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L'essai, l'assai

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Totuccio! Totuccio!

 

Esco dal portone, le quattro e mezza del mattino. Per strada non c’è nessuno, giusto un po’ di tepore carico di promesse. Cammino qualche centinaio di metri, fino alla stazione dei taxi. Ce n’è solo uno, spento. Mi avvicino, guardo dentro e vedo un signore, il tassista?, che dorme. In quel momento, dall’altra parte della strada deserta, sento un rumore di clacson, doppio, tipo peh peh. Un taxi, ha la luce verde, fermo al semaforo. Mi guardo attorno, solo io riflesso sul vetro della Banque Postale. Mi chiedo se il clacson venga da quel taxi o se, vista l’ora, io me lo sia appena sognato. Il taxi fa un’improvvisa inversione a U e frena di botto proprio davanti ai miei piedi. Un uomo, smilzo, quarantino, mi sorride: Ma non mi avete sentito prima? Poi prende il mio trolley, e mi fa: Dove andate? Orly Sud, gli rispondo.

 

All’uscita numero 15 c’è un bordello della madonna. Italiani! Alcuni parlano fitto fitto del lavoro che non c’è e del fatto che i giovani d’oggi non hanno più alc- Mi vado a sedere nel punto più lontano. Non c’è tempo per leggere il libro che ho in tasca, così scorro col dito pigro la timeline di twitter. Un mio contatto ha appena retwittato una sua intervista fatta a chissà-chi. Penso La gente non ha proprio un cazzo da fare alle cinque del mattino. Faccio un giro, Exki è aperto. La merce è esposta in bella mostra: croissant, pain au chocolat, minestroni fumanti, passato di broccoli, cose così. Penso Boh, e subito dopo invece Oh, se uno ha voglia di farsi una zuppetta coi crostini come colazione prima di prendere l’aereo, pourquoi pas? La signorina all’altoparlante dice il volo è in partenza, vous savez, le solite cose. Mi metto in fila, davanti a me una scolaresca di liceali in viaggio d’istruzione. Penso Certo che i parigini e le parigine hanno sempre questi capelli così vaporosi e sempre in piega anche appena alzati dal letto, ma come fanno? Però, ehi, questa scelta di portare i ragazzi in gita a Palermo, bravi.

 

 

Mia madre è avvolta in un grazioso spolverino color lillà e, come al solito, mi placca stile Martin Castrogiovanni, ricoprendomi di lacrime manco fossi appena resurretto sotto i suoi occhi. Dico Mamma, stiamo dando nell’occhio. Mio padre dice Avà, e che ci fa. Dico Va bene, facciamoci riconoscere. EHI SONO UN EMIGRANTE, VENGO DA PARIGI, SONO FIGLIO UNICO E I MIEI GENITORI MI VOGLIONO MOLTO BENE COME D’ALTRONDE IO A LORO. Mia madre dice Maria chi sì antipatico! Passano tre secondi e poi mi chiede, buttandola lì: A cena che vuoi mangiare? Guardo l’orologio, sono le nove del mattino.

 

C’è questo vento, direi anche arraggiato, ma arraggiato forte, e queste nuvole grigio cupezza. La città è piena di manifesti politici di gente che non ho mai visto in vita mia. Slogan tipo Se Vuoi Il Nuovo Vota Me, e nessun simbolo di partito. Vota Me, sì, ma cu minchia sì. Penso Forse si vergognano della parola. Partito. Vicino Piazza Croci vedo questo manifesto enorme con il faccione enorme di un tipo che si chiama come il panificio sotto casa mia di quando abitavo a casa mia. Penso Mi sa che questo è il prossimo sindaco della città. Poi cammino per via Empedocle Restivo tagliando per via Libertà e girando un po’ a muzzo. A un certo punto accanto alla cartoleria Bellotti di via Marchese di Villabianca intravedo un cristiano. Calvo, la panza, e un paio di occhiali inconfondibili. Totuccio, il mio compagno di banco delle medie. Penso Talè cu c’è! TOTUCCIO! TOTUCCIO! TOTUCCIO! Comincio a urlare il suo nome ma no, non è una mossa furba. Lui all’inizio si scanta:  Cu sì, chi boi di mia? Nenti fici! Ma io gli do una pacca sulla spalla: Totuccio ma chi minchia dici! Io sono! Non ti ricordi? Totuccio all’improvviso si illumina e mi abbrazza e mi vasa: Come stai, quanto tempo!

