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venerdì 22 giugno 2012

À la guerre comme à la guerre


 

 

Roméo Langlois è un giornalista di France 24, corrispondente dalla Colombia da una decina d’anni. Lo scorso aprile, durante un’operazione militare che seguiva in prima linea, è stato rapito dalle Farc. Dopo 33 giorni è stato liberato. Sta bene, malgrado una pallottola che lo ha colpito sul braccio, un’operazione e qualche apprensione.

 

 

Tornato in Francia, si è messo al lavoro sul materiale girato al seguito delle truppe colombiane e ne ha tirato fuori “Colombie, à balles réelles”, un documentario/reportage grezzo e realistico sui concitati momenti che hanno portato al suo rapimento. Langlois, giornalista di guerra, non aveva con sè né giubbotto antiproiettile né armi. Doveva partecipare a una ‘semplice’ missione per la localizzazione e la distruzione di laboratori di droga, e invece si è trovato in mezzo a una vera battaglia, tra bombe a mano e pallottole, reali. Langlois è vivo per miracolo. Mentre altri militari, tra cui il sergente Cortés, incaricato della sua protezione, venivano uccisi, lui si salvava grazie a un paio di astuzie: quando ha visto che i nemici erano ormai vicini, si è allontanato dai militari, ha nascosto la scheda di memoria nella cintura, si è tolto giubbotto e maglietta ed è andato incontro ai miliziani avversari a torso nudo e con le mani alzate: Sono un giornalista internazionale, non sparate.

 

Il documentario, in spagnolo coi sottotitoli in francese, si trova sul sito di France 24 (da 03:05, spero sia visibile anche all’estero)

 

 


Commenti

  • moglie 22 giugno 2012 - 23:19 #1

    questo è un documentario. vero.

  • Diego 24 giugno 2012 - 02:47 #2

    Non mi era mai capitato di vedere un documento del genere. Sicuramente eccezionale. Non ho capito se il sergente Cortes a cui è dedicato sia l’ultimo soldato intervistato e a cui apparterrebbe il grido di dolore udito poco prima che Langlois venisse fatto prigioniero.

  • TuttoFaMedia 24 giugno 2012 - 09:42 #3

    *Diego: anche io me lo sono chiesto

  • oswaldo enrique rivaroli 22 novembre 2012 - 13:57 #4

    sono colombiano e sono troppo triste nel vedere che dopo trenta anni e dopo fiumi e fiumi di sangue non è cambiato nulla, gli industriali si arricchiscono, la mafia si arrichisce con la coca, e i poveri colombiani muoiono in una guerra senza senso e senza speranza in un cosidetto stato che è solo una maschera…
    ci sarebbe da scrivere per ore, ma non serve in quanto cambierà nulla perchè il potere ha piu forza sulla mente e sul cuore umano…
    comunque per rispondere a Diego, chi urla è il reporter, mentre il sargente cortès sta gemendo nei suoi ultimi respiri…
    DOCUMENTARIO DURO COME DURA è LA REALTà COLOMBIANA, MA DOLCE E ALLEGRO è IL CUORE DEI SUOI ABITANTI.

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