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L'essai, l'assai

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Peppino Impastato.

 

La prima immagine siamo nel 1998 e sono io che entro nell’aula magna della Facoltà di Scienze della Comunicazione a Palermo, in via Pascoli. In realtà la facoltà è di Scienze della Formazione e noi studenti di Comunicazione non abbiamo una sede tutta nostra e di volta in volta seguiamo le lezioni in vari punti della città, nomadi a Piazza Florio, nomadi a via Aquileia e nomadi a via Pascoli, appunto. Nell’aula magna, ad anfiteatro, bella, ci sto entrando per un esame di Sociologia, terribile, la prima volta scappo che dei sette libri del programma mi pare non saperne niente, la seconda, il mese dopo, non rispondo all’appello e la terza infine mi siedo, che altrimenti devo partire militare. Ma la prima volta, indietro, la prima volta che entro nell’aula magna c’è un dettaglio che mi colpisce, una targa, una scritta, marrone su fondo marrone, si legge a malapena. La scritta dice: Aula Peppino Impastato. È un nome che non mi dice niente, non so chi sia. Non c’è scritto nient’altro. Solo Peppino Impastato. Forse qualcuno ammazzato dalla mafia, penso. Che a Palermo, ho vent’anni, l’ho capito come funziona, non ci vuole molto, c’è questa cosa delle coscienze, coscienze da lavarsi, pensieri da voltare pagina, sguardi da distogliere. Un nome, una scritta, una targa, una via, un aeroporto. Un’aula universitaria. Peppino Impastato.

La seconda immagine siamo nel 2000 e sono io che arrivo al Festival di Venezia. Nell’aria, ricordo, appena metto piede al Festival di Venezia, il sole è alto, il cielo azzurro, il vento tanto, nell’aria, non so perché, gli U2 e With or without you, ma tranquilli, non sta succedendo niente di epico, anche perché la prima persona che incrocio è Vittorio Sgarbi e la seconda è Mereghetti quello del dizionario. E proprio quel giorno c’è la proiezione de I cento passi e io purtroppo non ho i biglietti per entrare che ero curioso di vedere questo film che parlava di Peppino Impastato quello dell’aula universitaria, quello ammazzato dalla mafia e di cui non si sapeva niente, tranne che era stato ammazzato dalla mafia, ma nessuno lo diceva, a Palermo, chissà perché, che era stato ammazzato dalla mafia. Come se fosse una cosa di cui vergognarsi. Rimango fuori, e intanto leggo il giornale, e il giornale dice Oggi a Venezia verrà presentato I cento passi. E io sono a Venezia, sono qui, a pochi metri da quello che dice il giornale, e sono fuori, aspetto che esca la gente, voglio almeno vedere le facce, penso.

E la terza immagine infine siamo nel 2001, ancora non avevo detto Tu Palermo non mi basti dei miei sogni che ne hai fatto me li hai chiusi in un cassetto, sto parcheggiando la mia Panda in una viuzza di Cinisi, chiudo la serratura, la controllo una seconda volta e una terza, stasera c’è una proiezione pubblica de I cento passi, sto per entrare in teatro, degli uomini seduti sul marciapiede giocano a carte, li guardo, un attimo, e poi entro, mi siedo e Claudio Fava fa un discorso, parla di Peppino Impastato, siamo a Cinisi, a pochi metri dalle cose, da quello che dice Fava, da quello che sappiamo, eppure siamo fuori, una specie di bolla piena di senza senso, e non riesco a togliermi questa sensazione di dosso, di tutta questa gente che è venuta fin qui credendo di stare nelle cose per poi rimanere fuori, mi agito, improvvisamente penso che non voglio avere niente a che fare con quest’altro rito pubblico di pulizia delle coscienze, non c’entro niente, e voglio andarmene, perché sono venuto?, voglio andarmene, e lo faccio, prima della fine, costringo due persone alla mia sinistra ad alzarsi, e me ne vado, esco dal teatro e ritrovo la mia Panda e rimetto in moto e faccio l’autostrada all’incontrario, il finestrino abbassato che è già estate, alla mia destra la montagna, alla mia sinistra il mare, e questo è uno degli ultimi ricordi che ho di Palermo.

cose di siciliaonce upon a timepalermoPeppino Impastato

TuttoFaMedia • maggio 9


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Comments

  1. Virginiamanda maggio 9 - 16:14

    Questo è uno dei tuoi post più belli.
    Grazie.

  2. utente anonimo maggio 9 - 19:12

    Stesso anno, stesso esame, stessa aula ( ovviamente stessa facoltà ).
    Peppino Impastato resta indelebile nella mia memoria (grazie soprattutto a i cento passi, lo ammetto) ma questo post per me e’ un viaggio nel passato: piazza Florio, via Pascoli, il malefico La Spina, gli statini…
    Ma come abbiamo fatto?
    Heleonor

  3. utente anonimo maggio 9 - 19:28

    Oggi la Santanché ha detto che i magistarti di Milano sono metastasi. Non lo so, nutro poche speranze per questo paese. Bell'omaggio a Peppino, TFM.

    P

  4. Grace83 maggio 9 - 20:33

    mi hai fatto commuovere.
    Che bel post, grazie :)

  5. yetbutaname maggio 10 - 06:25

    la solitudine si deve fuggir, si deve fuggir, …
    è la filastrocca che accompagnava il girotondo, quando andavo alla scuola materna
    ma non ti vedo in fuga, diciamo in allontanamento
    ciao

  6. TuttoFaMedia maggio 10 - 10:22

    *Heleonor: proprio lui, La Spina. Alla fine feci l'esame con un'assistente. Gli statini, che incubo.

    *Yet: chissà

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