venerdì 8 febbraio 2013

Occupe-toi de tes oignons


 

 

 

La prossima settimana, qui in Francia, esce nelle sale Scialla!, la graziosa commedia di Francesco Bruni del 2011. Il titolo è rimasto uguale. Scialla!, appunto. Ma Scialla! già in originale aveva un sottotitolo esplicativo per i non romanoudenti o i non frequentatori di talent: Stai sereno.

 

Qui, che di solito il sottotitolo glielo appiccicano SEMPRE (quando non traducono il titolo, cioè il resto di SEMPRE), capirai, non gli è parso vero. Scialla! (Stai sereno) è diventato quindi Scialla! (Joue-la cool!).

 

Joue-la cool: mi rivolgo ai francofoni all’ascolto che stanno già rotolandosi a terra. Lo so, LO SO:  MDR, per sempre. Di seguito la bande annonce sottotitolata, da cui si evince che:

 

 

INTERROGAZIONE = INTERRO (pronuncia ‘anterrò’)
HO FATTO SEGA = J’AI SÉCHÉ (super LoL)
PISCHELLE = FILLES (ehm)
MA SARANNO CAZZI MIA = OCCUPE-TOI DE TES OIGNONS (ma pensa alle tue cipolle)
(oignon in slang vuol dire anche ‘anus’ e non c’è bisogno di tradurre, vero?)

 

 

 

 

 

Mi sa che vado a rivederlo solo per godere di questi carpiati dal romanesco allo slang francese senza passare dall’italiano, non sia mai.

 

 

 


mercoledì 24 ottobre 2012

Le due fornaie di Parigi parte seconda


 

Molto tempo fa, i più assidui del blog se lo ricorderanno, raccontavo di due fornaie che stavano nel quartiere dove abitavo allora. La fornaia bella e la fornaia brutta. Nel panificio della prima c’era sempre la fila, in quello della seconda non ci andava mai nessuno.

 

La brutta fornaia è grassoccia, sgraziata, ha le dita gonfie, i capelli crespi e le vene varicose: una sfigata. Fa una baguette pessima, stopposa e inchiummusa che rimane sullo stomaco per due giorni. Una baguette che manco sporge dall’incarto per quanto si vergogna. Costa 80 centesimi e nonostante ciò non ci va mai nessuno. È sempre vuoto, il forno della fornaia sfigata. La fornaia sfigata però ci prova. Lei infatti apre prima e chiude dopo la bella fornaia dirimpetto. Dalle 9 alle 21. Non solo. Lavora sette giorni su sette. Cioè sempre. Ma, purtroppo per lei, a poco serve. La gente parigina, quando arriva alle 20h05 che la bella fornaia ha appena chiuso, piuttosto che mangiare la baguette stopposa della brutta fornaia, fa spallucce e se ne va a casa.

 

Nel frattempo ho cambiato quartiere e della brutta fornaia non ho saputo più niente, che a Parigi il pane non manca di certo. Per una di quelle buffe coincidenze che la vita ogni tanto ti regala, l’altro giorno, mentre parlavo al telefono con mio padre di Casini (“No, papà, l’alleanza con Casini no!”) e di Elsa Fornero (“Prisencolinensinainchoosy”), insomma mi dice che il sabato fanno questa “bella trasmissione col figlio di quello, là, come si chiama, Angela” (“Alberto?” “Sì, il figlio di Piero Angela”) e che una di queste puntate l’hanno dedicata apparigi, “che bella Parigi, guardala, si imparano un sacco di cose”. E così me ne vado sull’Internet e mi metto a cercare Ulisse di Alberto Angela.

 

 

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domenica 6 maggio 2012

Il periodo ipotetico


 

Arrivano momenti in cui il faut tirare delle linee a fondo pagina. Oggi è uno di quelli. Dopo una lunghissima corsa, tra poco, da stasera, molte cose cambieranno, potrebbero cambiare, e tutti i discorsi azzerarsi, e gli slogan, e tutto il resto. Il 2012, questo 2012 di frangenti sospesi, di eterni grigi a volte più bianchi a volte più neri, è adesso.

 

Campagna elettorale curiosa, per me che son rital. Campagna elettorale che gli inglesi hanno definito ‘frivola’, e i francesi rispondendo ‘frivola tua sorella’. Campagna elettorale che i francesi a loro volta hanno definito ‘aspra’. E io, che vengo da dove vengo ho cercato quest’asprezza, potrei dire ‘invano’ dirò ‘invano’. Il dibattito del 2 maggio, quello che l’eco nei cortili e le reti unificate e tutti col fiato trattenuto aspettando un sussulto (“Moi, président d’la République”, moltiplicalo per 15, François!), il peggio che si sono detti: Signore, voi siete un bugiardo!, con risposta in allegato Voi non avete il dirittto. E questa era la campagna aspra.

 

La scelta è semplice. Quello che per cinque anni ha diviso il paese, commettendo l’errore imperdonabile di farsi i fatti propri facendosi sgamare. E quello che no. Quello che persino Bayrou ha rinnegato per la sua condotta ‘violenta’ nella corsa all’Eliseo. E quello che no. Quello che negli spot elettorali mette gli immigrati clandestini e i poliziotti cattivoni e le scritte ‘Dogana’. E quello che no. La cupezza e il cambiamento, qualunque esso sia, questa è la scelta.

 

I numeri, quelli veri e quelli virtuali, disegnati da mani amiche, dicono che tutto dovrebbe andare come tutti da tempo sanno che andrà, ma non solo i numeri, ci sono i segnali, a volerli cogliere, slittamenti di pensieri e smozzichi di speranze, c’è nell’aria tutta la pioggia che non ha fatto mai, sono stati semestri di siccità, aspettando, aprendo tutte queste parentesi, e ora la chance irripetibile di girare la curva al comando, con le spalle leggere della sicurezza, e se pure tutto questo a un certo punto non conterà, perché niente è detto, e potrebbe andare anche all’opposto di come tutti sanno che andrà, conta che questo periodo ipotetico sta per finire e noi, noi saremo là, con le radioline attaccate alle orecchie, aspettando i risultati dall’altro campo.

 

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Altre cose sulle Presidenziali Francesi:

 

La Politica al tempo del LoL
Lo slogan di François Hollande: le changement c’est maintenant

Marine Le Pen rifiuta il dibattito televisivo

 

 

 


lunedì 2 aprile 2012

E come niente ti ritrovi a pucciare le tagliatelle bolonnaise nel capuchino


 

L’altro giorno a un certo punto m’è venuta una voglia assurda di vedere la partita della Juve che quest’anno la Juve ogni volta che l’ho vista o ha pareggiato o ha giocato male o tutti e due e invece dall’Italia mi dicono Che Bella Questa Juve, Come Gioca Bene Questa Juve e io boh. Insomma ero in giro nei pressi del solito quinto, ho cercato il parchetto del Comune dove so che c’è il wifi, e però il parchetto era chiuso e così mi sono appoggiato alla ringhiera tenendo il braccio alto che c’era più campo, poi ho digitato PARTITA JUVE PARIGI e niente, mi è spuntato questo posto di Rue des écoles. Che uno dice Rue des écoles, ma Rue des écoles è lunga, la prendi da Saint Michel scavalchi tutti i cinemini e il punto in cui è morto Roland Barthes e la via ancora non è finita, insomma il bistrot era alla fine dall’altra parte, quasi in capo a Jussieu.

 

Sono entrato, non c’era quasi nessuno. Un tipo vestito coi jeans stretti la giacca stretta e le scarpe a punta si è sporto dal bancone e mi ha detto Buongiorno. Erano le 8 e mezza di sera. Ho pensato Ma guarda tu questo damerino. Gli ho detto Scusate, dice che fate la partita della Juve, è vero? Lui ha detto Sì, la Giuv, ben sicuro. Però vi prevengo, in effetti, abbiamo dei problemi con la cucina, a bere quanto ne volete ma a mangiare purtroppo no. Io ho fatto la faccia di quello che a pranzo aveva mangiato solo un tramezzino di Monoprix. Il damerino mi ha anticipato: Se volete qua vicino, a poco presso, c’è un turco, o un greco, potete prendervi quel che volete e mangiarlo qui, per me nessun problema. Ci ho pensato e ho detto: Va bene, intanto dammi una birrazza arraggiatona che c’ho sete che a Parigi fa caldo quando non deve fare caldo e fa freddo quando non deve fare freddo (che, detto tra noi, mi pare la migliore sintesi meteorologica che qualcuno abbia mai fatto di questo posto, e l’ho fatta io!).

