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L'essai, l'assai

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Finalmente Andy Murray

 

Andy Murray ha vinto il primo vero Slam della sua carriera. Qualche mese fa ho incontrato Andy Murray. E gli ho detto una cosa.

 

 

 

Andare da spettatore ad un torneo dello Slam è cosa talmente particolare che quando capita poi te ne vai con un sacco di sapidi aneddoti che ti troverai a snocciolare qua e là. Tipo il mio Roland Garros dello scorso maggio. Al Roland Garros funziona così: entri, scegli il campo in base ai match, ti metti in fila, magari dal nulla ti Appare Roger-Oh-Federer, guardi le partite, tifi. Cose così. Per il resto del tempo, invece, te ne vai a spasso per le strade che circondano i campi e fai le vasche, su e giù, giù e su. Come in qualsiasi paesino la domenica pomeriggio, vah. Solo che qui, là, magari in mano hai una mezza birretta in un bicchiere di plastica griffato Roland Garros che i sani di mente si porteranno a casa e terranno come reliquia, mentre i più prosaici riporteranno dalla signorina per avere indietro un euro: grazie per aver contribuito alla salvezza del mondo. Camminando camminando, capace poi che incontri gente tennista di cui ammiri Le Gesta e gente tennista che tutto sommato.

 

Insomma, sono le quattro di pomeriggio e, mentre i francofoni sono tutti presi da Benneteau che passa ebbro di boria e firma autografi come se davvero valessero qualcosa, tra il campo 2 e il campo 3, vedo un cristiano alto due metri con un tubo di palline in mano. Nessuno lo riconosce. Io sì. E’ Andy Murray. Allora io sorrido, gli porgo la birretta in segno di brindisi e alla tua!, e gli dico

 

ALLORA ANDY QUANDO CAZZO LO VINCIAMO STO CAZZO DI SLAM?

 
Cioè non dico proprio cazzo e nemmeno fucking, ma insomma lui mi guarda dall’alto in basso e mi una smorfia del tipo Primo chi ti conosce e Secondo Aspetta e Vedrai. Ho aspettato, e ho visto. Finale a Wimbledon, vittoria olimpica sospinta da un popolo con le idee confuse, e ora, finalmente, gli Us Open. Chissà se si ricorda di quel tipo che lo aveva un poco perculato. Quattro sconfitte in finale negli Slam magari ancora ancora, ma cinque proprio no. Stando così le cose, con Roger-Oh-Federer sul viale dell’inerzia che porta dritto alla pensione (se non sbrocca prima e ammazza tutti) e con Rafa Nadal alle prese con i suoi misteriosi infortuni (Rafa, noi te l’avevamo detto che quei recuperi e quelle ginocchia non erano di una persona normale. E no, non era un complimento), insomma Murray e Djokovic hanno la stessa età e potrebbero essere The New Two. A patto di fare sempre finali di cinque set che ci si diverte (Andy, una cosa che non ti ho detto: il tuo nuovo allenatore, Ivan Lendl, non è uno di noi. Mi spiace, ma ci sarà sempre una macchia nel tifo che potremo concederti. Licenzialo e ne riparliamo).

 

 

Roberta Vinci e Sara Errani hanno vinto il secondo Slam della stagione in doppio. Ne mancano solo due per fare il Grande Slam spurio ed è impresa non da tutti. Ieri con queste mie stesse orecchie ho sentito un servizio tv che diceva: Chi l’avrebbe mai detto? Noi. Io e la mia amica Alessandra per esempio, che ci alziamo di notte (o andiamo a letto tardi?) anche a gennaio per gli Australian Open, mica come voi che salite sui carri dei vincitori. E poi un giornale che diceva Adesso Errani e Vinci guadagnano come i calciatori. A parte che NO, signore Iddio proteggili da tanta insipienza. Manco le basi di questo sport, proprio.  Errani n. 7 e Vinci n. 15 nella classifica di singolare, insieme n.1 in quella di doppio. Che dire. Ci stiamo abituando a tutta questa ebbrezza, ad arrivare non solo alle seconde settimane, ma proprio a vincere e a strappare persino TRE giochi a Serena in semifinale. Non amo il gioco di Sara Errani, qualcuno l’ha paragonata ad Arantxa Sanchez (scopa di cosciazze arraggiate), tutto il contrario del tocco di Vinci, a tratti soave a tratti angelico. Ma l’una non ha il carattere dell’altra, insieme si completano e fan faville, ma spaiate manca sempre qualcosa. Se potessimo fonderle avremmo una possibile numero uno del mondo. Non possiamo, non ce l’abbiamo, ma direi che va bene così, non è che mo’ possiamo sempre lamentarci.

 

Andy Murray finché non licenzi Ivan Lendl non ti tifiamoErrani e Vinci ora vogliamo il Grande Slam sennò nienteGli U.S. Open e mo' come aspettiamo?

TuttoFaMedia • settembre 12


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Comments

  1. yetbutaname settembre 12 - 10:58

    ho visto gli ultimi tre set
    a parte Ivan Lendl, Andy ha degli ottimi colpi sulla racchetta
    Vinci-Errani duetto perfetto
    ciao

  2. Filo settembre 12 - 16:45

    Vista la creatività dei tuoi tag (“Andy Murray finché non licenzi Ivan Lendl non ti tifiamo” è meravigliosa), non riesco a capire se hai letto “Open” di Andre Agassi. Lo lessi (che fa rima con Agassi)?
    L’ho letto in un giorno quest’estate. Illuminante.

  3. TuttoFaMedia settembre 12 - 17:51

    *Yet: ottimi colpi sì, sembra giunto finalmente il suo momento

    *Filo: ci credi se ti dico che lo sto leggendo proprio in questi giorni? Mi sta piacendo parecchio (E mi sa che ne scrivo presto). Però la mia antipatia verso Lendl ha radici antiche, dai tempi di Boris Becker per capirci. Esultai persino per la vittoriucola di Chang in quel Roland Garros. Chang!

  4. Filo settembre 12 - 18:32

    Anch’io ho sempre odiato Lendl. Sono cresciuto tifando McEnroe (disse lui, facendo capire una certa anzianità).

  5. moglie settembre 12 - 21:16

    mamma mia! lendl, antipatia contagiosa! ho letto genti che chiedono di mettere Errani a testimonial della Romagna turistica. e sono inorridita. dai, roviniamo un altra pellegrina.

  6. TuttoFaMedia settembre 13 - 12:18

    *Filo: ecco, McEnroe mi manca : )

    *Moglie: beh, si chiama pure come il presidente della Regione!

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