giovedì 24 maggio 2012

Myrta Merlino ti mantiene il cervello bello guizzante


 

 

La prima volta che ho sentito il nome di Myrta Merlino ero a casa mia, sul divano, quando un vecchio giorno sta per finire e uno nuovo sta per cominciare. Non riuscivo a dormire e stavo guardando uno dei programmi di Marzullo, quello sui libri. Un programma bellissimo. Marzullo, come al solito, era in piedi (qualcuno, in tutta coscienza, può dire di averlo mai visto seduto?) e faceva quel gesto con la mano e con il braccio, quel gesto che fa Marzullo quando deve spiegare qualcosa – una specie di semicerchio nell’aria, cui segue una sistemata agli occhiali – e intanto la regia staccava su questa piacevole donna, bionda, abbronzata e col cipiglio di chi ne sa. Mi sono chiesto E mo’ questa chi è?, e proprio in quell’istante Marzullo, che è bravissimo, mi ha risposto: Questa è Myrta Merlino.

 

Continua a leggere

 


domenica 8 aprile 2012

Signora, si butti!


 

Stamattina mi sono alzato che era quasi mezzodì. Mentre facevo colazione ho aperto la televisione e ho messo su Raidue. La televisione del mezzogiorno, così come quella del mattino e del pomeriggio, è una cosa che non va vista, mai. Una volta che ci caschi dentro, uscirne, poi, è complicatissimo. La repulsione va di pari passo col sublime e senza nemmeno accorgertene ti ritrovi tutto avvolto da una sostanza gelatinosa e appiccicosa, tipo bava di mostro, che rende inane ogni sforzo. Come quando in autostrada c’è un incidente e tutti rallentano per guardare: pure tu rallenti, e anche se non vuoi rallentare, devi rallentare lo stesso che quello davanti a te ha rallentato, e così, già che rallenti, butti un occhio all’incidente e l’incantesimo dura finché non c’è qualcuno che ti dà un colpo di clacson che ti riporta alla realtà. Il mio incidente di stamani si chiama Mezzogiorno in Famiglia. Il colpo di clacson, invece, la Benedizione Urbi et Orbi del Santo Padre.

 

Continua a leggere

 


domenica 26 febbraio 2012

La prima puntata di The Voice France: trionfo da 9 milioni e 38%, molta Adele e un pizzico di Lana Del Rey


 

Ieri su TF1 è andata in onda la prima puntata di The Voice France. 9 milioni e 200mila spettatori, 38% di share. Game, set, match.
Nessuna sorpresa, d’altronde. TF1 non ha rivali nell’intrattenimento e può permettersi di mandare al sabato sera un programma di puro montaggio, abbastanza ripetitivo, senza quasi interruzioni pubblicitarie (la prima dopo un’ora di prime time) e sbancare ugualmente l’audimat. Altri mondi.

 

Poche differenze rispetto alla versione americana. La più grossa, étant donné il ruolo nullo del conduttore, sta nella giuria. Qui, in ordine di dischi venduti: Florent Pagny (mec, désolé, tu ringard), Garou (già Quasimodo nel musical di Richard Coccianté) (Sì, qua si chiama Richard), Jenifer (già vincitrice della prima Staràc) e Louis Bertignan, chitarrista dei Téléphone e già molto schifato da tutti i concorrenti (Ma chi è questo?).

 

 

Il format (audizioni al buio + talent-puro-con-sfide) vive in questa fase di due emozioni: le facce che fanno i giudici quando si accorgono di aver scelto dei freak e le suppliche che gli stessi giudici fanno ai concorrenti per essere scelti. Quindi, tanto per cambiare, i giudici sono fondamentali per la buona riuscita del programma (e qui, dettaglio, danno del VOI al concorrente). Per ora il ruolo dello scoattatore è tutto di Garou, che dopo cinque minuti aveva già due concorrenti e chiamava Standing Ovation come non ci fosse un altroieri (Garou è canadese e parla un francese buffissimo) (A quanto pare in ogni talent francese ci deve essere per forza un giurato canadese) (Boh).

 

Continua a leggere

 


lunedì 23 gennaio 2012

Il cupio dissolvi di Mediaset


 

Tempo fa, da qualche parte, ho letto questa teoria secondo cui l’obiettivo più profondo degli uomini politici non è la vittoria ma la sconfitta. Ci ho ripensato stamattina leggendo i dati auditel di ieri sera: Canale 5 e Centovetrine hanno fatto il 12,93%, Italia Uno e Chiambretti Sunday show il 5,16%. Ecco, se non la ritenessi un’assurdità, penserei sul serio che Mediaset si stia impegnando a fondo per rovinare tutto. Un’assurdità? Eppure le evidenze sono sotto gli occhi di tutti. Basta guardare la parabola dell’ultimo anno e mezzo, in cui è stato bruciato un tesoretto di affezione che durava da 30 anni. La muzika è davvero cambiata, la gente-da-casa sembra aver smesso di voler bene al marchio, e in alcuni casi lo rifiuta come fosse la peste (non a caso parlo di amore e di marchio). Se Raiuno, dopo un periodo opaco, è di nuovo in carreggiata (ridimensionata nel nuovo scenario televisivo post-tante-cose, ma sempre leader), l’immagine che restituisce Canale 5 è quella di un pugile suonato all’angolo del ring che guarda l’avversario e supplica: ti prego, dammi altre mazzate.

 

Togliendo i programmi nati nel secolo scorso o giù di lì, lo scenario è talmente disarmante che si fa fatica a crederci: nessuna innovazione, scelte di palinsesto illogiche, clamoroso ritorno alla differita-e-alla-registrata, magazzino talmente vuoto da far ricorso a repliche peraltro sospese dopo venti minuti, strategie di cortissimo respiro. Certo, la crisi, il budget, quello che volete. Ma i nanoshare non si spiegano solo così, lo sappiamo bene. Mediaset è un’azienda di professionisti uno meglio dell’altro. E allora? Da dove arriva questo improvviso cupio dissolvi? Qual è per esempio la ratio che sta dietro allo snaturamento di un prodotto come una daily-soap buttata in prime time come non ci fosse mai stata un’Agnese Nano? Che senso ha confermare un’offerta come quella di Chiambretti che tutti i segnali davano per perdente? Non sarà che mandare al massacro conviene (oggi) per giustificare (domani) decisioni impopolari? Ecco, se fossimo gente che vuole salvare il mondo cercheremmo delle risposte per capire e per aiutare, ma siccome siamo grandi fan del vivi-e-lascia-vivere, oh Mediaset, se ci tieni tanto a suicidarti fai pure, non saremo certo noi a fermarti.

 


venerdì 30 dicembre 2011

X Factor 5, la semifinale: Francesca, Antonella, Antonella, Francesca


 

Quando ho letto che l’inedito di Francesca Michielin era stato scritto da Elisa Toffoli e Roberto Casalino (Caterina Caselli, se davvero c’è la tua longa manus dietro, portaci Francesca a Sanremo, all’Olympia di Paris, alla Casa Bianca a cantare per le figlie di Obama, dove ti pare) ho tirato un sospiro di sollievo: sì, i nostri timori erano infondati e no, Nicole Tuzii non era The Prescelta.

 

Francesca Michielin, Antonella Lo Coco.

 

X Factor fa onore alla propria tradizione di Nostro Talent Preferito Evah e tira fuori una semifinale eccellente che riscatta quasi del tutto una prima parte di stagione opaca, a tratti sciocchina, spesso noiosa. Ritmo, tensione, colpi di scena, una conduzione finalmente non monocolore: Alessandro Cattelan, tu che sei il Nicole Tuzii della conduzione, tu che non ne sbagli mai una, tu che becchi le note alte e quelle basse, tu che sei bravissimo, sappi che al momento del tilt, quando sei andato un attimo in tilt, hai guadagnato mille punti simpatia. Come dice il Sommo Aedo Castoldi, della perfezione a volte non sappiamo che farcene. Sbavature, or it didn’t happen.

