Televisione

martedì 20 maggio 2014

Sicilia Bedda


 

baudo-e-pausini

 

 

Pippo Baudo: “Queste gocce che colavano dal cielo era pianto. Era la Sicilia che piange perché non è trattata bene…”

 

Stacco su una bambina con un NEON fucsia in testa 

 

“…Perché non viene riconosciuta per quella che è, per la gente BEDDA che c’è qua”

 

Pubblico:  Pippoh! Pippoh! Pippoh!

 

–> Tagli scriteriati al montaggio

 

Laura: “Hai gli occhi lucidi, quindi significa che è vero”

 

***

 

È successo veramente di tutto, in questo speciale di Laura Pausini da Taormina. La pioggia, i pianti, le emozioni. Un trionfo. Laura c’è.

 

 


sabato 1 marzo 2014

Cosa rimane dei César 2014


 

Les garçons et Guillaume, à table! meritava il premio come miglior film francese dell’anno? E Roman Polanski aveva davvero bisogno dell’ennesimo premio come miglior regista?

 

 

Scarlett e Quentin

 

 

Mi sveglio con questi due interrogativi, che peraltro mi si erano piantati nella testa un attimo prima di addormentarmi, dopo aver visto la cerimonia dei César 2014, condotta dalla belga Cécile de France. Cerimonia gradevole ma con abbondanti momenti di ma perché?, tra cui la consegna del César d’onore da parte di Quentin Tarantino a Scarlett Johansson: attrice che non ha nemmeno 30 anni, dalla filmografia discutibile, attualmente a spasso (“Cerco lavoro” dice, a un certo punto, faceta ma non troppo, a Tarantino), fidanzata con un francese e che, soprattutto, in passato ha detto quello che ha detto contro la città in cui vive e contro i parigini (“la magia è svanita”, “sono maleducati”, “mi hanno costretta a essere veramente aggressiva quando cammino per la strada, me ne frego di loro”) (intendiamoci: niente che ciascuno di noi, dopo i primi sei mesi, non pensi ogni volta che è costretto a dare gomitate contro un intero popolo che evidentemente non ha avuto in dono il senso dell’orientamento, ma, voglio dire, cara Scarlett: e non hai mai preso la RER B).

 

 

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lunedì 24 febbraio 2014

Behind the tonfo: televisione, social, musica


 

Stromae

 

Alla fine: ognuno ha i binge-watching che si merita

 

di TuttoFaMedia

 

 

1. IL PRIMO GRANDE TONFO della carriera di Fabio Fazio è facilmente spiegabile. Alcuni elementi erano già evidenti dopo la prima puntata (dentro al replay), altri sono emersi a poco a poco durante le venti e passa ore di intrattenimento di cui ci siamo ingozzati in pochi giorni senza mai aprire le finestre. Tutto riassumibile nell’atto di dolore faziano iniziato con “L’errore è stato ripartire da dove ero rimasto” e proseguito nella seduta di autoanalisi a Che tempo che fa. Non ricordo altri conduttori disposti ad analizzare, subito, lucidamente, le proprie Waterloo.

 

 

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giovedì 20 febbraio 2014

Sanremo 64×02: vogliamo Ron al Coachella Festival


 

Devo dire che per un attimo ho sperato, sul serio, che sul palco piombassero le truppe cammellate dei Papa Boys e di Militia Christi, con in mano santini fotocopiati in comic sans corpo 24 e raffiguranti Lorena Bianchetti, Giovanni Lindo Ferretti, Verro e Giovanardi. Ho sperato che bloccassero Rufus Wainwright mentre distillava pillole di nettare con Across the universe, urlandogli contro: “Rufus, non sei credibile! Di te non ci fidiamo! Forse sarai anche una persona buona ma rappresenti un sistema marcio! Le banche!”. Ho sperato che allora Rufus continuasse a cantare, sorridendo, e poi, alla fine, che entrassero Fazio, Lucianina, Michele Serra, Francesco Piccolo e Gramellini, tutti tenendosi per mano, facendo scudo umano a quella sarabanda di pazzi precisi, per poi mettersi al centro della scena, dietro un ENORME leggio, e declamare:

 

 

Vedete, si dice spesso che l’Italia è a rischio democrazia ma non è vero. Il nostro è un Paese che ha molto da insegnare agli altri, un Paese talmente democratico che chiunque può andare a La Zanzara o a un Giorno da pecora, dire la prima sciocchezza che gli passa per la testa e poi appoggiare Matteo Renzi in Parlamento. La bellezza è anche lasciare esprimere le opinioni degli altri. Diceva Voltaire, o forse era Benigni, “non condivido le tue idee ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. Ma noi oggi possiamo dire: “Non condivido le tue idee ma sono disposto a fare meno di otto milioni di media e il 33% affinché possiate massacrarci per bene”. Signori, questa è la VERA GRANDE BELLEZZA.

 

 

Purtroppo tutto ciò non è avvenuto e la serata è scivolata via tranquilla, come una doppia canna stipata di marja e di filtrofiore bonomelli ma di cui non abbiamo veramente bisogno che tanto stiamo già morendo di sonno. Il maestro Manzi, anzi: Santamaria che fa Manzi, le sorelle Kessler, Baglioni. Praticamente un orgasmo per gli oscuri redattori e montatori di Techetecheté sepolti negli scantinati senza finestre della Rai a spalare carbone e a preparare gli access di agosto per quando noi saremo al mare.

 

 

Claudio-Baglioni

 

 

Ma parliamo di Baglioni. Mentre voi cantavate le canzoni sventolando l’app iTorcia dello smartphone io vi guardavo intenerito e pensavo che a me, sincerità per sincerità, di Baglioni non me n’è mai fregato un cazzo. Le mie compagne di liceo avrebbero dato volentieri in cambio le loro intatte grazie pur di stare in prima fila per l’ennesimo concerto al Velodromo di Palermo, mentre io, se proprio dovevo recuperare qualcuno dell’epoca dei miei genitori (dei miei nonni?) sceglievo Battisti o De Gregori. Tutto questo per dire che a un certo punto ho allargato la finestrella sintonizzata sui Brit Awards e ho tolto il muto: in quel momento erano in esterna, e i cantanti famosi stavano facendo delle carrambate a delle persone comuni. Prima Kylie Minogue che entra all’improvviso in una sala cardiofitness e tutti si mettono a ballare, e poi Pharrell che provoca un mezzo infarto a una maestra d’asilo che stava facendo una coreografia con i bimbini sulle note di Happy. Gli inglesi. Direte: idee semplici semplici per popoli rozzi e semplici semplici. Già, idee.

 

 

Canzoni? Canzoni.

 

 

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mercoledì 19 febbraio 2014

Sanremo 64×01: dentro al Replay, con la testa un po’ girata verso la balconata


 

UN BIANCO E NERO SBIADITO – Il secondo Festival della prima reggenza Fazio (2000) fu il migliore di tutta la storia dei Sanremi per la qualità delle canzoni: La tua ragazza sempre, Sentimento, Gechi e vampiri, Fare l’amore, Il timido ubriaco, In bianco e nero, Tutti i miei sbagli, Strade, Nutriente (sto citando a memoria). Fu un ottimo Festival anche dal punto di vista televisivo, grazie alla qualità che Fazio riesce sempre a produrre e grazie anche a una lista di ospiti che non finiva più: Jovanotti, Lucio Dalla, gli Oasis, Bono e The Edge, Tina Turner, gli Aqua (!), Lene Marlin (!!), Robbie Williams, Goran Bregovic, Enrique Iglesias, Tom Jones, Sting. Un’orgia musicale di alto e di basso, per tutti i gusti, che rappresentava una parte del meglio di quel tempo.

 

 

Sanremo

 

 

MICA PIZZA E FICHI SECCHI - “Pensavamo a Rihanna. Al limite Bruno Mars” “Cat Stevens vi va bene?” “Preso”. Per il suo secondo secondo bis, Fazio sa di avere le mani legate e, ribadendo una scelta già fatta l’anno scorso, mette in scena un Festival programmato per non sorprendere. Tradizione e continuità. Nessuna innovazione, nessun cambio di marcia, nessun vero scarto. Sanremo, televisivamente, si costruisce soprattutto a partire dalle spinte che arrivano da fuori. Ma questo ormai è un Paese che ogni sei mesi deve cambiare governo per non morire di noia, che giace tramortito all’angolo implorando il colpo letale: se gli effetti speciali sono ormai più illegali dei botti di fine anno e se il massimo di adrenalina è “Grillo ha comprato due biglietti per l’Ariston” allora tanto vale rifugiarsi nel terreno già arato del proprio seminato. L’innocuo Pif (cambiare semplicemente contesto per fare le stesse cose non basta, specie se hai solo venti minuti), Lucianina che remixa Lolita e la Nives, la dicono malvestita Laetitia Casta, la liturgia letargica dell’esito del televoto, Raffaella che tutti giustamente incensano (ma se nomino Ceccherini e Papi?), etc: corsia centrale sempre in terza, ottanta all’ora e buonanotte.

 

 

Persino il picco tensivo della serata, i due suicidandi che lanciano lettere dalla balconata, non è altro che un esiziale replay. Il pensiero corre a Baudo e all’altro disperato aspirante suicida, ma questo tempo non è più il tempo dei supereroi che si arrampicano sulle strutture. Siamo stanchi, come spettatori, come italiani, come tutto. Insinuare che era tutto organizzato, e che Fabrizio Barca si è fatto la telefonata da solo, è un esercizio non tanto misero (davvero ancora vi domandate ancora se quel che passa in tv è vero?) ma proprio inutile. Quel “Ma le pare il caso?” che Fazio d’istinto rimpalla all’ennesimo frusto imprevisto, è il naturale e inevitabile sbadiglio che accompagna ormai ogni cosa: ma ti pare il caso di perdere ancora tempo con le consultazioni?, ma ti pare il caso di impedire così il lavoro delle commissioni parlamentari?, ma ti pare il caso di rinfacciare, proprio tu, gli scudetti revocati? Il sipario non è strappato, è proprio bloccato, fermo, immobile: oh senti, se ti vuoi buttare fallo in fretta che qui dobbiamo fare le riforme.

 

 

Carrà Luciana

 

 

ABBIAMO I VOTI DA ZERO A DIECI USIAMOLI - Con queste premesse la serata parte traballante, un elefante ubriaco che ha perso il senso dell’orientamento ma che a poco a poco si ridesta, soprattutto verso la fine, grazie alla seconda cassa di birre sparita in un paio di mezzore per colmare il vuoto del nostro presente, del nostro domani e del nostro per sempre. E grazie anche ad alcuni, diciamo, artisti. Canzoni? Canzoni.

 

 

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martedì 7 gennaio 2014

Sono successe molte cose #1: Where Do We Go?


 

Da Frances Ha, 2013, Noah Baumbach:

Lev/Adam Driver, rivolto a Frances/Greta Gerwig: You should be in this music video a friend is working on. I’ll hook you guys up.
Frances: You guys are like magic.

 

 

 

Primi di novembre: YouTube decide di farci sapere che non è solo YouTube. Ecco dunque i First-ever YouTube Music Awards, una cerimonia in più o meno diretta telev-Internet, talmente sbarellata (“so weird”) e mai vista prima (letteralmente) da rasentare la bellezza to-ta-le.

 

 

jason_schwartzman_reggie_watts

 

 

Improvvisazioni, imbarazzi, confusione, cose riuscite e altre meno, tutta la New York che conta – molta New York che ci piace, per quanto ne possiamo capire da quaggiù. Jason Schwartzman e Reggie Watts alla diciamo conduzione, e in mezzo Rashida Jones e i suoi neonati disperati (su cui l’indomani si scateneranno fiumi di moralismi), Gaga prima del risveglio incubotico (“Beyoncé No Promo, Tu Fuori Dalla Storia”), Lena Dunham, Eminem, fino al momento che sancisce il trionfo del Bene sul Male, il momento che tutti i Giusti aspettavano, meritandoselo, il momento-sunto di tv cinema musica rete, cortocircuito che mette ogni cosa a posto, squarcio di splendore nelle notti delle nostre sofferenze fatte streaming, reset e a capo, tutto il dell’anno che si può e anche di più: Afterlife degli Arcade Fire, directed by Spike Jonze, on stage Greta Gerwig. You guys are like magic.

 

 

 

 

 

 

 


sabato 30 novembre 2013

La politica ha bisogno dell’applausometro di Sky?


 

Applausometro

 

 

#ilConfrontoPd era da poco terminato e già Andrea-Scrosati-di-Sky stappava bottiglie di champagne una via l’altra: “totale interazioni con applausometro 7 milioni 100 mila”. 8 retweets e 1 favorite. Addirittura, wow. L’Applausometro. Chiudiamo gli occhi e lasciamoci cullare dai ricordi (questa non è una classifica ma solo un ordine sparso): Pippo Baudo, Enzo Tortora, Gerry Scotti, le ballerine truccate d’azzurro e fucsia, led che si accendono, piedi che battono, tamburi che rullano, amici ascoltatori l’applausooometrooo. Siamo nella prima, primissima repubblica, immersi in una tv antiquata, lenta, badante: l’esatto opposto di quel che Sky vorrebbe essere.

 

 

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    giovedì 24 aprile 2014
  • EnchantéBenjamin-Isidore-Juveneton-insta La Cité de la Mode et du Design è uno dei luoghi meno parigini e più londinesi della città (senza che nessuno, di qua e di là, si offenda). Negozi di design, street food, il museo de l’Art Ludique (che in questo momento ospita la mostra L’art des super-héros Marvel). E, fino ad agosto, Enchanté, continua...