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L'essai, l'assai

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Sgarbi di lotta e di governo, tu ci sbigottisci: addirittura l’8%?

 

L’indignazione, se agitata con giudizio, è una pratica che non può far male. Aiuta a dare il giusto peso alle cose, ad esempio. Ma se l’indignazione finisce con l’allagare ogni andito, allora non serve più a nulla. È inutile. Se ti indigni sempre, non ti indigni più per niente. Smettere di indignarsi, dunque, come requisito necessario per indignarsi meglio.

E così, se l’Italia non fosse talmente assuefatta, forse, si accorgerebbe di quel che è successo ieri, televisione, parliamo di televisione: Ora ci tocca anche Sgarbi, or vi sbigottirà (Sì, ci ha sbigottiti, 2 milioni di spettatori e l’8% è persino più di quanto ci si aspettasse).

Chissà se qualche giornale, o qualche rivista specializzata, o qualche blog di quelli che ormai stanno in televisione, invece di scriverne, proverà a rendere conto dei costi/benefici di questo programma che conferma, se mai ne avessimo bisogno, la schizofrenia editoriale di un servizio pubblico che non riesce più a darsi alcun contegno.

Tutto era maestoso, in questo debutto one shot di Sgarbi: le intenzioni, le premesse, le promesse, la scenografia, l’impianto generale. Niente però che potesse lontanamente avvicinarsi all’ego di Sgarbi. Lo sapevamo già, d’altronde. Il primo quarto d’ora del programma di Sgarbi scivola via parlando del programma di Sgarbi. Il resto parlando di Sgarbi, dei suoi padri e dei suoi Padri, dei suoi figli, delle sue capre, del tè che gli migliora la vita. La prima, immediata reazione potrebbe essere: sì, ma a noi cosa ce ne importa? In realtà a molti, due milioni addirittura, interessa sapere di Sgarbi e Cecchi Paone, Sgarbi e De Bortoli, Sgarbi e le accuse di mafia, Sgarbi e Ferrara, Sgarbi e Dio, Sgarbi e Masi, Sgarbi e Chiunque.

L’intento di Sgarbi è - usiamo l’imperfetto, era – del tutto coerente allo scenario della televisione italiana. Uno scenario unico al mondo in cui il format di maggior successo è L’autoreferenzialità egotica, declinata in molti modi, spesso di successo: Santoro che parla di Santoro che litiga con Masi, Ferrara che parla di Ferrara che attacca Santoro, Striscia la notizia che parla di Striscia la notizia che prende di mira Lorella Zanardo, Bonolis che parla di Bonolis che si piglia a mazzate con Antonio Ricci (il vero capolavoro di genere). Non importa che lo spettatore-viandante non abbia idea di chi sia Lorella Zanardo o si sia perso alcuni passaggi dell’appassionante rapporto sadomaso tra Santoro e Masi. Ciò che conta è che la televisione, in Italia, viene usata come mezzo di estensione del Sè, come prolungamento e compensazione di altre inefficienze: quel che non si riesce a ottenere nella realtà, viene messo in scena nella bolla televisiva, dove la realtà è più realtà.

La televisione, come tutti i mestieri, necessita di talento. Se non la sai fare, vieni punito. Michele Santoro è uno dei totem della tv italiana sì, anche perché un giudice ha dovuto dire che no, non se ne può andare, ma, soprattutto, perchè sa fare la televisione. Anche quella opaca e stanca degli ultimi anni. Saviano, che Sgarbi ha più volte usato come perno su cui azionare la leva dell’interesse, non sa fare la televisione, e infatti si è fatto accompagnare da Fabio Fazio. Ma la televisione non è una cosa, è tante cose. Sgarbi, da quella lite con Mike Bongiorno, passando per Raffaella Carrà e giù fino a Barbara D’Urso, ha sempre funzionato come virus, come momento d’opposizione. Sbarcare in prima serata su Raiuno, rimanendo opposizione, rifiutando ogni canone, è uno sfizio che Sgarbi e Mauro Masi hanno voluto togliersi. Uno sfizio che pochissimo ha a che fare con la televisione, che è soprattutto un luogo di conservazione, luogo in cui resiste l’incompatibilità tra partito di lotta e di governo. Evidentemente era necessario avvilire a tal punto il servizio pubblico per averne la conferma.

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TuttoFaMedia • maggio 19


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Comments

  1. utente anonimo maggio 19 - 13:21

    Lucido e incontrovertibile come sempre. Complimenti.
    Non avrei usato "autoreferenzialità egotica" ma altre parole, sei decisamente più elegante di me!
    Burdock

  2. utente anonimo maggio 19 - 13:30

    Sgarbi + Morgan = ego overload
    but I like it.

    Ilaria

  3. utente anonimo maggio 19 - 15:12

    Bel commento. Piccolo tassello aggiunto al ragionamento: è verissimo che stupisce che 2 milioni di persone abbiano seguito quei deliri (spettatori, ahem, "professionali" inclusi), ma è altrettanto vero che la "base" di Raiuno, il bacino minimo garantito da cui quella rete non schioda (perché è la prima e ultima scelta di alcune categorie di spettatori) è superiore a quei 2 milioni.

    Insomma, lo Sgarbi quotidiani di tre ore, raffazzonato alla bell'emeglio nonostante i sei mesi di continui annunci e rinvii e preparazioni, la Messa cantata di un Cristo (autocertificato) che non vuole salvare gli uomini ma solo se stesso (e poi passa da Palazzo Grazioli a riscuotere) ha persino fatto alzare dal divano quegli spettatori che ancora controllano i comandi a schermo e non possiedono un telecomando (si fa per dire).

    Quanto all'ego(t)ismo, invece, mi sa che va ben oltre la tv…
    L.

  4. TuttoFaMedia maggio 19 - 15:35

    *Burdock: non sempre ;)

    *Ilaria: cu s'assumigghia si pigghia, dicono a Sicilia

    *L: in effetti, per come la poni verrebbe da dire C'è vita su Marte. Quando la stagione sarà finita, e si potrà ragionare sui dati, bisognerà capire quale sia, se ci sia ancora, questo famoso zoccolo duro di Raiuno, che a me pare resistere solo per la fiction (non importa cosa, dove, come, Raiuno apprescindere sempre). Per il settore Varie ed intrattenimento, questi due milioncini sono parenti stretti dei 2.8 (se non erro) dell'ultimo tragico Ciak si canta e di tutti gli altri tragici esperimenti dell'anno. Detto anche: la fuga degli anziani morenti non è forse cominciata con la nomina di Masi-Mazza che prima facevano un altro mestiere? (lo so, mi ripeto, è una mia ossessione, questa della gente chiamata a fare lavori non suoi!)

  5. utente anonimo maggio 19 - 15:40

    gran bel post cazzo

    toso

  6. utente anonimo maggio 19 - 17:14

    Non ho visto, ho solo letto di. Se hai scritto che Sgarbi è un virus intendendo che non è né vivo né morto, che è un parassita endocellulare all'origine di alcune infezioni televisive, che è resistente al Tamiflu, allora mi trovi d'accordo.

    (La realtà ha molti più canali ma è in fondo molto simile alla televisione o molto sincronizzata: scene di autoreferenzialità egotica una cena sì e una no.)

    s.

  7. utente anonimo maggio 19 - 17:17

    Stavolta ti sei superato. Gran pezzo, complimenti.

    P.

  8. LaVostraProf maggio 19 - 20:41

    Che dire? Han già detto gli altri.
    Magnifico pezzo. E' stato un piacere leggerlo.
    Mi sa che tu te ne intendi, di televisione ;-)

  9. utente anonimo maggio 19 - 21:46

    a me viene l'orticaria solo a pensare a sgarbi, non lo posso sentire/vedere/leggere.
    Ma il tuo post – nonostante parli di sgarbi – l'ho letto volentieri.

    Zion

  10. yetbutaname maggio 20 - 15:03

    addirittura
    (più numerosi di chi ha letto don Chisciotte)
    ciao

  11. TuttoFaMedia maggio 20 - 17:00

    *S: sì, quello volevo dire, che resiste anche al Tamiflu

    *Yet: ci rendiamo conto? :)

    *Tutti: merci molte

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