domenica 16 ottobre 2011

La critica cinematografica televisiva italiana in mano a Ornella Sgroi


 

Ieri notte, tornato a casa, saran state l’una, le due, le tre o mai, accendo la tv mentre preparo il solito spuntino del Sabato Notte Prima di Andare A Dormire, e metto sul primo (cioè, qui a estero è il 543 ma fa lo stesso, ‘metti sul primo’ è per sempre).
E meno male, altrimenti mi sarei perso uno dei miei Best Guilty Pleasure Evah: il ‘Programma di Marzullo Quello sul Cinema’ (i programmi di Marzullo, a parte Sottovoce, non hanno nome, si chiamano: a) Il Programma di Marzullo quello sul teatro, b) Il programma di Marzullo quello sui libri e, appunto, c) Il Programma di Marzullo quello sul cinema). (Ricordate, l’unico appuntamento di cinema in televisione. Su Raiuno, ogni sabato, per sempre). (Marzullo è Responsabile della Cultura di Rai1).

Insomma, a un certo punto Marzullo si collega con Ornella Sgroi e io, notte fonda, mi rendo conto di non aver mai puntato l’Occhio di Bue Tieffemmino su Ornella Sgroi. ORNELLA SGROI! Chi? Ah, giusto, LEI:

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sabato 17 settembre 2011

Crazy stupid love: no, in questo post non si parla della neo-instant-star Ryan Gosling ma di Kevin Bacon


 

leididimarzoLa vita a volte è così. Quando sei piccolo ti prendono al Mickey Mouse Club (il ventilatore! Le casacche da setta paranoica!) e mentre gli altri tuoi amichetti Christina, Britney e Justin hanno un successo planetario, tu no. Diventi attore, ti costruisci una solida carriera con film importanti ma di nicchia, vieni nominato ai Golden Globes, ma niente, la fama non arriva. Per non farti mancare niente avvii anche un progetto musicale indierock ma la verità è che: Ryan Gosling chi? Poi bastano pochi mesi a cavallo tra il 2010 e il 2011, e le cose iniziano a girare per il verso giusto. Il resto del mondo si accorge di te (a casa sua già lo sapevano), le socialsfere italiane non fanno che parlare di quell’attore biondino, di Drive, film culto ancora prima di essere visto, dell’ultimo film di Clooney, Le Idi Di Marzo, del festival di Venezia. Chi lo vede per la prima volta e decide per il Win for Life (donne, teen, cougar, milf, gestrici di tumblr, sto parlando di voi), chi si smarca subito e lo sminuisce per partito preso (“bah, pessimo attore”: giochino dell’Internet più vecchio di geocities), chi giustamente puntualizza di averlo notato in tempi non sospetti (Matteo B. Bianchi e Simona Siri, per esempio, tutti e due dai tempi di Lars una ragazza tutta sua, film cui peraltro accennavamo l’altro ieri).

Su questo blog Gosling lo abbiamo incrociato lo scorso febbraio. Ma eravamo presi da Michelle Williams. Non poteva essere altrimenti (Michelle ha fatto il Percorso, anzi lei È il Percorso From Teen Drama To Heaven per eccellenza). Il film era Blue Valentine (il Per Sempre Giovane Indie direbbe: Film imperfetto ma vibrante, avercene) (Io da par mio non ammetterò mai che mi è piaciuto, e men che meno di aver sperato che Lui si voltasse verso di Lei, alla fine). Nel film Gosling suona l’ukulele. Avremmo dovuto capirlo subito. L’ukulele!

Ryan Gosling è anche il coprotagonista di Crazy Stupid Love.
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mercoledì 27 luglio 2011

Selah Sue la cantante fiamminga di tuppo pettinata e di tenda vestita


 

Parigi, forse ve l’hanno detto, non ha il mare. Se Parigi avesse lu mare.

 

Betrand Delanoë è il sindaco di Parigi. Socialista, primo in tante cose, tra cui: fare coming out e je m’en fous, ricevere una coltellata per questioni, ahem, omofobe (l’aggressore spiegò che odiava i politici e in particolare i politici gay: oggi è rinchiuso in un ospedale psichiatrico), inventare la Nuit Blanche che tanto piacque a Veltroni e ai romani ma non ad Alemanno e ad altri romani.

 

Insomma Delanoë, dieci anni fa, appena eletto, giusto per far capire quanto tenesse a quei poveri parigini che già non avevano abbastanza nella città-che-tutto-ha, pensò che non andava bene, questa cosa del mare. E provò a fare qualcosa. Si inventò un evento, Paris Plages, ovvero secchiate e secchiate di sabbia meticolosamente spiaggiate in riva alla Senna, con tanto di ombrelloni, sedieasddraio, bagnini e chi più ne ha più similmetta. A corollario: attività giocose, festose e rigeneranti per grandi e piccini. Certo, il mare è sempre a vista di fantasia, ma vuoi mettere quelle passeggiate, i gelatai, la musica allegra, i centimetri di pelle gentilmente offerti ai turisti-che-fanno-foto-loro-fanno-solo-foto. Un mondo a parte, nemmeno troppo slegato dal traffico umano che mai si ferma: quattro scalini di separazione appena.

 

Sistemato il mare, più o meno, c’era da fare i conti col sole. Ma col sole poco puoi farci. Delanoë lo sapeva, lo sa, o c’è o non c’è. E così, ogni anno, tutto questo catrevàn di macello, di gente, di operai che lavorano alacremente, di gente che soppesa creme abbronzanti senza sapere, realmente, che farsene, insomma siamo sotto questo cielo. E infatti, quest’anno, per celebrare degnamente il decimo anniversario di Paris Plages, il sole ha ben pensato di non farsi vedere. Mai. Ombrelloni chiusi e ombrelli aperti. Qualche spiritoso l’ha ribatezzato Paris Pluie, e infatti i bagnini stanno conserti, i gelatai non hanno bisogno di ghiaccio, le cosce stanno belle rinserrate, chiuse non come le chiese, piene di turisti-che-continuano-a-fare-foto. Poco male, c’è tempo fino al 21 agosto.

 

Ma Paris Plages è anche Hôtel de ville, cioè il municipio, cioè l’ufficio del sindaco. Proprio davanti a quel palazzo così discreto, avran pensato, va bene il sole che non c’è, va bene il mare che, lo confessiamo, neppure, e allora vi diamo la musica. Vi aggrada un festival di quattro giorni con sei artisti ogni sera divisi anche per temi (Paris Capitale du monde, Paris Electro-cite, Paris au feminin, Paris rock)? Bòn, si può fare di meglio ma sì, abauì, va bene.

 

 

Selah Sue è nata nel 1989 in un posto, là, buttato da qualche parte, e che si chiama Louvain, nella Belgicca fiamminga. Selah Sue è bionda cenere, in realtà si chiama Sanne Putseys e si è scelta un nome d’arte coi fiocchi. Selah Sue. I francesi non sanno ancora bene come comportarsi con lei, stanno lì, guardinghi, come gli utenti di Google+, a vedere il da farsi. Cioè, lei è di Belgio, ma che facciamo, la consideriamo roba nostra, come Stromae, o no? L’anno prossimo glielo diamo un premio alle Victoires? Vediamo, dipende, intanto ascoltiamola.

 



Selah Sue è bionda cenere, dicevamo, e tiene i capelli raccolti in un gigantesco tuppo (crocchio, come lo chiamate voi non siculofoni?) che ricorda una qualsiasi delle donne dell’altro secolo. Ha indosso un vestito che prima, evidentemente, era una tenda a pois neri su fondo bianco. Ai piedi due scarponcini con tacchi coraggiosi, alla voce una strana cosa fatta di soul e altre etichette che è meglio lasciar da parte. Selah Sue si muove sul palco come se fosse sola davanti allo specchio della sua cameretta, dà le spalle al pubblico, tiene il filo del microfono, ancheggia, a metà tra la ragazzina che era e la donna affermata che ancora non è. Il suo primo vero album è del 2010 e si chiama Raggamuffin, da cui il singolo-biglietto da visita, ha fatto un duetto con Cee Lo Green e, diciamolo, il meglio di sè lo dà con Black Part Love (durante l’esecuzione della quale il famoso tuppo si allenta puntualmente, e piovono ciocche). Selah Sue.

 

 

Il tempo tiene, è clemente, nel senso che non piove a catinelle ma a pisciatedda di acidduzzo. Le genti, le giacche a vento, i pic-nic, gli ambulanti che passano con i secchi pieni di ghiaccio e birre. Simulazioni di estati. Ma intanto si è fatta sera, tutti in piedi che arriva Catherine Ringer, già tante cose, musicista, cantante, attrice in capolavori del cinema come Quella porcacciona di mia moglie ma, sopratuttto, solista dei Rita Mitsouko. Cioè leggenda catrevàn. Provate a urlare Rita Mitsouko in una piazza piena di francesi ravensburger 0-99 e il était une fois la famosa finesse française: anche Parigi, per una notte, da signora impomatata si trasforma in ragazzina profumiera tutta poivre. Come adesso. Catherine Ringer, partono le note di C’est comme ça e niente, non si capisce più niente. Gli italiani, noi, li vedi che si guardano attorno, occhi sbarrati e confratella ammirazione. Donne e uomini di ogni età, specie sui cinquanta, che ne avevano trenta, qualcosa più, qualcosa meno, calvizie e pinguedini gettate oltre l’ostacolo. Si balla e poi niente, il libanese da asporto di Rue Rambuteau sta chiudendo, ehi ce lo fai un kebab?, ma abbiamo spento i fornelli!, ma chi se ne fotte, dai, siamo a Parigi, siamo belli siamo giovani e facci ‘sto cazzo di kebab, c’est comme ça, ah la la la.

 

 

 


giovedì 12 maggio 2011

Midnight in Paris: Woody Allen spiazza i francesi che, a denti stretti, devono ricredersi


 

MinuitIeri sera cerimonia d’apertura del festival di Cannes. Tra un acciaccato Bernardo Bertolucci e una tremebonda Melanie Laurent, proiettato fuori concorso Midnight in Paris (Minuit à Paris), film numero 45 (42? 43? 44?) di un certo Allen Stewart Konigsberg in arte Woody Allen.

C’è da dire che i francesi lo aspettavano al varco con i fucili puntati, questo film che va a inserirsi nel discutibile filone “Allen Planet” (ieri Londra e Barcellona, oggi Parigi, domani Roma). Le prime foto sul set, il trailer, la presenza di Carla Bruni, persona non esattamente gradita chez opinione pubblica: ci si aspettava il peggio. E il peggio non c’è stato, anzi.

Allen ha preso gli stereotipi, i clichés e i pericoli annessi, e li ha aggirati realizzando un film a tratti esile ma godibile, una classica commedia romantica in cui il solito Allen, a parte alcuni guizzi, scompare completamente lasciando il posto all’unica indiscussa protagonista: Parigi. Facilmente si potrebbe parlare di omaggio alla città più romantica del mondo et bla bla, ma Midnight in Paris non è solo questo. È anche un viaggio nella storia di una città da sogno, nella nostalgia e nella meraviglia (di più non dico: non sarò certo io a rovinarvi la sorpresa).
Cast:
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mercoledì 4 maggio 2011

“Lasciatemi cantare con la ghitarra in mano, sono un’italiana vera e ne sono fiera”: qualcuno conosce Aylin Prandi?


 

Aylin PrandiQuesto è un post in cui accendiamo un occhio di bue gigante su una *grande e poliedrica artista* di nome AYLIN PRANDI (chi? Questa ragazza qui a fianco, impegnata nella curiosa posa detta mani in tasca e culo a pizzo).

