Lana del Rey è quando si rompe la macchina dell’hype
Lana del Rey è già rifatta da Kasabian, Bombay Bicycle Club
, Joy Orbison
Lana del Rey è Ringer e Gossip Girl

Lana del Rey è quella bocca, prominente, prolusiva, probativa, promettente.

 

 

Lana del Rey ieri è approdata in Francia, al Grand Journal (subito dopo un’altra “it-girl postmoderne”, Bernard-Henry Lévy, e alcuni discorsi, tanti discorsi, sull’Italia-che-tremare-il-mondo-fa). Nessuna parola, nessuna intervista, gocce d’hype. Solo il live di Blue Jeans, ça suffit (ça suffit!).

 


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Altra tv di Francia: il noto scrittore James Franco parla del suo libro a Le Petit Journal

 

 


sabato 5 novembre 2011

Obama e Sarkozy: in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, finché elezione non ci separi


 

obamasarkozy
La Francia ha paura dell’Italia. Possibile? Sì. Telegiornali e programmi di approfondimento aprono sulla Crisi e si chiedono: che ne sarà dell’Italia? Sottinteso: che ne sarà della Francia? In questo guazzabuglio di opinioni e frasi forti, c’è un’opinione -appunto- molto diffusa: se “crolla” l’Italia viene giù anche la Francia (potrò pure andare a fondo, ma tu verrai con me!). Ieri, su France 5, chiedevano ad Alberto Toscano, scrittore e giornalista italiano che vive a Parigi da molto tempo, perché secondo lui Berlusconi non si sia ancora dimesso. E Toscano ha risposto come qualsiasi italiano espatriato quando gli nominano quell’uomo: Oh, ma basta, ma che volete, è fatto così, è un uomo con un patrimonio di almeno 5 miliardi di euro, ha più di settant’anni, gli piace lavorare sedici ore al giorno e passare le notti come voi sapete, è fatto così, VA BENE? (sì, ha proprio urlato, in maiuscolo).

Dicevamo la crisi. E, appresso, il bisogno di rassicurazione. Dopo il quasi monologo a reti unificate della settimana scorsa, ieri sera Nicolas Sarkozy ha replicato con un’intervista doppia e incrociata: assieme a Barack Obama ha infatti risposto alle domande di Laurence Ferrari (TF1) e di David Pujadas (France2). Due capi di Stato, due giornalisti, due telegiornali, due reti. Risultato: quasi 11 milioni di spettatori. Per sentire cosa?
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mercoledì 2 novembre 2011

Il noto scrittore James Franco parla del suo ultimo libro a Le Petit Journal


 

le-petit-journal-yann-barthes-nous-men_0Ciao, il mio programma preferito qui a terra esagonale è Le Grand Journal, in onda ogni giorno alle 19 circa, in chiaro, su Canal +. All’interno du Grand Journal va in onda l’altro mio programma preferito in terra esagonale, che è Le Petit Journal. Il primo è più serio, il secondo più faceto, ma a volte anche il contrario. Le Petit Journal, condotto da un simpatico animatore, Yann Barthès, tratta argomenti vari (Giulia Sarkozy, la Grecia, cose così) e ogni tanto fa anche una rubrica di libri, che si chiama Le livre & La Pipe (la parola Pipe significa due cose: Pipa, come in italiano, e Fellatione, come in ogni parte del mondo, quindi sì, c’è un doppiosenso, e considerando che si invitano scrittori a parlare dei propri libri, Epic Win).

james-franco-palo-altoInsomma, ospite della rubrica di libri, in collegamento “Skype da Detroit”, James Franco, evidentemente appena alzato dal letto, o di ritorno dal set di General Hospital, o da una personale di scultura maori, o dal set del suo nuovo programma di giardinaggio:
Yann: eh no, ci deve essere un errore, questa è una rubrica di libri, lei è un attore
James: no no sono io, il famose SCRITTORE James Franco, sono qui per promuovere il mio nuovo libro. Si chiama Palo Alto.
Yann: ah bòn, allora benvenuto, aspetti che le lancio la Pipe

Poi si mettono a parlare di autori francesi e James Franco dice che gli piacciono Balzac, Flaubert, Proust, Stendhal (il pubblico rumoreggia). Per dimostrarlo, tira fuori le edizioni economiche Folio (quelle che un po’ tutti noi compriamo da Gibert Joseph, tra una pecetta gialla e l’altra).
Poi Yann chiede a Franco di fargli vedere la casa, e Franco si alza, computer in mano, e gli mostra quel che c’è da mostrare, compresa la CHATTE (Ahem) e delle donne a muzzo che stanno preparando il caffè. Alla fine Franco chiede a Yann il numero di telefono della jeune fille alle sue spalle, la quale jeune fille si schermisce tutta e finge di arrossire (Ma cosa va cercando quest’uomo? ZEROSEICINQUEUNOSONOTUA). Fine.
(Il tutto per fare la marchetta al libro del noto scrittore James Franco nella rubrica Le Livre & La Pipe).
Per i francofoni o francofili o francoentendants, ecco il video del programma. Dal minuto 9:20 circa, la rubrica sui libri. Per i non francofoni, o non francofili etc, bòn, ci sono le figure, si capisce lo stesso.


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lunedì 12 settembre 2011

La faccia di Nanni Moretti quando il conduttore dice “E adesso ascoltiamo Baxter Dury”


 

La copertura del Festival di Venezia da parte dei media francesi è stata ridicola (hanno quasi dato più spazio a Deauville, per dire).
Mi sono a lungo interrogato sui motivi di questa scelta sì singolare:
a) Di Cannes ce n’è uno tutti gli altri son nessuno
b) Una debolezza intrinseca di Venezia, che ormai è in zona retrocessione e sente il fiato sul collo dei festival nordamericani
c) Il solito odio transalpino reciproco specchio riflesso gnè gnè

Tentatissimo di rispondere la c). Ma la verità è che no, cari italiani, i francesi non ci odiano per partito preso. Anzi. Quando c’è da illuminarsi d’immenso per la Botte (lo stivale, così ci chiamano) lo fanno, eccome. Esempio.

nanniNanni Moretti. (Lo so, con Nanni Moretti è facile). (E vabbè, allora facciamo i distinguo e non parliamo più di niente).
La settimana scorsa è finalmente uscito in tutte le sale francesi Habemùs Papàm. Per l’occasione i soliti tendenziosi giornali italiani hanno parlato di Ciclone Moretti A Parigi. No, di più.

Nanni Moretti su Allociné. Nanni Moretti su Télérama. Nanni Moretti su Libération. Fosse solo questo. La cinémathèque française gli ha dedicato una retrospettiva, dal 5 al 25 settembre, con l’intera opera omnia di Nannì. All’anteprima, tenutasi proprio alla cinémathèque, bagno di folla e ovazioni a pioggia: emigrati, pizzaioli, antellò, gente incinta che siccome era senza biglietto si è presentata con un’enorme torta sacher e l’hanno fatta entrare (true story), ma soprattutto loro: i francesi. Nannì è arrivato con molto ritardo, visibilmente dispiaciuto e infastidito (“Scusate, non sono mai in ritardo, credevo che un traffico del genere esistesse solo a Roma”) ma presto rinfrancato dalla presenza in sala di tre nipoti di Carl Jung. All’inizio Nannì ha pensato potesse essere uno scherzo, poi ha spiegato ai celebri eredi di stare tranquilli, il suo psicanalista di Habemus Papam non è junghiano. Risate.

Come faccio a sapere queste cose visto che non ero presente all’anteprima?
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domenica 1 maggio 2011

Il paese più bello del mondo


 

Non mi è chiaro quando sia cominciata la ben nota ostilità di molti italiani verso i francesi. Non so se risalga alla notte dei tempi, se abbia a che fare con quel gol di Trezeguet, con un non sempre immotivato senso di inferiorità che sfocia nell’indivia travestita da risentimento.

Sta di fatto che la totalità degli italiani che conosco, e che non ha mai vissuto in Francia, quando parla della Francia e dei francesi, di Parigi e dei parigini, si esprime con un livore quasi paranoide che non trova alcun corrispettivo, né privato né pubblico, nei nostri transalpini.

In questi mesi francesi sto capendo alcune cose. Una di queste cose è che i francesi non ce l’hanno con gli italiani. Non li odiano, non li detestano, non li deridono. Perlomeno non per partito preso. Che poi è la specialità di noi italiani. I francesi sanno essere raramente odiosi, è vero. Ma è un’odiosità diffusa, totale, panica: i francesi, innanzitutto, sono odiosi a se stessi, per se stessi, di se stessi. Poi, con chi capita: magari anche contro gli italiani.

Ma i francesi, anche quando sono odiosi, sono tante cose. Per esempio sono molto rispettosi del bello. Lo sanno riconoscere, lo sanno apprezzare. Facile, diranno i molti di voi che conoscono Parigi. Ma questo rispetto non è che una conseguenza di una serie di punti fermi, di certezze che nessuno si sogna di mettere in discussione: il riconoscimento delle regole, dei ruoli, della e delle autorità, etc.

E il bello, che a suo modo è anche un’autorità, se sanzionato positivamente, è un qualcosa di cui i francesi non possono fare a meno. Quando c’è, c’è. È il caso dell’Italia e di tutto ciò che Italia vuol dire. Magari quel senso di superiorità, chiamiamola pure spocchia, o superbia, o tracotanza, rimane, impresso come un marchio, ma questo non obbliga loro a negare o sminuire la realtà, magari sulla base delle categorie di giudizio più illogiche che ci siano, cioè la simpatia e l’antipatia.

E così capita che il programma corrispettivo del nostro Domenica In venga aperto dal conduttore – importanza pari a quella di Pippo Baudo – con le seguenti parole: oggi dedichiamo la puntata al più bel paese del mondo per l’arte, la cultura e l’eleganza, cioè l’Italia. E che poi il programma abbia come ospite principale Arturo Brachetti, che qui in Francia è una vera celebrità e non è certamente e non solo quello che si cambia i vestiti velocemente. E che in mezzo, tra il cinema e la musica, ci sia spazio per tante cose, anche alcune che ai nostri occhi potrebbero apparire ingenue, o semplicemente trash, per esempio quel cantante di origini siciliane emigrato in Belgio, o anche Ornella Muti che ha fatto i patti col diavolo ed è presente a Parigi per uno spettacolo teatrale, beh ecco, in mezzo a tutte queste cose, che ci sono e non sono certo specchio televisivo e deforme, ecco poi venitemi a dire che i francesi ce l’hanno con noi.

 


martedì 26 aprile 2011

L’isola dei famosi (Raidue), X Factòr (M6), The Voice (Nbc): da Simona Ventura a Christina Aguilera, un martedì pieno di roba


 

Se qualcuno non se ne fosse accorto, questo blog si occupa – anche – di televisione.
Televisione italiana, ma anche francese, ma anche americana. Se serve, persino cilena.
(Speriamo di vivere tutti quanti abbastanza a lungo da poter assistere alla certificazione di qualcosa che è già nelle cose ma i grandi network conservativi ancora non vogliono riconoscere: non esiste più un centro di irradazione televisiva, tutto ormai è periferia che si riproduce all’infinito, per esempio sui balconi dei social a buttar voci e a dar di gomito).

Anw.
Stasera, in Italia, va in onda l’ultima puntata de l’Isola dei famosi. Un’edizione con pochi picchi, ma che comunque ha dimostrato la buona tenuta del format, senza derive e sciocchezze inutili, e malgrado i ridicoli tentativi, tutti interni a quel marasma chiamato Rai, di boicottare uno dei pilastri della seconda rete. Considerando che potrebbe essere l’ultima puntata evah, va seguita.

Contemporaneamente, zapping speaking, qui a Francia, la seconda puntata del serale di X Factor. Finora tutto come previsto, tra liti, ipocrisie, copioni recitati bene, altri un po’ meno. So che i video dall’Italia non sono visibili. Cercherò una soluzione, magari scrivendo alla Freemantle in persona. Altrimenti non c’è gusto.

Ma il vero piatto forte è il debutto, Nbc, Usa, un generico stasera o più in là, di The Voice, format olandese di quel volpone di John De Mol che tanto ha segnato le vite di tutti gli spettatori di ogni angolo del mondo. Il concetto è: non è vero ciò che diceva l’anno scorso Charlie Rapino chez De Filippi, e cioè che la musica si VEDE, la musica innanzitutto SI SENTE. Così i giudici, tra cui una rediviva Christina Aguilera e Adam Levine dei Maroon 5, giudicheranno le esibizioni senza guardare i concorrenti, semplicemente girati di spalle. Non ho ancora ben capito il regolamento, ma c’è tempo. Intanto, dal sito della NBC, i quattro giudici si esibiscono live in una cover di Crazy (io ancora, da quindici anni a questa parte, non ho capito cosa devo pensare di Christina Aguilera).


 


giovedì 21 aprile 2011

X Factòr France puntata 1: tra Corona e Rita Pavone, è sempre la dura legge dei gruppi ma nell’aria-c’è-polline-di-boyband


 

Logo_x_factor_franceCambiando l’ordine degli x-fattòri il risultato non cambia, o quasi.
Spoiler: in ballottaggio due gruppi su tre (la dura legge dei gruppi, la Categoria Più Inutile Evah: abolitela).

Martedì è dunque andata in onda su M6 la prima puntata di X Factor Francia (prodotto da Freemantle France).

Differenze Italia-Francia:
* Se Facchinetti ravvivava la faccenda offrendoci abbondanti pretesti per giocarci a punching ball, qui abbiamo una belga di nome Sandrine Corman, già Miss Belgique, già partecipante a Miss Universo, Miss Mondo e Miss Galassia. Bellissima, ordinatissima, precisissima, segue il copione senza neanche una sbavatura. La Noia.
* I giudici non si chiamano giudici ma Mentori.
* I mentori, quando devono dare un giudizio, fingono di essere spontanei, in realtà leggono da un cartoncino.
* Il palco è luminoso quando serve e scuro quando serve, non come in Italia, dove è sempre NERO luttuoso
* Nel lancio dell’esibizione il titolo della canzone non viene svelato, si mantiene il mistero. Se in Italia i discorsi di tutta la settimana vertevano proprio sulla scelta, sulla comprensione del testo etc, qui si gioca a Sarabanda: indovina la canzone dalle prime note.

Le differenze sostanziali finiscono qua. Ma sono cose minime. Lo show televisivo è identico a quello italiano, carta carbone proprio. In questa prima puntata francese c’era qualche legnosità di troppo ma erano tutti molto, come si dice, emozionati. Il debutto è andato male, con ascolti inferiori persino alle puntate sui provini. Vedremo se riuscirà a decollare. Intanto X Factor si conferma intrattenimento per pochi intimi. E infatti è sempre di qualità.

Quanto alla musica, buon equilibrio tra canzoni francesi e anglofone, con picchi di ’90sità tipo Corona-quella-che-cantava-con-la-voce-di-Jenny-B, e cose recentissime come Adele, Stromae e Katy Perry. Per non parlare di RITA PAVONE. Ma andiamo con ordine.

Il quid di tutta la faccenda, però, sono i giudici e i relativi concorrenti:

Categoria Ragazzi sotto i 24. Mentore (o Mentrice?): Veronique Di Caire.
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    giovedì 9 ottobre 2014
  • The new pornographersBrill_Bruisers_Cover      Anche l’autunno è una stagione come si deve, a patto di ascoltare almeno due volte al giorno Brill Bruisers, il nuovo disco dei New Pornographers: