venerdì 13 aprile 2012

Pasta in brodo o forse minestrone ad andar bene un po’ d’affettaaato


 

Non solo Cristina D’Avena. In questi giorni ricorre il ventennale dell’uscita di Hanno ucciso l’uomo ragno, storico disco degli storici 883. Per celebrare l’evento, Rockit ha messo in piedi Con due deca, compilation di cover di alcune grandi hits ottoottotreiane, affidate per l’occasione a gruppi e solisti della scena indipendente italiana (qui streaming e download gratuito).

 

Ok, parliamo degli 883.

 

 

Nel 1992 ero già in età per comprarmi i dischi da solo. Inizialmente, a dire il vero, fu una cassetta. Farlocca, presa al mercatino di via Leonardo da Vinci. Cassetta che si incantava sempre alla fine del lato A e col dito poi dovevo riavvolgerla se volevo sentire anche il lato B. Cassetta talmente consumata che poi l’anno dopo comprai il compact disc originale (la pirateria uccide la musica? No) (Era il terzo cd della mia vita: il primo fu uno dei Cranberries, il secondo un best of di Michael Jackson) (Michael Jackson). Hanno ucciso l’uomo ragno era una cazzo di bomba. Lo ascoltavo, lo ascoltavamo, sempre, a scuola, a casa, nel walkman, ovunque. L’attacco, quell’attacco con le sirene, i tuoni, le cose, la copertina disegnata, quel buffo figuro di Mauro Repetto che ballava come un ragazzo di Non è la Rai se a Non è la Rai ci fossero stati anche i maschi, e quella roca voce di questo Max Pezzali.

 

Gli 883 piombarono come una scheggia impazzita sulle nostre pubescenze e niente fu più lo stesso.

 

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mercoledì 11 gennaio 2012

X Factor copula con Amici: Skills, il gruppo di Silver e Davide Flauto


 

Le soddisfazioni che non ci sta dando Sanremo Social, il torneo che porterà Alcune Diciamo Nuove Proposte sul palco dell’Ariston.

 

Dopo una prima fase in cui *chiunque* poteva mandare la propria canzone, sono rimasti in 60, divisi in due gruppi: I 30 DELLA RETE (votati su Facebook: Social!) e I 30 DEL GRUPPO D’ASCOLTO (scelti su insindacabile giudizio da un gruppo d’ascolto formato da Gianni Morandi, Gianmarco Mazzi e altri tre esperti di musica). I 60 si esibiranno domani, tutti in fila per sei col resto di due, e alla fine La Cumpa di Gianni deciderà i 6 nomi definitivi (ci sono anche 20 riserve: magari qualcuno si sente male o si scopre che ha posato nuda o nudo su Internet).

 

Nomi? Chi ha detto nomi? Dicevamo le soddisfazioni. Eh sì, perché scorrendo le due listone infinite si ha la stessa sensazione di Godimento di quando ti sei iscritto la prima volta su Facebook e sei subito andato a cercare i tuoi compagni del liceo scoprendo che no, non avevano fatto una bella fine. Insomma, di riffa o di raffa, noi questi 60 rifugiati li conosciamo praticamente tutti.

 

Gruppone Televisione In Generale: Miss Maria cioè Francesca Giaccari, già concorrente a un Grande Fratello (“La gente vuole tutto Potente“: LoL); Alessandro Casillo, ex bambino di Io Canto; addirittura Stefania Bivone, Miss Italia in carica (oh! finalmente una che sa fare COSE!) (“Voglio cantare per chi non ha voce“)

 

Gruppone X Factor: Davide Mogavero, Antonio Maggio (ex Aram Quartet), Giovanni Caccamo (meteorino maionchino), più la riserva, tenetevi forte spero siate seduti, Stefano Filipponi (Sì, Stefano Filipponi non si arrende alle evidenze della vita). (C’è anche uno Jury, ma non voglio credere si tratti di *quel* Jury).

 

Gruppone Star Academy Ebbene Sì: Julia Lenti, Thomas, Alessio Testa (tutti scelti dal gruppo d’ascolto) più la riserva Manuela Manca (è sarda)

 

Gruppino Castrocaro: Kiero (Tal Kiero!)

