martedì 4 ottobre 2011

Or should I just keep product placement (Simon Cowell, Fabrizio Frizzi, Silvia Graziani)


 

Non so, devo essermi perso il momento in cui l’introduzione truffaldina di prodotti a fini promozionali nei programmi televisivi “ah ok, ma perché, a te dà così fastidio?, tanto ormai, fossero questi i problemi, in fondo che male ti fanno?”. Noi, che siamo Degli Anziani Moralisti e lo rivendichiamo con tanto orgoglio almeno pari a quello della Cricca Giuliano Ferrara E I Suoi Amichetti (Moralista sarà Lei!); noi che già nel 1995, minorenni, facevamo le assemblee di istituto al grido di Non si interrompe un’emozione Ma Cosa Vuole Questo Berlusconi Da Noi (parlo del referedum sugli spot nei film, e a Fininvest agitarono Yawn lo spettro Yawn dei licenziamenti: senza spot andremmo in malora! E comunque: Gianni Pilo! Che fine ha fatto Gianni Pilo!); insomma, Noi questo autunno televisivo è appena cominciato e già abbiamo la mosca al naso.

(Un Autunno Tutto D’Oro)

*THE SUBURGATORY 1×01*
Pasticcio ABC (su cui torneremo) condito dalla Red Bull sugarfree che entra pesantemente nello script (con sottotesto in teoria dissacratorio sul tema “Anoressia e dintorni” ma con esiti, ehm, discutibili)

*X FACTOR USA*
Già dalla prima puntata i quattro giudici Simon, Pòla, Nicole e l’uomo chiamato L.A.  si servono, durante le audizioni, di alcuni bicchieroni Pepsi. Addirittura Simon Cowell succhia la cannuccia anche mentre dice YES alla bambina settenne stile Robertina Del Signor Mike (ci manca solo che Simon si vesta a Pupazzo Pepsi e la facciamo finita) (Per non parlare di tutta la Retorica Pepsi Sostiene La Buona E Sana Musica Americana)

ricola*UN POSTO AL SOLE 765×37*
Al caffè Vulcano deve essere arrivata una fornitura annuale di Caramelle RICOLA che fa sempre bella mostra sullo sfondo-manco-troppo di dialoghi tipo
- Giulia ma cosa pretendi, tu eri scappata con PETRIT l’albanese
- LO SO RENATO, LO SO
- E mica avevi considerato che, tra le virgole, era il padre naturale di NIKO
- LO SO RENATO, LO SO
Ora, che ci fa tutta quella Ricola a UPAS? Forse l’hanno vinta Silvia Graziani e suo cugino Guido in qualche gioco sulle reti private napoletane. Chissà. L’importante è che la piccola Rossellina adesso non ha più mal di gola.

*SOLITI IGNOTI*
L’ex game endorsato da questo blog ha perso un telespettatore (questo blog) a causa di due bottigliette da mezzo litro di acqua Lete, una in quota Frizzi l’altra in quota concorrente, ma che non servono a un beatissimo cazzo (Frizzi è comunque un signore, mica si mette a bere affucciando le labbra). (Almeno le caramelle Ricola al caffè Vulcano hanno un senso di coerenza: voglio dire, è un BAR!)

Comunque. Rispetto agli americani noi italiani abbiamo la creanza di avvertire il pubblico-da-casa con una scritta in sovrimpressione. Ma si sa, l’educazione è destinata a scomparire e quindi presto avremo conduttori che si mangiano il Calippo o che leccano il vasetto della nutella o conduttrici che si cambiano il salvaslip (vantandosene: Vedete? IO SONO UNA DI VOI!) (D’altronde, quattro ore di diretta sono tante).

Poi non dite che non vi avevo avvisato. Che tempi.

 


lunedì 26 settembre 2011

La Sindacalista D’Urso: “Senza Baila a rischio 250 lavoratori” (Pensarci prima?)


 

La vicenda di Baila sì, Baila anche no è talmente grottesca che non si sa bene da dove cominciare:

