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L'essai, l'assai

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“Non siete riusciti a bissare Microchip emozionale”: i Subsonica si e ci prendono in giro ed è tutto molto bello

 

Non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale (x5), Benzina Ogoshi (x4), E non va bene di qua e non va bene di là, non si capiscono le parole, quando fai così sei troppo commerciale, quando fai cosà non si capisce un cazzo ehhh mi sembri mia madre” (Benzina ogoshi, traccia 5 del nuovo disco dei Subsonica, Eden, uscito ieri).

 

Tra il 1997  e il 1998 a Palermo manco lo sapevamo, cosa fosse MTV. Fuori dal mondo, come al solito. In compenso prendevamo TMC2. Ci bastava. TMC2 era una tv diciamo musicale. C’era Red Ronnie ma soprattutto c’era Coloradio: una studio piccolissimo, dei vj seduti che parlano, parlano e dei video da lanciare. Il Dj Mixo, Lucia Schillaci e la sua voce, Roberto Gentile, Valentina Ballarini (poi finita a Sport Italia), Mariolina Simone. Gente così. Un giorno, mentre non so che facevo, passarono un video di una band che non conoscevo. Erano anni di folgorationi. Il video era questo, la canzone Le cose che non ho e il gruppo aveva questo nome tipo Subsonica. Presi nota su un foglietto volante, come sempre facevo in quei casi. Ancora non avevo questo famoso Internet. Ma anche se l’avessi avuto non credo avrei trovato qualcosa di significativo sui Subsonica. Anche perché all’epoca, ma questo lo avrei scoperto l’anno dopo, su Internet non c’era niente, benché quel niente sembrasse già tutto.

 

Il giorno dopo andai nel mio negozio musicale di fiducia in via Principe di Villafranca. Lo stesso piccolo negozio in cui un lustro prima avevo comprato il primo compact disc della mia vita, uno dei Cranberries. Lo stesso negozio in cui avevo una specie di tessera a punti: ogni dieci compact disc comprati me ne regalavano uno. Il proprietario era un signore con i capelli bianchissimi che sorrideva sempre. C’era un solo impiegato, portava i capelli lunghi e sporchi e le camicie abbottonate fino all’ultimo bottone.

 

Entrai e chiesi al tipo se avessero qualcosa di questi Subsonica. Lui fece la faccia a “Ma che vuole questo”. Mi misi a camurria, e così arrivò il proprietario: cercò sul terminale, sui cataloghi, su alcuni raccoglitori ad anelli. Niente. Mi disse che se avesse saputo qualcosa mi avrebbe avvertito. Come? Col pensiero?

 

Tornai almeno due volte a settimana per un periodo che mi parve lunghissimo, finché finalmente. Scartare quel compact disc, e quel logo, quelle mie tre tracce preferite (che finirono subito nella compilatione del mese, su cassettina ovviamente) e, soprattutto, il potermi vantare con amici e conoscenti di un gruppo tochissimo che nessuno ancora sapeva ma che avrebbero presto sfondato e io, io ero stato il loro primo fan.

 

Infatti. Vennero tante cose, venne Sanremo – io! li conosco! io ero fan quando voi stavate nelle grotte a spararvi con la lupara! – e venne tutto il resto. Una sera, sperando di imbucarci ad una festa di cui si dicevano grandi cose e, nell’aria, da qualche parte, Disco Labirinto. Istantanee, you know. Alla festa non entrammo, e intanto, le settimane dopo, io cercavo di andarmene da lì, da qualsiasi cosa fosse quel , prima ci provai con Bologna, non riuscì, infine Roma.

 

È questo gennaio del 2002, in quel pezzo di marciapiede che dal cinema Europa arriva fino a Piazza Fiume. Ho questa giacca presa in un negozio di usato a via dei banchi vecchi, o dei banchi nuovi ora non ricordo. In tasca un lettore mp3 di una marca scrausissima, quelli enormi a forma di sottomarino. Grigio, il display azzurrino e le tracce che si incantano ogni tre per due. Negli auricolari, soprattutto, Sole silenzioso. Questo domani. Fu un grande inverno, quello, e una grande primavera, la mia prima romana. Avevo tutto, ero bellissimo, io.

 

E fu una notte. Mentre uscivo, ebbro e ancor più ebbro, da un portone di una casa nel quartiere africano, decisi che non avrei mai più ascoltato un disco dei Subsonica: mi ero arrampicato molto in alto, mi bastava, non volevo neanche sapere se prima o poi sarei tornato, là dove ogni cosa era stata.

 

anni 90indie fa mediamusic makes the peopleonce upon a timequel confine sottileSubsonica

TuttoFaMedia • marzo 9


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Comments

  1. utente anonimo marzo 9 - 16:28

    Tu mi commuovi. 
    Io imperterrita i subsonica li ascolterò fino alla morte mia o loro e piangerò ripensando a torino e agli incontri mancati con samuel.
    E in questo momento sto scrivendo la recensione, e per la precisione sto parlando di benzina ogoshi :D
    SALTAAAAAAA!!!! SU 'STE MANI!!!
    LB

  2. utente anonimo marzo 9 - 16:31

    :-( si ma una canzone che inizia con "piccola istrice.." e il cui testo sembra il remake di "tu come stai" di baglioni.. insomma.. non è che mi invogli a sentirli eh?

    (bella la storia, bravo)

  3. utente anonimo marzo 9 - 16:37

    lirico, as usual !
    :-)

    io però i subsonica non sono mai riuscito a inserirli nella mia personalissima classifica di quelli che contano…
    toso

  4. utente anonimo marzo 9 - 16:48

    dischi belli vs. dischi brutti 3-3

    e una vita che è andata. 
    UTD

  5. TuttoFaMedia marzo 10 - 16:00

    *LB: benzina ogoshi, come non passare inosservati :)

    *2: ma dici che io volevo invogliarti o i subsonica volevano invogliarti?

    *Toso: la musica, come tu mi insegni, è talmente soggettiva a volte ;)

    *UTD: ma quando fischiamo la fine?

  6. utente anonimo marzo 11 - 00:15

    No need to argue il tuo primo compact disc??  *___*

    Io non l'ho comprato personalmente, ma è stato il primo CD che mi sia mai stato regalato, e l'ho ascoltato fino a consumarlo.

  7. utente anonimo marzo 11 - 09:38

    E mia sorella mi vuole pure trascinare al concerto…come sopravviverò a questo inferno?!
    estia

  8. TuttoFaMedia marzo 11 - 09:46

    *Missione: ah, il 1993

    *Estia: beh dai c'è di peggio eh! pensa se ti trascinava a vedere justin bieber! :)

  9. utente anonimo marzo 11 - 14:18

    Grazie per questa bella storia.
    Mi hai ricordato com'è nato il mio amore per i Subsonica e tutte quelle mattine a guardare VideoMusic mentre facevo colazione.
    L'emozione di ascoltare Come se e, poi, quel secondo immenso disco con le sue canzoni crudeli e perfette… Colpo di pistola, Aurora Sogna, Il cielo su Torino
    Qualche anno dopo, ero anch'io una studentessa fuori sede in una città estranea ed enorme e Amorematico ne è stata in parte la colonna sonora… E' un disco difficile Amorematico, non tutti i fan riescono ad amarlo perché è oltremodo cupo e malinconico. Per me è stato importante, per quanto può esserlo un disco, certo.
    Terrestre è stato un disco diverso, più rock, meno sofferto, persino dotato di qualche intermezzo romantico; è il disco che ha attirato i fan dell'ultima ora. Quelli che odiano Amorematico, per capirci.
    Su Eden, infine, è ancora troppo presto per dare un giudizio.

    In generale, non sono ancora pronta per lasciarli andare. D'altronde tutti gli amori sono destinati a finire e i migliori sono sempre quelli che finiscono male.

  10. utente anonimo marzo 15 - 14:38

    Ma quindi non ho capito, EDEN l'hai ascoltato o no?
    Io sono al secondo ascolto e sono d'accordo con loro: Non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale.
    Forse avrei fatto meglio a finirla lì.
    Heleonor

  11. TuttoFaMedia marzo 15 - 22:37

    *Thebride: e allora lasciali a male parole! :)

    *Heleonor: sì, l'ho ascoltato.

  12. utente anonimo marzo 18 - 11:18

    Bellissimo racconto, complimenti.

    Io Eden me lo sto fondendo… una delle mie preferite è "la funzione" che spettacolo di testo! Grandi SubS.

    Clà!

  13. TuttoFaMedia marzo 18 - 13:08

    *Cià! :)

  14. utente anonimo aprile 28 - 14:26

    La cosa più bella è che cercando "non siete riusciti a bissare un microchip emozionale" mi sei uscito tu al primo posto! :D

    Detto questo, si "piccola istrice" non se po' sentì..ma poi l'intro de sta benzina te prende troppo e non puoi dire "non ascolterò mai questo disco"…
    io so due giorni che la canto in ufficio…mo la metto a cannone :)

    (adedip)

  15. TuttoFaMedia aprile 29 - 15:27

    *Adedip: sono come il prezzemolo. Comunque la benzina si ascolta eccome, sì

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