domenica 24 luglio 2011

Dettagli di morti: la fucilata, l’estintore, la cofana


 

norvegia1. La Fucilata

Prima è arrivata la notizia della bomba, notizia confusa, il primo ministro norvegese sotto attacco, la Norvegia sotto attacco. Ho pensato, pensiero non originale, all’undici settembre di dieci anni fa. Poi, dopo, è arrivata la notizia della fucilata, anzi, fusillade. Il tg francese riportava dettagli, altri dettagli. E quel dettaglio, la fusillade, ho cercato sul vocabolario, sparatoria, scontro a fuoco, fucilazione, scarica di fucileria, era così stridente, così strano, fuori contesto, rispetto al resto. Ho smesso di pensare all’undici settembre, era tardo pomeriggio. Un uomo che prende a fucilate dei giovani inermi. Mi è venuta in mente la scena di una serie francese, Xanadu, che ho visto di recente. Un fresco fotogramma sostituito, andando indietro non so come, da un giovane biondo con la maglietta gialla, l’attore di Elephant, e pezzi di puzzle che stavano lì, nella memoria, da articoli, telefilm, filmacci di serie b. Era l’ora di cena. Una storia di pazzi, come tante.

Leggo di polemiche misere e miserabili, tutte italiane, su prime pagine di giornali uscite rabberciate, corrette in corsa, altre mai uscite, tutte con lo stesso tono: Sono sempre loro, il buonismo non paga, etc. Titoli puerili, atteggiamenti altrettanto, legati a tripla mandata a target, vendite, rendite di conti, spericolatezze. Depurando tutto, cancellando tutto, c’è chi dice: eh beh, l’abbiamo pensato tutti, che erano stati gli islamisti islamici. Certo, ovvio, è esattamente quello che volevano, hanno raggiunto il loro obiettivo, da quel pomeriggio di dieci anni fa, e non capisco – attenzione non è stupore – quelli che si stupiscono. Piuttosto, mi stupisco a mia volta: quel dettaglio, la fucilata, così inusuale, così poco modus operandi, così tragicamente isolata e senza legami con un quadro a noi familiare. Mi stupisco di quelli che dicono, a notte fonda, le notizie erano contraddittorie: sì, ma c’era la fucilata. Mi stupisco di Fiamma Nirenstein, una delle donne ebree più potenti del mondo, dicono, e di quel suo pezzo scritto per il Giornale, andato in prima pagina. Un elenco di concetti scongelati, come già scritti, un coccodrillo come quelli che si scrivono quando muore una rockstar prima del tempo, un coccodrillo di massa però, e non per i morti, ma per gli altri, i fantasmi, necessari per quel gioco di appartenenze, di barriere, di schieramenti che è diventato anzi no, rimasto, l’unico modo: di ragionare, di analizzare, di spiegare. Decidere in che squadra stare. N‘importe qui, n’importe quoi, n’importe où. Tanto.

2. L’estintore
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lunedì 18 luglio 2011

Ah, i famosi interisti (tenetevi pure quello scudetto: ciò che conta è che Noi Sappiamo che Voi Sapete)


 

Previously on Lindo Moratti Immacolato

Quelli dei passaporti falsi
Quelli delle plusvalenze
Quelli che facevano pedinare boh seguire boh intercettare i propri giocatori
Quelli che nel 2006 urlavano ai quattro venti Noi Onesti In Questo Mondo Di Ladri
Quelli che, chissà com’è, le intercettazioni che li riguardavano, sono, Puf, sparite, e Puf, ricomparse in tempo per quella panacea chiamata prescrizione
Quelli che ricevettero, garruli, dalle mani di un loro ex dirigente, uno scudetto che loro non era, per tanti motivi
Quelli che, a precisa domanda Ma come la mettiamo con le intercettazioni?, non rispondono nel merito, ma anzi spostano l’attenzione su chi non c’è più (Giù le mani da Facchetti! Facchetti era una persona perbene!) (Infatti, Facchetti era una persona perbene, ma anche lui faceva le telefonate: ci sono le prove, non ci provate)

Insomma: loro si tengono sulle maglie, è ufficiale, lo scudetto del 2006, scudetto che, tra le altre cose, non è stato possibile revocare perché ufficialmente mai assegnato (?).

