domenica 6 maggio 2012
Arrivano momenti in cui il faut tirare delle linee a fondo pagina. Oggi è uno di quelli. Dopo una lunghissima corsa, tra poco, da stasera, molte cose cambieranno, potrebbero cambiare, e tutti i discorsi azzerarsi, e gli slogan, e tutto il resto. Il 2012, questo 2012 di frangenti sospesi, di eterni grigi a volte più bianchi a volte più neri, è adesso.
Campagna elettorale curiosa, per me che son rital. Campagna elettorale che gli inglesi hanno definito ‘frivola’, e i francesi rispondendo ‘frivola tua sorella’. Campagna elettorale che i francesi a loro volta hanno definito ‘aspra’. E io, che vengo da dove vengo ho cercato quest’asprezza, potrei dire ‘invano’ dirò ‘invano’. Il dibattito del 2 maggio, quello che l’eco nei cortili e le reti unificate e tutti col fiato trattenuto aspettando un sussulto (“Moi, président d’la République”, moltiplicalo per 15, François!), il peggio che si sono detti: Signore, voi siete un bugiardo!, con risposta in allegato Voi non avete il dirittto. E questa era la campagna aspra.
La scelta è semplice. Quello che per cinque anni ha diviso il paese, commettendo l’errore imperdonabile di farsi i fatti propri facendosi sgamare. E quello che no. Quello che persino Bayrou ha rinnegato per la sua condotta ‘violenta’ nella corsa all’Eliseo. E quello che no. Quello che negli spot elettorali mette gli immigrati clandestini e i poliziotti cattivoni e le scritte ‘Dogana’. E quello che no. La cupezza e il cambiamento, qualunque esso sia, questa è la scelta.
I numeri, quelli veri e quelli virtuali, disegnati da mani amiche, dicono che tutto dovrebbe andare come tutti da tempo sanno che andrà, ma non solo i numeri, ci sono i segnali, a volerli cogliere, slittamenti di pensieri e smozzichi di speranze, c’è nell’aria tutta la pioggia che non ha fatto mai, sono stati semestri di siccità, aspettando, aprendo tutte queste parentesi, e ora la chance irripetibile di girare la curva al comando, con le spalle leggere della sicurezza, e se pure tutto questo a un certo punto non conterà, perché niente è detto, e potrebbe andare anche all’opposto di come tutti sanno che andrà, conta che questo periodo ipotetico sta per finire e noi, noi saremo là, con le radioline attaccate alle orecchie, aspettando i risultati dall’altro campo.
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Altre cose sulle Presidenziali Francesi:
La Politica al tempo del LoL
Lo slogan di François Hollande: le changement c’est maintenant
Marine Le Pen rifiuta il dibattito televisivo
Tag: cose di francia, Elezioni Presidenziali, francia fa media, François Hollande, Il Periodo Ipotetico, Quel Maggio Francese
lunedì 2 aprile 2012
L’altro giorno a un certo punto m’è venuta una voglia assurda di vedere la partita della Juve che quest’anno la Juve ogni volta che l’ho vista o ha pareggiato o ha giocato male o tutti e due e invece dall’Italia mi dicono Che Bella Questa Juve, Come Gioca Bene Questa Juve e io boh. Insomma ero in giro nei pressi del solito quinto, ho cercato il parchetto del Comune dove so che c’è il wifi, e però il parchetto era chiuso e così mi sono appoggiato alla ringhiera tenendo il braccio alto che c’era più campo, poi ho digitato PARTITA JUVE PARIGI e niente, mi è spuntato questo posto di Rue des écoles. Che uno dice Rue des écoles, ma Rue des écoles è lunga, la prendi da Saint Michel scavalchi tutti i cinemini e il punto in cui è morto Roland Barthes e la via ancora non è finita, insomma il bistrot era alla fine dall’altra parte, quasi in capo a Jussieu.
Sono entrato, non c’era quasi nessuno. Un tipo vestito coi jeans stretti la giacca stretta e le scarpe a punta si è sporto dal bancone e mi ha detto Buongiorno. Erano le 8 e mezza di sera. Ho pensato Ma guarda tu questo damerino. Gli ho detto Scusate, dice che fate la partita della Juve, è vero? Lui ha detto Sì, la Giuv, ben sicuro. Però vi prevengo, in effetti, abbiamo dei problemi con la cucina, a bere quanto ne volete ma a mangiare purtroppo no. Io ho fatto la faccia di quello che a pranzo aveva mangiato solo un tramezzino di Monoprix. Il damerino mi ha anticipato: Se volete qua vicino, a poco presso, c’è un turco, o un greco, potete prendervi quel che volete e mangiarlo qui, per me nessun problema. Ci ho pensato e ho detto: Va bene, intanto dammi una birrazza arraggiatona che c’ho sete che a Parigi fa caldo quando non deve fare caldo e fa freddo quando non deve fare freddo (che, detto tra noi, mi pare la migliore sintesi meteorologica che qualcuno abbia mai fatto di questo posto, e l’ho fatta io!).
Sono andato a sedermi al tavolino, ho poggiato la Leffe e ho fatto un rutto-ma-silenzioso. Sul maxischermo le immagini dello scambio dei gagliardetti. In tutto il locale c’era solo una coppia di signori sui 40-45 anni. Francesi. Guardavano lo schermo e ridevano. Dalle casse vicino allo schermo non usciva l’audio vero, ma una canzone dei Rolling Stones. Ho pensato Vabbè adesso il damerino spegne la radio, c’è la partita e siamo tre in tutto il locale, cazzo! No, non l’ha fatto. Dopo gli Stones, è partita una spataffiata di sudamericano, poi mitigata da un provvido ritorno ai Procol Harum e J’aime regarder les filles. A volte penso che vorrei aprirmi un bar solo per capire come funziona la cosa della musica da mettere in diffusione: io non l’ho mai capita la logica che ci sta dietro, fanno le compilation?, attaccano coi cavetti l’iPod con la funzione shuffle?, o forse non c’è nessuna logica, è solo una logica del cazzo (e comunque se io mi aprissi un bar, il Bar Di TFM, farei le compilation mascherandole in modo che non si capisce che è una compilation).
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Tag: cose di francia, getting into the swing, La Juve, quei mesi a parigi
giovedì 29 marzo 2012
Sapete com’è Facebook, no?, che quando si mette a camurria, anzi proprio miii a torroncino, l’unica cosa che puoi fare è cedere per sfinimento. Da qualche settimana, siccome un mio amico-di-facebook-che-non-ho-mai-visto-in-vita-mia ma che vive anche lui a Francia aveva cliccato MI PIACE su Starbucks.fr, insomma a me continuava a comparire, mentre rispondevo ai messaggi privati dei fans e delle fans del blog, il simbolo di Starbucks, quello nuovo, e io continuavo a dire NO, non ti clicco manco morto, ma poi, casca l’occhio oggi casca l’occhio domani, alla fine cedetti.
E scoprii che da un paio di settimane facevano un caffè a edizione limitata, doux ou corsé?, e che se ero curioso potevo chiedere delle informazioni ai BARISTAS. Proprio così, c’era scritto Baristas, con la -s finale. Poi, come tutte le cose che finiscono su twitter, me ne ero completamente dimenticato. L’altro giorno, sto camminando su Rue Saint-Antoine, che avevo un appuntamento ma senza fretta, Rue Saint-Antoine essendo una delle mie preferite e un giorno mi ci compro casa-là, e preparatevi che se riesco a comprarmici casa-là allora avrò anche l’argento per invitarvi tutti a cena dall’entrée alla tarte aux pommes senza passare dal via, insomma mi imbatto, sul marciapiede, in un cartonato tipo questo:

E mi son tornati alla mente i ragionamenti che avevo fatto quando avevo cliccato su Facebook, del tipo: amici di Starbucks, io vi voglio bene, ma a me pare che tutto ‘sto spreco di energie a parlare di espresso non vi faccia bene. La gente da voi mica ci viene per prendersi l’espresso, che, tra virgole, ha sempre quel retrogusto di bruciacchiato che verrebbe voglia di citarvi in giudizio tipo per sempre. No, la gente viene da voi per tante altre cose, sintetizzabili nel concetto di: SPARARSI LE POSE. Spararsi le pose col solo scopo di abbordare altra gente che si spara altre pose, o spararsi le pose per poi spararsi le pose su timeline e dashboard varie: un vero e proprio spararsi le pose alla seconda che, in effetti, equivale a spararsi le pose nel senso letterale del termine (quella funcia, perché certa gente sente l’esigenza di fare quella funcia?) (ogni volta che qualcuno fa una foto alla propria funcia da Starbucks muore un ciribiribì Kodak).
