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L'essai, l'assai

Locandina The We And The I
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The We And The I, Michel Gondry

 

(The I) – Qualche anno fa lessi un libro di Edoardo Albinati che raccontava il percorso di un tram, il 19, da una parte all’altra di Roma. Questo libro, 19, appunto, mi è tornato in mente ieri sera, mentre ero seduto nella sala 500 del Forum des Images, a vedere The We and The I, film di Michel Gondry presentato a Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs.
Era passato circa un quarto d’ora e, a un certo punto, preciso come un lampo, questo ricordo (al plurale) è riaffiorato allontanandomi dal grande schermo, come a volte succede, non sempre per noia, e riportandomi, di carambola in carambola, a Roma, alle Prenestine, alle Casiline. Se qualcuno avesse piazzato una macchina da presa stretta sui miei occhi, nel buio della sala, avrebbe visto scorrere delle immagini: un autobus, un tram, Roma, New York, che differenza c’è? Poi però il tizio accanto a me, che puzzava nel modo in cui possono puzzare certi parigini vestiti a fighetti, si è messo a russare, ma forte proprio. E sono tornato a me stesso, prima, e al film, dopo.

 

 

 

 

 

 

(The Film) – Bronx. Ultimo giorno di scuola. Gli studenti recuperano i propri cellulari, requisiti all’ingresso, ed escono, se ne vanno. Alcuni di loro salgono su un autobus che li porterà a casa, a una festa, da qualche parte. Tre mesi senza vedere nessuno di voi, ci pensi? Sono adolescenti, e come tutti gli adolescenti urlano, ridono, fanno cose senza senso, sono sciocchi. Si prendono gioco degli altri passeggeri, fanno gruppo, fanno branco, ma sono appesi a un filo, e sembrano persi senza i loro cellulari. The We, il Caos, e poi l’autista, donna, nera, che ferma l’autobus per mangiare un trancio di pizza ananas e acciughe, le portiere che si aprono solo se le spingi, e intanto questo traghetto si svuota, viene sera, e la vita fa schifo. The I.

 

 

 

 

(The He) – Michel Gondry, “il più americano tra i registi francesi”, passa con disinvoltura da blockbuster come Green Hornet a piccoli film in cui la gente si addormenta o abbandona la sala. Oppure ci resta, fin oltre i titoli di coda. Michel Gondry lo puoi trovare al Pompidou, a fabbricare film sur place, o a New York, in un doposcuola del Bronx, a reclutare ragazzi per il Piccolo Film sul Bus. È uno che ammette tranquillamente di aver esagerato alcune scene di bullismo per fini cinematografici. Ma anche di aver scelto, di proposito, di rinunciare al Protagonista Unico per garantire a tutti gli attori-non-attori la stessa attenzione e la stessa visibilità: “Il mio obiettivo era innanzitutto far partecipare alcuni giovani a un progetto cinematografico, anche a costo di indebolire il film”.

 

Michel Gondry. Un attimo sei lì che parli dei suoi esperimenti social e l’attimo dopo lui è già sul set di L’écume des jours, tratto dal romanzo di Boris Vian, con Audrey Tautou, Romain Duris, Omar Sy e Léa Seydoux. Michel Gondry, quoi d’autre?

 

 

 

 

 

 

 

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TuttoFaMedia • giugno 9


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Comments

  1. DF giugno 11 - 09:13

    Il 19 a volte lo prendo anche io…da Piazza Cinque Giornate a Piazza Ungheria….
    Fino a qualche anno fa però my best fried autobus era il 105: da Tor Pignattara a Termini :) per arrivare poi fino alla Sapienza – Facoltà di Scienze Umanistiche (che bordello) a piedi.
    Ti manca mai Roma? Io non potrei vivere altrove, anche se a Parigi ci ho lasciato un pezzetto di me…

  2. Beatrice giugno 11 - 16:57

    Il mio portone è di fronte la fermata del 19, lo dovrei leggere? :)

  3. A giugno 11 - 22:32

    Lo hai reso bene

  4. TuttoFaMedia giugno 13 - 11:33

    *DF: a volte mi manca come solo chi ci ha vissuto dieci anni può sapere

    *Beatrice: beh, la mia posizione in merito è: un libro non si rifiuta mai. Magari da Mel Book lo trovi a metà prezzo, chiedi alla signora del piano di sotto

    *A: ti ringrazio

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