giovedì 5 gennaio 2012

Il Tredicesimo Apostolo e la levitazione (di Canale 5)


 

Bastava dunque la solita fiction di preti per far levitare un network alla deriva, in crisi di ascolti e di identità? Il tredicesimo Apostolo, Il prescelto: 7 milioni e il 27%. Boom. Canale 5 si risveglia piena di salute, come non accadeva da troppo tempo oramai. E lo fa grazie a un prodotto di buona qualità, firmato Pietro Valsecchi e Taodue, con due protagonisti bravi, seri e preparati: Claudia Pandolfi e soprattutto Claudio Gioè, ormai ufficialmente il Beppe Fiorello di Canale 5, garanzia di ascolti e di professionalità, troppo poco celebrato da stampa e gente di settore (Claudio Gioè: palermitano, La Meglio Gioventù, Squadra Antimafia, Il Capo dei Capi, per dire).

 

Ma lo fa soprattutto ribaltando il paradigma tutto Chiesa, Santi e Buoni Sentimenti imperante nella testa dei dirigenti televisivi italiani. Il Tredicesimo Apostolo parte da un assunto di base (Volete i preti? E noi ve li diamo) ma va a pescare là dove di solito non batte mai il sole della consuetudine e del già visto. C’è un prete (gesuita) che indaga, è vero, ma le sue ricerche scavano nel paranormale, nel mistero, nelle domande continuamente irrisolte, e che continuano a generarsi anche al di là della singola risoluzione di puntata: bambini che levitano, fenomeni di necrosi, elettromagnetismo, lacrimazioni di sangue, suicidi. Il Tredicesimo Apostolo, the dark side of Don Matteo.

 

 

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domenica 2 ottobre 2011

Fringe season 4, ripigliatevi o staccate la spina


 

Fringe 4×01, Neither here nor there/ 4×02, One night in october

fringe01
In una recente intervista Anna Torv cioè Olivia/Bolivia si è detta disponibile a finirla qua: quattro, cinque stagioni al massimo e poi ciao, ognuno per fatti suoi. John Noble cioè Walter Bishop, la pensa più o meno allo stesso modo: “se in questa quarta stagione non manteniamo il livello di produzione e storie, non ci saremo neanche l’anno prossimo (…) Il problema di Fringe è che non puoi metterti a guardarlo ora, non è più un procedurale con molti episodi stand-alone come nella prima stagione“.

Parole che in qualche modo sconfessano il primo episodio di questa quarta stagione, che a molti è sembrata una (disperata) carta per cercare di far salire sul treno in corsa nuovi spettatori. (Con quel finale dell’anno scorso ti metti a ricominciare daccapo, Caro amico ora ti spiego cos’è la divisione Fringe? Siriusli?). Tentativo doppiamente fallito: ha scontentato molti fan storici (anche quelli che non lo ammetteranno mai) e non ha impedito la tragica emorragia di ascolti. Non solo dunque incapacità di incrementare, ma anche di tenere. Not cool not cool not cool.
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venerdì 13 maggio 2011

Fringe 3×22, The day we died: 7 cose che abbiamo scoperto grazie al season finalone


 

fringeBene, è passata una settimana – o quindici anni? – e finalmente possiamo parlarne.

Fringe 3×22, The day we died

Ci siamo a lungo interrogati, in questa stagione, sulla direzione che Fringe aveva preso – detto anche: che cazzo stanno combinando? -, su salti degli squali o meno, calamite dell’anima, cartoni animati scattosi, Anne Torv che imitano male i vari Leonard Nimoy, universo uno, la due o la tre?, cose così.

