domenica 1 aprile 2012

Amici 11: Sanremo andata e ritorno, le Sacre Sardegne Dilaniate dal televoto


 

INTRO.

 

Finita la sigla, Maria De Filippi salutava i professionisti di Amici (“Ciao, Belen”) e io pensavo alla prima edizione di Saranno Famosi, più di dieci anni fa. Dai pigiami celeste-cielo alle tutine acetate argento e oro, quante cose sono cambiate. E quante ne cambieranno, da qui, alla fine del serale (Arena di Verona? Il Festivalbar si sta già rivoltando nella tomba). Perché è fatto così, il mondo deflilippiano, un mondo in continuo divenire, fluido, magmatico, a tratti cupo nella propria cieca presa sul serio (“Scusa Marco! Non volevo, ti giuro! Davvero, scusami!” “Tranquilla, Maria, non fa niente ahiò”), a tratti invece soave nell’involontario autoLoL (“Luca, fa parte del KIT?” “Sì, Maria, fa parte del KIT”). Un mondo capace di rinnegarsi nel giro di una telepromozione (“Sono Annalisa Mandolini, chiama Teletu!”) ma che rimane sempre, e drammaticamente, uguale a stesso.

 

 

1. I BIG, APERTA PARENTESI, IL RESTO, CHIUSA PARENTESI

 

Prosegue la de-amatricianizzazione intrapresa un paio di stagioni orsono. Espulsi a suo tempo come organismi infetti i vari Steve La Chance, Fioretta Mari, Maura Paparo, il serale 2012 recide (per il momento) gli ultimi fili che ancora lo legavano al passato: le polemiche infinite tra i giudici, adesso privati di quasi ogni diritto di parola, e gli eccessi platinettiani. Un’immagine più di ogni altra restituisce il senso di questo cambiamento, anzi di questa presa-di-distanza: Mauro Coruzzi, perso ogni decibel, è ora relegato nel punto più lontano possibile, lì in alto, inquadrato di lato come se niente fosse.

 

Archiviata dunque l’iper-rincorsa verso lidi sempre invidiati (X Factor) ma mai raggiunti (Piacere alla gente che piace), il nuovo modello da seguire, in un curioso cortocircuito andata e ritorno, è quello di Sanremo. Innanzitutto i Big. I Big che aprono e chiudono, e in mezzo tutto il resto. I Big che si meritano i voti dell’orchestra e poi i voti della giuria tecnica, e poi il sempre caro mi fu televoto. Tanta roba, troppa roba. Un modello in eccesso, rischioso, che si nutre di quella Estetica del Riciclo tanto in voga nella tv serializzata e slabbrata dell’attuale collezione inverno/primavera. Ma se altrove (Honduras, Magnolia) le frecce all’arco sono ancora numerose (Carmen Di Pietro, Miriana Trevisan, per citarne solo due), la direzione presa da De Filippi sembra quella di un kamikaze che non ha più niente da perdere: cosa c’è dopo questo torneo degli unici nove Big (il decimo, Giulia Ottonello, ancora non pervenuta: damnatio memoriae definitiva) che il programma abbia mai saputo sfornare? Qualche disco in più venduto da qui all’estate, un altro po’ di cassa col Televoto from Sardegna to Fantomatico Call Center, il rilancio momentaneo del marchio di famiglia, picchi dell’applausometro mai toccati in natura, e poi? Ci hai già pensato, Maria? Che dice Gianmarco Mazzi? E va bene, intanto partiamo, vedremo dove andremo a finire.

 

2. UN GIORNO, CHATTANDO SU FACEBOOK, FU SCOPERTO DA UNA SIGNORA

 

E in questo intanto c’è tutto il senso di un programma partito all’ultimo minuto, una macchina elefantiaca non ancora pronta, spazi scenografici esagerati, una cinquantina di persone nel cast fisso (!), una regia che ne azzecca davvero poche e quelle poche nemmeno consapevolemente. E poi c’è regolamento. Chi ha detto regolamento?

 

Alle 22:39 parte il vero serale di Amici, o quel che ne resta, e Maria spiega le novità del regolamento, ispirato al sistema elettorale tedesco misto francese, un po’ uninominale e un po’ proporzionale, ma sempre a vocazione presidenziale, con soglia di sbarramento al 3% FRATTO VIRTUOSISMI moltiplicato per ANNAMARIA PRINA. Risultato: la produzione fa comunque quel che vuole, alcuni allievi passano al turno successivo senza nemmeno esibirsi e altri vengono cacciati per sempre. Dal televoto sì, ma filtrato dal giudizio del primo Aruspice Cieco che passava di là. Un Gigantesco Tritatutto Randomico. Cosa volere di più? Maria De Filippi che legge le stampate farlocche di Wikipedia, per esempio.

 

Eh già, l’altra grande novità di questo serale vede il Gran Ritorno Aedico Defilippiano. Nel ricordo delle mai-dimenticate-lettere che padri madri e figli si scambiavano nuotando in laghi di lacrime, ecco arrivare delle robuste iniezioni narrative con le biografie dei giovani artisti in gara (Charles Aznavour, perdonali), lette con lo stesso entusiasmo di un’esecuzione a morte. Il picco viene raggiunto al momento della presentazione del Percorso di tal Giuseppe, ballerino coming from Gioia Tauro (o era Altamura?) che Maria descrive utilizzando Tag come: operai, 20 ore di lavoro al giorno sotto il sole, ingiustizia, Facebook, chat, UNA SIGNORA, destino. Giuseppe si salva, alla fine uscirà il ballerino Josè: Mi dispiace Josè, sei davvero bravo, ti auguro di avere un contratto, ciao, e non ti fare più vedere mi raccomando.

 

3. VALERIO SCANU E LA FABBRICA DEL LOL

 

E così, tra uno stacchetto dei Coldplay e uno del redivivo Andreas Johnson, tra un intermezzo comico e un altro di Luciana Littizzetto (che mette a nudo tutta l’inadeguatezza defilippiana una volta uscita dal recinto già tracciato da Zanforlin e soci), tra i buchi di Belen e l’incessante PIGOLIO di pubescenti isteriche sugli spalti, eccoci giunti alle pagelle dei NOVE BIG in gara:

 

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lunedì 7 marzo 2011

Amici 10: vincono Virginio Simonelli e Denny Lodi, sconfitta Annalisa Scarrone. Ma l’unica cosa che conta è: Grazie, Maria


 

amiciSto scegliendo quale immagine di questa *deliziosa* e *spumeggiante* finale di Amici portarmi nel cuore: la standing ovation che tutto lo studio, compreso Mario Luzzatto Fegiz, ha dedicato al trionfatore della categoria Amici di Ballo, cioè tal Denny Lodi; Garrison che a un certo punto prende la parola e ringrazia la SARTA e poi si mette a fare foto con l’iPhone assieme a Mario Garofalo (che fanno poi, se le rivendono ad Anagnina?); il campionesso di sci che si mette a fare il broccola con De Filippi (Dai Maria, vieni con me sulle piste che ti do qualche bella ripassata); De Filippi a un certo punto si mette in testa un ridicolo cappello di lana; l’enorme spazio dato alle mutande filantropiche che hanno a cuore il talento; il discorsetto finale che De Filippi ha fatto ai due cantanti: “Annalisa sono contenta di averti conosciuta, Virginio a te invece ti ho detto molte volte una parola un po’ forte che potrebbe sembrare offensiva, te la ricordi? Virginio: dici quando mi hai detto DEFICIENTE? De Filippi: sì.”

Ecco, diciamo che c’è solo l‘imbarazzo della scelta.

Vincono Denny Lodi e le occhiaie tse tse di Virginio Simonelli, il “nostro piccolo Paul Anka” (il quale Virginio l’anno prossimo potrà tornare, in un cortocircuito niente male, sullo stesso palco che l’aveva già espulso come ospite indesiderato). Sconfitta la grande favorita non della vigilia ma del primo minuto: Annalisa Scarrone, l’unica con un briciolo di *qualcosa* che chissà, vedremo. Scarrone ha forse scontato l’essere vestita da Peter Pan, l’accostamento a Rudy Zerby, ma soprattutto l’annosa questione del mi arrivi/non mi arrivi. In un mondo dominato dalle Alessandre Amorose, ormai pare che se mentre canti non ti metti a TREMARE e PIANGERE dall’emozione, e se a fine esibizione non ti viene una crisi isterica con somatizzazione immediata e quattro o cinque poderosi sfoghi cutanei stile Black Swan, beh ecco pare che tu non sia nessuno.

Dunque anche un altro anno nella scuola più amata d’Italia. Un altro libro è stato scritto (stavolta a due mani solamente, le mani di Zanforlin), altri pacchi di dischi sono stati incisi, altre paghette consumate a furia di televoti. Un paio di mesi fa si era partiti cannibali, con grandi spargimenti di angosce, e poi subito, come nella migliore tradizione De Filippi, il correttivo in corsa: chissenefrega del sangue, noi siamo il meglio, noi siamo l’eccellenza. Il meccanismo ribaltato cambiando di segno l’impostazione generale: non chi vuoi che venga sbattuto fuori a calci ma chi vuoi che raggiunga il suo sogno. Un cambiamento di paradigma narrativo non indifferente. Certo, gli ascolti sono stati un po’ così (appena al di sopra della soglia psicologica), ma non importa. L’unica cosa che conta è, era, sarà, fu la ripulita del marchio. Tolti tutti gli elementi da carbonara e ajo e ojo (ma Maura Paparo si è vendicata firmando le coreografie dello show americano di Gigi D’Alessio) rimaneva quella cosa imbarazzante delle nomination finali. Via anche quelle.

De Filippi è una di quelle che vuole essere detta brava, ormai l’abbiamo capito. E forse, dopo dieci anni, finalmente è riuscita nel suo intento (a questo punto rimane solo da trovare qualcuno che *davvero* riesca a sganciarsi dal marchio: sarà Marrone? Scarrone? Vedremo). Per anni ostracizzata, con un paziente lavoro di cesello, ai fianchi della gente che conta, alla fine Maria ha saputo attirare tutti nella propria tana costringendoli a inchinarsi di fronte al proprio vero capolavoro: se stessa. Un’intera puntata, dagli interminabili titoli di testa con gli esponenti delle radio (tra cui Charlie Gnocchi e Anna Pettinelli) e tutto il giornalismo musicale mainstream spiaggiato ai suoi piedi, passando per gli ospiti, fino al premio della critica che ormai manco a Sanremo considerano, insomma tutto per arrivare a un solo risultato: GRAZIE, MARIA.
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    giovedì 9 ottobre 2014
  • The new pornographersBrill_Bruisers_Cover      Anche l’autunno è una stagione come si deve, a patto di ascoltare almeno due volte al giorno Brill Bruisers, il nuovo disco dei New Pornographers: