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L'essai, l'assai

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Bret Easton Ellis, Charlie Sheen e la dinamica Impero/Post Impero (Sheen, Zuckerberg, Lady Gaga vs Cruise, Sorkin, Aguilera)

 

Un paio di settimane fa lo scrittore Bret Easton Ellis ha scritto un pezzo su Charlie Sheen (qui l’originale, tradotto poi da Chiara Ujka per Vanity Fair Italia, da cui prenderò ampi stralci).

Come tutti ricorderemo, Charlie Sheen è stato licenziato in tronco dalla Cbs per i suoi comportamenti scorretti e ritenuti lesivi della dignità di altra gente, in primis Chuck Lorre, produttore tv.

Scrive Ellis:
“Licenziato dalla sit-com di punta Due uomini e mezzo, questo privilegiato figlio del tentacolare Impero dell’entertainment ne è diventato il più acuto e acerrimo derisore. Sheen è andato oltre l’Impero, provando a spiegare a tutti noi che cosa significhi, oggi, essere una celebrità. E non ha nessuna importanza che vi piaccia o non vi piaccia. Siamo a questo punto, miei cari. Stiamo imparando qualcosa. Affrontiamolo.”

Ellis spiega come negli ultimi tempi i “militanti del post-Impero sono saliti alla ribalta un po’ ovunque l’anno scorso, accompagnati dalla colonna sonora di Cee Lo Green con Fuck You. Ci sono le Kardashian. Ci sono i partecipanti (e il pubblico) di Jersey Shore. C’è Lady Gaga, che arriva ai Grammy dentro a un uovo (di certo non c’è Christina Aguilera, protahonista di Burlesque). C’è Ricky Gervais che presenta i Golden Globe e attacca al cuore l’establishment di Hollywood, ma non c’è Robert Downey jr, che s’ incazza con Gervais [...] Decisamente post-Impero è James Franco, che non prende sul serio la cerimonia degli Oscar, ma la tratta con cortese disprezzo. Post-Impero è Mark Zuckerberg che, durante 60 minutes guarda con vuota impazienza Lesley Stahl – Impero – e le racconta come The Social Network è totalmente fasullo (e lo è, ha ragione; sorry allo sceneggiatore Aaron Sorkin – Impero). L’impero si lamenta che i personaggi di Freedom, il grande romanzo del 2010 di Jonathan Franzen, non sono abbastanza simpatici.”

Ellis prosegue dicendo che certamente per i “miei amici più giovani non si tratta più di un atteggiamento raro: è diventato la norma. Ma nulla è paragonabile all’onestà a cui Charlie Sheen ha dato sfogo nelle ultime settimane”. La novità sta nel fatto che “stiamo vivendo un momento culturale in cui fregarsene di quel che il pubblico pensa di te o della tua vita personale è ciò che conta di più”. È vero, continua lo scrittore, il primo Eminem è stato il più esplicito personaggio post-Impero, che ci ha proiettati ad anni luce di distanza, per esempio, dal dolore autobiografico di Bob Dylan. Ma l’elemento di novità portato da Sheen sta nella sua verità: “è semplicemente se stesso, un uomo pieno fino al collo di dipendenze. È crudo, lucido, intenso: la persona più affascinante che si aggiri oggi nella cultura (no ragazzi, non è Colin Firth o David Fincher o Bruno Mars o quel super-Impero di Tiger Woods).”

Rispetto al passato, oggi il punto è che “se prendi a pugni i paparazzi sembri un perdente della vecchia scuola. [...] Non ti presenti a ritirare il premio ai Razzies per quella schifezza in cui hai recitato? Sei proprio Impero [...] Buona parte degli atteggiamenti di Sheen è volutamente da bad boy, giusto per poter imprecare vedendo le reazioni della gente, il che fa molto Post-Impero. Ma un’altra buona parte è anche autentica onestà e, da questo punto di vista, Sheen è, come dire, vincente”. Specie se paragonato a un altro cinquantenne che ha vissuto una crisi di mezza età e l’ha gestita nel peggiore dei modi: Tom Cruise. La forza di Sheen sta nel confondere l’Impero: a Sheen non importa più nulla ciò che si pensa di lui e fa quel che vuole. Post-Impero.
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Interessante.
Questa dinamica Impero/Post Impero da un lato, semplificando, ci rimanda a una conclusione Sfigato/Non sfigato o, tornando a qualche anno fa, al Lento/Rock di Celentano. Dall’altro sembra vivere di due elementi fondamentali: consapevolezza e distanza ironica. Non prendersi sul serio, ma prendere sul serio il sistema, l’Impero, per fotterlo con le sue stesse armi. Questo farebbe Charlie Sheen, ma è davvero una novità? Basta essere veri, come sostiene Ellis, per stare nel team Post -Impero? Bret Easton Ellis is the new Maria De Filippi?

(Leggendo questo pezzo di Ellis mi è venuto in mente il mio compagno di ginnasio Sergio, anarchico ribelle, che a 14 anni si presentava a scuola con una forchetta a mo’ di braccialetto, e praticava il mutismo come religione da venerare, con buona pace della professoressa La Licata, decisamente poco incline ad accettarla e che se la prendeva sempre sul personale quando lui le dava della “Troia”: Post Impero vs Impero anche nel 1993? Forse).

Tra l’altro, e qui si apre un piccolo mistero, l’articolo originale si apre con una osservazione che sembra opera della testata (una specie di sommario d’introduzione, seguito infatti dalla presentazione dell’autore), mentre la traduzione di Vanity colloca questa osservazione nel corpo principale, come fosse scritta da Ellis stesso. Non è una differenza di poco conto. Questo il testo:
Con i suoi tweet, le sue interviste da pazzo, la sua rabbiosa campagna contro il mondo dello spettacolo, l’attore sta offrendo all’America esattamente quello che lei chiede a una moderna celebrità”.

A prescindere da chi abbia scritto queste parole, la domanda è: ma questi combattenti del Post Impero che ce l’hanno con l’Impero non è che forse stanno facendo il gioco dell’Impero che, grazie a loro, può continuare a generare discorso su discorso senza mai fermarsi, sotto forma di citazione, parodia, riscrittura? Dove inizia davvero l’Impero e dove il Post Impero? E poi, considerando che il Post Impero, per esprimersi, ha e sempre avrà bisogno dell’Impero, alla fine chi è destinato, comunque, alla Vittoria?

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TuttoFaMedia • aprile 1


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Comments

  1. utente anonimo aprile 1 - 16:01

    Interessante. Avevo già letto il pezzo su VF e avevo già mentalmente fatto qualche riflessione.

    Credo che la domanda finale resterà sempre senza risposta, nonostante chi ne sa tanto e lo sa anche dire molto bene (i semiologi, per esempio) ne discutano da sempre: credo sia un po' come il quesito uovo/gallina (nonostante Odifreddi sia giunto alla Verità, ne sentivamo il bisogno).

    Quello che volevo dire, però, non volevo dirlo perché altrimenti sembra che facciamo ruotare sempre tutto intorno a lui e siamo ossessionati e basta e non se ne può più. Però. Non riesco a non pensare che un altro "vincente" dei nostri tempi (nonostante tutto) sia assolutamente Post Impero. Talmente Post Impero da finire in copertina su Rolling Stone. Nonostante sia anche Impero, eccome. Quindi BEE deve approntare un'appendice all'articolo.

  2. TuttoFaMedia aprile 1 - 16:19

    *Eph: io avevo letto l'originale ma alla fine per scriverci il post mi sono accattato vanity in un'edicola di paris. anw, sì, sembra una questione da uovo e gallina. Io rimango dell'idea che l'Impero rimanga sempre in vantaggio, per forza di cose. Dipende da che prospettiva usiamo. Non sono sicuro di riuscire a domare il primo aggettivo che mi viene in mente quando vedo Charlie Sheen in mano con il fucile, e cioè: Sfigato. In fin dei conti lui nell'Impero ci vorrebbe stare eccome, appena l'Impero lo espelle lui fa ciò che Ellis chiama Post Impero e per cui lo esalta. Uhm, non mi convince.
    P.s. se ti riferisci alla copertina di Berlusconi, sono d'accordo: BEE deve scriverci qualcosa, magari riesce a illuminarci e a indicarci la strada per uscire da questo "tsunami".

  3. ladinsane aprile 1 - 17:57

    This is not an exit..

  4. utente anonimo aprile 1 - 19:15

    vi può interessare, magari non spumeggiante come Ellis ma senza senili riferimenti al post-impero

    http://www.annehelenpetersen.com/?p=2381

  5. TuttoFaMedia aprile 2 - 12:33

    *4: grazie, me lo stampo e me lo leggo con calma. Quoto il "senili"

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