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L'essai, l'assai

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Io, il mio nuovo amico per la pelle Stato di Francia, e il gruppo di casupole chiamato Italia: “no, che poi succede un cinema”

 

aparisCome tutti *certamente* sanno la città che mi diede i natali non fu Capoluogo di Isola Piena di Luce e Pizzini, come erroneamente crede l’opinione pubblica, piuttosto opaca cittadina di Piemonte piena di riso (no, mia nonna non era Silvana Mangano), cittadina a cui non sono mai tornato dopo quei cinque minuti che genitrice casualmente passava di là, ma cittadina la quale per sempre si ostina in mio destino: i documenti.

Allora, per quei pochi che avevano cambiato canale, beh ecco io ora vivo a Immensa Capitale di Altrettando Immensa Nazione Chiamata Parigi, Francia e quando misi piede in suolo di Oltralpe capitò una cosa sì curiosa.

Un giorno mi chiama Stato Francese, proprio lui, e mi fa, proprio a me:

- Ciao Pitì Tieffemmin, lo sai tu che con la tua calata hai portato la luce in questa sì Immensa Capitale ma sempre troppo triste che noi non sapevamo che fare?
- Beh, adesso, dai Stato Francese, non esagerare
- No, no, lo sai come siamo fatti noi, noi mettiamo i puntini sulle -i, e uno di questi puntini è: TFM UNO DI NOI
- Stato Francese, così mi commuovi
- E fai bene! Vedi, lo sapevamo noi che eri uno giusto. La faccio breve: noi dare mano a te.
- In che senso, spiegati, Stato Francese!

- Lo vuoi un sostegno per pagare l’affitto?
- ?
- Quanti soldi ti servono? TE LI DIAMO NOI!
- Ahahah, questa è bella. Stato Francese, seh vabbè, a ccu ccià cunti?
- ?
- Scusa Stato, ogni tanto curiosa lingua di Sicilia fa capoccetta, specie quando mi emoziono, dicevamo?
- Ancora dobbiamo fare i conti bene, ma una parte dell’affitto te lo paghiamo noi.
- Senti, amico Stato Francese, guarda che poi ci credo! Dov’è la fregatura?
- Oh ma sei proprio figlio del Mediterraneo tu, eh, sempre sospettoso! Niente, è un regalo che ti facciamo per tuo contributo solare a mantenimento di Immensa Capitale a rango di Immensa Capitale e ancor di più
- Ok, Statissimo, se la butti giù così
- Devi solo compilare dei moduli, mettere quattro firme, autocertificare, cose così
- Boh NON LO SO, un po’ mi scoccia, ti dirò, ancora non padroneggio la lingua, non vorrei fare bordelli, e poi sai, queste questioni burocratiche, no vabbè, senti, ti ringrazio, lascia perdere
- Senti Pitì, tu ancora non hai capito con chi hai a che fare! È lo Stato Francese che ti parla! Se lo Stato Francese ti vuole dare dei soldi, questa cosa non è negoziabile! Chiaro? Quindi fatti mandare il certificato di nascita da quel comprensorio di piccoli villaggi chiamato Italia e non scassare la minchia.

E chi sono io per deludere il mio nuovo amico per la pelle Stato Francese? Così chiamo l’ufficio Anagrafe di cittadina di Piemonte e ci faccio un bignamino di autobiografia: Ciao, nacqui a Piemonte, crebbi a Sicilia, vivo in Splendore di Parigi Scintillante, senta Signor Lei, mi manderebbe quel che mi occorre qui a Oltralpe, ha carta e penna che le detto l’indirizzo?

- Ma lei è matto! Noi non siamo mica abilitati a mandare dei documenti all’estero!
- …
- …
- Guardi, signor Lei, pago io eh, quant’evvèro che mi chiamo Tieffemmino! Quanto costa, due euro, tre euro? Gliene mando VENTI
- Ma non è questo il punto, poi a noi come ce li fa avere i soldi? Ma soprattutto, chi ce lo dice che poi lei ce li manda, i soldi?
- IO! IO ve lo dico!
- No no, non si può spedire all’estero, che poi succede UN CINEMA
- Come scusi, non ho sentito, credo ci sia un’interferenza
- SA… SA… Mi sente?
- Ora sì, ha detto che vuole andare AL CINEMA?
- No, no ho detto che poi succede un CINEMA se devo spedirglielo all’estero
- Scusi, glielo devo dire, Lei mi ha appena gettato addosso una GROSSA CUPEZZA

Da cui:
a) piemonte manda a sicilia, sicilia dovrà mandare a Parigi, quante complicazioni
b) a piemonte per dire “cose complicate” si dice Fare, succedere, scoppiare un cinema, che poi, toh guarda, mi dicono dalla regia essere un detto anche qui presso genti di Francia, quindi forse è vero che
c) tutto torna ma io no, non torno, troppo CINEMA là a mucchio di casupole chiamato Italia

cose di franciadi cosa cazzo stiamo parlandoebbene sì sono polemicogetting into the swingprivatoTransalpino a me stesso

TuttoFaMedia • gennaio 26


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Comments

  1. utente anonimo gennaio 26 - 15:15

    carissimo, questo ti dimostra quanto bene hai fatto a piantare il mucchio di casupole ed andare a terra scintillante!

    ti invidio

    baby

  2. utente anonimo gennaio 26 - 15:37

    Mah, da noi un po' più in basso in realtà si dice "fare un cine".
    Che è più confidenziale e trendy, no? :)
    L.

  3. paturniosa gennaio 26 - 16:03

    odore di casa.
    lo dice sempre mia nonna. non fare tanto cinema.
    Che simpatico che è lo stato francese.

  4. utente anonimo gennaio 26 - 16:13

    in romagna si dice…sembrava un film…o forse lo dice solo il mio vuomo. e non è mai positivo. il senso. quindi stai là e mi raccomando scrivi.

  5. utente anonimo gennaio 26 - 16:16

    oh che ridere! Il mio zito che è metà piemontese e non credo sia tuo cugino dice sempre "un cinema", riferito però a cose molto belle o buone.
    edi

  6. utente anonimo gennaio 26 - 16:23

    non conosci nessuno cui poter  delegare il ritiro del documento? Nn vorrei gufare ma scommetto che qst storia avrà nuovi capitoli….:| post molto divertente…peccato che non sia una barzelletta…peccato per noi che ci viviamo ancora e sempre in italia.

  7. utente anonimo gennaio 26 - 16:31

    Qua se non sei minorenne e non vieni da egitto lo stato non ti aiuta mica con l'affitto

  8. LaVostraProf gennaio 26 - 16:32

    Anche a Lombardia, piccolo quasi stato in piccola accozzaglia di casupole chaimata Italia, si dice: fare un cinema, nel senso di piccolo paesino piemontese: fare un bordello.
    Dicesi anche: vara tè che cinema hai buttato in piedi.

    Che, in effettti, caro TFM, per avere quattrosoldi per affitto, vara tè che cinema stai buttando in piedi. Mah.

  9. utente anonimo gennaio 26 - 16:43

    Rosico anche io. Se vengo a Parigi mi dai asilo politico? Poi se il gruppo di casupole mi rivuole indietro, FAI SU UN CINEMA (Lula docet). 

    Tanto l'affitto te lo paga il tuo nuovo amico Stato Francese, in cambio ti faccio le pulizie e cucino.

    Alex 

  10. utente anonimo gennaio 26 - 16:51

    spedire una misera carta a Parigi non mi sembra tanto un cinema, mi sembra invece una barzelletta che i ns. statali non siano in grado (o non siano messi in grado?) di portare avanti un'azione di cotanta complicatezza procedurale ed intellettuale…
    mi ricordi un fatto autobiografico: matrimonio celebrato a NY, là mi dicono che x inviare tutto l'incartamento legale x la registrazione nel mio pesello di casupole ci vorrà circa un mese. io scettica..
    toh.. mi presento dopo un mese al comune del paesello e non hanno ricevuto nulla, mi presento dopo due mesi e non hanno ricevuto nulla, dopo tre mesi e manco l'ombra..
    mi dicono senta cara, perchè non chiama a NY per sollecitare le carte?
    rispondo, senta cara, prima che io scomodi obama può guardare nel suo retrobottega comunale se non ha davvero ricevuto nulla?
    toh.. che sorpresa, nel mucchio delle cartacce c'è anche il mitico certificato, con data ricevimento in Italia esattamente UN MESE dopo l'emissione!
    senta cara (mantenendo la calma) quando avete tempo di registrarlo, mi serve?
    eh.. non ci metta mica fretta sa? qui abbiamo tanto da fare..non riesco a dirle quando avrò tempo di farlo..

    scusate la lunghezza del racconto, ma al solo ricordo mi viene ancora il nervoso!

    baby

  11. yetbutaname gennaio 26 - 17:03

    stato francese ha mani bucate, pensai quando la mairie mi inviò un pacco di ticket per la mensa scolastica del figlio, perché dai loro conti figuravo capofamiglia con due persone a carico
    spiegai e rispiegai che avevo metà carico di una persona ma niente, stato francese spiegò e rispiegò che reddito del padre non contava, in quanto non residente in grande stato e gli risultavo madre sola, ergo capofamiglia e con marito senza salario
    bon, merci
    (comunque fatti un tot di copie legalizzate dell'atto di nascita, possono sempre tornarti comode)
    ciao

  12. suibhne gennaio 26 - 17:08

    Si dice anche a Liguria e a Francia!

  13. plettrude gennaio 26 - 17:21

    ma sai che poi i soldi te li danno davvero?
    a me, all'epoca, diedero un sacco di soldini di CAF. francia paese civile.

  14. Pand gennaio 26 - 17:28

    Confermo anche io che qua a città con l'atmosfera sabauda e con la bagna cauda è tutto un cinema.

    "a ccu ccià cunti" è tra le frasi preferite di mio padre che però parla in siciliano quando si incazza e non quando si emoziona…

  15. utente anonimo gennaio 26 - 17:48

    Anch'io quando vissi in Francia rimasi incredulo che mi si aprisse un conto in banca, con carte assegni e tutto, in cinque minuti cinque e che la mitica CAF mi pagasse il 95 per cento dell'affitto, cosi', tanto per gradire. E quando spiegai che non potevo pagare la tassa di soggiorno a settembre perché avrei lasciato prima la grande nazione, la funzionaria mi rispose con la più grande naturalezza "beh, allora quando torna a casa ci fa un versamento dall'Italia" (non avevano essi né il mio indirizzo né il mio numero di conto). Tornato in Italia, pagai la tassa con lacrimucce di commozione. E vogliamo parlare degli uffici per i giovani, quelli dove ti danno un lavoro estivo o part-time, un'assicurazione e fungono pure da agenzie viaggi a prezzi bassissimi? Vive la République!

  16. utente anonimo gennaio 26 - 18:18

    Questo è uno dei motivi per cui sto asfaltando la mia strada verso Paris.
    estia

  17. utente anonimo gennaio 26 - 18:30

    ho l'ufficio attaccato al comune della città opaca piena di riso! (anche se ve ne è più di una eh..) se ti fanno su qualche altro cinema dimmelo!
    g.

  18. utente anonimo gennaio 26 - 22:55

    siamo la scoreggia dell'europa.

    Zion

  19. SP0RA gennaio 26 - 23:15

    LOL la CAF!!

    bravo bravo ;)

  20. utente anonimo gennaio 27 - 12:17

    nononononnonono spetaspetaspetaspeta:
    Stato di Francia ti ha detto "Ecco, tieni questi soldi" e tu hai detto "Naah, non c'ho voglia"?!
    Clem
    (Io c'ho voglia, you know?)

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