Intrappolato per ventuno episodi in quel sottile iato ambrato tra Bene e Male, Walter e Walternative, massa e nicchia, tre milioncini o poco più di spettatori e lo spettro della cancellazione, bene, proprio sul finale, Fringe ci ha svelato 7 cose che non sapevamo e che tanto aspettavamo:

1) Fringe sa stare sul pezzo ma viene battuto sul tempo da un nonnetto con il plaid sulle spalle /1. Dopo la settimana che sconvolse il mondo, con la morte – vera? presunta? parziale? – del ricercato e terrorista numero uno evah, Fringe dimostra di stare al passo coi tempi e anche di più, dimostrandoci – i telefilm vengono scritti con mesi di anticipo! – di aver ideato per primo La Moda Dei Cadaveri Seppelliti in Alto Mare Per Evitare Nocive Beatificazioni Post-Mortem. Ma ci pensate che via vai di maniaci sessuali se avessero seppellito Olivia Dunham in un vero cimitero del 2026?
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mercoledì 4 maggio 2011

Fringe 3×20 (6.02 am Est) e 3×21 (The last Sam Weiss) – Qualsiasi cosa stia accadendo, non è ancora finita


 

fringe- Amunì, spicciatevi.

Questo il pensiero insistente che ha accompagnato la visione di 6.02am EST e di The Last Sam Weiss. Malgrado gli sforzi -a volte ingenui, diciamolo – di distrarre con false piste e riempitivi, l’unica cosa che davvero interessava era: cosa succederà quando Peter non sarà più un disegnino su pizzino e riuscirà finalmente a fare quello che è nel suo Destino?

In effetti ce lo hanno detto,ma prima bisognava riempire un po’ di spazi vuoti. E il giudizio su questi due episodi, gran preludio al finale di stagione, non può che dipendere dalle modalità di *riempimento* di questi vuoti e dal ricorso, svogliato e spiegazzato, ai soliti Moduli di cui peraltro Fringe ha sempre dato prova di sapere utilizzare. Usato sicuro? Tipo:

Esempi di alcuni Moduli Rimodulabili Fringiani:
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domenica 17 aprile 2011

Fringe 3×19, Lysergic Acid Diethylamide: il trip di Broyles è il mio trip


 

fringeFinalmente. Una gran bella tranvata, di quelle che in un sol colpo spazzano via il pilota automatico degli ultimi episodi. Nel bilancio di questa stagione tutto sommato incostante ci ricorderemo di un momento preciso di questa 3×19, Lysergic Acid Diethylamide: quando Peter e Walter prendono quell’ascensore (ricordiamo che l’ascensore fu protagonista, c’era di mezzo Olivia, di un’altra scena altrettanto potente, alla fine della prima stagione).

Commistione di generi, confusioni di piani, citazioni più o meno spudorate da un immaginario collettivo (non solo di genere) sempre più saturo. A prescindere dalla resa tecnica di questo episodio (tanto si potrebbe dire) e dalle necessità produttive che hanno giustificato alcune scelte piuttosto che altre, rimane un’attitudine di fondo, in quest’episodio, letteralmente impressionante. Un’affinità, rarissima da riprodurre, tra quel che provano i personaggi e quel che provano gli spettatori: un viaggio, o meglio un trip, per sentire non certo le stesse sensazioni ma lo stesso stupore. La faccia di Broyles, alle prese con la sua zolletta di Lsd, e la faccia dello spettatore ignaro, al momento dello switch in cui tutto cambia.

Prendiamolo come un regalo, per la costanza e per la pazienza dimostrata. Ancora tre puntate (22 e 29 aprile e poi il gran finale del 6 maggio), ma intanto: Fringe, bentornato.

 


lunedì 28 marzo 2011

Fringe 3×18, Bloodline, ovvero: i rischi che si corrono quando sei figlio di due universi ognuno parallelo a se stesso


 

fringeQuindi Fringe è stato rinnovato. L’annuncio è arrivato cinque minuti dopo questo post di fuoco che avevamo scritto contro la Fox. A dimostrazione che TuttoFaMedia è un blog temuto. O forse alla Fox, semplicemente, non avevano voglia di passare l’anno prossimo appresso a gente che non ha cazzi da fare da mane a sera se non fare petizioni (Save the fringe save the world).

È quindi con rinnovato ottimismo e calamite dell’anima belle rilassate che ci apprestammo alla visione di questo episodio, 3×18, Bloodline.