 

Insomma, ci stiamo mangiando un’arancina seduti sulla panchina. Gli chiedo: Allora, che si dice? Totuccio abbassa lo sguardo: Eh, che ti devo dire, mi sono laureato un mese fa. Io faccio la faccia A Comprensione e lui aggiunge: Sì, lo so, ho 32 anni. Io dico E vabbè che ci fa. Lui sorride: Ora mi sto riposando che sono stanco, poi vediamo, quello che trovo, forse me ne vado fuori. Gli chiedo E i tuoi, come stanno? Totuccio esita un attimo, poi mi dice: Mio padre è morto due anni fa, mia madre è uscita pazza e ora fa trasi e nesci dall’ospedale. Dico Mi dispiace. Finiamo l’arancina, ci salutiamo, altri abbrazzi e vasi, Totuccio sale sul motorino e lo guardo allontanarsi, sgommando in mezzo al traffico come qualche lustro fa.

 

A casa, mia madre sta preparando il cous cous di pesce. Mentre impasta la Semola Di Trapani e mi chiede di aggiungere un poco d’acqua ogni tanto, alla radio parte Someone like you. Lei smette di impastare e inizia a cantare appresso a Adele. Io non so che fare, sono interdetto. Ha persino gli occhi chiusi. Poi ricomincia a lavorare e mi fa: La conosci Adele? Dico: Di sfuggita. Lei si esalta: Maria che bella canzone, ma che dice di preciso? Io faccio il vago: Niente, cose di lasciamenti. Mia madre annuisce distratta e poi mi fa: Però devo dire che preferisco la versione live, specie quel punto in cui fa quella variazione rispetto al disco. La guardo di traverso: Da quando in qua sei così esperta di musica? Lei casca dalle nuvole: Non te l’ho mai detto che da giovane Io Cantavo?

 

Dopo pranzo con mio padre ci mettiamo a guardare la partita della Juve contro il Genoa. Dopo dieci minuti mio padre mi fa: Questa partita finisce zero a zero, poi vedi. La Juve ha già fatto dieci azioni da gol, ma senza mai tirare in porta. Mio padre dice No, non ci credo che fa la fine di Ciroferrara e Delneri. Io dico: No, si vede che quest’anno c’hanno un’altra testa. Però se non fanno gol a che serve tutta ‘sta foga. Mio padre: Ci vorrebbe quella bestia di Ibrahimovic. In quel momento Simonepepe scatta sul filo del fuorigioco e segna. Ma gliel’annullano. PEZZ’I CURNUTO! Guardo il replay e chiedo: Papà, ma perché dicono sempre che la Juve è favorita dagli arbitri quando ogni partita ci danno sempre contro? Lui urla ELIA MA DOVE VAI! poi sussurra Certo che Pirlo è proprio fortissimo, se l’avessimo avuto cinque anni fa, e infine mi dice: Ricordi quando ti dissi che essere tifoso della Juve non sarebbe stato facile? Annuisco: sì, mi ricordo, e sì, hai ragione, finisce zero a zero, manco se giocano altri due anni segnano, certo che ‘sto Genoa. Però Palacio magari ci tornava utile. Già.

 

Sull’aereo sono seduto accanto a due fidanzati palermitani. Lui ha un marsupio di quelli tasci e tiene le braccia larghe occupando il bracciolo, lei invece ha queste unghie colorate in diagonale metà bianche e metà rosse. Per tutto l’aereo leggono a voce alta una rivista di quelle di Sandro Mayer con le interviste esclusive a Milly Carlucci e Guillermo Mariotto. Poi atterriamo, scendo dall’aereo, prendo il trenino e poi la metro B. Cammino fuori, c’è uno strano cielo lattiginoso, è sempre la stessa Tiburtina, Panorama è chiuso, a quest’ora. Penso Domani devo fare la spesa che il frigo è vuoto. Se c’è bel tempo vado a correre a Villa Torlonia. Poi qualcuno inizia ad applaudire, e mi sveglio all’improvviso.

 

Alla fermata dell’Orlybus mi si avvicina un tipo, ventino, e mi fa You speak Inglish? Vorrei fingermi francese ma non sarei credibile: Sì, se vuoi, ma sono italiano, anzi palermitano, eravamo sullo stesso aereo. Lui alza subito il tono della voce: COMPA’, senti, devo andare a San Miscèl, che devo fare, ho letto che c’è una metro diretta dall’aeroporto. Io gli dico No, la metro diretta non c’è, però puoi prendere l’Orlybus fino a Denfert e poi cambi e prendi la Rer B e scendi a San Miscèl. Lui è fuori di sè dalla gioia: Talè compà non sai quanto mi salvasti, è la prima volta che vengo qua in questa città e non la so. Tu è da molto che stai qua? Ci penso un attimo: due inverni. 

 

Poi cammino, faccio qualche centinaio di metri, è mezzanotte e mezza, c’è questo tepore più forte di quando sono partito, alzo gli occhi al cielo, non c’è nemmeno una nuvola in aria, addirittura vedo le stelle. Apro il portone di casa, salgo le scale piano piano. Non era ancora metà marzo, quante cose da fare c’erano!

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TuttoFaMedia • marzo 13


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Comments

  1. virginiamanda marzo 13 - 19:05

    (“Eh, che ti devo dire, mi sono laureato un mese fa. Io faccio la faccia A Comprensione e lui aggiunge: Sì, lo so, ho 32 anni. Io dico E vabbè che ci fa. Lui sorride: Ora mi sto riposando che sono stanco”
    Totuccio, se segui questo blog, ti voglio bene, you are a master of life.)
    Eh, Tieffè, tu sai sempre come fare a smuovere gli animi di noi giramondo con genitori molto affettuosi ed affezionati. Io è una settimana che resisto al mondo là fuori. Mi voglio godere le coccole ancora un altro giorno, poi torno. Promesso.

  2. Bea marzo 13 - 19:42

    ogni tanto mi piglia l’epifania, quando sento l’odore delle strade alle 4 di mattina, il rumore delle scarpe e del trolley che fai-piano-shhh, che la gente dorme dietro queste finestre, e quando incontro gente all’incrocio tra rue Beaubourg e rue Rambuteau che vagola senza sapere perchè non ho speso quei 4 scudi per viaggiare comesideve invece di svegliarmi a quest’ora, in cerca di un taxi che li porti a orlysud.
    Oppure fare l’intero viaggio dalla fermata metro rambuteau di Parigi fino all’imbocco con il raccordo a Roma ,quando le macchine di chi ti è venuto a prendere scompaiono, con le stesse persone.
    Magari uno eri tu…

  3. pattie marzo 13 - 19:45

    io quando tu racconti delle storie di casa mi struggo sempre.

  4. robba marzo 13 - 19:59

    che tenerezza queste storie di ritorni e partenze e famiglie.

  5. furr marzo 13 - 20:40

    Tanto poi esce il sole.

  6. Marta marzo 13 - 21:23

    Io andai in gita in quinta liceo a Palermo – ci avevano cassato le gite estere e noi che puntavamo a Parigi (tho, Parigi) per cazzimma scegliemmo il punto lontano in suolo italico (da vicino confine svizzero a Palermo è bella lunga). Mangiato molto. Rimanemmo traumatizzati dal traffico (ma eravamo provinciali, bisogna dirlo).

    Mio papà è juventino ma domenica pomeriggio guardava una partita inglese a muzzo. E che è? gli ho chiesto. Niente, non segnano e mi hanno dato il nervoso, la risposta.

    Marta

  7. Heleonor marzo 13 - 21:47

    Eh si, cu minchia e’ sarà il nuovo sindaco di Palermo.

  8. TuttoFaMedia marzo 13 - 22:26

    *Virgh: torna, ovunque sia

    *Bea: magari : )

    *Marta: anche noi a un certo punto abbiamo cambiato canale per il nervoso. Poi siamo tornati.

    *Heleonor: madre

  9. Paola marzo 13 - 23:53

    Beh ragazzi, per differenza di età io prendo il taxi a un’ora decente prenotato pure la sera prima con il telefono che ti fa fare tutto automaticamente e se sbagli a schiacciare un tasto di taxi ne arrivano due, però quella cosa che descrivi tipo noiosa nostalgia la provo ogni volta, perchè a me che ho problemi di separazione dà sempre fastidio partire, anche se è solo Milano-Parigi. Figuriamoci se devo andare dall’altra parte del mondo! Partire è un po’ morire si sa. Soprattutto in aereo. Allora ogni tanto mi prendo il mio bel tgv, che io sono Milanese e in 7 ore ci sei, bello seduto tranquillo con un libro in mano, e puoi pure raggiungere la Gare de Lyon con il 20 e non prenotare nessun taxi.
    Però poi casa mia è sempre casa mia e Milàn l’è un gran Milàn..fino a quando ti viene voglia che casa tua sia da un’altra parte, di nuovo. E riparti. Tfm, ricordati the good wife che siamo due puntate indietro, lo so, ormai siamo pochi estimatori. Grazie e Bisous

    Paola

  10. moglie marzo 14 - 00:40

    per il cus cus arriminato e con la semola di trapani ti faccio valigia e mi riempio.

  11. arco marzo 14 - 01:03

    Ma “cu minchia sì” sarebbe quello che ha dichiarato: ‎”Mi sono educato. Ho cercato di dominare ogni respiro, nel corso di questi anni. Ho dominato per 33 anni il pianto: non ho mai pianto. Ho ricominciato a piangere perché volevo dominare anche questo. Ho pianto, prima di scegliere. Ho pregato e ho pianto.”?

    http://www.youtube.com/watch?v=NICWTlDzH8Y

    Praticamente Stanis La Rochelle.

  12. Clem marzo 14 - 13:15

    Tu anche quando parli di presente ci infili sempre alla fine un po’ di passato.

  13. Massimo Costa candidato sindaco di Palermo | TuttoFaMedia
  14. TuttoFaMedia marzo 14 - 14:24

    *Arco: sì lui, ci ho fatto un post, non potevo esimermi, sempre grazie, tu sempre sul pezzo

    *Clem: suona come un rimprovero?

  15. Alessia marzo 14 - 16:46

    Applausi (anche per il futuro sindaco col nome da panificio)!!! Torna più spesso così scrivi questi post!

  16. yetbutaname marzo 14 - 19:35

    io (che sono una madre snaturata) fui molto contenta che il figlio juventino fosse da tutt’altra parte a vedersi la partita
    così s’è giusto scambiato numerosi sms di recriminazioni con il padre, lui sì che lo capisce, e mi ha risparmiato le lamentazioni
    ciao

  17. Clem marzo 15 - 10:17

    TFM: e lo chiedi a me? Dimmelo tu!
    Cmq non era un rimprovero, era una constatazione. Puoi sicuramente farci su un sacco di riflessioni :)
    Nota tecnica: se pigio cmd+shift o anche solo shift per selezionare del testo nell’editor dei commenti, non funge.

  18. Lidalgirl marzo 15 - 23:00

    Elia? da quando abbiamo un Elia? cacchio, ogni tanto mi distraggo e saltano fuori come funghi nuovi nomi. Già imparare Estigarribia è stato difficile (mio padre lo chiama Estigaribìa, quando non Stigaribìa).
    Comunque saggio tuo padre, il mio non me l’ha mai detto che essere juventini non sarebbe stato facile. Anche perché è sempre stata la condizione degli interisti, quella.

    Massimi sistemi a parte. Anche mia madre ha il vizio, appena mi sveglio, di chiedermi cosa voglio mangiare sia a pranzo che la sera. C’entra qualcosa con l’essere sicula?

  19. Pattie marzo 16 - 19:26

    @lida, lo fa anche mia madre (piemontese). Forse c’entra col fatto di avere la creatura emigrante

  20. virginiamanda marzo 16 - 21:48

    Lo fa anche mia madre (veneta) è come dice Pattie.
    La mia di prima mattina elenca anche cosa ha in frigo. Quando finisce passa all’elenco di quello che potrebbe comprare.

  21. moglie marzo 18 - 21:22

    lo faccio anche io. senza creature migranti. è legato al fatto/madre sigh

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