domenica 26 luglio 2009

Perché nessuno mi ha detto che gli Skunk Anansie si sono riuniti? E che Francesco Mandelli è il frontman di un gruppo?


 
Oggi mi va di parlare di musica. E quindi gli Skunk Anansie hanno fatto la reunion per un nuovo disco di best of con tre inediti. Già odio le reunion, figuriamoci le reunion per fare i best of! Insomma: io non approvo! Però poi mi passa subito. Skunk Anansie. Ah, quanti sogni, a 17 anni, con gli Skunk! Charity, Weak, Hedonism -novantasette!-, Brazen, e poi quasi tutto Post orgasmic chill, da Secretly a Lately a Follow me down. Due cose: uno) a me piacevano molto di più le tracce morbide, ovviamente; due) gli Skunk avevano fatto questa cosa magnifica di ritirarsi al culmine del successo. Quindi: perché?

E a proposito di perchè. Ieri sera, mentre sbocconcellavo riso pollo e funghi, su MTV davano un TRL -ahhh- live from Roma che non ho capito bene se fosse in diretta o registrato. Di sicuro un ultimo colpo di coda prima della Fine. Tra un Luca Napolitano e un Contest per scegliere la migliore grùpi dei LOST, parte la Premiere di un video nuovissimo di zecca. Video di un gruppo, gli Orange, il cui frontman è Francesco Mandelli alias il NONGIO. Alcune cose: uno) A me il Nongio non è mai stato sul cazzo, come al resto del mondo, anzi. due) E nonostante abbia recitato nei film di Veronesi e nei cinepattoni; tre) il video e la canzone non mi dispiacciono neanche! Quindi: che mi succede?

Poi ho scoperto con mio sommo raccapriccio di non aver mai scritto il post definitivo sulla migliore musica del 2008. Rimedio:
Miglior disco ingl-britannico:  Viva la vida, Coldplay
Miglior canzone ingl-britannico: It’s my own cheating heart that makes me cry, Glasvegas ma/ anche My mistakes were made for you, The last shadow puppets
Miglior disco americano: Carried to dust, Calexico
Miglior canzone americana: Walls, Beck, ma anche Skinny Love, Bon Iver
Miglior disco italiano: La stagione del cannibale, Amor Fou, ma anche Amen, Baustelle
Miglior canzone italiana: Il nemico, Paolo Benvegnù (che è anche nella top five del decennio, sicuro)

Detto questo, per portarmi avanti con le classifiche, faccio il punto della situazione sul 2009. Il punto! della! situazione!

Dischi ingl-britannici davvero degni di nota, per adesso: To lose my life, White Lies; Two suns, Bat for Lashes; Music for men, The Gossip; Tonight: Franz Ferdinand, Franz Ferdinand; Battle for sun, Placebo; Sunny side up, Paolo Nutini.

Dischi americani davvero degni di nota, per adesso: Lost Channels, Great Lake Swimmers; Far, Regina Spektor; The pains of being pure at heart (omonimo); Hombre Lobo, Eels;

Dischi italiani davvero degni di nota, per adesso: L’amore non è bello, Dente; La carne, Valentina dorme.

Da segnalare anche una traccia che si candida a best canzone-piumone del 2009 e forse anche di più: Fino a qui tutto bene, di Roberto Angelini (l’album per ora è rimandato).

(Come al solito la Gran Bretagna se la comanda).
Appena ho tempo metto qualche link ai video così viene meglio. Potrei addirittura fare qualche cassettina.

 


mercoledì 31 dicembre 2008

Alla televisione hanno detto che per non so quale strano motivo questo 2008 durerà un secondo in più del normale. Per carità!


 

quelli che dicono l’anno prossimo vado a letto alle dieci
non li sopporto
sono come quelli che dicono se mi lasci mi ammazzo
ma poi non lo fanno
che gente

 

dice: tieffemme tu hai un compito fondament- devi comprare il salmone, i tranci di salmone, devono essere alti un centimet- un centimetro e mezzo dai è facile che ci vuol-
io quando vado ad una festa o ad un veglione -treh! dueh! unoh!- la gente non mi dice mai tieffemme tu cucina la teglia di pasta al forno o l’arrosto colle patate, noh! perché la gente mi conosce e sa che anche le uova sode con me vengono scotte e così mi affidano i compiti pratici
sì ma non sanno
che cazzo vuol dire i tranci di salmone di un centimetr- un centimetro e mezzo?
mica gli posso dire al pescivendolo questa cosa dei centimetri! gli dirò salve signor pescivendolo voglio del salmone -some salmone ahah- siamo in dieci tipo e quello non gli parrà vero e mi porrà tre chili di salmone sulla bilancia e me lo mett-
ah, tieffemme, già che ci sai porta anche dello spumante
some spumante
eh sì la fate facile voi lo sapete voi cosa accade oggi tre!ntuno!dice!mba! negli ipermercati al reparto spumanti?insomma arrivo che c’è una ressa anzi non c’è la ressa c’è un crocchio di gente svagata che guarda per aria carrelli impazziti messi per traverso coppie smarrite gruppi di pischelli che aha fàmo ‘sta cena e: che spumante portiamo? già, che spumante si porta? io pe’ non sapere leggere nè scrivere arrivo mi faccio largo a spintoni e arraffo l’ultima di un brut che se ne stava lì da sola e senza prez-
secco, demi sec, dolce, umido, adatto ai dolci, venti euro, quattro euro e novantanov-
ma io, no, che cazzo ne so?
 
diciamolo con tutta franchezza: questo 2008 è stato una schifezza -schifezzah!- e prima se ne va e meglio

è mica un lamento. c’è stato ben di peggio -o ben di meglio- ma a furia di relativizzare chissà dove finiremo e chissà dove finirò. è che negli ultimi mesi la mia testa è stata come l‘iPod di ultima generazione che quando lo agiti un pochettino lui cambia canzone ecco la mia testa è così che se la agiti un pochettino cambia pensiero solo che quello precedente mica è finito e completato e così mi ritrovo con un pugno di mosche in pugno anzi no manco quello niente mi ritrovo con niente
tante cose cominciate
isteriche accelerate
improvvide frenate
ecco il tutausandeight in sette parolate.

detto questo. credo che stasera mi metterò un paio di baffi e una cravatta. solo che io il nodo alla cravatta non me lo so fare l’ho messa solo una volta la cravatta alla mia laurea che io ero il primo della seduta e alle otto e cinque eravamo ancora lì con mia madre che diceva io lo so fare fammelo fare figlio mio come sei bello con la cravatta mio padre che mi diceva te l’avevo detto che dovevi comprarti l’altra cravatta a righine e

auguri, gente. tante belle cose. ci si rivede l’anno prossimo.

stanno finendo gli anni zero e manco ce ne siamo accorti.

 


martedì 1 aprile 2008

questo è un post notturno, ma non proprio notturno, piuttosto uno di quelli che aspetta l’alba


 
ho sonno. non ho sonno. non riesco a stare a letto. mi alzo. sono scalzo. apro il frigorifero. la luce vicina al terzo ripiano illumina la cucina. la cucina è pulita. chiudo il frigorifero. prendo un cucchiaino. la mousse mela e mirtillo. anzi no, mirtilli. mi affaccio. il cielo è nero. non ci sono stelle. apro la bocca. faccio ‘ah’ con l’alito. ah già, è primavera. torno in camera. apro iTunes. inforco le cuffie. inserisco la parola ‘stars’ come chiave di ricerca. mi piace fare questo gioco. una parola d’ordine. stars. la prima è degli au revoir simone. poi ci saranno i devics. e poi ancora gli eels. the stars shine in the sky tonight. no, non è vero. iTunes procede in ordine alfabetico. io no. io vado a strappi. come un motore di una macchina troppo a lungo ferma. balbetto. tossisco. mi fermo. riparto.insomma tutta quella rottura di palle della crisi e sei già tornato? com’è? ho visto che aggiorni di nuovo il blog. come va? come stai? come tu? come su? come giù? come nì? come together. non so. non lo so. domande che si assomigliano. domande che si sanno. msn. sms. telefono. autobus. macchina. mi guardi dritto negli occhi. one of the brightest stars. james blunt. come stai? non lo so. sì sono tornato. che mi sono perso? che mi sono preso?

febrero. marzo. april. non è la vigne. giorni di bilanci. di bilance. di bilancieri. linee da tirare. da recuperare. da scoprire.

1- jovanotti ha scritto ‘a te’. aveva già scritto ‘per te’. forza e coraggio, ne mancano giusto sette: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.
2- dopo aver azzeccato leona lewis, mi sa che è il turno degli one republic.
3- adriano sofri ha scritto un pamphlet contro giuliano ferrara, intitolato contro giuliano. io l’avrei intitolato in un altro modo. ma si sa, l’amicizia.
4- è morto capitan findus, ma anche il doppiatore di eric forrester nonchè di skeletor.
5- la mia canzone preferita di questi tempi è the righteous path dei drive-by truckers. il mio disco preferito di questi tempi è you cross my path dei charlatans. path vuol dire sentiero, viottolo.
6- ad ‘amici’ tutti parlano del ‘posteggiatore abusivo’ primo in classifica che non deve vincere -e infatti vincerà il biondino che non arriva-, di regolamento-pongo, di televoti falsati, di puntate pilotate ad arte, ma nessuno, nemmeno il buon daveblog, si è reso conto della vera ignominia di quest’anno: il terribile mobbing perpetrato ai danni di steve e di lachance.

7- la reunion dei denovo a sanremo mette un punto -!- definitivo al concetto di ‘reunion tra gente che prima si odiava per colpa di un microfono’.
8- la parodia della santanchè da parte di paola cortellesi mette un punto -!- definitivo al concetto di ‘parodia’ e anche a quello di ‘duodeno della democrazia’.
9- xfactor su raidue mette un punto -!- definitivo al concetto di ‘spettacolo di qualità per pubblico generalista’. ma purtroppo il mondo non è ancora pronto per gli aram quartet.
10- morgan che fa la televisione mette un punto -!- definitivo al concetto di ‘contaminazione tra linguaggi pop’ -sì lo so sono parole grosse, ma un giorno capiremo che era così-
11- ‘I’m still here. can you hear me? I’ve always loved you I’m so sorry I love you I love you, too I don’t know where I am I’ll find you I promise No matter what I’ll come back to you I won’t give up I promise I promise I love y-’ Un certo telefilm mette un punto definitivo -!- al concetto di ‘storia d’amore più struggente della storia delle storie d’amore’
12- Lui: Si nasce soli e si muore soli e questo mondo ti affibbia una serie di regole per farti dimenticare questa realtà, ma io non l’ho mai scordato. Vivo come se non ci fosse domani. Pausa. Perché non c’è. Pausa. Lei: non avevo realizzato fino a questo momento, ma dev’essere altrettanto duro essere uomo. Pausa. Lei si alza e lui la aiuta a mettersi il soprabito. Lui: Quindi immagino che ci rivedremo ancora. Lei: Sì. E se ne va. Mad Men1×01 mette un punto definitivo -!- al concetto di ‘noir applicato al telefilm’.
13- i filmati cellulari senza pretese del mio profilo youtube sono stati linkati dai siti più disparati. tra cui un qualcosa che riguarda i perturbazione.
14- qualcuno -sì sì sto parlando proprio con te che batti l’indice sul petto- ben pensa di poter vivacchiare ai margini di tfm, copiando idee, stile, frasi, contatti. sorrido. compassione.
15- in -appena?- tre settimane di assenza dalla blogosfera ben 20 blog hanno cancellato il mio link dal loro blogroll. in un paio di casi sorpresa più che sorpresa. negli altri meglio così. ma molto meglio proprio.
16- sono tornato? sì sono tornato. come sto? credo di essere uscito dal loop. se lancio il boomerang adesso non mi importa più se torna indietro. se ne può pure andare affanculo.

ho cambiato la chiave di ricerca di iTunes. adesso è: reckoner.

e nel frattempo: buongiorno.

 


venerdì 1 febbraio 2008

Gennaio, ti credevi delle cose e invece no


 
C’è da dire che quest’anno non è partito esattamente con il piede giust-
ok, sono tornati i Baustelle e dopo approfondito e sostenuto ragionar et cantar ho statuito che Charlie fa surf mi piace tantissimo -cantare a squarciagola mentre guido e con il finestrino aperto mi sembra un indizio interessante, e questo pone una pietra ovviamente definitiva su tutte le polemiche e i blabla scatenatisi in rete- ok, è tornata anche la ex cantante dei Madreblu, tal Raffaella De Stefano -il nome meno artistico e sciccoso che si ricordi- e sentendo la sua voce mi son venuti in mente stralci di palermo, del ’97 e del ’98 e di roma e della mia prima casa di roma, e di persone che sono entrate, hanno abbondantemente sostato in my life e ne sono uscite, con più o meno livore, però a gennaio abbiamo già capito quale sarà la sfrantumanza del 2008, e cioè tal Leona Lewis con Bleeding Love e se avete già captato l’invasività di questa novellah Mariah -potevano chiamarla Leonah, già che c’erano- sapete che tipo di ombra inquietante si allunghi su questo 2008mese di galleggiamento. gennaio non mi è mai piaciuto no, no, non più di tanto. cioè mi pare che sia un mese che ti piglia per il culo e a me, di solito e sinceramente, non piace tantissimo, questa cosa. anche se poteva essere settembre come giugno come aprile. io ci ho il termometro per i periodi un po’ così che abbiamo noi che sopravviviamo un po’ così. il termometro sono i libri. i libri che inizio e che non finisco. quando inizio più di numero 4 libri contemporaneamente la campanella dell’allarme comincia a suonare. e io sono a numero 5. ad esempio aureliano buendia e arturo bandini. e non è solo una questione di omofonia e allitterazioni, no no

c’è stato un periodo in cui le invidie dei coinquilinati di tutto l’universo si abbattevano senza profitto né costrutto su questa casa e su questi amici e su queste vite. un’armonia e una grazia che ovviamente non avevano pari nella storia del mondo, il mondo che è paese, il mondo delle case in affitto, case di odio e di omicidio, di solito. una grazia che in casa si danzava, e si danzava anche fuori e si era amici sia dentro che fuori e ci si ubriacava di tutto, sempre e. se c’è una cosa che i libri mi hanno restituito è costringermi a contemplare il concetto di ‘fine’. fine. le cose finiscono. capita in tempo, nel giusto, come quando sei un grande scrittore o un fuoriclasse del calcio e ti ritiri a vita privata -magari muori- proprio nel momento più alto del successo. è raro, ma capita che uno esca di casa un attimo prima che arrivi il terremoto. oppure. oppure lo sfascio. si inizia con un granello di polvere. e si finisce a puntare il dito dall’alto in basso. si inizia che condividi il bagno, i corridoi e gli umori. e si finisce che sviluppi il super-udito. porta che si apre. porta che si chiude. chi sei? non esisti. e così accade che qualcuno resti e qualcuno se ne vada. accade che le cose, gli oggetti, i mestoli, lo scolapasta e i piatti che per un anno e mezzo hai dato per scontati, beh all’improvviso accade che scompaiano. erano miei? erano nostri? erano tuoi? è come un amore che finisce. un silente redde rationem, calmo e inflessibile, come un rubinetto che perde, e non te ne eri mai accorto, che perdeva, ma la goccia era lì, sempre lì, sotto gli occhi e sotto il naso, e poi, e poi è tardi, troppo tardi, e non hai voglia nemmeno di aprirla, la cassetta degli attrezzi. magari si aggiusta da solo. scompaiono, le cose. ma non tutte assieme. no, no, a poco a poco. a poco a poco, il ritmo di altre vite, le vite di altri, ormai. scompaiono, a poco a poco dunque, come in quel film in cui i ricordi vengono inghiottiti dal buio di una mente alla deriva. ed è questo dunque il sapore sdrucciolevole che avanza, quando si staccano pezzi di vita come pezzi di intonaco usurati dall’inettitudine e dal tempo -quello cattivo-. ed è questo dunque che accade. accade che una mattina tu ti alzi, ti muova per casa, e ti facciano male gli occhi. per quello che non c’è. e così, senza nemmeno pensarci, tocchi il muro. tocchi il pavimento. tocchi l’acqua. tocchi la prima volta che hai varcato la porta di casa. tocchi la gita al mare. tocchi il vento che scompiglia i capelli mentre un piede sporge dal finestrino che corre lungo viale trastevere. tocchi l’ospedale, le risate, i pianti e gli abbracci. tocchi i balli, le caviglie slogate e le parole che non c’era nemmeno bisogno di dire. e poi tocchi quello che c’è. il lampadario da sostituire e l’asse da stiro da comprare. tocchi il rubinetto che ha smesso di perdere e tocchi il resto, che continua a scorrere

 


martedì 8 gennaio 2008

TFM Awards 2007 / Musica # 1


 
And so it is. Puntuale come un orologio svizzero, tornano per la terza edizione -e sottolineo terza, l’ho già detto che questa è la terza, dopo la prima in cui questo blog lo leggevamo io e mia nonna e la seconda in cui lo leggevamo io, mia nonna e la vicina di casa di mia nonna?- degli originalissimi TFM AWARDS (2007). -Se fossi un blogger davvero à la page avrei fatto anche loghino e bannerino e tutto il resto, ma i’m very proud of my nerd-part!-. Anche quest’anno è stata durissima. La commissione, nelle persone di T, F & M,ha penato non poco prima di giungere ad un verdetto che fosse uno. Ma tant’è. Si parte con le migliori canzoni del 2007 -per prevenire obiezioni, ci può essere qualche rigurgito di 2006, ma che ci posso fare io, se il destino ha voluto così?- Ah, dimenticavo: immaginatemi con smoking, petto in fuori e voce stentorea, mentre leggo la classifica, le nominazioni e i winners. Via!MIGLIOR CANZONE STRANIERA -sono 41 non ce la facevo a scremare di più: all’inizio erano 67!-

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martedì 1 gennaio 2008

Con che stile comincia il bisestile


 
31 dicembre, ore 20 circa. Con il mio carico di: vino rosso, vino bianco, prosecco, grande scrigno di latta contenente imitazione di pandoro ripieno di crema al cioccolato, numero 4 immensi torroni -erano in offerta- assieme a Mandarina e Palatino busso all’interno 24 di piazza bologna. Salgo. Convenevoli, ciao ciao, ah-ah, stappiamo subito il bianco per piacere che la notte è lunga, ah-ah. Jou, ma chi aspettiamo? Devono arrivare ancora un paio di persone. Ah.ore 22- le persone non sono arrivate -e mandarina sinegghiùta- Ah-ah. Al settimo bicchiere di bianco pretendo stuzzichino. Stuzzichino sia. Io, Palatino e la ragazza di Aversa -che abita a Il Cairo ma anche a Parigi ma anche in altri quattro o cinque continenti- ci tuffiamo sul burro di arachidi. Più che altro loro, visto che io non l’ho mai mangiato in vita mia. Jou rimane a guardare. Non mi piace il burro di arachidi, dice. Io spalmo il burro di arachidi -lasciato da jenna jameson prima del ritorno negli etats unis- sulle fette biscottate aperte quando piazza bologna ancora non era in mano ai  calabresi- Palatino e l’aversana si tuffano sul pan bauletto. Addento la fetta biscottà. Il burro di arachidi  sa di arachidi. Penso.  Jou, ma chi cazzo aspettiamo?

ore 23- Arriva una delle due che mancano all’appello. E’ donna, porta scarpe con tacchi numero 36 che le stanno larghe,  e porta anche teglie di sformati di patate e di altra roba -strudel?- E’ laureata in egittologia e di mestiere fa tante cose, tra cui la cuoca.

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lunedì 31 dicembre 2007

Perchè a me piace molto di più il 30


 
forse perché ci sono nato? -no, non il 30 dicembre, ma sempre 30 è-

il 30. roma è deserta, a roma non c’è nessuno, le strade sono vuote e i parcheggi blu a pagamento sono vuoti, l’esodo delle calabrie e delle puglie e delle due sicilie ha sortito gli effetti sperati, e cioè che vai a san lorenzo e tutto tace e tutto dorme, mentre si apre la persiana di un albergo, e i dieci gradi sollazzano il punto di incontro davanti a videobuco, mentre un posteggiatore ubriaco comincia a parlarmi una strana lingua fatta di consonanti e io gli do quel che ho -67 centimos- per timore che mi lanci una fatwa per il nuovo anno -e francamente non mi pare il caso

e dunque di nuovo roma, dopo gli anni museali, dopo firenzee l’acqua saponata della mezzanotte e dopo la trattoria a gestione familiare pescata come un biglietto della lotteria alle 22 passate, più che altro in search of ristoro -e che ristoro, con la ribollita!- e dopo parigi
(a questo punto parigi val bene una parentesi. Chi non c’è mai stato pensa che parigi l’ultimo dell’anno sia una figata, con i campi elisi -chiamiamoli per quelli che son, basta con queste esterofilie!- ebbri di felicità, con milioni di persone pronte a tutto -così dicono i telegiornali il giorno dopo con le stesse immagini che si ripetono dall’84-. Invece no. A parigi, sui campi elisi, a mezzanotte, ci sono solo italiani -e napoletani- E soprattutto, nessuno fa il conto alla rovescia. Tutti guardano con il naso all’insù aspettando la manna dal cielo -che so, anche un johnny hallyday ubriaco andrebbe bene e invece no, manco lui!- e alla fine ti ritrovi con la tua bottiglia di spumante -comprata al petit casinò- con il pollice sul tappo e guardi l’orologio e vedi che sono le 2358 e nessuno si muove e nessun botto e nessuno sparo e nessun niente -nessuno che dia la stura!- e poi si fanno le 2359 e sale il panico che tutti si guardano in tralice e poi sono le 0001 e le 0002 e pensi che no, dai non può essere, è uno scherzo, o forse è solo il tuo orologio che soffre di un’accelerazione da insofferenza per questi francesi di merda e alla fine ti rompi i coglioni e quando già è passata mezzora e sui campi elisi c’è un mortorio che manco al verano il primo novembre festeggi una cosa che non ha più senso e che sicuramente porterà sfiga -ecco perchè forse poi è venuto un anno del cazzo- insomma tutta questa lunga parentesi per dirvi no! non andate mai a parigi l’ultimo dell’anno, e se siete già lì, chiudetevi in una brasserie storditevi di crepes e liquore e poi accampatevi davanti al Pompidou, almeno quello serve a qualcosa -ci ho campato per due anni di blog con tre avatar!)
e dunque di nuovo roma. l’ultima volta che ho passato il capodanno a roma, tre case fa, mi sono ritrovato all’una, su un divano, con un pastorello sardo e una calabrisella a sonnecchiare davanti a un film di pierino su teleroma56: ah bei tempi

 


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    giovedì 9 ottobre 2014
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