Cinema
martedì 21 maggio 2013
Presentato ieri a Cannes Un château en Italie, film di Valeria Bruni Tedeschi. Unica donna regista nella competizione ufficiale (“Ma preferisco essere considerata come ‘persona’ e non come ‘unica donna’, ho già abbastanza pressione addosso”), ha scritto il film assieme a Noémie Lvovsky e Agnès de Sacy. Una storia di famiglia, che vede nel cast sua madre Marisa Bruni Tedeschi, Louis Garrel (con cui è stata assieme), Filippo Timi, Pippo Delbono, Silvio Orlando. E poi ancora Céline Sallette (Les Revenants, L’Apollonide), vero chouchou di questo blog (mettete like a qualsiasi cosa faccia Céline Sallette e il mondo sarà un posto migliore).
Il film uscirà qui a ottobre (sempre troppo tardi) e io non sto già nell’hype. Comunque. Ieri sera Valeria, Louis e Filippo erano ospiti al Grand Journal (il programma in cui un folle ha sparato a salve l’altro giorno) e, tra una facezia (“Valeria, perché non chiedi a tua sorella Carla Bruni Sarkozy di prendere parte a uno dei tuoi film?”) e l’altra (“Perché penso che abbia ancora molto da dare alla musica”), il nostro Filippo Timi, per nulla intimorito dal parterre canal, ha dato vita a un vero show, rubando la scena a tutti e cantando Buscaglione, così. Filippo, non so se lo sai, ma sei già pronto per il sabato lunedì sera di Raiuno. Da 5’30” in poi (nannannannà un modello centoetrè):
Tag: "Perché penso che abbia ancora tanto da dare alla musica", A tua sorella, Céline Sallette, Filippo Timi sei già pronto per il lunedì sera di Raiuno, Hypehypehypeappalla, Louis Garrel, Valeria Bruni Tedeschi
lunedì 20 maggio 2013

David Lynch, come tutti sanno, è un celebre xilografo e litografo. Ogni volta che viene a Parigi, si dedica alla sua arte presso la tipografia/stamperia Idem Paris, nel quartiere di Montparnasse. Così ne parla su Le Monde:
C’est un endroit fantastique, qui existe depuis 1880. Ces grosses machines, les presses lithographiques, ont des formes merveilleuses. Elles dégagent un arôme unique et euphorisant. On travaille sur de très vieilles pierres, ce sont les mêmes qu’utilisaient Picasso, Mirò ou Matisse. Ce glorieux passé contribue à la magie présente de l’atmosphère.
A questo luogo, e ai suoi lavoratori, David Lynch ha dedicato un corto-documentario, Idem Paris (Attenzione: solo per feticisti, astenersi perditempo):
Idem Paris by David Lynch from Villadalésia & Co on Vimeo.
Tag: David Lynch è un celebre xilografo
martedì 26 febbraio 2013

Il programma ufficiale di Cannes verrà svelato solo tra un paio di mesi, ma intanto cominciano a circolare alcune ipotesi di film in concorso o fuori concorso. Il sito Télérama si è buttato nel giochino “Registi, film e gente che potremmo vedere a maggio sulla Croisette”
Joel e Ethan Coen, Inside Llewyn Davis, con Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman, Justin Timberlake
Steven Soderbergh, Behind the Candelabra, con Matt Damon, Michael Douglas, Rob Lowe, Dan Aykroyd
Sofia Coppola, The Bling Ring, con Emma Watson, Kirsten Dunst, Taissa Farmiga e altra gente qua sotto

James Gray, Nightingale, con Joaquin Phoenix, Marion Cotillard, Jeremy Renner
Kelly Reichardt, Night Moves, con Dakota Fanning, Jesse Eisenberg
Jim Jarmush, Only lovers left alive, con Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska

Baz Luhrman, Il grande Gatsby, con Leonardo Di Caprio e Carey Mulligan
Arnaud Desplechin, Jimmy Picard, con Benicio Del Toro, Mathieu Amalric
Spike Jonze, Her, con Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Amy Adams