* Dunque ci voleva Camilla Patrizia Carlucci in arte Milly per aprire il gran vaso di Pandora del Copia Copia E Me Ne Fotto
* E ci voleva un giudice per dire che sì, sulla carta Ballando con le stelle e Baila sono precisi sputati
* Come quella volte che il Catania, il Tar del Lazio, etc.
(Beato quel Paese che non ha bisogno dei giudici per queste minchiate)
* Che poi, pure tu, sei la BBC, detentrice del format originale, e te ne accorgi solo ora che Bailando por un Sueño (che va in onda da svariati anni) lede i tuoi diritti? E se non c’era Camilla Patrizia?
* Le goffe manovre di Distrazione di Massa attuate dall’astuta Barbara D’Urso e dal mefistofelico Roberto Cenci che nei giorni passati andavano sbracciandosi: Ma no, aspè, che credete, i nostri ballerini non sono professionisti, sono degli Umili Impiegati, degli Idraulici in Aspettativa, delle Impiegate del catasto con l’Artrite (certo, come no)
* Quindi il giudice opta per il blocco del programma, ma loro vanno avanti. D’Urso, la Lacrimevole Barricadera Sindacalista A Comando Barbara D’Urso: “spero non ci vadano di mezzo i 250 lavoratori e tutte le maestranze”. Eh, ciccibelli, ci pensavate prima. Vi mettevate attorno a un tavolo, con quel gran professionista di Cenci, chiamavate gli autori (o li prendevate alla concorrenza, non sarà mica un problema di soldi, no?) e tiravate fuori un’Idea. Difficile, sì, ma mica ve l’ha detto il dottore che dovete per forza fare televisione.
(Piersilvio Berlusconi di recente avrebbe dichiarato che la tv ormai è sempre più fatta di copie) (Quando si dice avere una linea editoriale adamantina).
* L’istanza portata avanti con coraggio da Camilla Patrizia e accolta dal giudice costituisce dunque un precedente: peccato non sia anche retroattiva.
* E peccato sì: sarebbe l’occasione per una riflessione costruttiva attorno alla domanda Ma cosa vorrà mai dire fare intrattenimento, oggi? E invece Roberto Cenci la butta in caciara: “La televisione è fatta di generi e a questo proposito allora il Tg5 ed il Tg1 non devono più andare in onda?” (Cenci, per favore, non farci perdere la pazienza).
* Domanda: ma Mediaset, in concreto, cosa rischia andando in onda comunque? Una multa, che ne so, di 10mila euro? Sei punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato? Un giorno intero senza pubblicità? Famose a capisse.
* Com’è come non è: enorme pubblicità per il programma, che altrimenti rischiava di passare inosservato (la legge del Copia Copia: Io canto avrà pure indebolito Ti lascio una canzone, ma perde. Sempre) (Oppure, non volendo andare lontano: Barbara D’Urso fu Reality Circus, d’you remember?)
* E se invece Baila dovesse essere un flop, beh tu diglielo alle agenzie stampa: È colpa dei giudici.

 


giovedì 1 settembre 2011

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate a Torino Porta Susa


 

SusaÈ agosto, un giorno qualsiasi. Sono le 15h50. Arrivo a Torino Porta Susa. Il binario è il 5. O il 6. Non importa. Tra poco meno di due ore devo prendere il treno per Paris Gare de Lyon. Ho del tempo da perdere. Un panino, una pisciatina, insomma le solite cose, mica grosse pretese. Sono carico come un mulo. I bagagli, normali. E poi una valigiona da venti chili chilo più chilo meno, piena di libri. Mi ero detto Tanto, devo prendere il treno. Esco dal binario. La scala, che non è mobile, mi porta in un corridoio in cui tutto è grigio e freddo come un ospedale che qualcuno non ha finito di costruire. Mi imbatto in un cartello. Il cartello fa segni strani, tipo Exit, Corso Inghilterra, cose così. E poi frecce. Frecce a destra, frecce a sinistra, frecce circolari, frecce a muzzo, frecce a cazzo. Seguo la freccia vicina alla parola Exit. Io sono abituato che le stazioni del mondo hanno i binari poi esci dai binari c’è un atrio, uno slargo, uno spiazzo, un cazzo, qualsiasi cosa. Torino Porta Susa no, Torino Porta Susa è speciale.

Alla fine della scala, un’altra, che non è mobile, manco questa, vengo sbalzato, io, le valigie e i libri, da un’ondata di caldazza come se tutte le casalinghe di Torino avessero dimenticato il forno acceso dal 1974. Esco fuori e scopro che l’Exit altro non era che una volgarissima Uscita Su Strada Tipo Metro. Faccio dieci metri a destra. Niente. Altri dieci a sinistra. Niente. Sono su Corso Inghilterra? Chi può dirlo. In giro non c’è un’anima. Il tabellone di una farmacia dice 41. 41 gradi. Di Torino Porta Susa manco l’ombra. Forse sono finito in un universo parallelo. L’universo in cui Torino Porta Susa non esiste. Non sarebbe male. Ma purtroppo non c’è alcun universo parallelo. Torno sui miei passi. Scendo la scala e trovo un ascensore. Chiamo l’ascensore. Entro nell’ascensore. Nell’ascensore ci sono tre tasti: il tasto 0 e il tasto -1 e il tasto APRILEPORTE. Pigio il tasto -1. Nell’ascensore c’è fresco. Meglio, il sudore mi si appiccica con più affetto alla polo. Esco dall’ascensore. Sono al binario. Il binario è quello da cui sono sceso poco fa. Possibile? Mi sento un puntino inseguito da un cursore, tipo Pac-man. Ma io non sono Pac-man. Ci fosse qualcuno a cui chiedere, chiederei. Di solito nelle stazioni c’è sempre qualcuno a cui chiedere. Ma a Torino Porta Susa No, Torino Porta Susa è speciale. Non c’è nessuno a cui chiedere. La verità è che Torino Porta Susa sembra caduta nel buco di culo del mondo. E io ci sono dentro con tutte le scarpe.
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lunedì 18 luglio 2011

