Libri

martedì 17 aprile 2012

Film che qui si aspetta con un filo di inquietudine fratto speranza


 

- On The Road (Walter Salles, 2012) - 

 

 

 

Nel 1957 Jack Kerouac scrisse una lettera a Marlon Brando proponendogli di acquistare i diritti di On The Road per farne un film assieme: Brando avrebbe interpretato Dean Moriarty e Kerouac Sal Paradise. Lo stesso Kerouac avrebbe curato tutto il resto: “Non preoccuparti della struttura del libro, saprei comprimere e riorganizzare la trama quel tanto che basta per farne un film dalla struttura perfettamente accettabile… Già mi vedo le belle inquadrature che potrebbero essere fatte con la camera sul sedile anteriore della vettura che mostra la strada (giorno e notte) che scorre davanti al parabrezza, mentre Sal e Dean chiacchierano fra di loro”. Malgrado l’accorato appello finale (“Avanti, Marlon, non stare con le mani in mano e rispondi”), Brando non rispose mai, sostanzialmente fregandosene.

 

Nel 1979 Francis Ford Coppola acquistò i diritti del libro e da allora si sono susseguiti vari tentativi di adattamento, tutti falliti. Gus Van Sant, Joel Schumacher, Brad Pitt, Ethan Hawke, Colin Farrell tra i nomi coinvolti negli anni, invano. Adesso, finalmente, ci siamo. Coppola, con la sua American Zoetrope e con una produzione franco-anglo-americana, ha trovato la quadratura del cerchio. Il regista è Walter Salles (Coppola lo avrebbe scelto dopo aver visto I Diari della motocicletta) e la sceneggiatura di Jose Rivera (Good luck, man!). Nel cast, attenzione: Sam Riley, già visto in Control, sarà Sal Paradise e Garrett Hedlund invece Dean Moriarty. Poi: Kristen Stewart, Kirsten Dunst, Amy Adams, Elizabeth Moss, Tom Sturridge e Viggo Mortensen. Boom. In Francia uscirà il 23 maggio. In Italia in autunno. Foto, trailer.

 

 

 

 

 

 

 

Update: il film sarà in concorso a Cannes 2012.

 


lunedì 16 aprile 2012

L’Orco che ti costrinse a non guardare in faccia ai libri


 

Poi una domenica stai camminando per il sesto (o era il quattordicesimo?) e arrivi in uno slarghetto su cui affacciano un albergo, un bistrot, un altro bistrot e una stazione del vélib’, e trovi una serie di persone accovacciate sul marciapiede che rovistano tra scatoloni di cartone e libri impolverati. Così.

 

 

 

E allora ti avvicini, incuriosito, e chiedi a una signora: Che passa? Lei, senza distogliere gli occhi dai libri, risponde che l’albergo ha buttato centinaia di volumi sul marciapiede, non sapeva che farsene. Ah bon, fai tu. E ti tuffi, in mezzo a queste signore impomatate, questi damerini appena usciti da qualche teatro, questi bimbini con madri e padri. Tutti sfogliate libri, spostate libri, alzate libri, abbassate libri. E siete educati, aspettate i vostri turni, vi sorridete, vi spostate a semicerchio, e intanto tenete dei libri sotto il braccio, o in tasca, e intanto dal bistrot i parisotti vi guardano incuriositi, alcuni vorrebbero raggiungervi ma non lo faranno, in compenso altri si fermano, vi fanno le foto, finite in qualche instagram. Basta poco per diventare delle celebrità.

 

Poi però arriva l’Orco, tutto niuro, vestito di niuro, con un sacco della spazzatura pure quello niuro, e lui è sgarbato, e prende gli scatoloni sani sani senza nemmeno guardare che c’è dentro, e sposta i bimbini di malagrazia, e non aspetta che tu abbia finito di sfogliare che ti toglie i volumi da sotto il naso. Un arraffone. E l’incantesimo si spezza. E vi passa il prio. Sì, perché l’Orco vi costringe a difendervi, lui arraffa e voi bisogna tenere le posizioni, e per farlo non guardate in faccia ai libri, e pigliate a muzzo pure voi, e quel sorriso di bellezza che avevate in faccia scompare e lascia il posto a una gocciolina di sudore sulla tempia, ma tu vedi che ti tocca fare, e te ne vai, ritirata!, che non vuoi vedere come va a finire la guerra, no.

 

Torni a casa, ti siedi alla scrivania e guardi finalmente i libri sconosciuti che ti sei portato dietro, e alla fine pensi: Che me ne faccio ora di questo libro sul cricket?

 

 


martedì 7 febbraio 2012

I responsabili del decadimento dell’universo


 

 

Qualche diciamo giorno fa. Sono a Milano, di passaggio, tra un treno e l’altro. Non sapendo che fare, entro nella libreria della stazione. Quando non so che fare io entro sempre in una libreria, anche quelle che non sono nelle stazioni. Comunque, questa libreria della stazione di Milano è molto grande, ben 3 piani, addirittura (o forse sono due, boh).
Bene, premesso che io sono uno di quelli che i libri li tocca e li annusa, giuro, quindi magari se vedete uno che chiude gli occhi e fa quella cosa di frrrrrr scorrere a tutto spiano il pollice sulle pagine e sotto il naso, beh, ecco quello non è un maniaco, sono io.
Insomma arrivo al reparto MEDIA, il quale reparto MEDIA, come avrete capito da come si chiama questo blog, è uno dei miei preferiti. Il reparto MEDIA nelle librerie non è sempre uguale, a volte c’è il sottoreparto SOCIOLOGIA, a volte il sottoreparto COMUNICAZIONE, cose così. Nella libreria della stazione di Milano no, solo MEDIA.

 

Tra gli autori esposti, il mio amico Derrick De Kerkhove, quel giovanotto tutto pepe di Zygmunt Bauman e poi Maurizio Costanzo. Il libro di Maurizio Costanzo che sta nella sezione MEDIA (uno di quelli rivolti in bella mostra verso i clienti, come a dire ECCOMI ECCOMI) si chiama Preferisco i cani (e un gatto). Prendo il libro in mano, apro una pagina a muzzo e leggo che un giorno, ecco, Maurizio aveva un problemino di salute (una tachicardia, una qualcosa ai reni, adesso non ricordo di preciso) e insomma Maurizio e Maria hanno questo cane (Cassio, può essere?) che proprio nei giorni in cui Maurizio stava male, anche lui, il cane dico, si era preso lo stesso acciacco (forse non era la tachicardia, ora che ci penso: i cani soffrono di tachicardia?). Ecco, un’esperienza empirica ai limiti dell’umano, che dimostra, secondo Maurizio, che i cani sono davvero delle gran belle persone.

 

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mercoledì 18 gennaio 2012

La Mafia mi ha detto questo, La Mafia mi ha detto quello


 

Tutto Fa Dipende Da Come La Rigirano.

 

Ricapitolando. Jonathan Franzen e Noam Baumbach per l’adattamento di The Corrections. Spike Lee e Da Brick, sulla vita di Mike Tyson. Michael Chabon e Hobgoblin (Aronofsky dovrebbe dirigere il pilot). Non possiamo certo dire che HBO se ne stia con le mani in mano. Non solo. Nelle ultime settimane si è avuta conferma della greenlight all’adattamento di un altro romanzo, Beat the reaper, di Josh Bazell. Dietro l’operazione, intanto come produttore, Leonardo Di Caprio.

 

Beat the reaper (Vedi di non morire il titolo italiano) racconta la storia di un ex sicario mafioso ora entrato nel programma testimoni con una nuova identità, il medico. Ma attenzione: Il Passato Ritorna, Sempre. Beat the reaper è un libro brillante, pieno di ritmo, che ben si presta alla tv etceterà, ma ha un problema, che noi siciliani, e non solo in quanto siciliani, avvertiamo con una certa rilevanza: i mafiosi, e non solo, nel libro si riferiscono a se stessi come La Mafia. E parlano de La Mafia come se La Mafia esistesse davvero: La Mafia non vuole che io entri ne La Mafia. La Mafia mi ha detto questo. La Mafia mi ha detto quello (OH COME ON!). Poco male, direte voi. Le vie delle esigenze narrative sono infinite. D’altronde, se al posto di La Mafia ci mettiamo un’altra entità immateriale come Il Cartello, scopriamo che si tratta di un tic presente anche in Serie Magistrali (Breaking Bad) e Serie Tra il Discreto e il Buono (Sons of Anarchy). Et donc? Niente, è una cosa che mi dà sui nervi, ma forse sono io che sono permaloso.

 

Com’è, come non è, aspetteremo (al varco) anche Beat the Reaper, almeno non sarà mai come questa cosa:

 

 

 


domenica 8 gennaio 2012

Un fatto umano, storia del pool antimafia (e di altri mali cristiani, traditori e assassini)


 

25 novembre 1985.  Due studenti del Liceo Classico Giovanni Meli di Palermo, Biagio Siciliano e Maria Giuditta Milella, aspettano l’autobus in via Libertà. All’improvviso, una macchina dei carabinieri che fa da scorta ai giudici Borsellino e Guarnotta viene urtata, chissà come, da un’altra macchina e piomba sulle persone in attesa alla fermata. Biagio muore subito, Giuditta qualche giorno dopo.

 

Avevo rimosso questa storia. Ci ho ripensato leggendo Un fatto umano, storia del pool antimafia di Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi.

 

 

Sono stato uno studente del Liceo Classico Meli. Ogni anno, per cinque anni, il 25 novembre, si teneva una messa in ricordo di Biagio e Giuditta. Non è bastato. Dopo tutti questi anni, semplicemente, fatalmente, me ne sono dimenticato. È una cosa che mi succede spesso, di dimenticarmi i fatti di quando ero adolescente. Me ne sono andato, e a volte devo sforzarmi per riportarmi a quello che ero e che sono stato.

 

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giovedì 5 gennaio 2012

Schivando trappole in libreria: non decrescita, semmai ricrescita


 

L’altro giorno sono entrato in una libreria italiana. Cercavo un libro di cui mi hanno parlato un gran bene. Un libro italiano che parla di cose di pesca. Volevo vedere quanto costava, quante pagine aveva, le solite cose vah (Spoiler: no, non l’ho preso).

 

Insomma niente, ho fatto un passo oltre la soglia della libreria italiana e ovviamente sono stato assalito dalle solite millemila facce di donne-algide-su-copertine-Mondadori (Bianca come il latte, Noiosa come D’Avenia), le solite fascette-a-tranello (Murakami, perdonali), le solite classifiche dei più venduti che si autoavverano. Insomma ero lì che prendevo-giravo-sfogliavo-sbuffavo, quando mi sono imbattuto, nell’ordine, in tre libri.

 

1) Mare al mattino di Margaret Mazzantini. La prima cosa che ho pensato è stata: Ma Margaret Mazzantini non aveva pubblicato un libro venti minuti fa? La seconda cosa che ho pensato è stata: Ma Margaret Mazzantini non pubblica per Mondadori? Non sempre, evidentemente. Ora anche Einaudi, collana Arcipelago (altresì nota come Collana Sforna Fail. Provate a comprare e leggere un libro della collana Arcipelago, non dite che non vi avevo avvertito). Lo sfoglio. Poche pagine, un centinaio. È la storia di Jamila, madre e ragazzina, che vuole scappare dalla Libia per portare in salvo se stessa e suo figlio Farid, attraverso il mare, fino all’Italia (Piovvero Giganteschi Yawn) (e Sarajevo, e la Libia, e che due palle). Poso il libro. (Adriano Sofri dice che Mazzantini ha scritto un nuovo libro bello e breve) (Se lo dice lui).

 

Poi mi sono imbattuto in 2) Baci scagliati altrove, di Sandro Veronesi.

 

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mercoledì 2 novembre 2011

Il noto scrittore James Franco parla del suo ultimo libro a Le Petit Journal


 

le-petit-journal-yann-barthes-nous-men_0Ciao, il mio programma preferito qui a terra esagonale è Le Grand Journal, in onda ogni giorno alle 19 circa, in chiaro, su Canal +. All’interno du Grand Journal va in onda l’altro mio programma preferito in terra esagonale, che è Le Petit Journal. Il primo è più serio, il secondo più faceto, ma a volte anche il contrario. Le Petit Journal, condotto da un simpatico animatore, Yann Barthès, tratta argomenti vari (Giulia Sarkozy, la Grecia, cose così) e ogni tanto fa anche una rubrica di libri, che si chiama Le livre & La Pipe (la parola Pipe significa due cose: Pipa, come in italiano, e Fellatione, come in ogni parte del mondo, quindi sì, c’è un doppiosenso, e considerando che si invitano scrittori a parlare dei propri libri, Epic Win).

james-franco-palo-altoInsomma, ospite della rubrica di libri, in collegamento “Skype da Detroit”, James Franco, evidentemente appena alzato dal letto, o di ritorno dal set di General Hospital, o da una personale di scultura maori, o dal set del suo nuovo programma di giardinaggio:
Yann: eh no, ci deve essere un errore, questa è una rubrica di libri, lei è un attore
James: no no sono io, il famose SCRITTORE James Franco, sono qui per promuovere il mio nuovo libro. Si chiama Palo Alto.
Yann: ah bòn, allora benvenuto, aspetti che le lancio la Pipe

Poi si mettono a parlare di autori francesi e James Franco dice che gli piacciono Balzac, Flaubert, Proust, Stendhal (il pubblico rumoreggia). Per dimostrarlo, tira fuori le edizioni economiche Folio (quelle che un po’ tutti noi compriamo da Gibert Joseph, tra una pecetta gialla e l’altra).
Poi Yann chiede a Franco di fargli vedere la casa, e Franco si alza, computer in mano, e gli mostra quel che c’è da mostrare, compresa la CHATTE (Ahem) e delle donne a muzzo che stanno preparando il caffè. Alla fine Franco chiede a Yann il numero di telefono della jeune fille alle sue spalle, la quale jeune fille si schermisce tutta e finge di arrossire (Ma cosa va cercando quest’uomo? ZEROSEICINQUEUNOSONOTUA). Fine.
(Il tutto per fare la marchetta al libro del noto scrittore James Franco nella rubrica Le Livre & La Pipe).
Per i francofoni o francofili o francoentendants, ecco il video del programma. Dal minuto 9:20 circa, la rubrica sui libri. Per i non francofoni, o non francofili etc, bòn, ci sono le figure, si capisce lo stesso.


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    mercoledì 9 maggio 2012
  • A Maggio il mondo è belloBW      Sarà un bel Souvenir La La La La - Che poi, non sai mai se, mentre scatti le foto, ti perdi i momenti, o se non te li perdi proprio perché scatti le foto. Ad ogni modo, qualche scatto dalla settimana più rossa, Le temps des Cerises, il Primo Maggio dei Sindacati continua...