E mentre leggevo le notizie, facendomi anche molte risate, e mentre scorrevo il mio google reader mi sono venuti in mente quei due giornalisti italiani, ai primi posti dei miei feed, molto famosi, molto interisti, molto antiberlusconiani, molto prolifici, che in questi ultimi giorni hanno ben pensato di non dedicare manco mezza riga a questa vergogna tutta italiana (Non sono gli unici, sia chiaro, anche i principali siti di informazione e i svariati superblog che tanto si bullano di stare sul pezzo ignorano la faccenda, chissà perché). Ho riso ancora, pensando a questi due giornalisti, perché a mio avviso, io che berlusconiano e interista non sono, il potere dell’uno – Berlusconi – e dell’altro – Moratti – mi pare abbiano molto in comune: ramificazioni, incistamenti, collusioni, prescrizioni, conflitti di interessi. Addirittura stesse reazioni pavloviane (“È un complotto!” “Abbiamo la stampa contro!”), talmente grossolane da far pensare: come riuscire a conciliare le indignazioni urlate di un caso e i silenzi mediocri, dell’altro?
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mercoledì 6 luglio 2011

Sciatteria, altro che post-it e dieci domande


 

Quasi tutti quelli che conosco non amano il quotidiano La Repubblica. Quasi tutti quelli che conosco e che non amano il quotidiano La Repubblica non lo amano, anzi lo odiano, per quella cosa dei post-it, delle firme e delle dieci domande. Io invece non ho niente contro il quotidiano La Repubblica e contro i post-it, le firme e le dieci domande. È un mondo difficile, le temperature devono essere alte, le passioni esasperate, e ognuno si sceglie il modo che ritiene più efficace. Tutto il resto è gusto.

Però pure io a volte non amo il quotidiano La Repubblica, e cioè quando il quotidiano La Repubblica è sciatto. Questa cosa della sciatteria è una cosa che il quotidiano La Repubblica a volte fa. Forse sono troppo presi dai post-it, dalle firme e dalle dieci domande. Non so. Sta di fatto che quando vivevo a Italia e compravo spesso il quotidiano La Repubblica e incappavo in sciatterie allora sì, che sacramentavo, altro che i post-it, le firme e le dieci domande.

Non ho comprato quotidiani italiani per tipo sette otto mesi. L’altroieri, per la prima volta, Repubblica, grazie. Insomma i post-it, le firme, le dieci domande e, a pagina quattro, un articolo sui Nuovi Black Bloc, a firma Meo Ponte. A un certo punto, si legge:

“Le forze dell’ordine riescono a bloccarne cinque: il primo è un ragazzo di Pescara, gravita nei centri sociali abruzzesi, è ferito al volto e non c’è la fatta a ritirarsi tra gli alberi”.

Poi, a un altro punto:

“Sono riusciti a richiamare in Val di Susa le frangie più violente d’Europa”.

Sul quotidiano La Repubblica di oggi, invece, a pagina 2, in un pezzo roboante (Lo Scontro) sulla spugna gettata da Berlusconi bla bla, pezzo a firma Alberto D’Argenio, c’è scritto:

“Il Senatùr è furioso: per la seconda volta dopo la Libia Berlusconi lo ha tenuto allo scuro di una decisione fondamentale per il governo”.

Ecco i momenti in cui anche io detesto il quotidiano La Repubblica, perché mi fa diventare uno dei tanti che detestano il quotidiano La Repubblica, sguardo torvo e tanta indignazione.

P.s. Quasi quasi potremmo organizzare una raccolta di firme, di post-it, di-dieci-domande: “Ci tengo a essere informato. In Italiano.”

