giovedì 31 ottobre 2013

The Good Wife a punteggio pieno


 

Ci sono serie televisive che migliorano di stagione in stagione perché sono riuscite a costruire un’impalcatura talmente solida che, a un certo punto, possono permettersi il lusso di decidere i tempi e i modi  della propria libertà creativa senza sottostare, apparentemente, ai dettami dei classici racconti televisivi. Nessuno potrà loro rimproverare nulla, perché nulla è lasciato al caso, e perché tutto non può che andare come deve andare. Il cammino è tracciato, e bisogna solo attendere che si compia il destino a tripla mandata di Autore, Personaggio e Spettatore. Come una bomba a orologeria perfettamente congegnata, l’esplosione sarà puntuale e deflagrante. Non come quei telefilm da quattro soldi in cui l’eroe riesce a staccare il filo rosso (o quello blu?) a un secondo dalla fine. No, le serie che migliorano di stagione in stagione sanno che c’è un tempo per la paziente e maniacale semina dei conflitti, e un tempo per il raccolto, al termine del quale termini come sovrabbondanza, o forse dovremmo dire perfezione, non sono certo stati inventati a caso.

 

 

A Florrick

 

 

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domenica 28 aprile 2013

We all missed something that day


 

Homeland Saul

 

 

Ty Mattson è un, sto citando, graphic artist. Il suo studio, Mattson Creative, si occupa di “visual language for vibrant brands”. E, tra questi brands, c’è anche una signorina bipolare che si chiama Carrie Mathison. Qualche mese fa Mattson, ispirato dall’hobby preferito di Carrie (la musica jazz) (l’altro è piangere. Carrie piange sempre. Claire Danes piange sempre. Carrie e Claire piangono sempre. “Carrie, dimmi perché piangi, di felicità?” “Che domande, io piango di Brody”), insomma ha creato una serie di Vintage Jazz Record Covers. La mia preferita è quella che ritrae un pensoso Saul (Saul di Homeland è il mio personaggio preferito di Homeland). Tracce di notevolezza anche nelle altre:

 

Homeland Jazz Cover

 

 

E a proposito di brand. Tempo fa CBS chiese a Mattson una serie di, ehm, poster su quelli che una volta si chiamavano telefilm (avanti Cristo) e quelle che oggi si chiamano serie (dopo l’Internet). Sì, lo so (CBS? CBS: non guardate me), ma dopo il salto dolci ricordi di un aereo che cadde su un’isola e la gente, incredibile, sopravvisse. Più o meno.

 

 

Cbs

 

 

Mary Tyler Moore

 

(Per i più piccolini all’ascolto: Gilligan’s Island, I Love Lucy e The Mary Tyler Moore Show)

 

 

2broke

 

 

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domenica 24 febbraio 2013

La due giorni Kyle MacLachlan


 

 

The Good wife 4×14: Red team, blue team
How I Met Your Mother 8×17: The Ashtray

 

 

Cosa vuol dire se, nel giro di due giorni, uno degli attori che ha fatto la storia della televisione compare come guest in due tra le tue serie preferite di molti tempi? Semplice coincidenza o un segno del destino, come lascia intendere Mentana quando twitta che il seggio delle donne con le minne di fuori è lo stesso in cui ha studiato alle medie?

 

 

(Josh Perrotti: Oh, would like a BISCOTTI?
Elsbeth Tascioni:  Well, yes, I would. I love BISCOTTI)

 

 

Perrotti, La Guardia, Tascioni. Sì, i segni del destino esistono. Che poi, voglio dire, se ci mettiamo a fare l’elenco delle serie in cui Kyle MacLachlan ha fatto la guest, il recurring o lo sparring di Marcia Cross non la finiamo più. E se lo chiamano così spesso non è solo per shakerare la tumblrsfera, vuol dire che è bravo. Ma se è bravo perché se penso a Martina Garretti mi piglia un certo non so meh? Forse non è così bravo abbastanza. O forse era solo la Lynch touch, come d’altronde sa bene Lara Flynn Boyle, che ci illuse in quel film con Josh Charles e poi niente più.

 

 

(Alicia: What are we gonna do?
Will: I don’t know. It was a weak moment
Alicia: I know
Will: We should avoid being alone together
Alicia: Yeah
Will: Ok
Alicia: I’m sorry, Will
Will: About what?
Alicia: Oh, I don’t know. What am I not sorry about?
Will: It’s life. We’re in constant danger of running off the road)

 

(Ma lo splendore di questa serie, ma lo splendore!)

 

 

 


mercoledì 17 ottobre 2012

50 sfumature di Kalinda*


 

Dunque riecco The Good Wife, la nostra serie-not-cable preferita. Partiamo da una considerazione nuda e cruda: gli ascolti non sono buoni. Anzi, sono i più bassi di sempre. Tra i drama Cbs, peggio vanno solo The Mentalist e gli scarti del venerdì. Not cool. Ma la stagione è lunga (purtroppo?).

 

 

 

 

 

The Good Wife 4×01, I fought the love (8.5)
The Good Wife 4×02: And the law won (8)
The Good Wife 4×03: Two girls, one code (7.5)

 

 

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venerdì 4 maggio 2012

The Good Wife 3×22, The Dream Team: gli 11 migliori momenti del season finale


 

Qualche giorno fa, a un party esclusivo di quelli esclusivi, chiacchieravo amabilmente zampillando lingue a casaccio con un regista e sceneggiatore australiano. Si parlava, you know, di come si scrive un episodio, vita e morte di un povero cliffhanger, chi facciamo crepare questa stagione, cose così. A un certo punto gli ho chiesto: ma quando hai scritto il finale della tua serie avevi già in mente come avresti continuato nella successiva? Lui mi ha risposto dicendomi una cosa che già Vince Gilligan mi aveva confessato al quarto banane e lamponi corretto (ma che non ripeterebbe mai in pubblico), e cioè: Manco per un cazzo. Intanto scrivi il finale, poi vedi come reagiscono i fans, ti fai un giretto sul forum di Itasa e sui tumblr di quegli sciroccati e poi, tra tre mesi, ci ritroviamo nella sala scrittura e Boh, qualcosa tireremo fuori dal buco.

 

 

Ora. Non so se i coniugi King siano dello stesso parere. Magari hanno pianificato tutto per filo e per segno per la prossima stagione (l’ultima?). Fatto sta che siamo già al terzo season finale di The Good Wife e un’idea di come vada il mondo in quelle testoline ce la siamo fatta. E cioè: ok, va bene. Prima la telefonata di Will, lo zampino della comare Eli e lo ‘Show me the plan’ (Will, Alicia voleva dire ‘Show me ‘stocazzo’ e ci hai messo un anno sano a capirlo, vabbé); poi la trombatina mentre Mika se la canta e se la ricanta e Alicia Un Dito In Boca Può Servire Sai. E ora siamo qua, Alicia indecisa tra la Sacra Famiglia e un ?, e Kalinda in bilico tra lo svuotare il caricatore contro lo spioncino e un boh a metà tra i Coen e Kevin Williamson. E poi? Progetti per il futuro? Fate scoppiare questo bubbone chiamato Kalinda, come vi pare, ma fatelo scoppiare. Ma per il resto un sonoro chi se ne frega, non è questo che vogliamo da The Good Wife. Anzi, riformulo, your honor, non è questo che The Good Wife può darci. E cosa, allora?

 

Il miglior qui ed ora possibile, il pretesto che si fa sublime, la coincidenza che si fa motore determinante di eventi, le strizzatine d’occhio a chi non s’è mai perso una scena, Martha Plimpton e Michael J. Fox che vanno e vengono, generi che si mescolano, transizioni-tutte-un-fremito: oh, sai che c’è?, intrattenimento e stupore possono ancora stare nella stessa frase. God bless The Good Wife e non ne parliamo più.

 

Anzi no. Adesso, in no particular order, per chi l’ha vista e per chi c’era, gli 11 migliori momenti di The Good Wife 3×22, The Dream Team (Ah, se sei arrivato qua solo per cercare la canzone di questo episodio e non te ne frega niente del resto: la canzone si chiama Real Love, dei Beach House, l’ho trovata con Shazam. Per tutti gli altri, invece, ne parliamo più avanti nel post. Di Alicia e Will, non di Shazam).

 

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venerdì 24 febbraio 2012

The Good Wife 3×15, Live from Damascus


 

 

The Good Wife 3×15, Live from Damascus (6)

 

Puntata bizzarra, in cui dall’inizio alla fine persiste una sensazione disturbante di ‘c’è qualcosa che non quadra’. Probabilmente l’affastello di cose, che qui supera la soglia di allarme. Tanta roba, troppa roba? Forse.

 

La diretta continuazione dall’episodio precedente; la canzone sui titoli di testa; l’assenza di Alicia (c’è, ma non c’è); il marchio di fabbrica dell’Ancoraggio all’attualità, stavolta ancora più fortuitamente stringente del solito (La Siria era la prima notizia in tutto il mondo proprio nei giorni di trasmissione dell’episodio); Kalinda e il suo amico siriano che arriva così, senza spiegazioni (normalmente il supertalento di Kalinda, ai limiti della Wonder Woman, copre molto e semplifica la scrittura, stavolta uhm, no: il Vabbè, è Kalinda non può essere panacea di tutto); il triangolo di Eli che sta prendendo la direzione che sospettavamo, e cioè l’uscita dalla tangenziale verso il “Telefilm nel telefilm” (davvero? Dopo tutti i carpiati per ottenere l’unità di luogo?); la storia della blogger siriana lesbica (che non era né siriana né lesbica) bruciata così; tutta questa voglia di radiare Will, roba che ci poteva costruire un po’ più di respiro attorno e invece no (dopo il sollievo di inizio episodio non c’è stato praticamente il tempo per empatizzare con Will e la sua mazza da baseball); i ricorrenti Rita Wilson (in Tom Hanks), John Benjamin Hickey (The Big C) e, soprattutto, Denis O’Hare nei panni del giudice Abernathy Viva Occupy:

 

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venerdì 3 febbraio 2012

Wendy Scott-Carr te ne devi andare, e ringrazia che la mia assistente ti ha pagato il parcheggio


 

The Good Wife 3×13 Bitcoin for Dummies (6,5)
The Good Wife 3×14 Another Ham Sandwich (8,5)

 

 

Discreta doppietta, con Bitcoin for Dummies nell’ingrato compito che abbiamo noi che ci chiamiamo Puntate Di Transito In Cui Non Succede Nulla e quel che poco che succede è per chi vuole abboccare all’amo. Another Ham Sandwich, lo dice anche il titolo, è di ben altra pasta, e ha il marchio doc delle puntate à la Good Wife. Crescendi su crescendi, tifo da stadio, collezione di scene-fatte-apposta-per-farci-urlare, tag unica di episodio che potremmo etichettare come: umiliazione. Kalinda che chiama-il-dolore, Alicia, la stessa Wendy Scott-Stronza.

E poi l’interrogatorio di Diane, il ballo di Will e Diane, Eli META META META. A proposito, torna antico vizietto di fare le linee parallele di Eli che vanno dritte per la loro strada, la stessa strada che porta a Betty Draper. L’anno scorso mezza stagione è andata via così. Molti UHM. Alan Cummings è un mostro di bravura (deve giusto tenere a bada un po’ di overacting ogni tanto) e va bene così, la presenza di Alicia come specchietto serve a legare il tutto e va bene così, ma stiamo in campana, altolà alle linee che finiscono in vicoli senza uscita. Non è che siccome sei il nostro telefilm preferito vuol dire che abbiamo le fette di prosciutto sugli occhi. Comunque, in attesa di scoprire se Will *davvero* si trovi al sicuro e se Cedrata Tascioni abbia esaurito il proprio ciclo (prossimo episodio il 19 febbraio, true story), ecco a voi:

 

I MIGLIORI MOMENTI DI THE GOOD WIFE 3×14
(attenzione, vietato ai minori, si parla anche di fellationi)

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    giovedì 24 aprile 2014
  • EnchantéBenjamin-Isidore-Juveneton-insta La Cité de la Mode et du Design è uno dei luoghi meno parigini e più londinesi della città (senza che nessuno, di qua e di là, si offenda). Negozi di design, street food, il museo de l’Art Ludique (che in questo momento ospita la mostra L’art des super-héros Marvel). E, fino ad agosto, Enchanté, continua...