What: La protagonista viene rapita (sai che novità) e portata in un luogo segreto dove alcuni misteriosi soggetti tra cui una dottoressa bionda la sottopongono a curiosi test di gravidanza e cose di donne incinta. No, l’eroina non si chiama Claire, non è (ancora) pazza precisa e sì, suo figlio cresciuto troppo in fretta sarà importante ai fini dello svolgimento della trama.

Chi non ha pensato a Lost guardando quella scena vive in un universo parallelo. E non è bello. Gente di universo parallelo è cattiva e poi Taxi Driver è di Francis Ford Coppola: cazzate, secondo me era di Brian De Palma.

Qualcuno ha nominato Lost? Sì, quelli della casa di produzione di Fringe, la Bad Robot. Indovinate a chi hanno affidato la sceneggiatura di questo episodio? A Alison Schapker e Monica Owusu-Breen (per brevità chiamate Alison&Monica). CHI? Una coppia creativa di quelle che non se ne fanno più, che sul curriculum prima di Fringe ci avevano scritto Brothers&Sisters (ma Alison&Monica con the carambola non c’entrano nulla, se ne erano già andate) e, al punto precedente, un certo telefilm di nome Lost. Di cui e per cui avevano firmato la puntata 3×05, quella in cui Juliet parla con Jack mentre sullo schermo scorrono le immagini di Juliet con dei cartelli stile Bob Dylan che, sostanzialmente, dice a Jack: non ci credere alle cose che ti dicono di me, sono tutti un po’ invidiosi, chissà perché.
Comunque sì, stiamo parlando della stessa Juliet che faceva esperimenti su genti incinte sull’isola, l’isola che non c’è (più) e che ci manc-

Senti TFM vuoi continuare a straparlare di cose morte o finalmente ti decidi a scrivere di questo episodio di Fringe? Va bene, va bene, come siete suscettibili.
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giovedì 24 marzo 2011

Fringe 3×10-3×17, il punto della situazione: abbiamo saltato lo squalo sì, no, forse?


 

fringeScrivo questo post di giovedì, che una volta era il giorno di messa in onda di Fringe. Poi alla Fox hanno deciso di spostarlo al venerdì e ci hanno detto no, non vi preoccupate, non andrà a finire come per le altre serie spostate al venerdì, noi teniamo molto a Fringe, e per dimostrarvelo ahah facciamo anche la campagna piena di ironia sullo slot della morte: Fox Fringe. Minchiate? Chi può dirlo. Non so cosa abbiano in mente in quello strano network e non lo voglio sapere. Dico solo una cosa: dateci un finale di stagione epico, uno di quelli in cui non dico singhiozzi ma perlomeno rimpianti per quel che poteva essere e non è stato. Fine, non chiediamo altro (e invece no, colpo di scena: fringe è stato appena rinnovato, quindi sì, Fox Fringe).

Dunque eravamo rimasti qua. Poi siamo ripartiti a gennaio con 3×11 e lo scorso 18 marzo è andato in onda 3×17.

3×11, Reciprocity: in cui Pidah è una carica di elettromagnetismo che appena si muove tutti gli oggetti di metallo si imbizzarriscono e succede manicomio. Detto anche: Pidah Bishop is the new isola di Lost (c’è gente che c’è morta e sta ancora lì sotto a urlare YOU SON OF A BITCH: una prece per Juliet).

3×12, Concentrate and ask again: in cui Olivia Dànam ha avuto vita rovinata da smodato uso di Cortexiphan (ma questo l’avevamo vagamente intuito): cosa sarebbe successo a Olivia Dànam se non avesse incontrato sulla sua strada Uolter Bishop? Chi lo sa. Ma intanto sappiamo che nessuno dovrebbe conoscere esattamente i pensieri degli altri: vero Pidah? E va bene, provo ancora dei sentimenti per LEI. Lei è Olivia la Bottanazza, l’Impostrisce, quella dell’altro Universo, quella che ride sempre e la dà via come fosse alla fiera dell’usato. Chi sceglierà Pidah? Detto anche: l’erba degli universi paralleli è sempre più verde?
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    sabato 1 marzo 2014
  • El Clásico PSG-OM In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta continua...