 

Sono andato a sedermi al tavolino, ho poggiato la Leffe e ho fatto un rutto-ma-silenzioso. Sul maxischermo le immagini dello scambio dei gagliardetti. In tutto il locale c’era solo una coppia di signori sui 40-45 anni. Francesi. Guardavano lo schermo e ridevano. Dalle casse vicino allo schermo non usciva l’audio vero, ma una canzone dei Rolling Stones. Ho pensato Vabbè adesso il damerino spegne la radio, c’è la partita e siamo tre in tutto il locale, cazzo! No, non l’ha fatto. Dopo gli Stones, è partita una spataffiata di sudamericano, poi mitigata da un provvido ritorno ai Procol Harum e J’aime regarder les filles. A volte penso che vorrei aprirmi un bar solo per capire come funziona la cosa della musica da mettere in diffusione: io non l’ho mai capita la logica che ci sta dietro, fanno le compilation?, attaccano coi cavetti l’iPod con la funzione shuffle?, o forse non c’è nessuna logica, è solo una logica del cazzo (e comunque se io mi aprissi un bar, il Bar Di TFM, farei le compilation mascherandole in modo che non si capisce che è una compilation).

 

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giovedì 29 marzo 2012

Intanto faccio una foto ai miei calzini rossi cercando di inquadrare anche il logo di Starbucks sulla parete in fondo


 

Sapete com’è Facebook, no?, che quando si mette a camurria, anzi proprio miii a torroncino, l’unica cosa che puoi fare è cedere per sfinimento. Da qualche settimana, siccome un mio amico-di-facebook-che-non-ho-mai-visto-in-vita-mia ma che vive anche lui a Francia aveva cliccato MI PIACE su Starbucks.fr, insomma a me continuava a comparire, mentre rispondevo ai messaggi privati dei fans e delle fans del blog, il simbolo di Starbucks, quello nuovo, e io continuavo a dire NO, non ti clicco manco morto, ma poi, casca l’occhio oggi casca l’occhio domani, alla fine cedetti.

 

E scoprii che da un paio di settimane facevano un caffè a edizione limitata, doux ou corsé?, e che se ero curioso potevo chiedere delle informazioni ai BARISTAS. Proprio così, c’era scritto Baristas, con la -s finale. Poi, come tutte le cose che finiscono su twitter, me ne ero completamente dimenticato. L’altro giorno, sto camminando su Rue Saint-Antoine, che avevo un appuntamento ma senza fretta, Rue Saint-Antoine essendo una delle mie preferite e un giorno mi ci compro casa-là, e preparatevi che se riesco a comprarmici casa-là allora avrò anche l’argento per invitarvi tutti a cena dall’entrée alla tarte aux pommes senza passare dal via, insomma mi imbatto, sul marciapiede, in un cartonato tipo questo:

 

 

E mi son tornati alla mente i ragionamenti che avevo fatto quando avevo cliccato su Facebook, del tipo: amici di Starbucks, io vi voglio bene, ma a me pare che tutto ‘sto spreco di energie a parlare di espresso non vi faccia bene. La gente da voi mica ci viene per prendersi l’espresso, che, tra virgole, ha sempre quel retrogusto di bruciacchiato che verrebbe voglia di citarvi in giudizio tipo per sempre. No, la gente viene da voi per tante altre cose, sintetizzabili nel concetto di: SPARARSI LE POSE. Spararsi le pose col solo scopo di abbordare altra gente che si spara altre pose, o spararsi le pose per poi spararsi le pose su timeline e dashboard varie: un vero e proprio spararsi le pose alla seconda che, in effetti, equivale a spararsi le pose nel senso letterale del termine (quella funcia, perché certa gente sente l’esigenza di fare quella funcia?) (ogni volta che qualcuno fa una foto alla propria funcia da Starbucks muore un ciribiribì Kodak).

 

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mercoledì 21 marzo 2012

Feticci parigini: il passeggino nel sottoscala in mezzo al provolazzo


 

L’italiano medio, si sa, ha una carta da giocarsi quando le conversazioni sonnecchiano, e cioè la solita storiaccia dei francesi e del bidet. Ma ogni tanto il faut cambiare repertorio. Per cui, amico italiano medio, oggi ti offro su un piatto d’argento un altro tizzone con cui aizzare l’evergreen “I Francesi e l’igiene“. Questo:

 

 

 

A Parigi, lo sai se ci hai vissuto almeno venti minuti, ci sono questi palazzi molto antichi, molto belli fuori e molto fatiscenti dentro. E anche se non sono fatiscenti un tragico difetto ce l’hanno: il n’y a pas d’ascensore. Che va bene se vuoi darti un tono – vivevo in questo palazzo con la scala a chiocciola stretta stretta senza corrimano, non sai che matte avventure quando tornavo all’alba completamente ubriaco! – ma decisamente meno bene al momento del trasloco in entrata – tragici! spoiler! – o in uscita – vaffanculi a trombetta -.  Per non parlare  di quando improvvisamente ti metti degli sconosciuti dentro casa. Sì, sto parlando dei neonati.

 

Essendo Parigi una città ad altissimo tasso di natalità, voilà, ecco che nei sottoscala è molto frequente trovare uno, due, tre passeggini gettati in un angolo in mezzo al provolazzo. D’altronde, meglio il provolazzo che portare su e giù per le scale ‘sto coso tre, quattro, cinque volte al giorno moltiplicato per due. Vuoi mettere? Molto più semplice mollarlo lì, tanto chi vuoi che se lo freghi. Non serve manco mettere la catena come per le biciclette. Come dici? Il freddo, la muffa, l’umidità, i topi che salgono dalle cantine? E dai, su, ricorda che stai parlando di gente che non mai visto un bidet in vita sua!

 

Edit: Vabbè, manco il tempo di scrivere il post che dai commenti emerge una drammatica verità. Il Feticcio Parigino stavolta è un Feticcio anche Italo Centro-Settentrionale. Ci tengo comunque a precisare che Noi a Meridione certe cose non le facciamo, sia chiaro, e se qualcuno lo sostiene mente o finge di mentire.

 

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Altri feticci parigini:

La Carafe d’eau di rubinetto
La levetta della metro che fa Sdonghete

La pecetta gialla sui libri usati
Il bollino giallo sugli specchietti degli autobus.

 


mercoledì 25 gennaio 2012

Cose molto buffe che fanno i francesi


 

I miei resoconti da terra di Francia appartengono grosso modo a due categorie. Le cose ‘Un altro mondo è possibile’ e le cose bizzarre, a volte minime, veri feticci della vita quotidiana. La Caf, la levetta della metro che fa sdonghete, cose così. C’è poi un’altra categoria, meno nutrita, almeno finora: Cose Buffe a metà tra la tenerezza e il dileggio.

 

L’anno scorso vi parlavo dell’uomo nudo con la banana come jolly da giocarvi in un’eventuale tenzone a colpi di perculamenti con un qualsiasi francese (anche se poi ho scoperto che l’uomo nudo con la banana, Philippe Katherine, è una specie di artista concettuale polisemico venerato in patria, il che peraltro non ne riduce la portata cialtronesca). Bene, se avete bisogno di altri motivi per sfottere i vostri cugini tricolori e transalpini, fate attenzione a questo video (menzione speciale al secondo 00:15, la faccia della signora a sinistra):

 

 

 

Sì, avete ragione: che cazzo sta facendo questa gente? Un nuovo ballo dei territori d’oltremare? Uno spasmo incontrollato del sistema nervoso? Una figura di merda? Eh, tipo. Questa gente (tra cui si celano politici, cantanti/attori, donne delle pulizie) sta facendo *quella cosa* che nelle intenzioni di François Hollande e del suo staff dovrebbe faire le buzz, come dicono qui, e dare vivacità a questa campagna presidenziale in divenire. Le changement c’est maintenant. Accompagnato da un gesto che nessuno sa che cazzo sia, ma fonti interne al Partito sostengono voglia dire: égal, nel senso di égalité. Chiaro, no?

 

(via)

 

 


Post precedenti

    sabato 1 marzo 2014
  • El Clásico PSG-OM In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta continua...