Ah, i famosi interisti (tenetevi pure quello scudetto: ciò che conta è che Noi Sappiamo che Voi Sapete)


 

Previously on Lindo Moratti Immacolato

Quelli dei passaporti falsi
Quelli delle plusvalenze
Quelli che facevano pedinare boh seguire boh intercettare i propri giocatori
Quelli che nel 2006 urlavano ai quattro venti Noi Onesti In Questo Mondo Di Ladri
Quelli che, chissà com’è, le intercettazioni che li riguardavano, sono, Puf, sparite, e Puf, ricomparse in tempo per quella panacea chiamata prescrizione
Quelli che ricevettero, garruli, dalle mani di un loro ex dirigente, uno scudetto che loro non era, per tanti motivi
Quelli che, a precisa domanda Ma come la mettiamo con le intercettazioni?, non rispondono nel merito, ma anzi spostano l’attenzione su chi non c’è più (Giù le mani da Facchetti! Facchetti era una persona perbene!) (Infatti, Facchetti era una persona perbene, ma anche lui faceva le telefonate: ci sono le prove, non ci provate)

Insomma: loro si tengono sulle maglie, è ufficiale, lo scudetto del 2006, scudetto che, tra le altre cose, non è stato possibile revocare perché ufficialmente mai assegnato (?).

E mentre leggevo le notizie, facendomi anche molte risate, e mentre scorrevo il mio google reader mi sono venuti in mente quei due giornalisti italiani, ai primi posti dei miei feed, molto famosi, molto interisti, molto antiberlusconiani, molto prolifici, che in questi ultimi giorni hanno ben pensato di non dedicare manco mezza riga a questa vergogna tutta italiana (Non sono gli unici, sia chiaro, anche i principali siti di informazione e i svariati superblog che tanto si bullano di stare sul pezzo ignorano la faccenda, chissà perché). Ho riso ancora, pensando a questi due giornalisti, perché a mio avviso, io che berlusconiano e interista non sono, il potere dell’uno – Berlusconi – e dell’altro – Moratti – mi pare abbiano molto in comune: ramificazioni, incistamenti, collusioni, prescrizioni, conflitti di interessi. Addirittura stesse reazioni pavloviane (“È un complotto!” “Abbiamo la stampa contro!”), talmente grossolane da far pensare: come riuscire a conciliare le indignazioni urlate di un caso e i silenzi mediocri, dell’altro?
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mercoledì 29 giugno 2011

“Non la considero una cosa normale e giusta”, parola del virgineo Massimo Moratti


 

A breve dovrebbe arrivare la risposta della Federcalcio in merito a un esposto presentato dalla Juventus. Oggetto: lo scudetto del 2006, attribuito all’Inter dopo le penalizzazioni di Juve e Milan. Alla luce di alcuni nuovi elementi (le telefonate che anche Facchetti faceva ai designatori arbitrali), elementi chissà perché sconosciuti ai tempi della decisione di Guido Rossi (già Telecom, per breve tempo anche dirigente dell’Inter), insomma la Juve ha chiesto che quello scudetto, definitivamente, non venga assegnato a nessuno.

Moratti dice che un’eventuale revoca di quello scudetto vinto a tavolino non sarebbe una cosa normale e giusta. Per questo motivo, dice anche: “Non considero possa accadere”.

Un osservatore un po’ più imparziale, Mario Sconcerti, si chiede invece: “Se cinque anni fa la giustizia sportiva fosse stata a conoscenza delle telefonate di Facchetti, avrebbe comunque assegnato all’Inter quello scudetto?” Probabilmente no, dice Sconcerti (e chiunque abbia un minimo di quella famosa onestà intellettuale). E allora? Niente, il giorno in cui qualcuno mi spiegherà *per bene* i motivi per cui in Italia Massimo Moratti goda ancora di tutta questa considerazione, sarà sempre troppo tardi.