 

Gruppone Amici: Cassandra De Rosa, Simonetta Spiri più le riserve Stefanino Maiuolo, Eleonora Crupi, Pietro Napolano (tutti scelti dal Popolo Della Rete, a sottolineare il successo dell’iniziativa). Dal gruppo d’ascolto viene invece Eighty, aka Ornella Pellegrino, una che le sta provando *tutte*, compreso *incidere dischi a Londra*, e che secondo me Vitaminic e/o Pitchfork dovrebbero tenere d’occhio.

 

Ma la vera Bomba Lollona Tripla e Carpiata arriva grazie al gruppo chiamato SKILLS. Chi? Loro:

 

 

Li riconoscete? Da sinistra, in rigoroso ordine di hair-stylist: SILVER, già concorrente di Morgan a X Factor, DAVIDE FLAUTO (Davide Flauto!) già talentuoso alieno di Amici (quello che un giorno c’era e il giorno dopo invece scomparve nel nulla, e NESSUNO ne fece più menzione tanto che noi pensavamo fosse finito nello Scantinato Degli Orrori con Maura Paparo, Steve La Chance e Chicco Sfondrini) e poi gli altri due: Kiki Scolari (Kiki? Kiki) e Daniele Caruso, l’unico con un nome e cognome da Cristiani. Ecco il pezzo che THE SKILLS hanno portato a Sanremo Social, Come un angelo (SPOILER: struggentissima, l’ho già messa nella chiavetta mp3) (So che gli sbagli di questa età non rifarei, come un angelo sai ci sarò per te)

 

 

 

The Skills, stampamioci questo bel nome in testa e preghiamo Gianni Morandi che ce li porta a Sanremo: potrebbero seguire giuoie. Stiamo tuned.

 

P.s Se The Skills erano inglesi a quest’ora erano primi nelle charts.

 

 


domenica 20 febbraio 2011

Siccome in effetti è stato proprio un Festival all’insegna della qualità: “Caro Gianni, lo fai anche l’anno prossimo?”


 

Io secondo me quelli che dicono Sanremo Merda ma poi durante le serate del festival vanno ai cineforum con proiezione di docufiction moldave con annesso dibattito ecco secondo me sono come quelli che dicono Che schifo è tutto un magna un magna ma anche volendo l’alternativa qual è?, e poi non vanno a votare: cioè nel senso ognuno fa e dice un po’ quel cazzo che gli pare (tanto) ma insomma io secondo me è più divertente dire Sanremo Merda se Sanremo l’hai visto. Alcuni la chiamano cognizione di causa. (Sì lo so, è un pensiero che avevamo già formulato, ma vi giuro che oggi, nel 2011, insomma credevamo assodato che bla bla alto e basso bla bla e invece c’è ancora chi crede che la televisione bla bla il nazionalpopolare bla bla: non dico che mi fate pietà, ragazzi, sennò poi mi chiama Maria De Filippi e mi viene un colpo che si mette a parlare dei suoi rapporti sessuali con Maurizio Costanzo, però, insomma, ecco, facile fare gli snob stando sempre all’opposizione).

Si diceva di cose divertenti. Non questo Sanremo. Il controcanto riesce solo se il canto è fatto bene. Altrimenti è tutto un esausto girare in tondo. Abbiamo girato in tondo. È stato un pessimo Sanremo, retorico, ipocrita, apparecchiato. Un pessimo Sanremo che ha confermato, se mai ce ne fosse bisogno, il grado di impazzimento ormai generalizzato. La “folle” esaltazione della mediocrità di Belen Rodriguez ne è l’esempio più lampante. Ma Sanremo ha dimostrato un dato lapalissiano: in Italia ci sono persone a cui viene perdonato tutto e altre che vengono fucilate per uno starnuto. Nel 2004 Simona Ventura venne massacrata per un Festival sottotono, boicottato da case discografiche e controprogrammato in modo feroce. Eppure, Simona Ventura, perché è di Simona Ventura che stiamo parlando, portò a casa il risultato con dignità.

In un mondo normale, dopo l’offensiva performance offerta da Gianni Morandi e dalla baracca, ci sarebbe spazio solo per: strette di mano e tante belle cose. Invece in Italia, capita che il direttore di Raiuno, il giorno dopo, dica: “Grazie Gianni, ti romperemo ancora le scatole. Da domani cercheremo una forma di coinvolgimento per il prossimo anno”.