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Tag: cose di francia, espresso, instagram, My name is ENZO, Starbucks
mercoledì 21 marzo 2012
L’italiano medio, si sa, ha una carta da giocarsi quando le conversazioni sonnecchiano, e cioè la solita storiaccia dei francesi e del bidet. Ma ogni tanto il faut cambiare repertorio. Per cui, amico italiano medio, oggi ti offro su un piatto d’argento un altro tizzone con cui aizzare l’evergreen “I Francesi e l’igiene“. Questo:

A Parigi, lo sai se ci hai vissuto almeno venti minuti, ci sono questi palazzi molto antichi, molto belli fuori e molto fatiscenti dentro. E anche se non sono fatiscenti un tragico difetto ce l’hanno: il n’y a pas d’ascensore. Che va bene se vuoi darti un tono – vivevo in questo palazzo con la scala a chiocciola stretta stretta senza corrimano, non sai che matte avventure quando tornavo all’alba completamente ubriaco! – ma decisamente meno bene al momento del trasloco in entrata – tragici! spoiler! – o in uscita – vaffanculi a trombetta -. Per non parlare di quando improvvisamente ti metti degli sconosciuti dentro casa. Sì, sto parlando dei neonati.
Essendo Parigi una città ad altissimo tasso di natalità, voilà, ecco che nei sottoscala è molto frequente trovare uno, due, tre passeggini gettati in un angolo in mezzo al provolazzo. D’altronde, meglio il provolazzo che portare su e giù per le scale ‘sto coso tre, quattro, cinque volte al giorno moltiplicato per due. Vuoi mettere? Molto più semplice mollarlo lì, tanto chi vuoi che se lo freghi. Non serve manco mettere la catena come per le biciclette. Come dici? Il freddo, la muffa, l’umidità, i topi che salgono dalle cantine? E dai, su, ricorda che stai parlando di gente che non mai visto un bidet in vita sua!
Edit: Vabbè, manco il tempo di scrivere il post che dai commenti emerge una drammatica verità. Il Feticcio Parigino stavolta è un Feticcio anche Italo Centro-Settentrionale. Ci tengo comunque a precisare che Noi a Meridione certe cose non le facciamo, sia chiaro, e se qualcuno lo sostiene mente o finge di mentire.
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Altri feticci parigini:
La Carafe d’eau di rubinetto
La levetta della metro che fa Sdonghete
La pecetta gialla sui libri usati
Il bollino giallo sugli specchietti degli autobus.
Tag: cose di francia, feticci parigini, provolazzo, sottoscala
mercoledì 25 gennaio 2012
I miei resoconti da terra di Francia appartengono grosso modo a due categorie. Le cose ‘Un altro mondo è possibile’ e le cose bizzarre, a volte minime, veri feticci della vita quotidiana. La Caf, la levetta della metro che fa sdonghete, cose così. C’è poi un’altra categoria, meno nutrita, almeno finora: Cose Buffe a metà tra la tenerezza e il dileggio.
L’anno scorso vi parlavo dell’uomo nudo con la banana come jolly da giocarvi in un’eventuale tenzone a colpi di perculamenti con un qualsiasi francese (anche se poi ho scoperto che l’uomo nudo con la banana, Philippe Katherine, è una specie di artista concettuale polisemico venerato in patria, il che peraltro non ne riduce la portata cialtronesca). Bene, se avete bisogno di altri motivi per sfottere i vostri cugini tricolori e transalpini, fate attenzione a questo video (menzione speciale al secondo 00:15, la faccia della signora a sinistra):
Sì, avete ragione: che cazzo sta facendo questa gente? Un nuovo ballo dei territori d’oltremare? Uno spasmo incontrollato del sistema nervoso? Una figura di merda? Eh, tipo. Questa gente (tra cui si celano politici, cantanti/attori, donne delle pulizie) sta facendo *quella cosa* che nelle intenzioni di François Hollande e del suo staff dovrebbe faire le buzz, come dicono qui, e dare vivacità a questa campagna presidenziale in divenire. Le changement c’est maintenant. Accompagnato da un gesto che nessuno sa che cazzo sia, ma fonti interne al Partito sostengono voglia dire: égal, nel senso di égalité. Chiaro, no?
(via)
Tag: cose di francia, francia fa media, François Hollande, La Gauche, Philippe Katherine, politica, Presidenziali 2012
martedì 17 gennaio 2012
Avvertenza: se non sei mai stato a Parigi e intendi venirci presto forse questo post può interessarti.
Noi che ce ne siamo andati quando la barca stava affondando e ci hanno detto lo stesso che eravamo heroi, noi che il nostro sogno è indebitarci con Stato Estero per accattarci la casa (almeno finché esisteranno Stati Esteri), noi che per farci tornare a Italia ci devono come minimo ricattare ma deve essere un ricatto di quelli buoni, insomma noi, quando nelle nostre città di Estero incappiamo in italiani, ecco, noi ci coglie sempre un poco d’imbarazzo. Primo perché quando ci sono italiani in giro non possiamo fare quelle cose che normalmente facciamo a voce alta, tipo sfottere le persone estere, dire le parolacce, cose così. Secondo perché gli italiani sono come quei lontani parenti del paesello che inviti al tuo matrimonio e ti fanno fare brutta figura con i parenti continentali di tua moglie. Italiani! Gli italiani non-parlano-bene-nessuna-lingua, non attraversano mai al posto giusto, non sanno che la baguette sotto l’ascella non esiste, gesticolano troppo. Ecco, loro gesticolano. Roba da nascondersi e fingere di essere ispanofoni persino lusofoni. Specie in città come questa in cui abito io dove gli italiani vengono in vacanza praticamente sempre che è la loro mèta preferita l’amour i tetti e Truffaut. Boulevard Saint-Michel iz the new Via Cola di Rienzo.
Ma c’è un’altra cosa che gli italiani che vengono in vacanza non sanno (e segnatevelo voi italiani che verrete in vacanza e non volete essere confusi con gli altri italiani in vacanza, quelli che portano il piumino nero scuro se sei lui e il piumino viola lucido se sei lei) e questa cosa ha a che fare con uno dei Most Feticci Parigini Evah, e cioè la carafe d’eau.

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Tag: carafe d'eau, cose di francia, feticci parigini
venerdì 4 novembre 2011
Niente, la città è percossa da un lieve pioggettina di quelle che quando ci si mette, torno a casa, poso la baguette, mi spoglio, prendo la doccia, mangio, telefono, sì madre sto bene, sì madre ce l’ho l’ombrello, sì madre mi copro bene, no madre la canottiera no madre, non ce l’ho mai avuta, sì madre ti mentivo, sì madre ho mangiato la carne, sì anche qua vendono la carne, no è buona, sì come a italia, no non c’è bisogno che me la spedisci con le poste, ciao madre buona notte, no madre santoro non te lo dico dove lo fanno che poi ti viene l’ansia, anzi guarda don matteo mi raccomando, così vai a letto beata, sì magari fai la doppietta con camomilla bonomelli, ok madre?, ciao madre,
accendo il computer, digito santoro streaming, si carica la pagina, ne apro un’altra, digito piazzapulita streaming, no, non va bene, allora la7 streaming, intanto apro il sito di repubblica, schiaccio play, si carica, dice che c’è un problema di caricamento, questa pagina può essere riaperta solo a 32 bit, si chiude tutto, oops questo è imbarazzante, inviare notifica di chiusura inaspettata?, NO, apro il sito del corriere, rischiaccio play sul faccione di santoro, parte, sento l’audio ma non vedo il video, c’è scritto se non vedi allora clicca qui, clicco qui e mi dà le istruzione per windows vista, io non ho windows vista, vabbè andiamo su twitter, arrivai solo ora, che mi persi?, nessuna risposta, la gente è presa, ridigito la7 streaming, intanto, la tv, quella vera, è fissa muta su tf1 che qua c’è la finale di masterchef francia, stanno cucinando delle uova, penso Tsè alberico guarda e impara te non sai manco fare i fritti, niente, santoro non carica, intanto hai visto mai, magari miracolo, digito x factor streaming, skyuno streaming, LALLAI streaming, niente, clicco su la7 streaming, ohh finalmente parte un programma, formigli?, no è la voce di santoro che chiama lavitola, sono su la 7 streaming ma sento lavitola, la ribellione delle macchine, io volevo formigli e ferrara, dove sono formigli e ferrara?, e invece si avvia il video di repubblica, e poi in sintonia anche quello del corriere, che si sommano a servizio pubblico streaming ed è santoro, lavitola, costamagna, tutti a streaming unificati, lavitola dice che ha appena firmato un contratto da pescivendolo, arriva l’eco triplicato, pescivendolo pescivendolo pescivendolo, chiudo lo streaming uno, chiudo lo streaming due e chiudo lo streaming tre, spengo tutto, fisso il muro, sospiro, beato il latitante che non ha bisogno di streaming.
Tag: cose di francia, televisione
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