Serie tv

martedì 9 settembre 2014

Nel prologo del nuovo libro di Carrère ci sono un paio di cose su Les Revenants che non sapevo


 

Al già abbondante dossier sulle differenze tra Italia e Francia, adesso posso aggiungere anche questa. L’Italia è quel paese in cui già un anno prima si sa chi vincerà il premio Strega (“Piccolo, e chi sennò?”) e la competizione assume dunque i toni della farsetta malgrado una parvenza di testa a testa che però non disturba l’esito finale. La profezia che si autoavvera è più forte di ogni fantasioso tentativo di mettersi di traverso (“Mi si nota di più se mi autoplagio?”). La Francia invece è quel paese in cui tutti sanno un anno prima che il Goncourt lo vincerà Emmanuel Carrère con il suo nuovo, poderoso Le Royaume e poi, quando esce la preselezione dei 15 libri in lizza per il prestigioso premio, ci sono tutti, ma proprio tutti, ma non c’è Carrère. E questa è la Francia.

 

Carrere

 

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lunedì 16 giugno 2014

David Lynch intervista il padre di Laura Palmer


 

Il prossimo 29 luglio uscirà in Blu-Ray l’integrale di Twin Peaks con vari bonus tra cui un documentario, “Between two worlds”, in cui Lynch intervista i *personaggi* della serie, 25 anni dopo. Estratto con il padre di Laura Palmer.

 

 

 

 

 


martedì 10 giugno 2014

Nel nome del Bene Superiore


 

The Americans

 

 

Ci sono serie che devi guardare in un’unica abbuffata (to binge) e serie che devi consumare un pezzo alla volta (or not to binge). Anche nella seconda stagione, The Americans si conferma serie per la quale sarebbe meglio seguire programmazione e relativa visione settimanale. Per la struttura generale dell’intero testo e per la modulazione dei singoli episodi, costruiti sulla base di ripetizioni che alla lunga possono portare a una delle frasi più fatte pronunciate dai serial-additti negli ultimi anni: ok, ma se facevano una miniserie da 6 episodi era meglio.
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giovedì 22 maggio 2014

P’tit Quinquin, la serie di Bruno Dumont presentata a Cannes


 

Carlos di Olivier Assayas. Top of the Lake di Jane Campion. E quest’anno P’tit Quinquin di Bruno Dumont. Ormai le (mini)serie televisive vengono presentate ai festival dei cinema più importanti del mondo e la cosa non sorprende più nessuno.  P’tit Quinquin parte con un hype lungo da qui a qui. Per ora ce lo spacciano come un Jacques Tati che incontra True Detective, o come un “Seven dégénéré chez les Ch’tis”. Vedremo a settembre su Arte. Intanto:

 

 

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giovedì 24 aprile 2014

The importance of being showrunner: Nic Pizzolatto e un paio di cose sulla seconda stagione di True Detective


 

Quando uno showrunner televisivo americano viene accolto in Europa da grandi ovazioni e consensi di pubblico, le reazioni sono grossomodo due: l’assunzione immediata del proprio ruolo, ovvero lo yankee più o meno disinvolto che fa il proprio irresistibile show di battute e serietà (Terence Winter e Vince Gilligan, ad esempio); oppure il mantenimento di una certa distanza, vuoi per carattere (David Simon), vuoi per marcare la propria differenza rispetto a questi europei sì bizzarri, o vuoi perché magari la sera prima ti eri ubriacato in una bettola di Pigalle e sei talmente rallentato da dover fissare per due ore un punto qualsiasi nel vuoto per mantenere la concentrazione.

 

 

Nic+Pizzolatto+MMC
Pizzolatto è quello a sinistra

 

 

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giovedì 21 novembre 2013

Squadra Antimafia, la fiction totale


 

Intro: La vita ai tempi dello spoiler

 

Non tutti hanno problemi con il concetto di spoiler. Conosco gente che comprava Sorrisi &Canzoni solo per leggere in anteprima la trama di Febbre d’amore. Mia nonna. Una volta una mia amica mi ha detto che lei decide di prendere un libro solo dopo aver letto le ultime pagine (“Ma perché sei così pazza?” “Ho bisogno di sicurezze”). Poi c’è gente che ormai ha fatto dello spoiler una vera e propria malattia. Tipo che si rifiuta di mettere piede nell’Internet finché non ha visto l’ultima scena del final season della sua serie preferita (“La colpa è di quei farabutti esibizionisti che ti mettono gli screenshot a tradimento nella tua bacheca di Facebook o di Tumblr. Mi hanno rovinato la vita”). O gente che spezza le catene di decennali amicizie sol perché a cena, dal nulla, ti dice “Ah, come quella volta che Dexter trova morta Rita nella vasca da bagno lol” “Ma mi hai appena spoilerato come va a finire!” “A parte che Dexter non finisce così e se vuoi te lo dico adesso, ma GEEZ SONO PASSATI QUATTRO ANNI”.

 

 

1. Squadra Antimafia si fa l’autospoiler al primo minuto ma poi per fortuna vince facile

 

E poi ci sono le serie tv, o telefilm, o fiction, che si fanno gli autospoiler (come un autogol, certamente non grave, ma comunque tafazziano) annacquando così la potenza del proprio final season. Sto parlando di Squadra Antimafia, e di un titolo di testa, uno solo, questo:

 

 

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giovedì 31 ottobre 2013

The Good Wife a punteggio pieno


 

Ci sono serie televisive che migliorano di stagione in stagione perché sono riuscite a costruire un’impalcatura talmente solida che, a un certo punto, possono permettersi il lusso di decidere i tempi e i modi  della propria libertà creativa senza sottostare, apparentemente, ai dettami dei classici racconti televisivi. Nessuno potrà loro rimproverare nulla, perché nulla è lasciato al caso, e perché tutto non può che andare come deve andare. Il cammino è tracciato, e bisogna solo attendere che si compia il destino a tripla mandata di Autore, Personaggio e Spettatore. Come una bomba a orologeria perfettamente congegnata, l’esplosione sarà puntuale e deflagrante. Non come quei telefilm da quattro soldi in cui l’eroe riesce a staccare il filo rosso (o quello blu?) a un secondo dalla fine. No, le serie che migliorano di stagione in stagione sanno che c’è un tempo per la paziente e maniacale semina dei conflitti, e un tempo per il raccolto, al termine del quale termini come sovrabbondanza, o forse dovremmo dire perfezione, non sono certo stati inventati a caso.

 

 

A Florrick

 

 

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    lunedì 8 settembre 2014
  • La rivolta delle librerie contro Valérie Trierweilermerci2 François Mitterand, quando era presidente, ha fatto un po’ quello che ha voluto, tra le lenzuola. Cose che in confronto François Hollande è un uomo semplice, leggermente sovrappeso, che cambia montatura degli occhiali ogni quindici anni, senza grosse pretese se non quella di governare la Francia in un periodo molto complicato. Va bene, erano altri continua...