Parigi

giovedì 13 marzo 2014

Velluto, costine, new balance


 

L’autobus mi lascia alla fermata Rue du Bac. Il quartiere lo conosco poco, quel poco che conosco lo associo a salti come i pazzi nei giorni di vittorie: 3, 2, 1 on a gagné (era il 2012, eravamo contenti, come solo gli imbucati a una magnifica festa di sconosciuti). Cammino un po’, arrivo in rue de Grenelle, guardo a destra, guardo a sinistra, di nuovo a destra: la bandiera, enorme, tricolore, l’Italia, è là, ferma. A Parigi non c’è quasi mai vento: è per questo.

 

 

Blizzard

 

 

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sabato 1 marzo 2014

Cosa rimane dei César 2014


 

Les garçons et Guillaume, à table! meritava il premio come miglior film francese dell’anno? E Roman Polanski aveva davvero bisogno dell’ennesimo premio come miglior regista?

 

 

Scarlett e Quentin

 

 

Mi sveglio con questi due interrogativi, che peraltro mi si erano piantati nella testa un attimo prima di addormentarmi, dopo aver visto la cerimonia dei César 2014, condotta dalla belga Cécile de France. Cerimonia gradevole ma con abbondanti momenti di ma perché?, tra cui la consegna del César d’onore da parte di Quentin Tarantino a Scarlett Johansson: attrice che non ha nemmeno 30 anni, dalla filmografia discutibile, attualmente a spasso (“Cerco lavoro” dice, a un certo punto, faceta ma non troppo, a Tarantino), fidanzata con un francese e che, soprattutto, in passato ha detto quello che ha detto contro la città in cui vive e contro i parigini (“la magia è svanita”, “sono maleducati”, “mi hanno costretta a essere veramente aggressiva quando cammino per la strada, me ne frego di loro”) (intendiamoci: niente che ciascuno di noi, dopo i primi sei mesi, non pensi ogni volta che è costretto a dare gomitate contro un intero popolo che evidentemente non ha avuto in dono il senso dell’orientamento, ma, voglio dire, cara Scarlett: e non hai mai preso la RER B).

 

 

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sabato 1 marzo 2014

El Clásico PSG-OM


 

In occasione del big match Paris Saint-Germain vs Olympique Marseille, Canal + ha realizzato un piccolo video con vari gruppi di supporter in giro per le due città. Da segnalare: le melodie del tifo sono le stesse a ogni latitudine; l’accento marsigliese, sempre consolatorio per chi, come noi, non avrà mai la pronuncia parigina perfetta e può sempre spacciarsi per altro (matàn, per esempio); lo chausson aux pommes:

 

 

 

 

 


giovedì 13 febbraio 2014

Sono seduto dietro Charlotte Gainsbourg, sto per sussurrarle “Je t’aime, moi non plus”, ma all’ultimo desisto, temendo un poco opportuno fraintendimento


 

Potrei interpretare questo momento come la risoluzione di un mistero che peraltro non mi ha mai appassionato più di tanto, ma forse è meglio prenderlo per quello che è: il fausto e coincidente coronamento di una, la definisco forse impropriamente, ossessione verso questa giovane donna e tutta la sua famiglia: suo padre, le canzoni di suo padre, sua madre, le canzoni mmmhh mmhhh di sua madre, i film discutibili di sua madre, il suo compagno, i film del suo compagno, il suo patrigno, i film del suo patrigno, sua sorella, le canzoni di sua sorella, quella volta che in una via dell’undicesimo a un certo punto me la trovai di fronte, sua sorella, e facemmo un tratto di strada accanto, finché lei, sua sorella, non entrò in una farmacia e io rimasi inebetito, pensando a (pasticche per un mal di gola che non avevo?, aspirine tachipirine voltaren?) qualsiasi cosa insomma pur di prolungare la vicinanza e magari attaccare bottone (Lou, I see you, anzi: ICU), ma, sopra tutto:

 

 

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mercoledì 15 gennaio 2014

Francofobie


 

Guardali tutti questi italiani, grandi e piccini, con le dita che prudono sulle loro tastiere, onda che sale sale e finalmente può sboccare: ahò, così s’imparano ‘sti cazzo di francesi e s’abbassano la cresta. Rivalsa personale, quasi più che politica: se fossimo persone, come dire, empatiche, ci sarebbe da stare male per loro. Ma come biasimarli, questi italiani tribolati. Per anni gliel’hanno menata con le buttane minorenni e i festini, ogni volta che uscivano dai confini era sempre la stessa storia: bunga bunga marescià, e giù umiliazioni su umiliazioni da ingoiare a denti stretti (“mammagari avessi leccato io la fica a Belen, almeno potevano darmi del porco a ragion veduta e invece no, cornuto e mazziato!”). Ma ora, miei cari francesi, la ruota gira: tocca a voi essere sbertucciati. E, quando andrete all’estero, capirete cosa si prova a essere esposti al pubblico ludibrio: “Il loro presidente va dall’amante col casco dei Daft Punk!”.

 

 

Hollande

 

 

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martedì 31 dicembre 2013

Parigi Palermo e ritorno, sempre ritorno


 

Sto salendo le scale di Porte Maillot, direzione pulmino Ryanair, sulle spalle uno zaino, nella mano una valigia leggera, questione di un attimo, in questi casi, è tutto quel che hai, prontezza di riflessi, indignazione proporzionata alla faccia tosta di quel che sta succedendo: sento il mio portafogli muoversi di vita propria, una specie di colpo da maestro tra il tutto e il vuoto, proprio adesso, altra tacca alla voce “ma che anno di merda, veramente”. La mano, la mia, schiaffeggia l’insolenza, il portafogli torna dov’era. Mi volto, gli occhi iniettati di MACHECAZZO. Un furfantello alto un metro e un tappo, forse nemmeno maggiorenne, mi guarda, a pochi centimetri di distanza, ci siamo solo noi su queste scale, sospensione nel vuoto, con una manata potrei spingerlo all’indietro e andarmene, ne avrei tutte le ragioni, lui mi anticipa: “Scusi, sa mica dov’è la metro?”. Non male, non c’è che dire. Tecnica dello spiazzamento al cubo. La classe, quoi. Tra un wtf (noi SIAMO, nella metro) e un altro (è la prima volta in vita mia, tutta la vita mia, e dire che quattro quinti li ho passati in quel pozzo chiamato mezzogiorno, insomma che qualcuno osa provare a rapinarmi, a me, così), mi ripiglio e mi torna in mente che sono qui per un motivo ben preciso, dunque sorrido e lo liquido come si fa in questi casi: TU TE FOUS D’MA GUEULE? MA VA SCASSACI LA MINCHIA AL LARGO. Parigi Palermo: buon viaggio.

 

 

 

frances2

 

 

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mercoledì 18 dicembre 2013

The Parisianer


 

Dal 20 al 23 dicembre, alla Cité internationale des arts di Parigi, si terrà un’esposizione un po’ particolare: a 100 artisti è stato chiesto di immaginarsi la città alla maniera delle celeberrime copertine del The New Yorker. Il risultato è un gran bel what if come ce ne vogliono ogni tanto: The Parisianer

 

 

 

 

Paris-Canal-Parisianer

 

 

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