giovedì 12 aprile 2012

Mad Men 5×03-5×04: Nobody lied to anybody


 

 

Mad Men 5×03 Tea Leaves

 

Mi sono spesso domandato, nei ritagli di questi anni seriali, che cosa se ne facesse Mad Men di Betty Draper Francis, quel bellissimo soprammobile ricordo di un viaggio che non abbiamo fatto mai. Non mi sono dannato più di tanto a cercare una risposta (d’altronde, chi se ne fotte di Betty), però ogni tanto la questione torna a fare capoccetta, come in questo strampalato episodio (la cui regia è affidata all’esordiente Jon Hamm: ragazzo, devi ancora farne di strada).

 

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giovedì 5 aprile 2012

The Killing, la serie che sterilizza persino gli spoiler


 

The Killing 2×01 Reflections
The Killing 2×02 My lucky day

 

 

Seconda stagione per The Killing, la serie profumiera, la serie che promette promette e poi, arrivati sotto casa, ti dice No Guarda Non Mi Va, la serie che gira in tondo come un cricetino ottuso e senza memoria, la serie sempre in procinto di prendere un aereo e corri corri corri ma poi quest’aereo non decolla mai. La serie che sterilizza persino gli spoiler.

 

Seconda stagione e soliti insopportabili difetti, con l’aggravante che è passato un anno e niente è cambiato: chiusure di episodio o del pretesto; incongruenze di scena che manco Abc family; false piste che chiamarle false piste è un’offesa alle vere false piste; personaggi che fanno cose senza senso (i dottori dell’ospedale di Seattle, forse per distinguersi da altri dottori di altri ospedali di Seattle, sono stronzi oltre una ragionevole logica); un senso di generale immobilità, fuori da ogni spaziotempo seriale.

 

Quindici episodi e l’unica vera novità è che prima avevamo un candidato sindaco in salute e ora questo candidato sindaco è paraplegico. Fine. Considerando le intenzioni (la filiazione ‘europea’, il buon potenziale di partenza, il network), potevamo aspettarci qualcosa di peggio da una serie degli anni dieci? No. The Kiling sta riscrivendo la storia della Pigghiata Pì Fissa. A ciascuno il suo.

 


mercoledì 28 marzo 2012

Don Draper e Sophia Loren nella stessa frase? Così Paré


 

 

 

E così basta una scena e ti ritrovi alla numero 77 della classifica di iTunes Usa (nello stesso istante Madonna è alla 88, ma che c’entra: Madonna mica recita nella serie che torna dopo un anno e mezzo quasi raddoppiando i propri spettatori).

 

 

 

 

 

 

Jessica Paré è una giovane attrice (“Un’attrice? Coi denti che si ritrova?”) miracolata sulla via di Don Draper. Mad Men. A un certo punto Megan, la moglie di Don, prende il microfono e spiega in che senso “Io organizzo feste che fanno venire voglia alla gente di fare sesso”. Una vera ragazza ye-ye. Don gradisce e non gradisce (“Ho visto la sua anima lasciare il suo corpo”, dirà dopo Lane) ma forse non ha capito che cavolo dice la canzone. Megan/Jessica, infatti, canta in francese e tra tutti solo Roger Sterling conosce quella strana lingua. Peccato che nessuno abbia voglia di prenderlo sul serio. Comunque. La canzone si chiama Zou Bisou Bisou e dice che fu incisa nel 1961 da Gillian Hill:

 

 


According to Vulture, però, questa sarebbe una cover. L’originale, Zoo Be Zoo Be Zoo, fu cantata per la prima volta nel 1960 da una certa Sophia Loren. Ecco come finiscono nella stessa frase Don Draper e Sophia Loren.

 

 

 


venerdì 23 marzo 2012

Cosa hanno fatto nel frattempo i nostri attori preferiti


 

 

Era l’autunno del 2010 e noi, poveri ingenui, pensavamo di dover aspettare solo qualche mese. E invece le sciarratine tra Weiner e Amc ci fecero passare il prio. Ora, finalmente, dopo aver chiuso il cassetto a tripla mandata per non soffrire, possiamo riaprirlo. Domenica 25 andranno finalmente in onda i primi due episodi della quinta stagione di Mad Men.

 

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domenica 17 luglio 2011

The importance of being showrunner/Vince Gilligan svela: se avessi saputo dell’esistenza di Weeds non avrei scritto Breaking Bad


 

gilliganAprile 2011, Festival Séries Mania di Parigi. Vince Gilligan, showrunner, sta tenendo una conferenza (i sapùti dicono Masterclass) su una serie che ha già segnato la storia della televisione: Breaking Bad.

Pizzetto, occhiali da vista grossolani, tracagnotto, jeans chiari tipo-Carrera-a-vita-alta, scarpe da tennis, Gilligan ci sta raccontando uno dei momenti chiave della sua carriera. Dopo aver lavorato sette anni come sceneggiatore di X Files, in piena disoccupazione e scarse prospettive lavorative, decide di portare in giro il progetto di quello che poi sarebbe diventato Breaking Bad.

break HBO lo rifiuta malamente (“Il mio peggior incontro professionale” ammette ridendo Gilligan), quelli di FX invece reagiscono stizziti: “Ma questo pitch è preciso a quello di Weeds!”. Gilligan all’epoca non conosce ancora la serie di Showtime (“Weeds? What’s Weeds?“) e diventa viola per l’imbarazzo (“Ve lo confesso, se avessi saputo che c’era Weeds non avrei mai scritto il pilot di Breaking Bad” e non sappiamo quanto lo dica sul serio e quanto invece per conquistare l’attenzione della platea). Le somiglianze tra i due show, che effettivamente ci sono, per fortuna riguardano solo il punto di partenza. Così FX dà fiducia a Gilligan. Ma dura poco, il matrimonio non si fa. Dieci mesi di liti e discussioni sulla sceneggiatura del pilot di Breaking Bad, e alla fine il network congeda Gilligan: grazie, non ci interessa più. Il suo agente, però, conosce un certo canale, AMC, in cerca di nuove serie, e sapete, no, come vanno queste cose?, il pilot piace molto e il resto, il resto è storia

Osservo Gilligan e il suo eloquio calmo, pensato, agevolato dalle pause della traduzione simultanea. Faccio fatica ad accettare che dietro quest’uomo pacioso ci sia l’autore di un affresco cupo, sordido, malato, come quello di BB. Ma dura poco. Gilligan ha interrotto la produzione della quarta stagione (“Sarà ancora più dark delle altre”) apposta per l’esigente platea parigina. L’intervista scivola presto sul terreno dei retroscena e delle curiosità. In sala non si muove una mosca. Tutti appesi alle sue labbra. Potere della tv. La Migliore Tv.
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giovedì 30 giugno 2011

Feticci telefilmici: gli episodi duali di Amc (Mad Men, Breaking Bad, The Killing: trova l’intruso)


 

Una decina di giorni fa è andata in onda, su AMC, l’ultima puntata di The Killing, remake di una serie danese. Amc è il canale di Mad Men e Breaking Bad, due show che hanno cambiato la storia della televisione.
Consapevole di non poter più raggiungere quegli standard (o per far risaltare meglio i propri gioiellini), nelle ultime due stagioni AMC si è data al Racconto Sicuro Di Genere: Rubicon, The Walking Dead, The Killing. Prodotti ben realizzati, destinati però, e forse, a un pubblico già sazio, che si accontenta dell’adesso e mai più (e tra cinque minuti sta già pensando a cose ben più importanti come aggiornare la propria timeline).

 

The Killing, la serie che si perse nella nebbia: prometto prometto ma se prometto poi mantengo, diceva qualcuno, evidentemente rimasto inascoltato. La scelta, a monte, di puntellare il racconto seriale con ganci tensivi – i cliffhanger – poi puntualmente disattesi nei primi minuti di ogni episodio successivo ha segnato, come presuntivamente era facile ipotizzare, il destino di questa serie. Una serie che ha dilapidato, a poco a poco, il patrimonio di sospensione dell’incredulità che qualsiasi prodotto finzionale possiede per default. Una fune tirata fino a spezzarsi. Questione di fiducia. Se l’unica cosa che conta è costruire un universo credibile – poi, dentro, puoi metterci quel che vuoi, pure gente cieca che vola – come fare a credere a un plot che gira in tondo come un criceto e quando avanza, se avanza, lo fa mediante schemi narrativi così frusti? (Interno Aeroporto: la detective e suo figlio stanno correndo disperatamente, sono in ritardo e l’aereo che dovrebbe portarli altrove, cioè fuori dal racconto, ops, è già partito. Per l’ennesima volta dunque la protagonista, ops, deve restare ad occuparsi, suo malgrado, del caso al centro della serie. Yawn: è questo che chiediamo a una serie del 2011? No. Nel 1993, forse. Inventate una macchina del tempo, e ne riparliamo).

 

Cosa rimane dunque, a parte i maglioni-remake indossati dalla carneade Mireille Enos, a parte gli stock-shot aerei rubati a Shondona (Seattle, Seattle), a parte il talento sacrificato di Michelle “Maryann” Forbes? Rimane Missing, l’undicesimo episodio della serie.

 

A un certo ci siamo accorti che Amc, vuoi per necessità (produttive), vuoi per vezzo (come siamo bravi) aveva questa abitudine di infilare, come una pausa, un grosso respiro (che però non aiutava a calmare la narrazione, anzi), alcuni episodi diversi, degli a parte che coinvolgevano i due personaggi protagonisti, alle prese con una sorta di bilancio/rilancio dei propri destini seriali. Breaking Bad, che ne ha fatto un’abitudine stagionale ma sorprendente (l’ultimo esempio è Fly, 3×10). E Mad Men, per la precisione la mezzora finale di The Suitcase (4×07). Walt e Jesse, Don e Peggy: sempre assieme, comunque soli.
Fatte le debite proporzioni, The Killing segue uno schema analogo (segno di un Disegno Generale del network, cosa che fa, almeno questo, molto 2011): non c’è l’unità di luogo in senso stretto (il laboratorio, l’ufficio), ma rimane la città, Seattle, la pioggia costante, i grigi, i tormenti, le claustrofobie. Ci allontaniamo dal nucleo centrale della storia (respiro apparente) per andare in profondità, a conoscere meglio Sarah e il suo collega: chi sono, cosa vogliono, dove vanno. Domande senza interrogativi che lasciano intravedere quel che poteva essere e non è stato: lo specifico, i personaggi, questi personaggi. Ma è una luce flebile, che si spegne nel breve tempo che ci vuole a tornare nel porto sicuro. Cosa tiene davvero legati Sarah Linden e Stephen Holder? Ah, saperlo.

 

 

Una delle grandi eredità della serialità americana dell’ultimo decennio sta proprio in certi personaggi stretti tra loro a tripla mandata, personaggi che devono stare assieme, nel loro Destino Comune e Irredimibile, succeda quel che succeda. Uno sforzo di intenti, scritture, esiti, sia che ci si trovi ad Albuquerque che nella New York dei ’60. Uno sforzo a ben vedere necessario, per rimanere nelle cose e per non volar via al primo refolo di pitch, come invece, troppo spesso e ultimamente, sta accadendo.

 


    sabato 1 marzo 2014
  • El Clásico PSG-OM In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta continua...