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Sanremo 2012, il delirio di Celentano distoglie l’attenzione dal vuoto abissale della Rai

 

“Succedono tutte quest’anno, ma come è possibile? Quella c’ha il torcicollo ed è ricoverata in ospedale, adesso si blocca la giuria, ditemi se possiamo andare avanti oppure no” (Gianni Morandi, alla fine della seconda esibizione).

 

 

1. Noi che nel 2012 volevamo solo cantare le canzoni

 

Dopo i patimenti degli ultimi mesi l’Italia, Scalza, Infreddolita Ma Liberata aveva solo un desiderio: scaldarsi-tutta-assieme davanti al caminetto per una serata come quelle di una volta ascoltando canzoni sceme, scovando improbabili plagi, dando voti a destra e a muzzo, sfottendo la vallette, contando le gaffes. Non ha avuto niente di tutto questo. Davanti al caminetto c’è rimasta (oltre 12 milioni e mezzo e il 49%) ma, come direbbe qualcuno, Retweet Is Not Endorso.
L’Italia Liberata è rimasta là, pietrificata di angoscia per la deriva poraccio-situazionista che nessuno, men che meno Gianni Morandi (“Io non sono un presentatore”), poteva arginare: lo sbarco sulla Luna; i cazzi, i mazzi e le parolacce (“Mamma, copriti le orecchie” “No, me ne vado a letto”); sistema audio che malfunziona; il cantante Pupo (“Sì, anni fa mi comprai il quarto posto a Sanremo spendendo 75 milioni di lire di schedine Totip”) che ripete a pappagallo le strofe Consulta e Referendum mentre sullo sfondo C’era un ragazzo che faceva le coreografie di Brian e Garrison; cristiani, musulmani e giudei; prediche e predicozzi; Luca e Paolo che fanno i DaDaDa di se stessi; il ritorno delle 2 broke girls; l’Epifania di una Canalis che improvvisamente risorge dalle ceneri della propria insipienza donando tre-secondi-tre di Vero Splendore Squarcia Cupezze (“Elisabetta! Vieni a salvarci!”) prima di un ritorno sulla terra chiamata inadeguatezza; le Rassicuranti e Nutrienti Mammelle di Belèn; il tilt della giuria e la Deroga Speciale che una generica “Rai” stabilisce per non penalizzare nessuno; bombe e sparatorie (finte) sull’Ariston. Insomma, una Sconclusione Totale che ha lasciato l’Italia Liberata all’addiaccio e con una sensazione di amaro in bocca: queste canzoni fanno schifo.

 

2. Il Festival di Sanremo è un programma televisivo

 

 

 

Già nel 2011 il progetto televisivo-artistico, peraltro ben strutturato a tavolino, aveva mostrato i limiti di un dilettantismo sparso, compensato però dall’Illimitato Credito che Gianni Morandi possiede presso le sei o sette generazioni che rappresenta. Quest’anno varie concause strutturali e congiunturali hanno certificato una verità che sta là, sotto gli occhi di tutti: la Rai, intesa come intrattenimento, è morta.
La politica ha sempre funzionato da metronomo più o meno silenzioso, equalizzatore di prospettive e visioni. Stabilito il quadro generale, i Veri Professionisti della televisione hanno potuto occuparsi, in passato e con alterne fortune, dell’Evento Sanremo. L’ultima fase del berlusconismo ha fatto saltare gli schemi, tirando la corda fino all’eccesso, ha incattivito gli animi e gonfiato a dismisura una Bolla, la Rai, che alla fine è scoppiata. La caduta dell’Impero, ne sentiamo ancora gli echi, ha lasciato le classiche macerie ma soprattutto un deserto di punti di riferimento, di appigli e certezze. Chi comanda, a chi devo rendere conto, cosa avrò in cambio? Somme di smottamenti emotivi che hanno finito per abbattersi sul povero Festival. Il progetto è partito con un clamoroso ritardo e con un deficit di sostanza che si è andato moltiplicando strada facendo. Mazzi e Morandi hanno accettato il ruolo di kamikaze sapendo che avevano una sola chance: colmare il tremendo Vuoto di strategia, di disegno e  di direzione con l’unico artista che da più di  50 anni riesce a saturare lo spazio dei discorsi italiani: Adriano Celentano.

 

3. Sì, vogliamo un’Europa cinica e armata fino ai denti, e allora?

 

 

Sanremo aveva dunque bisogno di Celentano. E, come sempre quando di mezzo c’è una dipendenza, alla fine si paga il conto. Adriano Celentano, spaventoso fumo negli occhi, eterna distrazione dal fuoco del problema, tripla e quadrupla faccia della stessa medaglia autoritaria che tanto piace agli italiani, talento irripetibile nella nostra storia.
Potremmo parlare per giorni dell’Eccesso, di quell’ora sottratta a un pugno di persone dalle carriere in bilico, della bellezza e della bruttezza, dell’opportunità o meno di iniziare un monologo eterno criticando le prediche altrui (Fail). Sta di fatto che Celentano ha fatto esattamente quello per cui è stato programmato, regalando qualcosa di cui parlare per i mesi e gli anni a venire.
L’incipit, davvero impressionante, con bombe e gente in fuga (auspicio? spoiler?), la curiosa recita scolastica messa in scena come nella migliore tradizione celentanesca, con picchi WTF da rasentare il Sublime. E poi il sorriso malin con cui si rivolge al Popolo, le improvvise fiammate istrioniche, le canzoni, l’inglese maccheronio. Spettacolo. Che però diventa misera robetta quando svela il misero movente di tutto: la Vendetta, cieca e triste. Usare il Festival come Randello Contundente contro nemici che forse nemmeno volevano esserlo, personalizzare fino al parossismo ogni angolo di pensiero rimasto libero, indire l’ennesimo referendum su stessi. Lo straordinario entertainer decide di caricare oltre ogni ragionevole soglia di sfinimento, riuscendo a spezzare la fune: sai che c’è Adriano? Sì, vogliamo le dittature, le guerre e l’inquinamento, vogliamo l’Europa cinica e armata fino ai denti, vogliamo morte e distruzione. Adesso però vattene e facci sentire le canzoni.

 

A più tardi con le pagelle musicali.

 

 

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TuttoFaMedia • febbraio 15


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Comments

  1. Anonimo febbraio 15 - 14:02

    Oky, condivisibile… ma ora attendo le pagelle :) )

  2. Pattie febbraio 15 - 14:08

    Posso dire solo:
    le 2broke girl! meraviglioso!
    Pagelle!
    We want pagelle!

  3. L. febbraio 15 - 14:35

    “Come ti chiami?” “Italia”. Credo che basti quel momento, per la solita storia della parte per il tutto (sineddoche? metonimia? nonmiricordo).

  4. Ilaria febbraio 15 - 14:47

    Da quando hanno lanciato gli spartiti in aria anni fa sento odor di fake in ogni angolo.

    PS: Samuele Bersani Clark Kent 6belliximo!!11.

  5. stiui febbraio 15 - 15:10

    non ho visto sanremo, ma ho molta curiositá di sapere il tuo giudizio su Papaleo, che a priori mi sembrava parecchio scarso…

  6. M.P. febbraio 15 - 15:48

    Complimenti. Sono serio: sei riuscito a dare ordine al Bordello. Impresa!

    La Canalis-Italia è perfetta. Piena di neve.

  7. Anonimo febbraio 15 - 17:26

    la canalis in mezzo a tutto quel casino di predicatori indecenti mi sembrava un adelle poche cose decenti, quindi questo la dice lunga

    ti sembra lecito che abbiano fatto fare a celentano quello che ha fatto?
    a me sembra un tantino vergognoso

    qualcuno glielo dirà a quelli di sanremo che a noi interessano le canzoni e poco altro???

    baby

  8. TuttoFaMedia febbraio 15 - 18:15

    *Stiui: è stato il migliore della serata, ho detto tutto

    *MP: ok, facciamo panna montata

    *Baby: capisco il tuo punto, ma il punto in genere è che ‘noi’ non bastiamo a fare di Sanremo l’Evento che è. Ci deve essere per forza qualcosa che sconquassi

  9. Sanremo 2012, le pagelle della prima puntata | TuttoFaMedia
  10. Paola febbraio 15 - 20:21

    Francamente l’unica cosa che mi viene da dire di uno spettacolo che non vedo più da anni ( eppure da bambina era bello sentire Gigliola Cinquetti che cantava Non ho l’età, e aveva un senso;, e loredana quando era una grande loredana), è che ormai l’unico malinconico sentimento è una grande invidia per le due direi decisamente bellissime broke girls. La canalis inutile negarlo, ha qualcosa oltre la bellezza piuttosto unica( la storia finta con Clooney?, il magnifico nero di True Blood con cui si è accoppiata poi? non so); e Gianni è quasi come uno zio di famiglia, qualcosa del buon tempo andato,qualcosa tipo vecchia tv che ormai noi internet ( e american fiction) dipendenti consideriamo non tanto inguardabile, quanto FINITO. Au revoir tfm, e non vedo l’ora di vedere l’ultimo episodio di TGW, altro che Canalis ( nero di true Blood a parte)
    Paola

  11. anna febbraio 17 - 11:15

    Azz… mi ero persa questo post.

    Telecronaca marchigiana della prima puntata:
    Qui alle 23 è saltato il segnale Rai…
    Io guardavo altri serial killer su altri canali, ma tant’ è che fu il buoi. Non mi venissero a raccontare storie sul televoto, il problema è il digitale terrestre e mezzo paese sotto coltri di neve.

    TFM. Il pezzo che hai scritto è molto bello, e coglie proprio nel centro. Grazie.
    Vorrei aggiungere soltanto che ad oggi, e dopo le lacrime della Fornero in tv, vedere ANCORA queste scodinzolare allegramente sul piccolo schermo pagate, oltretutto, con soldi pubblici, è disdicevole.

    Ora vado a vedere di corsa San Remo in streaming altrimenti dio mi fulminerà.

    Anna

  12. Picche d’ascolto | Ludik – di Luca Di Ciaccio

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