 


mercoledì 11 maggio 2011

Link 10, Decode or die: Dove eravamo rimasti?


 

Ricordate Link, il magazine di cui vi parlavo qualche mese fa? Bene, in tutte le migliori librerie è appena uscito il nuovo numero: Decode or die, l’infografica applicata alla tv.

 

Un volume ricchissimo che prova a raccontare la televisione a partire da un concetto, l’infografica, sempre più al centro della scena, e decisiva per la decodifica di certi fenomeni. E infatti il cuore del volume, letteralmente, è occupato da una serie di mappe, schemi, sintesi visive che provano a unire i puntini per rispondere, per esempio, ad alcune domande:Quali sono i programmi preferiti nelle diverse regioni d’Italia? Perché i film sono scomparsi dai programmi più visti? C’è un pattern tra i personaggi di Lost? (Esempio: ecco la mappa dei discorsi tra i personaggi nella prima stagione di Lost).

 

Non solo. Ci sono, ovviamente, saggi, pezzi e contributi di vari autori: Francesco Borgonovo e la sua intervista a Walter Siti, Aldo Grasso, Massimo Scaglioni, Mariarosa Mancuso, Stefano Ciavatta, Violetta Bellocchio, Michele Boroni, Stefano Pistolini, and so on.

 

Ah, dimenticavo, c’è anche un mio pezzo. Si intitola Dove eravamo rimasti? e ha a che fare con un concetto a noi tutti molto caro: i previously nelle serie tv. Tra le altre cose racconto la storia (e la voce) che c’è dietro il “Previously on Lost”.

 

Che dite, vi ho convinto ad andare in libreria?

 

 


lunedì 2 maggio 2011

Breaking news: Donald Trump demands Osama Bin Laden’s death certificate


 


Me l’ha detto twitter, dove ormai succedono le cose. Erano le sette e mezza, stamattina, il primo pensiero è andato al soldato che materialmente ha ucciso Bin Laden: cosa ha pensato? Se ne è reso conto? Ci diranno mai il suo nome? Sa cosa lo aspetta? Poi ho pensato: e adesso? Il mondo è più sicuro?

Ho acceso la tv: le tv generaliste italiane e francesi, intanto, stavano facendo altro, televendite, previsioni del tempo, cartoni animati. Ho messo sui canali all news, ho ascoltato il Messaggio Emotivo di Barack Obama. Ho pensato che, comunque vadano le cose, Obama sarà per sempre quello che ha fatto il discorso che tutti gli americani aspettavano da dieci anni.

Poi ho visto le immagini qui sopra, il giubilo davanti alla Casa Bianca. Ho fatto, anzi faccio fatica a capirle. Ovviamente, io in quella storia c’entro poco, anzi niente. Non ho idea di quel che sta provando oggi l’americano, posso solo immaginarlo. Ed è comunque un’immaginazione filtrata, deviata, che non c’entra nulla con la realtà, o con quella che chiamiamo con questo nome. E poi, mentre ascoltavo il coro U.S.A! U.S.A.! mi sono venute in mente le altre scene di giubilo, tutte europee, di questi giorni. Matrimoni, beatificazioni. Cose che non c’entrano nulla, ma cui comunque abbiamo assistito, più o meno increduli. Eventi Universali, di improvvisa convergenza verso Centri cui forse non eravamo più abituati.

E ora che febbri innocue lasciano il posto a febbri necessarie, a tutto e al contrario di tutto, a sciami di disincanto e sdrammatizzazione, intanto molti, nel mondo, in queste ore, sentono finalmente di aver ricevuto una ricompensa per le proprie preghiere. E questa, tutto sommato, è una buona notizia, no?

 


giovedì 21 aprile 2011

Le ficcanti inchieste del Tg2: “A Parigi fa caldo”


 

Tg2 delle 2030.
Inviato da Parigi: straordinaria ondata di caldo colpisce la capitale francese! È già estate e i parigini ne approfittano per prendersi il sole sul lungosenna! Eh già, perché a Parigi il tempo può essere incerto persino ad agosto! Ma andiamo a sentire cosa dicono gli italiani in vacanza a Parigi! Perché, ricordiamolo, Parigi è una delle mete preferite dagli italiani!

