lunedì 6 giugno 2011

Sole, pioggia, Martina N., Martina H., la danza dei raccattapalle di verde vestiti: cosa rimane di questo Roland Garros 2011


 

Roland_Garros_2011Arrivare ai campi del Roland Garros è facile: basta prendere, da qualche parte, magari in un punto del sesto, la linea numero 10 della metro di Paris, scendere alla fermata Porte d’Auteuil e poi niente, non fare più niente. Soltanto seguire delle deliziose racchettine stampate per terra, sui gradini della metro e su su fino in superficie, sull’asfalto, le quali racchettine servono solo a indicare la retta via. Un po’ come le frecce sul pavimento quando vai all’Ikea. Uguale. Unica avvertenza: dribblare i Bagarini Etnici dediti al raggiro e alla truffa, cose così.

Ed è così che si finisce in un mondo incantato, pieno di gente che sorride, che Ti sorride, scelta magari in qualche casting in cui il quoziente intellettivo non è certo requisito preso in considerazione ma che comunque sa arrotare bene le cose arrotabili, e ancora quell’Atmosfera fatta di OpOP, perfetti colpi di perfette palline di perfette racchette che risuonano in lontananza. E poi altre cose, tra cui:
Cose che mi rimangono di questo Roland Garros vissuto da transalpino a me stesso, inviato speciale di quell’undicenne intrappolato nei suoi sogni di gloria:
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    giovedì 24 aprile 2014
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