 

Ma, e soprattutto, la serata ha regalato cinque inediti come mai si erano visti su quel benedetto palco. A prescindere da gusti personali e valutazioni di mi arriva non mi arriva, non si può dire che non fossero pezzi azzeccati: cinque soggetti, cinque cose chiare. Ognuno, una cosa. Alla fine il pubblico-per-una-sera-affatto-bue, in una rara comunione di sentimenti e con social-sfere e giustizie divine, premia i tre pezzi più riusciti e bella lì. Certo, gragnuola di cuori, amori, lasciamenti e aggettivi. Certo, alzi la mano chi, cresciuto nei ’90s non ha pensato a, che ne so, 99 posse, Meg, Elisa, Marina Rei, in ordine di attribuzione, ma chi se ne frega. Verrebbe da dire che la platea più raffinata di Sky ha fatto la differenza, ma fino a un certo punto: l’anno scorso, su Raidue, a trionfare era stata Nathalie Giannitrapani, forse l’unica vera proposta di qualità. Quindi? Quindi niente, quest’anno c’era più qualità e la finale è quella più giusta e più meritata. Jessica Mazzoli troppo (o troppo poco) borderline, Nicole Tuzii troppo (troppo) noiosa, mai davvero in grado di cambiare marcia.

 

Dunque Antonella Lo Coco, Francesca Michielin. Forse la prima ha più bisogno di una vittoria (l’età, la vita che va) e ha dalla sua una maggiore spendibilità dentro e fuori dal palco. Presente mentre il danzatore la sbatacchiava a destra e manca con lancio di microfoni e coefficiente di tommassinità mille? Ecco. Francesca, da par suo e anche ieri, ha dimostrato che può stare in mezzo a molte cose, e con l’inedito ha messo un gigantesco Punto e a Capo (best emozione dell’annata? Sì). Insomma, per la prima volta da che mondo e X Factor, due papabili vincitrici uguali e contrarie. Vinca l’una o vinca l’altra, per noi è uguale. Ah, giusto, i Moderni. I Moderni sono davanti a un bivio: o fare come le furon Yavannah, agnellini sacrificali sull’altare del Dai, levatevi, lo scherzo è bello quando dura poco, o come le inglesi Little Mix, che all’ultimo X Factor Uk hanno trionfato con un pronostico che sembrava chiuso. Ma gli umori sono diversi e no, una vittoria dei Moderni non è una eventualità che vogliamo prendere in considerazione.

 

Francesca, Antonella, Antonella, Francesca: sarà una finale coi fiocchi, ce la gusteremo.

 


venerdì 9 dicembre 2011

X Factor 5, la quarta puntata: Elio, ti siamo vicini


 

X Factor ItaliaTra nuovi blog in costruzione, vacanze incipienti, Immacolate Concezioni che non lo erano ovunque, Noel à Paris e cieli offuscati da pisciatedde d’acidduzzo, poteva mancare il recap del nostro talent preferito? No.

 

Partiamo con la TOP TRE della puntata:

 

1) E se lo dite voi che ci mangiate assieme
Ventura, parlando all’orecchio di Paola Folli: Arisa non capisce un cazzo
Folli (non inquadrata): Gneohh

 

2) Promesse da marinai in quel di Assago
Flashback: quest’anno siamo a Sky e finalmente possiamo fare X Factor più simile all’originale inglese
cut to:
Cattelan: la prossima puntata gli ultimi tre andranno in ballotaggio e sarete voi Pubblico Da Casa, a decidere i due eliminati

 

3) Profezie che si autoavverano. I migliori hanno sempre contezza.
Cattelan: Elio, il rischio è di rimanere con un solo talento in gara
Elio: No, il rischio è di andare al ballottaggio con due artisti

 

Tacendo di polemiche pretestuose e di poveri blogger lasciati al freddo e al gelo, vorrei invece sottolineare il grande omaggio chiesto e ottenuto da Morgan per Davide Papasidero. Un addio alle scene con tutti i crismi: apertura di puntata, David Bowie, cose così. Raro privilegio concesso in passato, per esempio, alla mai abbastanza dimenticata Duorina Leka.

 

E ora, al grido di Il Signore Iddio ci ha dato i voti da 0 a 10, Usiamoli
ecco le tabelline degli artisti in gara nel nostro talent preferito del nostro cuore:

 

PRIMA MANCHE

Continua a leggere

 


venerdì 2 dicembre 2011

X Factor 5, la terza puntata: Morgan cerca in tutti i modi di farsi nuocere e ci riesce benissimo


 

X Factor ItaliaIntro. No, non cadremo nel tranello dell’astuto Castoldi: Morgan, prenderti sul serio significherebbe dover pensare pensieri spiacevoli su di te. Noi invece preferiamo conservare nei nostri cuori il ricordo di un bravo musicista, che a X Factor fa vincere tre contestanti in tre edizioni, che ci fa riscoprire canzoni che avevamo dimenticato e ci spiega cose che non sapevamo. Del paranoico che inneggia al complotto non sappiamo che farcene. Marco, il mondo non ce l’ha con te: hai solo dei concorrenti scarsi.

 

 

giudiciGiudici. In affanno. Elio, così soave nei quotidiani, nella vita e nei suoi per sempre, non riesce nelle dirette a essere incisivo. Come biasimarlo, in quella banda di matti. Ma il programma ha bisogno di ossigeno, Elio è l’unico che può darlo: il punto è che il Nostro sembra fregarsenecazzi. Arisa, dopo le regressioni delle puntate precedenti, si rifugia nel confortevole cantuccio del Non mi faccio notare che è meglio. Di Morgan abbiamo già detto (per amor di buon gusto facciamo finta di non aver sentito le battute stile Pierino: Morgan, vuoi essere il nuovo Alvaro Vitali? Ecco, allora piantala, adesso, ieri). In tutta questa stoltezza Ventura spicca come non ci fosse mai stato un Mi Arrivi. È questo che vogliamo? No.

 

 

Show. Alla vigilia Fiumi di inchiostro sprecati per l’assenza di balletti e ballerini e coreografie. Ok. Come quando Milo e Lorena promettono ‘Mai più serial killer e assassini efferati alle due del pomeriggio, solo la Famiglia, Vera Architrave Dell’Universo’. Certo, come no. Dunque puntata Disco Party con un Corpo di Ballo Variamente imporchito tra culi a pizzo e ‘infiniti’ disegnati là dove di solito battono troppi carboidrati. Ma soprattutto Tommassini Scatenati. Finalmente qualcosa di cui discutere.

 

Dance Disco Party mi chiama subito Madonna. Apertura All Together sulle note di Hung Up. Una banda di errabondi ubriachi che non azzecca note manco sperandolo. La regia che inquadra gente a muzzo che passava di là. Un bell’inizio, non c’è che dire. Vogliamo fare un confronto con le aperture di X Factor UK? No. Anzi. Chi ha detto X Factor Uk? Alessandro Cattelan batte Dermot O’Leary nella sfida: Io faccio Gli Ingressi Danzanti Meglio Di Te (non che ci volesse poi molto). Il Bravo Conduttore Cattelan rispolvera poi il proprio passato da musicista, fa quelle cose con la bocca che faceva Fiorello al Karaoke (e poi Dario Bandiera al Costanzo Show) e infine introduce la pazzesca serata promettendo ‘emozioni’ e ‘pulsioni’. Le solite promesse da marinaio.

 

E ora, al grido di:
1) Il signore Iddio ci ha dato i voti da 0 a 10, usiamoli, e
2) Se decidi di ballare mentre canti e poi ti viene il fiatone non pensare di farla franca

 

ecco le PAGELLE dei contestanti di X Factor Italia 5×03

 

PRIMA MANCHE


Continua a leggere

 


Post precedenti

    sabato 1 marzo 2014
  • El Clásico PSG-OM In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta continua...