- Signora italiana, ma lei se lo immaginava questo caldo?
- No, assolutamente! Io mi portai due cappotti e quattro maglioni e questa che indosso è l’unica cosa leggera che tengo, me la metto da quattro giorni!
- E tu, figlia italiana di signora italiana, ma tu te lo aspettavi questo caldo?
- No, assolutamente, anche la sera, dopo mezzanotte, fa caldissimo!

Pazzesca, questa ondata di caldo nella città della baguette! E intanto salgono alle stelle le vendite di occhiali da sole (?), spray antizanzare (?), ventilatori (!) (?) (?!?) e soprattutto di gelati! Ma andiamo a sentire i gelatai italiani che vendono i gelati a Parigi!

- Signor gelataio italiano, ma lei se lo aspettava questo caldo italiano e tutti questi clienti?
- No, assolutamete, pensi che non riusciamo quasi a smaltire l’Enorme Richiesta Di Gelato Dei Parigini!
Incredibile! E le previsioni danno bel tempo anche per la prossima settimana! Ventisette gradi! Forse anche ventotto! Incredibile!

Niente, volevo dire che l’inviato da Parigi così ero buono a farlo pure io, porca di quella bastiglia!

 

 


giovedì 21 aprile 2011

Justin Bieber, Chris Colfer, Blake Lively e Amy Poehler di Parks and rec tra le persone più influenti del mondo secondo Time


 

Leggo su Camillo che Time ha scelto le 100 personalità più influenti del mondo. Tra queste c’è solo un italiano: Sergio Marchionne.

Scorrendo la lista si scoprono poi i soliti nomi (Obama, sua moglie, Oprah), e altri più curiosi.
Tra questi: Justin Bieber e Bruno Mars (ho verificato uno a uno, e no, Lady Gaga non c’è, in compenso ci sono Marine Le Pen e Gheddafi).
Ma c’è anche Mia Wasikowska, cui questo blog, in tempi non sospetti (due mesi fa), ha pronosticato un futuro luminosissimo (è l’unica gemma di quella porcheria di film The kids are alright).
Venendo alla tv, che è l’ambito che più ci interessa, segnaliamo la presenza di:
* Matthew Weiner “Non è vero che voglio tanti soldi per rifare Mad Men: mi dipingono così
* George R.R. Martin cioè Game of Thrones, tanto per non stare sul pezzo
* Blake Lively, star di Gossip Girl ma soprattutto di The private lives of Pippa Lee, film che avrebbe meritato maggior fortuna, anche solo per quell’accozzaglia di miracolati che aveva nel cast.
* Chris Colfer, che Glee qualcuno ha deciso deve entrarci sempre, di riffa o di raffa, in tutti i discorsi
* Amy Poehler, ovvero Leslie Knope di quel Parks and recreations che tanto ci sollazza da un po’ di tempo a questa parte.

Se non bastasse tutto ciò (che già è tanta, tanta roba), volendo possiamo salire di livello: per ogni personalità influente, Time ha fatto scrivere, ad altrettante personalità influenti, dei temini agiografici. Esempi: Matt Damon e Gary White sono stati pittati da Ted Danson (Ted Danson!), Patti Smith da Michael Stipe (scontato), Mia Wasikowska da Glenn Close (attenta, Mia!), Kim Clijsters da Martina Navratilova. E Amy Poehler? Ovvio, da Aziz Ansari. Tom Haverford!

Ragazzi di Time, questo è giocare sporco.

 

 


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    giovedì 9 ottobre 2014
  • The new pornographersBrill_Bruisers_Cover      Anche l’autunno è una stagione come si deve, a patto di ascoltare almeno due volte al giorno Brill Bruisers, il nuovo disco dei New Pornographers: