mercoledì 2 novembre 2011

Il noto scrittore James Franco parla del suo ultimo libro a Le Petit Journal


 

le-petit-journal-yann-barthes-nous-men_0Ciao, il mio programma preferito qui a terra esagonale è Le Grand Journal, in onda ogni giorno alle 19 circa, in chiaro, su Canal +. All’interno du Grand Journal va in onda l’altro mio programma preferito in terra esagonale, che è Le Petit Journal. Il primo è più serio, il secondo più faceto, ma a volte anche il contrario. Le Petit Journal, condotto da un simpatico animatore, Yann Barthès, tratta argomenti vari (Giulia Sarkozy, la Grecia, cose così) e ogni tanto fa anche una rubrica di libri, che si chiama Le livre & La Pipe (la parola Pipe significa due cose: Pipa, come in italiano, e Fellatione, come in ogni parte del mondo, quindi sì, c’è un doppiosenso, e considerando che si invitano scrittori a parlare dei propri libri, Epic Win).

james-franco-palo-altoInsomma, ospite della rubrica di libri, in collegamento “Skype da Detroit”, James Franco, evidentemente appena alzato dal letto, o di ritorno dal set di General Hospital, o da una personale di scultura maori, o dal set del suo nuovo programma di giardinaggio:
Yann: eh no, ci deve essere un errore, questa è una rubrica di libri, lei è un attore
James: no no sono io, il famose SCRITTORE James Franco, sono qui per promuovere il mio nuovo libro. Si chiama Palo Alto.
Yann: ah bòn, allora benvenuto, aspetti che le lancio la Pipe

Poi si mettono a parlare di autori francesi e James Franco dice che gli piacciono Balzac, Flaubert, Proust, Stendhal (il pubblico rumoreggia). Per dimostrarlo, tira fuori le edizioni economiche Folio (quelle che un po’ tutti noi compriamo da Gibert Joseph, tra una pecetta gialla e l’altra).
Poi Yann chiede a Franco di fargli vedere la casa, e Franco si alza, computer in mano, e gli mostra quel che c’è da mostrare, compresa la CHATTE (Ahem) e delle donne a muzzo che stanno preparando il caffè. Alla fine Franco chiede a Yann il numero di telefono della jeune fille alle sue spalle, la quale jeune fille si schermisce tutta e finge di arrossire (Ma cosa va cercando quest’uomo? ZEROSEICINQUEUNOSONOTUA). Fine.
(Il tutto per fare la marchetta al libro del noto scrittore James Franco nella rubrica Le Livre & La Pipe).
Per i francofoni o francofili o francoentendants, ecco il video del programma. Dal minuto 9:20 circa, la rubrica sui libri. Per i non francofoni, o non francofili etc, bòn, ci sono le figure, si capisce lo stesso.


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domenica 16 ottobre 2011

“Da oggi Billy, la nostra rubrica sui libri, diventa multimediale”


 

billyTg1. Conduttrice Bionda Sto Qui A Rassicurarti: “E ora, cari amici, una grossa novità per la nostra rubrica di libri ‘Billy’. Da oggi ‘Billy’ diventa multimediale. Pensate, potrete ritrovare i vostri scrittori preferiti sul nostro sito ‘Billy‘ e sulla nostra pagina Facebook” (addirittura?)

(Billy? Perché Billy? Eh, già, perché?)
(Tra gli scrittori di cui parla Billy questa settimana: Giampaolo Pansa).
(L’ultima volta che ho sentito la parola ‘multimediale’ ero al ginnasio: avevo scelto il Classico sperimentale, ché mi avevano promesso delle ore ‘multimediali’ nella sala ‘multimediale’ a via La Marmora a Palermo. Risultato: 10 computer IBM con MSDOS 486 da dividerci in 25: ohhh).

Poi la linea passa alla Giornalista Gestrice di Billy: Eh sì, cari amici, siamo molto orgogliosi di annunciarvi che la nostra pagina Facebook dedicata alla rubrica Billy ha già avuto più di CENTOMILA visualizzazioni! (piace a 2.647 persone).

(Il tg1 diventa ‘multimediale’. Il tg1 è sempre sul pezzo, non c’è che dire, come quella volta che nel 2009 annunciò l’arrivo di una ‘strana’ moda: quella di dividere gli appartamenti con amici, colleghi o sconosciuti. Coinquilini, questi sconosciuti).
(Dice: e vabbè ma il tg1 lo conosciamo, di che ti sorprendi. Ok, allora non parliamo più di niente).
(E comunque non è vero che possiamo ritrovare i nostri scrittori preferiti. Se io vado sul sito di Billy o sulla pagina Facebook di Billy l’unica cosa che trovo è la tristezza, ma non una tristezza qualsiasi, una tristezza ‘multimediale’, che di sicuro mi fa passare la voglia di leggere ‘libri’. FAIL).

 


lunedì 10 ottobre 2011

Bagni d’italianità


 

Essere italiani, a Parigi, significa saltellare in equilibrio tra il Lamento in Entrata (questa gente hanno l’antipatia nel dna: boring) e il Lamento in Uscita (l’Italia fa schifo, meno male che me ne sono andato: boring). Di sicuro, se sei italiano a Parigi, un certo italiano a Parigi, cerchi di evitare come la peste gli italiani, certi italiani, quelli che salgono sull’autobus dal centro e non da-davanti, quelli che non salutano il conducente e quelli che non tengono la ‘porta’ quando esci dai tornelli della metro. Insomma, quelli che ti fanno fare brutta figura. (In questi casi, se sei lì vicino, il faut iniziare a parlare altre lingue, anche inventate, meglio).

 

Ci sono momenti in cui invece stare tra italiani è così, senza scelta. Tra la coperta quando fuori è inverno e il piacere ma sì ma dai. Lo scorso weekend, all’Espace Blancs Manteaux, si è tenuta la Fête du livre et des cultures italiennes. Tono molto minore rispetto all’ultima edizione (niente reparto Gastronomie Ma Come Sono Belle Le Regioni Italiane, meno libri), è stata l’occasione, per gli Italiani Che Leggono A Parigi O Almeno Ci Provano, di ritrovarsi senza darsi appuntamento: ah ecco, anche tu qui, no Marianna è appena andata via, ma forse torna, aveva bisogno di aria. Ok. Insomma c’erano questi libri in vendita (al prezzo italiano, e non è un piccolo particolare), divisi per aree tematiche circa quasi (i candidati dello Strega tutti vicini vicini, in ordine decrescente per anno), ma anche ordinati alla sanfasò (i libri di Wu Ming accanto a Educazione Siberiana di Nicolai Lilin, ma non ditelo a Wu Ming che s’incazza, giustamente, anzi non glielo nominate proprio, Nicolai Lilin). Poi c’era un baretto con due ombrelloni da mare con il nome dello sponsor (Dlin Dlon, ripeto, gli ombrelloni da mare in un luogo chiuso a Parigi: non so, una finta piantagione di pomodrini pachino no?). E infine c’erano i dibattiti.

 

Protagonista dei dibattiti, diciamolo, Giorgio Vasta. Presente in concorso con ben due libri, Il Tempo Materiale (se non lo hai letto o perlomeno manco iniziato, fuori da questo blog) e Spaesamento (perché, Giorgio, perché?) ma, soprattutto, presente in veste di rappresentante dei TQ. Prime due cose che Giorgio Vasta ha dovuto dire al Dibattito Letteratura e Cittadinanza, due esperienze tra l’Italia e Francia:

 

1) TQ significa TrentaQuarantenni
2) TQ non è un movimento letterario ma un movimento politico. Tocca precisarlo visto che è un concetto che non riesce a essere compreso.

 

Ah bòn.

 

E mentre mi interrogavo sulla questione(a m’avevano detto che quando sei costretto a definirti in negativo, ecco, diciamo, non proprio, piede, giusto), mentre il dibattito si animava (e Berlusconi!) e mentre giravo tra i libri (Ammaniti, Avallone, yawn) riuscendo nella epica impresa di non comprarne manco uno, ecco pensavo questa cosa: è domenica sera e c’ho il frigorifero vuoto.

 

 


giovedì 6 ottobre 2011

Gli zombie sobri che leggono camminando (o camminano leggendo)


 

Il mondo si divide chiaramente in:

 

 

a) quelli che leggono e
b) quelli che leggono camminando (o camminano leggendo: se ci sono sfumature di senso trovatele voi)

 

Divisione per fortuna sproporzionata. Di solito mondo è posto discutibile in cui vivere, e gente altrettanto, ma in questo caso no. Quelli che leggono camminando, quanti sono? L’uno per cento? Il due per cento? Comunque troppi. Certamente trasversali. Capitali del mondo, cela va sans dire. A Petralia Sottana mai visto uno camminare leggendo. Ma a Petralia Sottana sono stato una sola volta in vita mia.

 

Ok, dicevo. Loro, li vedi uscire dalla metro e percorrere questi lunghi corridoi, e poi salire le scale, sempre con gli occhi sulle pagine, e poi fuori all’aria aperta, sui marciapiedi. Degli zombie dall’ossimoro incistato: zombie sobri. Loro vanno dritti, a prescindere, e riescono a evitare pali, gradini, buche nel terreno. Sono salvi e sfruttano al doppio il tempo che han dato loro. Io quelli che leggono camminando li odio, forse perché tutte quelle cose assieme non riesco a farle. Se cammino, cammino. Al limite guardo le figure. Se leggo, leggo. E se ci sono le figure, pure quelle.

 

C’è un’ipotesi, però, in base alla quale io potrei forse non odiare quelli che leggono camminando. E cioè che essi facciano finta. Che si sparino le pose. Un modo per reclamare attenzione, you know, facendo finta che non gliene importa. La gente è capace di molto. Allora, in quel caso, no, non li odio. Io quelli che si sparano le pose mi divertono, li sgamo subito, a volte gli faccio buh!, loro si spaventano ma poi sfodero uno dei miei sorrisi e loro si calmano, sanno che io so, ma capiscono subito che io non nacqui spione. Con me stanno al sicuro. Però, ora che ci penso, non è che io posso pure accollarmi i processi alle intenzioni in positivo. Che me frega, che me ne cale. Per cui, bòn, se uno legge camminando legge camminando. Punto. E ogni volta che vedo uno che legge camminando ecco, io, penso sempre a quanto sarebbe moralmente ineccepibile fargli un bello sgambetto. Così, per vedere l’effetto che fa.

 

 


mercoledì 21 settembre 2011

Vabbè, se Joe R. Lansdale è contento


 

Oggi, non so perché, mi sono collegato al sito di Repubblica e si è subito aperto un pop-up che pubblicizzava Nausika, un’associazione che organizza corsi di scrittura, corsi di capoeira, cose così (true story). La b-side del pop-up era questa:

lansdaleVado sul sito e scopro che, tra i docenti del corso Il racconto, il Romanzo, c’è proprio un certo Joe Lansdale (ma la data del corso è da definire: ahia). E la R.? Vado sulla biografia e scopro che il Joe Lansdale che dicono loro è proprio il Joe R. Lansdale che dico io. Ah vabbè, allora. Poi leggo: Attualmente Lansdale vive a Nacogdoches con la moglie Karen. Ma come, Joe Lansdale non era uno dei docenti del corso di Nausika? Che c’entra. Farà il pendolare. D’altronde il Texas è qui dietro. O forse Joe si affitterà un bilocale in un punto qualsiasi sull’Aurelia. O forse è quella storia del mutuo. Chissà. Oh, contento lui, contenti noi (…e tanti altri)

 


mercoledì 7 settembre 2011

Feticci parigini: la pecetta gialla sui libri usati di Gibert Joseph e Gibert Jeune


 

Devo dire che non ho ben seguito il dibattito sull’introduzione della legge che prevede il tetto massimo del 15% agli sconti sui prezzi dei libri. (Un giorno torno dalle vacanze e trovo le varie timeline che fibrillano di genti tra l’invasato e il furibondo che stanno comprando libri a pacchi di centinaia per approfittare degli ultimi giorni di sconti al 30% o anche di più. Tipo le svendite e lo Svuota Tutto dei negozi di tappeti).

 

 

Ma se proprio devo dire la mia, credo che il problema non sia tanto la percentuale di questo o quello sconto, quanto piuttosto il prezzo dei libri in copertina. L’Italia è uno dei paesi in cui i libri costano di più. Se ci sono battaglie da fare vanno fatte in questa direzione, tutto il resto viene dopo, ma sempre dopo. Perché questi benedetti libri debbono costare così tanto? Ne abbiamo già scritto in passato. (Altri esempi: Le Correzioni su Amazon Italia e su Amazon Francia. La Metafisica dei tubi su Amazon Italia e su Amazon Francia) (Sconti o non sconti, siete bravi in matematica?)

 

Ora, anche in Francia, se non erro, c’è una legge che fissa i tetti degli sconti. Ma in Francia, per esempio, ed è quello che manca in Italia, è possibile scegliere. Vogliamo misurare la qualità della vita in base al concetto di Scelta? (No, magari un’altra volta). Scelta significa poter trovare lo stesso libro o nuovo di pacca o usato in buone condizioni. Uno di fianco all’altro. Presso i rivenditori on line e presso le librerie.

 

Comunque, chi ha detto Libreria? A Parigi libreria fa rima con Gibert Jeune e Gibert Joseph (entrambi su Boulevard Saint-Michel, Joseph ha anche la succursale nel tredicesimo). E Gibert a Parigi fa rima con Pecetta Gialla. Quella strisciolina che sta sul fianco del libro e che, quando c’è, festa grande alla corte di Francia. Significa, la pecetta gialla, che, passati quei pochi mesi fisiologici dall’uscita di una novità, capace che tu il libro lo trovi a prezzo notevolmente più basso. Nel caso dei classici, o libri vecchi, che già costano poco, molto poco (è questo il vero grande nodo: in Francia certi libri te li tirano dietro!), allora, se per giunta trovi la pecetta gialla capace che entri con dieci euro e te ne esci con cinque libri nella sacchetta. (Ci sono libri in ottimo stato che costano 0,80 centesimi! Non so se!). Ora, ci frega qualcosa se quando sfogliamo il libro davanti al naso con gli occhi chiusi sentiamo odore di colla nuova o di polvere antica? A ciascuno il suo. Ma intanto, viva la pecetta gialla.

 

 

(Vi lascio con un gioco facile facile. Chiudete gli occhi. Fatto? Bene. Immaginatevi la Feltrinelli più grande della vostra città. Fatto? Bene. Immaginatevi che la metà dei libri esposti siano usati. E che questi libri usati abbiano tutti una pecetta gialla a segnalarla. Fatto? Avete ben immaginato la pecetta gialla, tipo quella della foto qui sopra? Benissimo. Ecco quello che provo io quando entro da Gibert Joseph).

 

 

 


mercoledì 31 agosto 2011

Jonathan Franzen sta lavorando a una serie tratta da Le Correzioni. Prossimamente in onda su Hbo. Eh?


 

La rentrée letteraria francese (evento) è segnata certamente non dal solito, ripetibile, annuale romanzo di Amélie Nothomb ma, tra gli altri, dall’uscita su suolo esagonale di Freedom. Jonathan Franzen. (Se non avete ancora letto questo romanzo mi chiedo cosa abbiate avuto di più importante da fare in questi mesi).

 

 

Bene, come si conviene, in fin dei conti stiamo parlando di una popstar, interviste, speciali, riflessioni su, dibattiti. Jonathan Franzen. Il prossimo 19 settembre farà pure una *cosa* a teatro, precisamente l’Odéon-Théâtre de L’Europe, cioè leggerà estratti di Freedom, e giù altri dibattiti, altre riflessioni su (il biglietto costa 12 euro, bisogna telefonare a un numero per prenotare, non c’ho voglia, i francesi al telefono sono più ostili che in presenza).

 

Ma non è di questo che volevo scrivere. Piuttosto. Nel corso di una lunga e a tratti interessante intervista (ma a tratti: David Foster Wallace, ok, lo sappiamo, erano amici del cuore, va bene, ma basta), in mezzo a cose e altre cose, ecco un dettaglio buttato lì, come se niente fosse, come una foglia d’albero caduta troppo presto:

 

“Comunque Jonathan Franzen attualmente sta lavorando, con Noah Baumbach, all’adattamento delle Correzioni per una serie che andrà in onda su Hbo“.

 

(Boom)
(D’altronde Franzen dice che la trasposizione televisiva è l’unico esito possibile, i romanzi che vuole scrivere e quelli che vuole leggere non sono fatti per il cinema).
(Madonna Jon, e ce lo dici così?).

 

Conferme serie in rete non ce ne sono. Anzi sì, come mi segnala il provvido L. (dov’ero io quando Il Sole pubblicava questa intervista? Leggevo il libro, ovvio. E comunque ho le attenuanti). (Però, ecco, il fatto che ci stia lavorando da un anno e mezzo e la serie dovrebbe durarne quattro, boh, qualcosa non quadra). Vabbè, com’è, come non è, e adesso? Riscriviamo il concetto di hype? Mi apposto dietro l’uscita secondaria del teatro per chiedergli soltanto QUANDO? Facciamo finta di niente? Ecco, infatti, allora, dicevamo.

 

Update: Antony Hopkins sarebbe interessato al progetto (via)

 


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    sabato 1 marzo 2014
  • El Clásico PSG-OM In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta continua...