 


martedì 29 marzo 2011

Delle Rite, Dalle Chiese: sottrarsi allo stimolo/risposta si può (però anche chiedere scusa, magari)


 

Credo che questa storiaccia della terremotata finta (Finta tutta? Finta un poco?) sia andata un po’ oltre il limite.
Non posso e non voglio credere che Rita Dalla Chiesa abbia architettato tutta questa cosa assieme agli autori di Forum, senza rendersi conto che viviamo nell’era dell’Internet e che se viene smascherato Daniele Luttazzi figuriamoci la regina del miao e del bau. Proprio lei che l’Internet lo conosce bene, visto che in diretta sta sempre seduta alla scrivania a chattare con le signore da casa. Ecco, se pensassi al dolo farei un torto all’intelligenza della signora Rita Dalla Chiesa. Voglio dire, Fabrizio Frizzi non è stupido. E Rita Dalla Chiesa is not mica Alfonso Signorini. Che qua, forse, noi del team INDIGNAZIONE stiamo facendo un po’ di tutta un’erba un fascio.

Forum è un programma fortemente scritto. Lo sanno tutti. Non finto, che non vuol dire nulla, visto che – attenzione, spoiler - in tv è tutto vero come il lessico ampolloso di Milly Carlucci. Programma scritto vuol dire che ci sono degli autori, che fanno delle schede, dei provini, che della gente viene chiamata a interpretare dei ruoli: il condomino, l’esaurito, il bacchettone. Gente così. Ora, che gli autori non sapessero che tono e che direzione avrebbe preso la storia della signora (“Ciao, sono Marina“) è da escludere. Però è anche vero che poi queste cose sai come partono e non sai come finiscono: se Ciao, sono Marina si mette a dire sciocchezze in diretta che fai a quel punto? (Senza contare che il team Indignazione si è fidato ciecamente della parola di una che va in tv a recitare per 300 euro, cioè una disposta a tutto).

A quel punto fai tante cose, ma magari non ti arrocchi nel più ottuso Ci disprezzate come mai, ma che colpa abbiamo noi. Che è il punto secondo me è uno solo: la situazione a quelli di Forum è sfuggita di mano. Punto. Ci voleva tanto a dire: scusate, c’è stato un problema di controllo, ehm, diciamo editoriale? La faccenda sarebbe finita lì. Conflitto di interessi o meno.
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venerdì 11 febbraio 2011

Lady Gaga tempora currunt: Born this way? Meglio la versione di Ellen, James Blunt e Justin Bieber


 


Tirare in ballo Madonna ogni volta che Lady Gaga torna in scena con un nuovo singolo? Scontato. Un po’ come dire che i telefilm non doppiati sono meglio. O che gli americani, quando rifanno film e telefilm europei scena per scena, allora tanto valeva mandare in onda l’originale piuttosto che le repliche. Ma mica è colpa nostra se oggi, 11 febbraio, giornata mondiale a favore di Lady Gaga e della sua musica, compresa questa calda calda Born this way, uno poi dice: ma c’era bisogno di tutti questi soldi, questo impegno, questa profusione di energia per produrre questa polpetta rimasticata di Vogue let your body move to the music più due etti di unz unz? (con quella voce poi)

È stupefacente come ancora oggi ci siano uomini assennati, come Ernesto Galli della Loggia, che si chiedano, sospettosi, quale sia la notitia criminis: bene, la notitia criminis è che questa signorina non è che può continuare a prendere in giro le nuove generazioni minorenni nate negli anni ’90. Noi che negli anni ’90 già Berlusconi ci annoiava la vita, abbiamo il dovere morale di opporci a questo scempio. Lady Gaga is not the new Madonna. Lady Gaga ha fatto solo una hit wonder, come infatti han capito anche la Wilma e le sue amiche Lorella, Paola e Pina.
Il resto è fuffa. E questa non è solo una difesa corporativa di quel che eravamo, delle nostre adolescenze, dei nostri sogni ormai “relitti in balia dei marosi”. No, è solo quel che è: verità. E Dio solo sa quanto il mondo abbia bisogno di verità. Obama che dice a Mubarak “vai a svernare a Sharm, non sei credibile”: oh c’mon, Obama, siriusli?

Comunque. Born this way ce la farà a taralla, a torroncino e a tutte le altre -t del mondo, già cominciano a fioccare versioni remix e cover di alcuni squilibrati - ragazzi calmatevi, la canzone è uscita mezzora fa! – ma io, personalmente, preferisco la cover di avantieri, quando ancora in giro c’era solo il testo di Born this way: Ellen al piano, James Blunt alla chitarra e Justin Bieber alla batteria e poi alla pianola. “Most of my ideas are good”, Ellen col microfono di Cher, lo stendino con paperelle in testa, il minuto finale all together: Aww. (All’applausometro vince ovviamente il bambino minorenne del palasharp).


 


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    giovedì 24 aprile 2014
  • EnchantéBenjamin-Isidore-Juveneton-insta La Cité de la Mode et du Design è uno dei luoghi meno parigini e più londinesi della città (senza che nessuno, di qua e di là, si offenda). Negozi di design, street food, il museo de l’Art Ludique (che in questo momento ospita la mostra L’art des super-héros Marvel). E, fino ad agosto, Enchanté, continua...