giovedì 29 dicembre 2011

Il sale, il pane, lo sfincione


 

Raccontare Palermo è facile. La città offre molteplici spunti di discussione, di riflessione, di polemica. Polemica, soprattutto. Se vuoi comincio, ma se comincio non la finisco più.

 

Per raccontare Palermo, ad esempio, si può cominciare dalla strada. La strada, i rumori, il traffico, le marmitte, il cibo. Tempo fa alcuni amici che erano stati a Palermo non mi dissero, come fanno quasi tutti, Ah Che Bella Città Non Me L’Aspettavo Così Bella. Non mi dissero, come fanno quasi tutti, Ah Che Buoni I Dolci La Cassata E I Cannoli Mangiati A Palermo Sono Un’Altra Cosa. No. Mi chiesero: Scusa ma perché a Palermo ai semafori vendono il sale? Io, che per tutta una vita ero cresciuto con gli ambulanti che bussavano ai finestrini abbanniando TRE PACCHI DI SALE MILLE LIRE, non mi ero mai posto il problema. Scrollai le spalle e risposi: E si vede che il Sale di Palermo è più buono.

 

Tre pacchi di sale mille lire. Mi è tornato in mente ieri, mentre camminavo sul marciapiede che da via Aquileia porta a viale Lazio, e ho visto un signore che trafficava su un’APE parcheggiata in doppia fila e carica di pacchi di sale. Il signore ne ha presi una decina e poi si è infilato tra le macchine incolonnate offrendoli ai guidatori. Ma non urlava, come ai miei tempi. No. Ai miei tempi era Tre pacchi di sale mille lire. Chissà oggi. Avrei voluto avvicinarmi e chiederglielo, ma ero troppo preso da un interrogativo che rimbombava nella mia testa: Già, perché negli altri posti del mondo al semaforo si vendono i fazzoletti e qui invece il Sale?

 

C’è poco da fare, il pane del posto di dove siamo nati e cresciuti è più buono. Non importa dove siamo e saremo stati, quello è il pane. Almeno, per noi vere genti di meridione è così. Gli altri non so e non lo voglio sapere. Il pane. Se mai verrai in visita a Palermo un giorno che è festa di Santi e Santuzze e tutto è chiuso e in giro non c’è nessuno che sono tutti a casa a mangiare, sappi una cosa: il pane a Palermo non manca mai. Non ti stupire dunque se imbocchi un qualsiasi viale o vialone e trovi una macchina, possibilmente una Renò 4, col cofano di dietro spalancato e decine, centinaia di FILONI di pane che sbucano dal portabagagli. Quello è il pane più buono del mondo. Sì, il pane del giorno di festa venduto in mezzo alla strada con le macchine che passano.

 

E ora ti porto nei pressi di una cosa che si chiama sfincione. Forse ne hai sentito parlare, forse no. Foto non te ne mostro. Non rende bene. Come molte delle foto delle cose che si mangiano. Lo sfincione è una cosa semplice che vive di qui e ora. Arrivi, ne prendi un pezzo, lo mangi e te ne vai. Come dici? Ti sembra un po’ esagerato venire a Palermo solo per mangiare lo sfincione? Quante cose non sai. Nessuno può dire di aver realmente vissuto se prima non ha mangiato lo sfincione. Già. Se ci tieni a saperlo, ti dico che lo sfincione per me è pomeriggi di primavera, seduto a fare i compiti, mentre da lontano arrivano echi familiari: Chistu è ‘u sfinciuni, chi ciavuru. Il carretto passava e quell’uomo gridava SFINCIONE. Le madri di famiglia si affacciavano, buttavano il panierino e consavano la merenda per i bambini. Oppure scendevano dal signore che vendeva lo sfincione, pagavano e quello ricominciava i suoi giri. Io credevo che il signore che vendeva lo sfincione col carretto era sempre lo stesso che si girava la città vendendo sfincioni e urlando al megafono Chistu è ‘u sfinciuni. Un giorno scoprii l’amara verità, e cioè che il signore che vendeva lo sfincione non era uno solo, ma cento, mille, tanti. E che il jingle era sempre lo stesso, una specie di franchising dello sfincione, registrato su un nastro sparato a tutto volume. Come l’arrotino, solo che l’arrotino fa altre cose. Ci rimasi male, troppo male. Non la volevo la verità. Io volevo solo continuare a pensare che il signore che vendeva lo sfincione si faceva tutta la città col suo carretto e ogni tanto passava sotto casa mia, mentre facevo i compiti, e gridava Chistu è ‘u sfinciuni, chi ciavuru.

 


    giovedì 24 aprile 2014
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