Ma prima, parliamo un attimo di Lady Gaga: Lo scorso Primo Aprile si è sparsa una voce che ha gettato in deliquio un sacco di genti di Russia e di Europa di Est e cioè: Gaga sta preparando una cover di L’Italiano di Toto Cutugno (o Cotugno? Non si è mai capito: non diteci mai la verità, mi raccomando, vogliamo stare nel dubbio). Lasciatemi cantare con la chitarra in mano per risollevare una carriera evidentemente in crisi? Calmatevi: no, c’est pas vrai. Era un pesce d’aprile.

(TFM, perché ci stai contando questi fatti e ciurli inda manico rispetto al primo rigo di questo post? Un attimo, ci arrivo, vi ho mai deluso? Eh?).

Insomma, l’altro giorno, a Vivement Dimanche, il Domenica In di Francia, per festeggiare la puntata mono-italo-centrica (Arturo Brachetti, Ornella Muti) a un certo punto mi sbuca questa bella ricciolina tutta pepe, Codesta Aylin Prandi Mani In Tasca e Tanta Voglia di Stupire.
Mi tuffo su google e wikipedia e scopro tante cose.
Elenco di cose che si scoprono su Aylin Prandi se la cerchi sull’Internet:

aylingoogle* Innanzitutto, non fai tempo a digitare “Aylin Pr” che google ti suggerisce “Aylin Prandi HOT” ma la cosa bella è che non ci sono foto hot di Aylin Prandi, manco a cercarle *con cura* (A meno di non voler considerare HOT una foto con lei mani in tasca e culo a pizzo: nel caso sì, quella è una foto HOT)
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giovedì 31 marzo 2011

Il disco di Anna Calvi si chiama Anna Calvi


 

Anna Calvi è una musicista inglese. Fa parte di una band. La band si chiama Anna Calvi. Il primo disco di e degli Anna Calvi è uscito lo scorso gennaio. Il disco si chiama Anna Calvi.

(Poi parliamo del fatto che se ti chiami Anna devi avere un cognome bisillabo, o viceversa).

AnnaCalviQuindi Anna Calvi è una, ma è anche multilpla, ma è anche una cosa. E che fosse particolare, Anna Calvi, si era capito sin da subito (nella foto a sinistra potete vedere come è fatta Anna Calvi). Anna Calvi Si fa notare nel 2009 con Jezebel, la cover di un vecchio brano di Edith Piaf. Poi, un volo a salire. Nel 2010 apre il concerto degli Interpol alla Royal Albert Hall. Sempre nel 2010 Nick Cave un giorno la chiama e le fa: ciao Anna Calvi, ti va di supportare i Grinderman?

Avete presente l’espressione “Acclamata dalla critica”? Anna Calvi. L’uscita del disco, Anna Calvi, è stata preceduta da un hype furibondo: Anna Calvi di qua, Anna Calvi di là. Chi aveva sentito il disco in anteprima diceva Vedete che cosa vi tira fuori Anna Calvi. Intanto Anna Calvi rilasciava interviste in cui dichiarava di essere stata influenzata, proprio nel suo essere Anna Calvi, da gente tipo Nina Simone, Maria Callas, Gus Van Sant, Wong Kar-Wai, David Lynch. Questo per quanto riguarda i nomi che tirava fuori Anna Calvi. Per i nomi che gli altri invece usavano per parlare di Anna Calvi il più ricorrente era una certa P.J. Harvey. Ma non tutti erano d’accordo. Anna Calvi è Anna Calvi e lo dimostrerà.

Anna Calvi, il disco. Ondarock lo definisce Noir Pop. Non ho assolutamente idea di cosa voglia dire, ma sono d’accordo. Un disco potente, puntellato da una voce che ogni tanto non puoi che chiederti: ma è sempre lei, Anna Calvi? Atmosfere western, echi di Jeff Buckley, echi degli Smiths, echi di pacchi di film ma qua entriamo nel soggettivo spinto che ognuno ha visto i suoi.
Comunque, e ci metti qualche ascolto ad accettarlo, Anna Calvi ti porta in un posto dove forse non avevi chiesto di andare, ma solo perché non sapevi che esistesse. E quindi alla fine è tutto un grazie Anna Calvi. 

Il primo singolo di Anna Calvi si chiama Blackout. Ecco il video.
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giovedì 24 marzo 2011

Que veux-tu: Yelle, la cantante francese fissata con *quella cosa* che facevano Uma e John (e che mi ricorda Tracey Thorn)


 

Mia applicazione meteo di iPhone dice che in questi giorni a Parigi fa più caldo che in resto di Europa. È che loro amano molto le ricorrenze. Non sono tipi da Aspetta e spera, primavera, anzi. Quando arriva, fanfare e maniche corte. Poi magari a maggio toccherà rimettere le sciarpe di lana, ma intanto, quando a Parigi c’è il sole e fa caldo e ci sono 22 gradi non ce n’è per personne, désolé.

Anw, primavera significa gente per strada, tepori à minuit, tormentoni musicali che ci stuccheranno l’anima fino all’autunno: cose così. Come qualcuno di voi all’ascolto già saprà, da quando sono graditissimo ospite di esagono transalpino utilizzo due indicatori per capire se una canzone si meriterà lo statuto di big tormento right ici right maintenant:

1) Guardo per qualche ora a fila le charts di w9, la tv musicale ma anche no di Francia, e conto le occorrenze
2) Trascorro un pomeriggio, magari il sabato, al centro commerciale Les Halles (che si pronuncia LEÀL, mi raccomando, nonLESÀL, che quella ‘h’ non vuole liaison!) in mezzo ai banlieusini e a truzzi e tamarri di ovunque. Anche lì, sciabolo taccuino tieffemmino e segno.

Infine, pronuncio vaticinio. Per cui, rullo di tamburi, canzone che sfrangerà lo sfrangibile nei prossimi mesi è: QUE VEUX-TU di snodabile cantante francese dalle scapole semoventi che risponde al nome di YELLE (se vi sentite esclusi da questo vaticinio a) fate bene ma b) tranquilli, se Francia mi dà Francia YELLE arriverà anche lì, a piccolo relitto distrutto dai marosi e abbandonato sugli scogli chiamato Italia):


Piaciuto il video? E la canzone? Avete visto quella *mossa* con le scapole? Bene.


Tralasciamo il fatto che quando vedo la cantante Yelle le mie sinapsi cominciano a rimbombare il nome Tracey Thorn! Tracey Thorn! e non so perché (forse perché ho dei problemi?) (Tracey Thorn almeno è timida e quando fa i video si *tocca* i gomiti come a proteggersi, Yelle invece mima la posizione della ahem pecorina, al minuto 1:35 tipo, ma si sa: le nuove generazioni).

Ma dicevamo.
Cantante Yelle suo primo disco era uscito nel 2007, ma suo primo singolo di successo è questo, e si chiama: Je veux te voir.
Da cui possiamo ben dedurre che Cantante Yelle è fissata con:

1) verbo VEUX
2) coreografie ai limiti della discutibilità, compresa
2-b) *quella mossa* che facevano Uma e John nel 1994, quella delle due dita a forma di V ORIZZONTALE, indice e medio shakerati lentamente sugli occhi (Yelle lo fa al minuto 2:45 primo Veux e anche al minuto 2:19 del secondo Veux), la quale mossa ha anche *rovinato* sei o sette generazioni, nello specifico me, che quando vedo sulla *pista da ballo* qualcuno che la *imita* niente, inizio a dare bastonate sulle ginocchia, così, come se non esistesse un domani.

Ad ogni modo: Yelle, segnatevelo.

(Post per dire che comunque la gente con le fisse maniacali è persona gradita in questo blog).

 


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    giovedì 9 ottobre 2014
  • The new pornographersBrill_Bruisers_Cover      Anche l’autunno è una stagione come si deve, a patto di ascoltare almeno due volte al giorno Brill Bruisers, il nuovo disco dei New Pornographers: