lunedì 31 ottobre 2011

E se mi piglia la nostalgia, me ne vado al consolato


 

aparisE poi c’è da prendere la metro 9 fino a La Muette, uscire, girare a sinistra, poi a destra, ritrovarti in un grazioso condominio dove c’è scritto

CONSOLATO ITALIANO A PARIGI, CITOFONARE E PRESENTARSI

Il citofono sta appeso a una porta a specchio in cui si può capire se questo lunedì prefestivo in cui Parigi non ha voglia di fare un cazzo che d’altronde tutto il mondo è ponte, insomma mi sono svegliato all’ultimo, ho i capelli per aria e dopo una fila di dieci minuti (si entra uno alla volta, grazie), il custode mi fa Posi la tracolla per terra e poi passi davanti al metal detector.
Non squilla niente, entro. Si avvicina una guardia giurata e mi fa: Dobbiamo controllare i suoi effetti personali, so che è fastidioso ma devo farlo, sa com’è, la sicurezza.
Io dico: Va bene, prego, si figuri, rimanere vivi è la priorità, mi rendo conto
La guardia tasta i miei effetti personali e mi dice A posto, prego, si accomodi, vada all’Accoigl. Vado all’Accoigl e una signorina mi fa: Prego. Io dico: Ho preso un appuntamento sul sito. La signorina dice: prego, si accomodi in sala e attenda il suo turno. Qualcuno la chiamerà.

Bòn, che ci faccio in Consolato?
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lunedì 26 settembre 2011

Ahò


 

polverini
“Sul carpet dell’Auditorium Parco della Musica hanno sfilato le stelle della fiction italiana. Ha aperto la serata la madrina Vanessa Incontrada, in un elegante abito nero. Il clou della serata l’arrivo di Jim Belushi, accompagnato dalla Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. Molto applaudito anche l’arrivo di Gigi Proietti. Claudia Gerini, Federico Zampaglione, Lunetta Savino, Ricky Tognazzi, Simona Izzo, Bianca Guaccero, Nancy Brilli, Elsa Martinelli, Monica Scattini, Maria Scicolone, Pamela Prati, Eva Grimaldi, Anna Falchi e molti altri. Gigi Proietti, Jim Belushi e Lunetta Savino hanno ricevuto il premio all’eccellenza artistica del RomaFictionFest” (via).

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Svelato il programma del RomaFictionFest
Che fine ha fatto il RomaFictionFest?
TuttoFaMedia torna al RomaFictionFest
Io e il mio amico John Locke

 


mercoledì 14 settembre 2011

Finalmente svelato il programma del Roma Fiction Fest 2011: un po’ più a ridosso no?


 

Più travagliato di un parto podalico plurigemellare, alla fine il programma del Roma Fiction Fest ha visto la luce (ma se clicchi su programma, la pagina è vuota, almeno so far. Bisogna cliccare giorno per giorno, santa pazienza. E non solo: diversi eventi verranno svelati solo durante la conferenza del 23 settembre).

Dunque, oggi è il 14. Il Roma Fiction Fest inizia il 25, cioè tra undici giorni, domenica sul tardo pomeriggio. Finisce venerdì. Se cercavano un modo per scoraggiare i non romani a venire, beh, che dire, lo hanno trovato. Prenotare aerei e cercare sistemazioni così, al buio, ecco, no. Per non parlare del fatto che non c’è nemmeno un sabato di mezzo: FAIL. Sarà contenta la regione Lazio (Abbiamo preservato la romanità e i cittadini laziali! Magari se la giocano in campagna elettorale).

Anyway, per la prima volta non ci sarò. Peccato, il dialogo a due tra Steve Della Casa e “l’attore, regista, produttore e molto altro” Luca Barbareschi, ecco, non me lo sarei perso per nulla al mondo.

Fare una *cosa* che, chiaramente, non si vuole fare. Geniale.

 


lunedì 22 agosto 2011

Lasciarsi un giorno, Roma


 

La verità è che ero stufo di sentirmi un reduce. Stufo di vivere come un ventenne io che ventenne non sono più, stufo di conoscere a memoria tutti gli scaffali di tutti i supermercati di tutte le tiburtine e non solo. Stufo di pensare ai vecchi amici che erano venuti pensando chissà cosa e poi erano tornati a meridione, di vedere quelli che erano andati via, fuori, e poi erano tornati con lo sguardo triste. Stufo di girare a vuoto, di fare sempre gli stessi percorsi, le stesse strade, di sapere che dietro l’angolo c’era qualcosa che conoscevo alla perfezione. Roma.

Mi ha preso dieci anni fa. Mi ha detto cose non sapevo, ha risposto a due o tre domande fondamentali, mi ha insegnato a non prendermi troppo sul serio, mi ha spiegato che era possibile prenderla più lenta, e a farla finita con quel piglio rigido fatto di asserzioni e principi, mi ha spiegato che dovevo dimenticarmi di tutto, che essere cresciuto in mezzo alle bombe e alle mafie, non mi dava alcuna superiorità morale su nessuno, che invece del bianco e del nero in mezzo potevano starci anche gli ahò, i caffè al vetro, la pizza a taglio mangi qua o porti via?, la metro b puzzolente e putribonda, il mare di ostia e fregene, il gelato più buono del mondo scoperto cinque minuti di andarmene, pezzi insostituibili della mia vita incontrati per caso quel primo giorno di università quando arrivai in ritardo che c’era un solo posto vuoto, le camminate dal colosseo a piazza venezia e viceversa, i giri in motorino sempre dietro, piazzale ungheria, i parioli, la cassia e i supermercati con le signore snob, le trans e i maurizi aielli di un posto al sole, tutto il bene e l’amore che ho dato e indietro è tornato, le stazioni e gli aeroporti e i saliscendi, il blog e il quartiere monti, l’università e la fatica, quel marzo del duethousandquattro, le dormite al volante, gente che si è maritata e sta sgravando, pantelleria monterotondo ciampino i castelli, le puglie le calabrie e tutte le diaspore che nessuno ha mai raccontato che solo noi lo sappiamo, le litigate per strada, le manifestazioni del 2003 quando credevamo che nulla potesse essere peggio, la targa di d’antona a via salaria, la notizia di marco biagi mentre aspettavo l’autobus a via paisiello, e ancora più su carlo giuliani e l’undici settembre, e poi giù, la prima tiburtina arredamento binacci, l’invasione delle blatte, la fatica e la fatica di questa città, la decisione di andare a milano mentre i last shadow puppets mi avvertivano che sirene, erano solo sirene, furio camillo e la seconda tiburtina, i cornetti di notte, certe telefonate nel bel mezzo dell’imprevisto, e i colloqui di lavoro, e i lavori, quelli non pagati e quelli pagati ma sempre dopo troppo dopo, le promesse e i pranzi di dieci euro, il mio capo quello che ha vinto i telegatti, le canzoni cantate e quelle ballate, comunque a squarciagola, le corse a villa torlonia e al parco sotto casa e in mezzo alla strada e ovunque ci fosse, e quella sensazione di mai quiete, tutto quello che sono stato e non tornerà, gli addii che non c’è stato il tempo, gli abbracci che non ho dato, chi c’è stato e chi invece ci sarà, pezzi di quel che c’era e che sto lasciando, e tutto quello che adesso, adesso non riesco nemmeno a dire.

Chiudo la porta alle mie spalle, non sento niente non provo niente, scendo le scale, mi pare di muovermi al rallentatore, il sole è alto e fa caldo, apro la portiera della macchina, sistemo il sedile, mi volto un’ultima volta, immagini veloci velocissime, dieci anni esatti, finisce qua finisce così, metto in moto, il semaforo è verde, ora giro a destra, poi a sinistra e poi ancora dritto. Sempre dritto, non posso sbagliare: 1439 km, che ci vuole, Parigi.

(Post pubblicato, ah che giorni, il 5 ottobre 2010)

 


giovedì 18 agosto 2011

L’uomo del kebab di piazza Bologna


 

(Roma)

Side A: Non so voi, ma io non ho mai ben capito perché, a qualsiasi latitudine, quando vai a prenderti un kebab te lo avvolgono in quel modo tutto inturciuniato che tu mentre azzanni devi anche strappare e girare la carta contemporaneamente facendo ciuk&strap e non puoi fare a meno di sporcarti tutto di salsa e pomidoro e cipolletta.

Bonus-track: Posti dove ho mangiato il kebab -o kebap-: Palermo, Roma, Lione, Londra, Milano, Parigi, Bruxelles, Napoli, Valencia, Piazza Bologna

Svolgimento: L’uomo del kebab sorride sorride sempre. Anche a mezzanotte. Sorride mentre tu apri la porta ed entri e sembra che aspetti solo te.
L’uomo del kebab ti chiede Prego!
L’uomo del kebab ti chiede Piccante? E poi: Manzo, Pollo o Misto?
L’uomo del kebab ha gli occhi neri neri neri così profondi che se dentro ci accendi una lampadina arrivi fino al centro della Terra.
L’uomo del kebab ti indica i tovaglioli un attimo prima che tu chieda Scusi, dove sono i tovaglioli?
L’uomo del kebab mentre tu ti sistemi sullo sgabello già sorride a quelli che entrano dopo di te.
L’uomo del kebab usa bene i congiuntivi.
L’uomo del kebab è una brava persona.

Poi: e tra poco uscirò uscirò da qui il cielo arancione della notte la pioggia pigolando come tanti piccoli spilli indolori che tutto fanno ma non cauterizzano no no
darò un’ultima occhiata al gruppo di giovani fuori dalla macchina in mezzo alla piazza
poi scenderò le scale di ingresso nella metro
guarderò nel sottopassaggio uno della sicurezza urlare ad un barbone di non urlare
sentirò la metro arrivare e correrò senza fretta
un ragazzo mi chiederà Va a Termini, questa? E io dirò Temo di no
mi sistemerò nell’ultimo sedile in fondo a destra
leggerò un pezzo di libro mentre un ragazzo con le converse ai piedi e una ragazza con la matita tra i capelli si baceranno e si toccheranno e si baceranno e poi si alzeranno e lui si metterà la mano in tasca e si aggiusterà il cazzo nelle mutande mentre lei gli farà gli occhi dolci gli occhi dolci a forma di pompino
mi terrò in equilibrio senza tenermi ascoltando il rumore dei freni
sentirò alle mie spalle il rumore meccanico delle porte richiudersi, mentre un uomo con in mano uno spinello spento guarderà fisso davanti a sè con gli occhi chiusi
tornerò a casa e in cucina troverò un messaggio sulla lavagnetta il messaggio di gente estranea dirà Siccome faccio poche lavatrici ho comprato un detersivo solo per me, Non prendetela sul personale
entrerò in camera chiedendomi Avrà mai fine questo estraneo squallore? Prima di buttandomi dalla fin

Fine: L’uomo del kebab aspetta sempre che tu finisca di leccarti ben bene le dita per chiederti Desidera qualcos’altro, signore?
L’uomo del kebab mentre tu paghi ti chiede E’ stato di suo gradimento, signore? Ma tanto la sa già, la risposta, il furbacchion.
L’uomo del kebab se ne compiace, mentre ti dice Alla prossima e tu sei mezzo fuori mezzo dentro e alzi gli occhi al cielo e allunghi il braccio per capire se magari nel frattempo ha smesso e accompagni con le dita la porta del negozio, intanto e per non far rumore.

(Post pubblicato, più o meno, il 5 febbraio 2009)

 


mercoledì 10 agosto 2011

La libreria Borri di Roma


 

Darsi un appuntamento a Roma è oggettivamente complicato. La maggior parte dei miei amici -compreso me stesso- abitiamo lungo la metro b. Gli altri devono prendere gli autobus o vanno in bici o vanno a piedi o sono disoccupati. Però i posti belli sono lungo la metro a. Quasi tutti, almeno.

E così finisce che ci si incontra a Termini. La stazione termini infatti è il punto di intersezione tra la metro a e la metro b. L’unico punto. Che bello. Infatti io ogni notte prego Gesù bambino e lo ringrazio: “Grazie Gesù bambino che hai fatto addirittura due linee della metro a roma!”. E quindi se vuoi prenderti un caffè -specie se abiti da dieci anni a roma e ti scassasti minchia di cercare posti esotici- per fare prima dici: vediamoci a Termini, vah.

Sì, ma dove? Allora, il mio punto preferito è la libreria Borri. Al piano di sopra, però. La libreria Borri io ancora non ho capito se mi piace o no. Se devo dirlo adesso dico no, non mi piace. Non si capisce un cazzo. Alcuni libri sono sia al piano di sopra che al piano di sotto. C’è confusione. E io invece sono per le cose sistemate. E poi i commessi hanno sempre la faccia scocciata alcuni anche estenuata. Forse c’entra il cartello gigante NO TICKET BUS che hanno appiccicato con lo scotch sul vetro.

Il punto è che libreria borri ha due entrate. Vediamoci a termini, davanti alla libreria borri, uscita di destra. Alle 5 puntuale mi raccomando. Alle 5:05 arriva il messaggino: ma per uscita di destra intendi guardando la stazione da fuori o da dentro?
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mercoledì 3 agosto 2011

Il benzinaio cingalese che fece carriera


 

(Roma, Tiburtina)

Sotto casa mia c’è un benzinaio.Molto comodo. Però io non uso mai la macchina. E quando la uso, quasi sempre la sera. E quando la prendo di sera la macchina è sempre in riserva. Sempre. Quindi vado al benzinaio. Molto comodo. Ma la sera il benzinaio è chiuso. Funziona il self service. Ma la sera quando vado a fare benzina c’è sempre un omino. Quando dico sempre è sempre. Seduto sulla sedia. Appena arrivo l’omino mi vede si alza in piedi sorride. A me pare male dirgli Faccio da solo. Così gli do le chiavi e la carta da cinque euro. Però siccome io non uso il portamonete cioè lo perdo sempre a giro insomma non ho mai gli spiccetti. Io glielo dico, quando arrivo: guarda che non ho gli spiccetti. Lui sorride e dice
- No preoccuparti amico così faccio qualcosa che mi annoio

Questo la sera. Il benzinaio di giorno invece è aperto dal mattino presto poi fa pausa alle 1230 e poi riattacca alle 16. A volte non riattacca mai. Insomma se vai alle 14 che devi fare benzina capace che il benzinaio è chiuso. Cioè il benzinaio sta lì nell’ufficio con la porta a vetri che si fa i cazzi suoi, ma la pompa è chiusa. E così tocca fare il self service anche se il benzinaio è lì nell’ufficio che si fa i cazzi suoi e lo vedono tutti. Poi tipo due anni fa l’omino cingalese della sera ha cominciato a piazzarsi lì anche nella pausa pranzo. Che il benzinaio era lì nell’ufficio a farsi i cazzi suoi e il cingalese ne faceva le veci. Però il benzinaio era chiuso quindi praticamente era lo stesso della sera.

Qualche giorno fa mi sono alzato prestissimo che dovevo fare una cosa. Questa cosa prevedeva l’uso della macchina. Così siccome era lontano e la macchina era in riserva ho pensato quasi quasi faccio benzina al benzinaio. Sono andato che erano boh le 8 del mattino tutto morto di sonno e sono arrivato e ho visto la seguente situazione: il benzinaio era nel suo ufficio con le porte a vetri a farsi i cazzi suoi mentre l’omino cingalese era lì che correva come una trottola da una pompa all’altra. Destra sinistra sinistra destra. Anche due pompe conteporaneamente! e, tenetevi forte: aveva indosso la TUTA BLU del benzinaio! Ho pensato uau che bello, il capo benzinario ha assunto il cingalese e io che pensavo male che se ne stava lì sempre a non fare un cazzo nell’ufficio in cui si fa i cazzi suoi!

Poi era il mio turno. Il mio amico cingalese ha sorriso mi ha riconosciuto gli ho detto, tutto pervaso da sentimenti di felicità
- Amico, che belloh! Allora ti ha assunto!
- Eheh sì io contento
- Ma ti paga bene, almeno? ahah
- Sìsì mi fa tenere gli spiccetti

(post già pubblicato il 5 marzo 2010)

 


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    giovedì 24 aprile 2014
  • EnchantéBenjamin-Isidore-Juveneton-insta La Cité de la Mode et du Design è uno dei luoghi meno parigini e più londinesi della città (senza che nessuno, di qua e di là, si offenda). Negozi di design, street food, il museo de l’Art Ludique (che in questo momento ospita la mostra L’art des super-héros Marvel). E, fino ad agosto, Enchanté, continua...