domenica 27 maggio 2012

Euphoria!


 

E come ogni anno arriva l’Eurofestival a ricordarci che in Europa si ascolta musica discutibile un po’ ovunque. E quando dico discutibile intendo proprio di merda e quando dico Europa intendo quegli asteroidi impazziti dei paesi balcanici e russofoni. Oh, sembra che si riproducano per gemmazione. Non finiscono mai. E poi, tutte quelle manfrine, tutti quei pompini a vicenda, che indignatija, veramente.

 

La questione, a non guardare i bookmakers, che pure ci hanno azzeccato, era di mero intreccio politic-cultural-pecionata. Riuscirà la mala sorte a prendersi gioco dei paesi meridionali (Grecia, Spagna et même l’Italie) costringendoli a raccogliere gli spiccetti – o a una clamorosa rinuncia – in caso di vittoria e di obbligo organizzativo? No. Peccato, io tifavo per loro. La greca Eleftheria Eleftheriou (sì, si chiama proprio così, già concorrente a X Factor Greece), che ha fatto vedere a più riprese le mutande per dimostrarci che no, noi greci non abbiamo le pezze al culo!, la spagnola Pastora – grande estensione vocale, diciamolo – e la nostra Maria Chiara Fraschetta. Tifavo per queste tre non per motivi musicali, chi se ne frega, ma solo per poterci ribellare a questo concetto di crisi ineluttabile e che ci ha portato, esempio, a dire che l’Azerbaijan si può permettere di organizzare un grande evento come questo e noi no. Ma che cazzo, oh.

 

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