 


sabato 19 febbraio 2011

Sanremo 2011, la quarta serata. Caterina Caselli nel bene e nel male: vince Raphael Gualazzi, fuori Tricarico (e Max Pezzali)


 

Sull’inadeguatezza di questa gente dilettante abbiamo già detto.

hervèerrorePiuttosto, la serata di ieri rimarrà scolpita nelle nostre menti per il DUETTONE DEFINITIVO tra due donne, due squadernate: Anna Tatangelo e Loredana Errore. Una si presenta pettinata direttamente nel tunnel del vento, l’altra nella riuscitissima imitazione di TATOO, il simpatico nano di Fantasilandia (mancava solo il farfallino nero e poi erano uguali). Spero che oggi il presidente della Repubblica Napolitano scriva una lettera anche a Loredana Errore, come già ha fatto per Benigni: grazie Loredana, a nome di tutti gli italiani.

Poi, se posso, vorrei ricordare alla gente che in queste ore Belèn che TALENTO e che bravura, ecco io vorrei dire loro: hamici, non fatevi offuscare le menti dal paragone con l’inesauribile insipienza della Canalis. Rispetto alla Canalis che non sa fare NIENTE, anche Valeria Marini è una grande artista. Quindi, per piacere, calmatevi. E ricordatevi che Belèn è quella che due sere fa a un certo punto ha cominciato a GATTONARE a QUATTRO ZAMPE sul palco di Sanremo – il palco di Sanremo! – e ieri, mentre ancora era arrampicata su otto ballerini che la ciancicavano, ha urlato: Gnè gnè ho cantato dal vivo eh! Hamici, vi pare un comportamento consono al low profile che solo le grandi star hanno?

Viceversa, Elisabetta e la sua cialtroneria meriterebbero più applausi. Come quelle persone che facevano zero al totocalcio. Ci vuole talento anche in quello, nel non azzaccare niente (Sarcìna! Sàrcina! Sarcinà!), nel NON sapere l’inglese e fingere che sì, nell’intervistare gente di cui non conosci nemmeno l’abc (Taxi driver? Cos’è? Qualcuno ha chiamato un taxi? Perché?), nell’essere sempre, costantemente e perfettamente FUORI LUOGO e soprattutto (qui sta il genio di quell’adorabile cialtrona) nell’avere la pretesa di correggere gli altri! Come quando a X Factor Filipponi il balbuziente derideva qualcun altro perché non si capiva un cazzo quando parlava. WTF!
Per tutti questi motivi, io sto con Elisabetta l’avanguardista.

Per quanto riguarda Luca e Paolo, io propongo una volta per tutte la moratoria dell’abusatissimo lemma “satira” quando in una frase ci sono anche loro due. Luca e Paolo NON fanno satira, Luca e Paolo sono bravi, bravissimi in due cose: sfottere (non è da tutti, a loro viene naturale) e fare le cover. Punto. Qua mi pare stiamo andando un pochettino fuori dal seminato. Uno su mille ce la fa era satira? Prendere per il culo il PD perché non ha un leader? Siriusli?

Gianni Morandi. Io, davvero, non, mi, capacito. O qualcuno ha messo nei suoi bicchieri le stesse sostanze misteriose con cui la SPECTRE sta cercando di FAR FUORI Sara Tommasi o qui io non lo so mica, eh. Avevamo lasciato Gianni come un eterno CUORCONTENTO e ce lo ritroviamo vecchio satiro porco con la bava alla bocca: Monicona vieni qua! Monicona che ti farei! Sai di che ho voglia, eh? Sai di che ho voglia? Di MONTARTI adesso, qui, davanti a tutti. Veniamo a sapere di strani giochi erotici in casa Morandi: sai Monica, mia moglie mi ha regalato per Natale il greatest hits delle tue foto NUDA con le TETTE di fuori: non ti dico come ho passato la notte della vigilia! Per non parlare di altre perversioni, tipo che quest’uomo deve sempre stare in mutande davanti alle genti: ehi Bob, ho scoperto che hai fatto uno strip-tease, me lo insegni pure a me? De Niro finge di avere problemi di traduzione: EHI STAI PARLANDO CON ME? Tu Gianni Morandi stai chiedendo a me se ti do lezioni di SPOGLIARELLO? Ma io ti FACCIO SPARARE! E poi, dulcis in fundo, la scena finale di Morandi e del suo TESTONE infilato direttamente tra le TETTE di Belèn, con lei che lo accarezza e anzi gli spinge la testa: su su bravo bambino, divertiti un altro poco.

Io, basito: speriamo che mia madre era già a dormire.

sanremo2011E dire che la serata si aperta bene, con un FLASH MOB di ubriachi che ballavano tutti assieme fuori davanti all’Ariston. Che bella idea. Chi l’ha avuta? FEDERICO MOCCIA? A proposito: perché nessuno nel mondo si sta soffermando su questa cosa ENORME che uno degli autori di questo disgraziato festival è Moccia? Ci sarà correlazione? Una domanda che rimarrà insoluta: ci vorrebbe la controprova, cioè dei professionisti in grado di interpretare il copione scritto da Moccia e dagli altri.

Serata di DUETTONI. Un livello generale tra l’infimo e il detestabile, tanto che la domanda è: ma questa gente ha PROVATO?

1) Luca Barbarossa, Neri Marcorè, Raquel del Rosario fuego in la sangre, Fino in fondo.
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venerdì 18 febbraio 2011

Sanremo 2011, da Antonio Gramsci alla minorenne Micaela, volti e canzoni dei “150 anni della nostra repubblica”


 

sanremo2011In una serata schizofrenica, che vede “protagonisti” Giorgio Gaber, Joan Baez, Antonio Gramsci e la minorenne cantante Micaela (a proposito, quanto tempo dovrà passare ancora prima di togliere quell’idiota codicillo per cui i minori dopo mezzanotte non possono esibirsi? Che poi Micaela non sembrava affatto minorenne, anzi pareva mia nonna, qualcosa conterà, no?), insomma c’era questo singolare torneo di cover, con in palio la pretiosissima opera d’arte del famosissimo maestro orafo crotonese Michele AFFIDATO (?)

Premessa: in prima fila c’era Mogol. A Mogol io voglio bene per tanti motivi. Uno di questi è che il SOSIA ufficiale di mio padre. Infatti quando vado a giro con mio padre tutti pensano che noi famosi e ricchi e io figlio di Mogol: no, il figlio di Mogol è sull’Isola a tirarsi i capelli con Luca Di Risio e infatti mio padre non è molto orgoglioso del figlio di Mogol. Dicevo, quindi, gli voglio bene, però a volte ha scritto delle schifezze di testi. Andrebbe detto più spesso, a onor di onestà. Comunque, TORNEONE DI COVER.

1) Davide Van de Sfroos, Viva l’Italia: irriconoscibile senza sciarpetta, cappotto di pecora e cappello in testa, si presenta sbarbato e con l’aria di un impiegato comunale che vuole solo passare inosservato. Ci riesce bene. Ma è un merito, considerando l’originale e, soprattutto, altri disastri. Voto: sciapo.

2) Anna Tatangelo, Mamma: avvolta da un LENZUOLO bianco dell’UPIM e con una, verosimilmente, parrucca, canta ostentando indifferenza ma si capisce che è ancora imbufalita per l’eliminazione. Il tutto ha un vago sapor di balera. Voto: chi nasce Tatangelo è per sempre.

3) Anna Oxa, O sole mio. Direttamente dal pianeta Pandora di Avatar, una COSA BLU si spaccia per Anna Oxa. No, ci spiace, questa non è la nostra Annona che tanto ci piaceva. Questa canta in un napoletano che i napoletani si stanno rivoltando nella pummarola. Voto: Tenetevela.

4) Al Bano, Va’ pensiero. Ancora satollo dal pranzo del Il mio grosso grasso matrimonio greco, sale sul palco accompagnato da Iannis Plutarcos e Dimitra Senofonta. L’attacco è tragico e l’incedere pingue: la resa finale non è propriamente in sottrazione. Ma si sa, Al Bano è forte al televoto, specie nelle vecchie che stanno sveglie fino alle tre di notte. Voto: ruffiano.

Fuori Gara. Gianni Morandi canta Rinascimento, di Mogol e Gianni Bella. Morandi rivela che Gianni Bella ha avuto un ictus. Non lo sapevamo. Morandi si commuove. Anche noi. Molto triste. Standing ovation, non si sa bene a favore di chi.

5) Patty Pravo, Mille lire al mese. In siciliano c’è questa espressione che fa “Talè, lèvaci mano”, “Senti, non fa per te”. Patty, cara Patty, talè, levaci mano. Voto: fuori dal tempo.

6) Luca Madonia, La notte dell’addio. Il confronto con l’originale (scritto da MEMO REMIGI e cantato dall’europarlamentare Iva Zanicchi) avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Ma non a questo spilungone con i capelli a caschetto, ben supportato dal direttore d’orchestra Franco Battiato, l’unico uomo al mondo capace di fare TUTTO. Voto: classe.

7) Giusy Ferreri, Il cielo in una stanza. In questi casi la domanda è: meglio inseguire il modello o farlo di testa propria? Giusy Ferreri in effetti ha una testa enorme (ci avete mai fatto caso?), cammina come una paperetta fasciata in un abito che lei evidentemente ha rubato ad altra gente. Però si vede che è felice quando canta, non è questo che conta? Voto: sette sorsi d’acqua contro il singhiozzo, diceva mia nonna.

8) Nathalie, Il mio canto libero. In questi casi invece la domanda è: rispettare l’originale fornendo un contributo fatto di voce perfetta, pulita, chiara, limpida, purissima, levissima, e un’emotività efficace ma non sbandierata? La risposta è: Nathalie, tu sei la migliore. Voto: se persino Mogol applaude e annuisce convinto.

9) Luca Barbarossa e Raquel Del Rosario de la Fuente, Addio mia bella addio. Boh una spagnola che canta le canzoni dei soldati italiani in guerra mi fa un attimo, come dire, SENSO. È come se un italiano cantasse gli inni dei soldati cileni al festivàl di Vigna del Mar. Voto: dissenso.

10) Emma Marrone, Kekko e i Modà, Here’s to you.
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venerdì 18 febbraio 2011

Sanremo 2011: la terza serata conferma la generalizzata atmosfera amatoriale ma ad accendere la luce ci pensa Roberto Benigni


 

La televisione è una cosa seria, e lo è proprio grazie alla facilità di accesso e di commento ad essa connaturata: chiunque, in teoria, può fruire di un prodotto televisivo e chiunque, in pratica, può discuterne, anche sprovvisto di corretti strumenti d’analisi. Per alcuni questa è la conferma di una povertà, di una perdurante “bassezza”. Per altri invece i numeri, e la presenza ormai quasi endemica della televisione nel panorama personale e pubblico di tutti, restituiscono il senso di un’importanza da cui non si può più prescindere: importanza cui dovrebbe essere legato un rispetto ben più solido di quello di cui la televisione normalmente gode. Ma il rispetto uno deve guadagnarselo, non è un già dato, un qualcosa che esiste in quanto tale.

 

 

Chissà i vertici della Rai e di Raiuno (un giornalista, un economista, un altro giornalista) quale reale opinione abbiano di questo Festival di Sanremo. Chissà se, al di là di dati numerici e introiti da sbandierare come unico vessillo di autocertificata competenza, siano stati capaci di mettersi dall’altra parte dello schermo, nei panni di comuni spettatori. Nel caso, beh, forse si sarebbero trovati anch’essi di fronte a uno spettacolo amatoriale di disarmante pochezza, somma di disorganizzazione, mancanza di professionalità, mestieri improvvisati. Una televisione allo sbando, spericolata, che non rende onore alla storia di chi quel palco in passato lo ha calcato, e con merito.

 

Negli ultimi quindici anni soltanto tre conduttori (Baudo, Fazio e Bonolis), hanno saputo governare con solidità e senza balbettii quell’enorme caravanserraglio che è Sanremo. E lo hanno fatto non solo perché quello è il loro mestiere ma, soprattutto, perché in quel mestiere sono dei fuoriclasse. La conduzione televisiva non si improvvisa: bisogna avere memoria, saper fiutare gli umori e le voglie del pubblico, saper dire messa nel rispetto di una platea davvero generalista, ma, soprattutto, saper improvvisare e gestire l’imprevisto, ovvero il sale televisivo per eccellenza. Nel corso degli anni si sono succeduti alla conduzione attori comici, conduttori e conduttrici cui il gobbo elettronico regolava la manopola dei rispettivi e tremebondi stati emotivi, gente prestata all’Evento nel nome di un motto sempre più trasversale in quest’Italia molle: tanto, che ci vuole.

 

Gianni Morandi non è un conduttore, ha accettato l’incarico con entusiasmo, e questo Sanremo rimarrà negli annali come un Sanremo vincente: alla fine contano i numeri, sull’albo d’oro. Ma rimarrà anche, per chi vorrà ricordarsene, l’imbarazzo costante sul palco e negli spettatori, la sensazione continua, come un rumore di sottofondo, che “qualcosa andrà sicuramente storto“, lo sguardo perso nel nulla delle vallette, Morandi che alza gli occhi al cielo sperando che la provvidenza divina fatta gobbo lo venga a salvare, cambi di scena e di palcoscenico tristemente macchinosi, urla fuori campo di qualcuno che deve indicare la retta via a chi invece per contratto dovrebbe conoscerla in modo autonomo. Televisivamente parlando, il peggio mai visto su quel palco dai tempi della gestione Aragozzini.

 

Ad accendere la luce in questo mare di insipienza e di dilettantismo, Roberto Benigni. Sorretto da una fisicità memorabile, per usare un aggettivo a lui caro, ha dato dimostrazione di cosa voglia dire essere un fuoriclasse, un mostro di professionismo. Ha intrattenuto, ha informato, ha divertito, forse anche educato, nel senso però più nobile del termine: eccellente storyteller, ha raccontato, a chi abbia avuto la voglia e la pazienza di seguirlo, storie, fatti ed eventi importanti ma in modo lieve, a volte fornendo punti di vista scontati altre più originali, ma sempre con un unico obiettivo in testa: far sì che il pubblico potesse sentirsi, alla fine, né migliore né peggiore, ma in qualche modo arricchito di conoscenza. Una prospettiva orizzontale che ha mescolato il popolare e il raffinato, l’alto e il basso, la citazione e il lampo di genio, raggiungendo, in modo trasversale, sia i colti che gli incolti. Ha spesso evocato senza dire, spingendo sull’acceleratore di cortocircuiti fulminanti (“la nipote di Metternich”) ma anche rallentando sul velluto mediante il ricorso a strumenti quali l’enfasi e la retorica. Una perfetta padronanza del mezzo televisivo, del contesto, della situazione, del pubblico in sala e di quello a casa. Ha dato rispetto, ottiene rispetto.

 

Nota: il regista Duccio Forzano, che è un bravo regista, serio, preparato, durante il pezzo più prettamente “attuale” e “politico” del lungo monologo di Benigni, non ha mai staccato sulle facce dei dirigenti televisivi e dei politici in sala, come invece ha fatto in occasione del precedente intervento di Luca e Paolo e in occasione dei passaggi più “patriottici” del monologo. Dando per scontata la bravura del regista, questa clamorosa incoerenza stilistica lascia impressioni e supposizioni di vario tipo: pressioni dall’alto? Ragioni di “realismo” e di opportunità che hanno in qualche condizionato il lavoro di regia? Chissà

 


giovedì 17 febbraio 2011

Sanremo 2011, seconda serata: fuori Albano e Patty Pravo, Elisabetta e Belen si baciano, il televoto induce sonnolenza


 

sanremo2011Ringalluzzito dagli ascolti notevoli, spiegabili solo nei termini di “Plebiscito sulla mia persona”, Morandi ricompare tutto giulivo agitando quehe mano in segno di giubilo: evviva evviva. Evviva un cazzo, era solo un’illusione. Gianni tu ci illudi, accenni una cantatina e poi ricominci a parlarci dei Beghelli Point. Gianni, a noi frega cazzi dei TETTI d’ORO Beghelli e del markettone Eni. Un giorno, tra poco, ti volterai indietro e forse capirai il prezzo di questo compromesso di telepromozioni e interviste SENZA SENSO: ok, nel tuo scarno curriculum hai messo la conduzione più strampalata evah di Sanremo, ma ne è valsa la pena?

Gli americani hanno il Super Bowl e gli spot durante il Super Bowl, ormai più attesi della partita stessa. Noi invece abbiamo Sanremo, e i relativi spot e telepromozioni. I succitati Beghelli Point (“Oggi possiamo fare entrare la luce nelle nostre case, basta aprire il RUBINETTO”: WTF!), quei culi che pubblicizzano i fanghi per rassodare altri culi terrorizzando le genti all’ascolto (poi uno dice la macchina del fango: “La cellulite è una MALATTIA MORTALE), o ancora gli omogeneizzati per infanti (“Ehi scopri anche tu se il tuo bambino è NORMALE con il FERROMETRO Mellin”). Dello spot Lumberjack no, non parlo, sono offeso con chi l’ha realizzato che pensa che siamo idioti.

Il cast. Leggo in giro che è tutto un BELEN BELEN generale ma com’è brava com’è seria. Scusate, ma a me pare solo una soldatina Di Livia in gonnella che fa quello che le chiedono. Si mette sempre nel punto giusto sul pavimento, agita quel deretano nell’unico modo che le viene richiesto cioè ottimamente, canta e balla bene (ma in playback: grazie al cazzo, anche MARY PATTY e EMANUELA PANATTA erano brave, in playback) e, soprattutto, ormai sta per diventare SANTA: ciao mamma, se non c’eri tu chissà dov’ero a quest’ora. Eh già, chissà dov’eri. Belìn Belèn, voto: 4

Molto più apprezzabile la sciocca presenza di Elisabetta Canalis, ben consapevole di non avere alcun titolo per stare sul palco e del culo che le è capitato in sorte (il bivio della vita poteva portarla nei pressi di Maddalena Corvaglia, cioè a scaldare sgabelli da Giletti e invece no), fa quello che le viene meglio: confusione. Ride, sghignazza, prende papere, interrompe Morandi, prova a scippargli la busta con i verdetti, chiama ogni tre per due quelli della giuria, si lancia in quell’inglese spericolato (si vede che ancora, prima di parlare, si fa la traduzione MENTALE) per dimostrare che lei è seria, preparata e, soprattutto di MADRELINGUA (ELAISA, UOT DAS DIS TAITOL MIN?). Insomma, adorabile cialtrona. Elisabetta, voto: 8

Luca&Paolo. Ieri il direttore di Raiuno Mazza, per non saper né leggere né scrivere, aveva detto: spero che colpiscano anche altrove, ci sono tante altre GUANCE da graffiare (?). Luca&Paolo si adeguano subito, il contraddittorio applicato alla satira, se solo questa fosse satira. Ma cos’è satira? Nominare altra gente a casaccio con l’applicazione del Manuale Cencelli? Buttare ogni cosa nel pentolone tanto il minestrone alla fine è tutto uguale? No. Luca&Paolo, non ci siamo.  il punto non è scherzare su Saviano e Santoro. Il punto è far ridere. Mi sa che siete meglio come cantanti. Voto: 2

Ma andiamo con ordine (e siccome, miei cari luzzatti fegiz, le impressioni non sono scolpite nella pietra, nuovi voti con clamorosi colpi di scena!)

bacio2La puntata si apre con Morandi che chiama Belèn che chiama la seconda persona più importante della sua vita: Elisabetta Canalis. Elisabetta entra e ARRIZZA subito QUEI DIECI MILIONI DI CAZZI, baciando Belen quasi sulle labbra. Se nella prima puntata le due si erano presentate mano nella mano, come due liceali in fregola, e se climax mi dà climax, sabato le vedremo impegnate nel remake del cunnilingus di Mila Kunis a Natalie Portman in Black Swan (Belen ovviamente fa Mila, cioè la porca, mentre Eli fa Natalie, cioè la pazza).

Poi niente, parte il primo degli innumerevoli momenti GELO della serata con Morandi che fissa inebetito il vuoto e le due “artiste” si lanciano in una gara di CULI mostrando generosamente le terga al pubblico, e agitandole a MINIPIMER giusto per chiarire, se mai ce ne fosse bisogno, il fil rouge della serata.

Natalie, Vivo sospesa.
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    giovedì 9 ottobre 2014
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