Pascale Ferran, Bird People, con Anaïs Demoustier e Josh Charles
Abdellatif Kechiche, Le bleu est une couleur chaude, con Léa Seydoux
Claire Denis, Les Salauds, con Vincent Lindon e Chiara Mastroianni
Catherine Breillat, Abus de faiblesse, con Isabelle Huppert
Riad Sattouf, Jacky au royaume des filles, con Charlotte Gainsbourg e Noémie Lvovsky
(metteremo il 2012 tra parentesi?)
Di sicuro non ci saranno i fratelli Dardenne. Il tournage del loro prossimo film, Deux jours, une nuit, inizierà in estate in Belgio, protagonisti Fabrizio Rongione e, clamoroso ma non troppo se pensiamo a Cécile De France, Marion Cotillard.
E non ci sarà la persona non grata Lars Von Trier e il suo molto atteso Nymphomaniac, storia di una ninfomane interpretata da Charlotte Gainsbourg. Film su cui circolano molte leggende, tra cui un girato di decine di ore, una versione soft e una porno, attrici e attori impegnati in vere scene di sesso, cose così. Io, da par mio, riterrò Lars Von Trier penalmente responsabile di ogni turpitudine perpetrata ai danni dell’innocente Charlotte.

Tag: Che cosa mi aspetto dal domani
venerdì 8 febbraio 2013

Vulture.com è un ottimo strumento per decrittare la televisione, il cinema e i media americani. Un must-read. Tante ottime cose, tanti ottimi spunti, una cool-attitude generalizzata. E però. C’è una cosa che rende Vulture.com una cosa INSOMMA, e cioè i post della serie “7 MOTIVI PER”.
I post “7 MOTIVI PER” (non saprei risalire la filiera e individuare il primo che l’ha iniziata: se lo trovate, ditegli che lo sto cercando) possono essere molto utili oppure non esserlo per niente. Lo sono se usati con giudizio e parsimonia e con distacco consapevole (sì, sto scrivendo un post solo per acchiappare gente che normalmente passa le giornate a cercare di attirare l’attenzione di Daria Bignardi su twitter). Non sono utili se pretendono di essere presi sul serio e se vengono usati ogni tre per due (“7 motivi per cui Chris Brown è una persona moralmente discutibile”, “7 motivi per cui Rihanna dovrebbe fare una doppia feat. con Frank Ocean e con Chris Brown”, “7 motivi per cui possono andarsene tranquillamente tutti al diavolo”). Soprattutto, non lo sono quando combinano in modo micidiale due drammi della scrittura online: la pigrizia (di chi scrive, che si tira a rimorchio quella di chi legge) e la pretestuosità di dover infilare a forza delle cose in una scatola che evidentemente non ne vuole sapere. Ma non così evidentemente (“vabbè, ma devo arrivare fino a 7, qualcosa dovrò pur scrivere, no?”). E quindi, cose che non c’entrano niente finiscono coll’entrarci, anche se non dovrebbero entrarci, e alla fine la gente finisce col credere a cose che non c’entravano ma che ora c’entrano. Profezie che si autoavverano? No, ma cazzate sì.
Oscar 2013. In un post intitolato “The Seven Reasons Argo Is Likely To Win Best Picture” (ma il link invece dice Six Reasons), dopo aver speso e spanso du bla bla di quello potente, al punto 6 arriva la seguente motivazione: Argo plays well at home. Lincoln not so much.

Secondo il parere di gente evidentemente qualificata, Lincoln non sarebbe fatto per essere visto in Dvd, cioè nello schermino (c0s’è, non avete scaricato l’aggiornamento di VLC? Nel vostro paese non si può accedere a Itasa?) e invece Argo sì, e siccome i giurati degli Oscar guardano i film non al cinema ma nello schermino, così dice Vulture citando gente qualificata, per questo motivo Argo è favorito per la statuetta di miglior film. Posto che sarà pure vero che i giurati guardano i film a casa, il resto (“It can be a little boring, so they stop”) è una tale accozzaglia di insipienza che boh. Vulture non dice “Ehi aspè un minuto, ma che cazzo dici”, ma prende tutto talmente per buono da metterlo al punto 6 e facendolo diventare vero. Non so da voi, ma da me si chiama ‘Correità In Propalazione di Cose Discutibili’.
Verrebbe quasi da scrivere un post della serie “7 motivi per cui il post di Vulture su Argo è risibile in almeno 7 modi diversi”.
Tag: 7 motivi per cui Rihanna dovrebbe fare una doppia feat. con Chris Brown e Frank Ocean, Argo, C'est du grand n'importe quoi, Lincoln, Oscar 2013, Propalatori di sciocchezze
mercoledì 30 gennaio 2013

Holy Motors di Leos Carax diventa Holy Shit
(facile, ma quasi obbligata)
La mia amica Cristina mi segnala questa cosa très sympa. Il sito Vodkaster ha rifatto le locandine di alcuni film in competizione ai prossimi Césars e altri che i Césars hanno ignorato. Il risultato è esilarante (in un caso anche un po’ macabro). In particolare il mio circoletto rosso va al rifacimento di Les Adieux à la reine di Jacquot: film in costume e attrici nude mi sembra la sintesi perfetta per uno dei film più deludenti dell’anno scorso.

De rouille et d’os di Jacques Audiard diventa Pas de jambes mais beaucoup de cul (LOL)

Les adieux à la reine di Benoit Jacquot diventa Film en costumes, actrices à poil
(Film in costume, attrici nude: nello specifico Léa Seydoux e Virginie Ledoyen)

A perdre la raison di Joachim Lafosse diventa Chéri, j’ai refroidi les gosses
(è la storia di una madre che uccide i propri figli)

Après Mai di Olivier Assayas diventa Cheveux Gras
(Capelli grassi) (Povera Lola Créton!)

Vous n’avez encore rien vu di Alain Resnais diventa Vous allez bien vous faire chier
(César d’honneur qu’on en finisse: quanta verità in un sottotitolo finto)
Le altre si trovano qui.
mercoledì 16 gennaio 2013
Que reste-t-il de nos amours, que reste-t-il de ces beaux jours, delle centinaia di ore passate ogni anno nel buio delle sale del cinematografo? Resta che va bene, il 2011 fu un’annata eccezionale e irripetibile, ma anche il 2012 ha dato certi film che se non ci andavi a vederli tu no, non eri lo stesso. Mon 2012 à moi: unisco i puntini e scelgo 21 film, di cui 7 assoluti coups de cœur.

Libertà! La tirannia è morta! Gridatelo per le strade!
Cesare deve morire, Paolo e Vittorio Taviani
Diaz, Daniele Vicari
Reality, Matteo Garrone

Piccoli grandi Haneke
Después de Lucia, Michel Franco
Amour, Michael Haneke

Outstanding Lead Actress in a WTF movie: La Limousine
Cosmopolis, David Cronemberg
Holy Motors, Leos Carax

Un amour de jeunesse
Moonrise Kingdom, Wes Anderson
The Perks of being wallflower, Stephen Chbosky
The we and the I, Michel Gondry

Le fini dei mondi
Bellflower, Evan Glodell
4:44, Abel Ferrara

Nous rappelons la contribution des acteurs
Beasts of the southern wild, Benh Zeitlin (Quvenzhané Wallis)
The Hunt, Thomas Vinterberg (Mads Mikkelsen)

Stranger than fiction
Ruby Sparks, Jonathan Dayton e Valerie Faris
Dans la maison, François Ozon

Ovni, Objet volant non identifié
Bullhead, Michael R. Roskam
Le Policier, Nadav Lapid
Twixt, Francis Ford Coppola

The importance of being mélo
Tabu, Miguel Gomes
De rouille et d’os, Jaques Audiard
Per una classifica di 7 veri, unici coups de cœur che si va così a comporre
1- BULLHEAD (Belgio)
2- TABU (Portogallo)
3- DESPUES DE LUCIA (Messico)
4- BEASTS OF THE SOUTHERN WILD (Usa)
5- BELLFLOWER (Usa)
6- AMOUR (Austria/Francia)
7- MOONRISE KINGDOM (Usa)
***
I miei 15 film del 2011
Tag: Bullhead Tabu Despues de Lucia Beasts of the southern wild Bellflower Amour Moonrise Kingdom, La tirannia è morta!, Le fini dei mondi, Nous rappelons la contribution des acteurs, Outstanding lead actress in a WTF movie, OVNI, Piccoli grandi Haneke, Stranger than fiction, The importance of being mélo, Un amour de jeunesse
martedì 8 gennaio 2013
1. TIM BURTON, HELENA BONHAM CARTER, STEFANO SAVONA, IO: ERA GENNAIO, ERAVAMO NOI

Il 2012 inizia un mezzo pomeriggio de la mi-janvier, Bercy sprofondata in una grigia grisaglia, la Cinémathèque quasiment vuota, io che ho scelto proprio oggi proprio adesso per fare l’abbonamento, all’improvviso mi volto, alle mie spalle una donna vestita come se non possedesse un armadio, un uomo dall’aria svagata e i capelli altrettanto. Fissano il soffitto, indicano muri, fanno foto, cose così. Sono TIM BURTON e HELENA BONHAM CARTER, sopralluogo in vista della mostra che batterà-ogni-record. Segue shock. Ne segue un altro quando i due escono e io mi fiondo appresso e Tim Burton mi tiene la porta (Tim Burton mi tiene la porta. Se fosse il mio regista preferito gli direi che è il mio regista preferito, invece sorrido d’educazione: “Grazie”). E poi faccio la famosa “Foto a Helena che fa la foto a Tim”.
Mi riprendo settimane dopo, quando Burton fa una Masterclass con la gente che rimane fuori a fare le resse, e lui è rilassato e fa un sacco di facce buffe, la gente ride moltissimo, lui rivela che da piccolo ha vissuto con sua nonna, un ragazzo del pubblico gli chiede se ha visto “il dvd con il mio film che le ho dato ieri prima di salire sul taxi”, lui ride e dice “Tranquillo, di solito mi perdo tutto, anche le chiavi dell’albergo,ma i dvd che mi danno i fanz no”, e poi qualcuno chiede “Qual è il tuo film preferito, Tim?” e lui non fa come tutti quei registi che sorridono come a dire “Che domanda sciocca”, no, lui ci si mette, ci pensa e poi dice Edward Scissorhands: “Quello che mi è più caro”. Poi finisce, Tim mi passa accanto e io penso chissà che si prova a essere Tim Burton che la gente ti si butta ai piedi.

Il 25 gennaio è un mercoledì, sono le otto meno e un quarto di sera e sto per entrare al Reflet Médicis. È la sera della prima di Tahrir, place de la Libération, di STEFANO SAVONA. Sto chiacchierando del più e del meno con una regista israeliana. In italiano. Lei un po’ lo parla, un po’ no. Dice che non ha mai capito perché la coniugazione del, per esempio, passato prossimo, non segue il genere della persona che parla: “Voi dite Io ho mangiato, ma se Io sono donna perché non posso dire Io ho mangiata? Sarebbe più chiaro, no?” “Non ci avevo mai pensato” le rispondo. Prendiamo accordi per delle lezioni private di Lingua e Cultura Italiana (spoiler: non se ne farà niente). Arriva Stefano Savona, entriamo e ci sediamo.
Stefano Savona è un regista e documentarista. A un certo punto, gennaio 2011, piglia la sua Canon 5D e un piccolo registratore e se ne va in Egitto, piazza Tahrir, c’è una rivoluzione da filmare, con tutte le difficoltà e i problemi di quando fai i film mentre li fai. Quei giorni, quelle facce, quella rabbia, quella gioia, quei motivi, quelle urla, prima della primavera araba, e questo film che tra qualche mese vincerà il David di Donatello e più avanti ancora Savona verrà citato dai Cahiers du Cinéma come uno dei nomi dell’anno. Si accendono le luci in sala. Segue dibattito e il pubblico, che è internazionale, ci dà dentro. Stefano Savona forse preferirebbe saltare questa cosa, o forse no, pourtant è bravissimo, risponde in francese, a tono, trascinato in questioni certamente irrisolvibili adesso, ma lui si rimbocca le maniche: Altre domande?
Fuori è pieno di gente a far scoppiare rue Champollion, incontro un mio collega dell’altra vita, anche tu qui?, eh sì sapessi, c’è questa bella Palermo nell’aria, siamo un gruppetto, ora su boulevard Saint-Michel che camminiamo, inizia a piovigginare e a tirare un poco di vento, oh, è stato bello, magari ci ribecchiamo, magari, sì.
(Intervista con Stefano Savona) (Trailer di Tahrir)
***
Domani la seconda parte di 2012 à Paris: BOARDWALK THE WIRE
Tag: Il 2012 inizia un pomeriggio de la mi-janvier, Stefano Savona è di Palermo ed è bravissimo, Tim Burton à la Cinémathèque
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