lunedì 18 luglio 2011

Ah, i famosi interisti (tenetevi pure quello scudetto: ciò che conta è che Noi Sappiamo che Voi Sapete)


 

Previously on Lindo Moratti Immacolato

Quelli dei passaporti falsi
Quelli delle plusvalenze
Quelli che facevano pedinare boh seguire boh intercettare i propri giocatori
Quelli che nel 2006 urlavano ai quattro venti Noi Onesti In Questo Mondo Di Ladri
Quelli che, chissà com’è, le intercettazioni che li riguardavano, sono, Puf, sparite, e Puf, ricomparse in tempo per quella panacea chiamata prescrizione
Quelli che ricevettero, garruli, dalle mani di un loro ex dirigente, uno scudetto che loro non era, per tanti motivi
Quelli che, a precisa domanda Ma come la mettiamo con le intercettazioni?, non rispondono nel merito, ma anzi spostano l’attenzione su chi non c’è più (Giù le mani da Facchetti! Facchetti era una persona perbene!) (Infatti, Facchetti era una persona perbene, ma anche lui faceva le telefonate: ci sono le prove, non ci provate)

Insomma: loro si tengono sulle maglie, è ufficiale, lo scudetto del 2006, scudetto che, tra le altre cose, non è stato possibile revocare perché ufficialmente mai assegnato (?).

E mentre leggevo le notizie, facendomi anche molte risate, e mentre scorrevo il mio google reader mi sono venuti in mente quei due giornalisti italiani, ai primi posti dei miei feed, molto famosi, molto interisti, molto antiberlusconiani, molto prolifici, che in questi ultimi giorni hanno ben pensato di non dedicare manco mezza riga a questa vergogna tutta italiana (Non sono gli unici, sia chiaro, anche i principali siti di informazione e i svariati superblog che tanto si bullano di stare sul pezzo ignorano la faccenda, chissà perché). Ho riso ancora, pensando a questi due giornalisti, perché a mio avviso, io che berlusconiano e interista non sono, il potere dell’uno – Berlusconi – e dell’altro – Moratti – mi pare abbiano molto in comune: ramificazioni, incistamenti, collusioni, prescrizioni, conflitti di interessi. Addirittura stesse reazioni pavloviane (“È un complotto!” “Abbiamo la stampa contro!”), talmente grossolane da far pensare: come riuscire a conciliare le indignazioni urlate di un caso e i silenzi mediocri, dell’altro?
Continua a leggere

 


mercoledì 29 giugno 2011

“Non la considero una cosa normale e giusta”, parola del virgineo Massimo Moratti


 

A breve dovrebbe arrivare la risposta della Federcalcio in merito a un esposto presentato dalla Juventus. Oggetto: lo scudetto del 2006, attribuito all’Inter dopo le penalizzazioni di Juve e Milan. Alla luce di alcuni nuovi elementi (le telefonate che anche Facchetti faceva ai designatori arbitrali), elementi chissà perché sconosciuti ai tempi della decisione di Guido Rossi (già Telecom, per breve tempo anche dirigente dell’Inter), insomma la Juve ha chiesto che quello scudetto, definitivamente, non venga assegnato a nessuno.

Moratti dice che un’eventuale revoca di quello scudetto vinto a tavolino non sarebbe una cosa normale e giusta. Per questo motivo, dice anche: “Non considero possa accadere”.

Un osservatore un po’ più imparziale, Mario Sconcerti, si chiede invece: “Se cinque anni fa la giustizia sportiva fosse stata a conoscenza delle telefonate di Facchetti, avrebbe comunque assegnato all’Inter quello scudetto?” Probabilmente no, dice Sconcerti (e chiunque abbia un minimo di quella famosa onestà intellettuale). E allora? Niente, il giorno in cui qualcuno mi spiegherà *per bene* i motivi per cui in Italia Massimo Moratti goda ancora di tutta questa considerazione, sarà sempre troppo tardi.

 


lunedì 6 giugno 2011

Sole, pioggia, Martina N., Martina H., la danza dei raccattapalle di verde vestiti: cosa rimane di questo Roland Garros 2011


 

Roland_Garros_2011Arrivare ai campi del Roland Garros è facile: basta prendere, da qualche parte, magari in un punto del sesto, la linea numero 10 della metro di Paris, scendere alla fermata Porte d’Auteuil e poi niente, non fare più niente. Soltanto seguire delle deliziose racchettine stampate per terra, sui gradini della metro e su su fino in superficie, sull’asfalto, le quali racchettine servono solo a indicare la retta via. Un po’ come le frecce sul pavimento quando vai all’Ikea. Uguale. Unica avvertenza: dribblare i Bagarini Etnici dediti al raggiro e alla truffa, cose così.

Ed è così che si finisce in un mondo incantato, pieno di gente che sorride, che Ti sorride, scelta magari in qualche casting in cui il quoziente intellettivo non è certo requisito preso in considerazione ma che comunque sa arrotare bene le cose arrotabili, e ancora quell’Atmosfera fatta di OpOP, perfetti colpi di perfette palline di perfette racchette che risuonano in lontananza. E poi altre cose, tra cui:
Cose che mi rimangono di questo Roland Garros vissuto da transalpino a me stesso, inviato speciale di quell’undicenne intrappolato nei suoi sogni di gloria:
Continua a leggere

 


sabato 4 giugno 2011

Non tutti i giugni riescono col buco: Francesca Schiavone comunque ammirevole, onore a Na Li


 

L’anno scorso ero a Budapest, un sabato afoso, una bettola, una birra e Francesca Schiavone sul tetto del mondo.

Quest’anno. Non sono abbastanza italiano – e scaramantico, e ricco – da rifare le stesse cose, stessi luoghi, etc. Però ero qui, qui nel senso di Parigi, casa mia, una tazza di fragole. Ero al Roland Garros mercoledì, ci sarò domani. Si respira una bella aria, al Roland Garros.

E non sono abbastanza italiano nemmeno per prendermela con l’arbitro, completamente inadeguato, che sul 6-5 ha negato un punto decisivo a Schiavone – malgrado l’occhio elettronico, ma che ce l’hanno a fare poi, se non lo usano, desse ragione all’italiana – e nemmeno per coprire di contumelie la cinese Na Li: questa massiccia donnina bisillaba è stata, semplicemente, perfetta. Ha condotto tutti gli scambi dall’inizio alla fine, ha dominato la partita relegando Schiavone all’angolo. Come aveva già fatto in semifinale con la rediviva Maria Sharapova.
Il punteggio finale (6-4, 7-6) non è stato così severo solo grazie all’incredibile carattere della Schiavone, reduce da 13 vittorie su 13 nel più importante torneo del mondo. C’è stato un momento, solo un momento (dal 2-4 sotto al 6-5 sopra), in cui il destino del match poteva cambiare ma no, niente recriminazioni. Na Li, già finalista agli Australian Open, non una carneade, malgrado l’età, è stata solida, profonda, sicura, bella a vedersi.

Non so se Francesca Schiavone riuscirà a mantenersi a questi livelli. So però che in questi 12 mesi ha scritto una delle pagine più intense del tennis italiano. Potervi assistere, tra visioni smozzicate, rincorse in giro per l’Europa, streaming, commenti in lingue sconosciute, urla, sofferenze e vari post su questo blog, beh, è stata una meraviglia. Una di quelle meraviglie che solo il tennis poteva regalarmi.

 


mercoledì 1 giugno 2011

Francesca Schiavone di nuovo in semifinale al Roland Garros: va sotto, risale, precipita, risorge


 

Roland_Garros_2011Il tennis è uno sport meraviglioso.
Uno di quelli in cui le partite non sono partite ma storie, storie che se provi a raccontarle non ci si crede. Storie fatte di nervi, innanzitutto, e poi di sport. Storie di finali mai scontati, di destini che cambiano al minimo refolo di vento, di it’s not ovah until is ovah.

Francesca Schiavone non è la più forte, non è la più talentuosa, non è la più elegante, non è la numero uno. Dopo una carriera di medio livello è esplosa come fuoriclasse, approfittando di un vuoto clamoroso di potere: il tennis femminile non riesce più a esprimere una dominatrice assoluta. Tra le maglie di caratteri fragili come la pasta frolla mescolata alla carta velina, Francesca Schiavone emerge e giganteggia spargendo lezioni di tenuta mentale a destra e Parigi. Dopo il trionfo dell’anno scorso pochi avrebbero scommesso su una conferma. La conferma è arrivata: semifinale e altri record abbattuti per uno sport, il tennis, il tennis italiano, sempre troppo avaro. Numeri e record importanti, quasi normali, dopo quel che è stato nel 2010. Ma no, non sono normali. Se fossimo un Paese Normale i giornali e i telegiornali ci aprirebbero le prime pagine e le edizioni serali, con le Imprese Epiche di Francesca Schiavone.
Continua a leggere

 


domenica 29 maggio 2011

L’incredibile impresa di Fabio Fognini, l’uomo che vinse zoppicando, si scusò con il pubblico ma non bastò


 

Roland_Garros_2011Mi presi una pausa dall’autoreclusione in quella sala polverosa chiamata Cannes In Differita.

Roland Garros. Tra pochi giorni il decenne che è in me, che avrebbe tanto voluto essere un campioncino in erba sulla terra rossa e invece no, avrà finalmente quel che si merita: un’intera giornata sui campi parigini. Saranno momenti.

Intanto la giornata di oggi, domenica, verrà ricordata per l’impresa compiuta da un tennista italiano, Fabio Fognini.

Ottavi di finale. Fognini contro lo spagnolo Montanes, un uomo con un chiaro deficit di denti. Quinto set. Il punteggio è 6-7, 15-30 per Montanes. Fognini serve e trac!, si fa male, qualcosa alla coscia sinistra. Fa una smorfia di dolore, chiama il fisioterapista. Il pubblico, francese, rumoreggia, pensa sia la solita sceneggiata degli italiani, la commedià dell’artè, per prendere tempo. E invece no. Fognini torna in campo praticamente zoppicante e gioca da fermo. Resiste, va sul 7-7 e da lì succede qualcosa di strano. Montanes, che è semplicemente stanco, non riesce ad approfittare della scarsa motilità di Fognini e si fa annullare alcuni match-point. Fognini non riesce a servire come dovrebbe e, a riprova del suo infortunio, si fa fischiare una gragnuola di falli di piede. Bene, la storia finisce con Fognini che, incredibilmente, vince 11-9. Montanes, incredulo, se ne torna a casa.

Fognini a fine partita si scusa con il pubblico: perdono, non volevo, ma se quello era così scarso da perdere pure con un zoppo che ci posso fare, io? Parte del pubblico fischia. I telecronisti, francesi, sono stupiti: che minchia ci fischiano? Anche un cieco avrebbe visto che Fognini era crampizzato. Appunto. Da casa alcuni telespettatori mandano degli sms che il giornalista di France 2 legge, sghignazzando: Fogninì, il solito italiano che fa le scene! Qualcuno tira in ballo anche Michael Chang in quella famosa partita di Chang che umilia Ivan Lendl mangiando le banane, ma non c’entra niente. Altra epoca.

A proposito di altre epoche. Fognini nei quarti. L’ultimo italiano ad arrivare nei quarti a Parigi fu Renzo Furlan. Nel 1995. Renzo Furlan (Furlan non m’ha mai entusiasmato, io tenevo per Cristiano Caratti) (Oh, quello passava il convento). Fognini incontrerà il numero uno in pectore, Nole Djokovic. Vabbè, che c’entra.

 


martedì 24 maggio 2011

Quelli che se una cosa non serve più la poggiano sul marciapiede, quelli che se la prendono e quelli che mai al mondo


 

aparisSe nelle vostre vite avete passato del tempo a Parigi, Francia vi sarete accorti che in molti quartieri, anche residenziali, vige curiosa abitudine: la gente, quando non ha più bisogno dei propri complementi d’arredamento o oggetti di casa, tipo mobili, sedie, lampade, frigoriferi, lavatrici, financo materassi, ecco invece di buttarli nei cassonetti o chiamare la municipale, semplicemente li appoggia sul marciapiede. Sì, sul marciapiede. Stiamo parlando di oggetti in buono stato, mica rotti o rovinati come al reparto occasioni dell’Ikea (se esiste qualcuno nel mondo che vi ha mai comprato qualcosa, secondo me non esiste).

Dicevamo le poltrone sul marciapiede. A quel punto i passanti osservano, scannerizzano, soppesano e, se una cosa è di loro gradimento, se la portano a casa. In caso contrario, la lasciano dove l’hanno trovata. Tanto prima o poi qualcuno che se la piglia c’è. Anche una lavatrice: true story, l’ho visto con i miei due occhi. E dobbiamo ammettere che si tratta di un metodo infallibile. Zero fatica, zero sbattimenti.

Io, e qui possiamo tranquillamente dividere il mondo a metà tra quelli che prendono gli oggetti in mezzo alla strada e quelli che no, ecco io no, non ce la faccio. Anche se, per esempio, dovessi inciampare in un oggetto che mi serve realmente e disperatamente, che ne so, un forno, o uno scaldacervicali. Niente, resisto alla tentazione e amen. Forse è solo una deformazione di quel che faccio nella vita, ma ecco io quando vedo un oggetto usato ho bisogno di sapere a chi appartiene, che storia c’è dietro, quanti figli ha, se è gente allergica ai latticini, cose così. C’è gente invece che si è arredata casa in questo modo. Li invidio. Si fanno pochi problemi. Un poco di amuchina e via.

Tipo, che ne so, quando una squadra di calcio che ha vinto lo scudetto non ha più bisogno di un centrocampista dall’eloquio moderato e allora lo poggia sul marciapiede, tra una lavastoviglie e una libreria billy. A quel punto, stai tranquillo, arriva un’altra squadra che se lo piglia al volo, anche usato e di terza mano. Io, se non si fosse capito, non l’avrei mai fatto, ma chi sono io per giudicare?

———————-

Il mondo si divide anche in:
Quelli che palpeggiano i libri e poi non li rimettono al loro posto
La signora delle pulizie e quelli che puliscono prima
Gli sbirciatori e gli sbirciati sui mezzi pubblici.

 


Post precedenti

    giovedì 9 ottobre 2014
  • The new pornographersBrill_Bruisers_Cover      Anche l’autunno è una stagione come si deve, a patto di ascoltare almeno due volte al giorno Brill Bruisers, il nuovo disco dei New Pornographers: