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L'essai, l'assai

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Appunti su Vieni via con me e sul deserto che ci assedia

 

Per tutta la settimana si sono accavallate opinioni, recensioni, pareri sul programma di Fazio e Saviano.

In particolare i due monologhi di Saviano sono stati analizzati con ferocia, nella puntuale ricerca di errori e parzialità. E queste analisi non hanno mai e sottolineo mai tenuto in considerazione il fattore emotivo della faccenda. Un fattore a mio parere imprescindibile come punto di partenza per qualsiasi analisi sul testo, su quel testo. Saviano è un uomo solo, e il fatto che abbia condiviso la sua solitudine con quasi otto milioni di italiani non alleggerisce di un grammo il peso della sua condizione di vita. Anzi, come abbiamo visto, la accresce ancor di più.

Saviano è stato trattato come un Paragone qualsiasi, e il peso delle aspettative non ha certo aiutato. Ciò potrebbe voler dire che l’opinione pubblica, una certa opinione pubblica, è ormai talmente matura da eliminare ogni scoria sentimentale e applicare la lucidità come categoria irrinunciabile di pensiero.

Il punto – abbastanza dirimente, a mio avviso – è che molte pseudo analisi di cui sopra sono ed erano viziate da un pacchiano psicologismo che ormai è la cifra di tutto, in Italia: sensazioni, impressioni, giudizi di pancia, simpatie, antipatie.

Sono mancate le analisi sul contenuto, le analisi fredde sulle parole, quelle che c’erano e quelle che certamente mancavano. Sono mancati i contributi sul linguaggio prettamente televisivo, sulla messa in scena di Duccio Forzano. Qualcosa è arrivato dall’approfondimento di Tv Talk, ma anche lì si è rimasti giocoforza solo a un livello di accenno. Per il resto: deserto, di spunti, di critiche nel senso unico del termine, di dibattito vero. Cose che un prodotto come Vieni via con me forse si meriterebbe. E il mio non è certamente un giudizio di valore.

Vedremo stasera, vedremo dopo stasera.

giornalisti in prima lineapoliticatelevisionevieni via con me

TuttoFaMedia • novembre 15


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Comments

  1. TuttoFaMedia novembre 15 - 13:09

    *Ho dovuto cancellare i commenti che era andato tutto in palla: bastava mettere un link, avremmo letto lo stesso :)

  2. utente anonimo novembre 15 - 13:23

  3. utente anonimo novembre 15 - 13:23

  4. utente anonimo novembre 15 - 13:23

  5. TuttoFaMedia novembre 15 - 13:29

    *Purtroppo non posso lasciare commenti di là. lo faccio di qua.

    Un paio di osservazioni soltanto che non c'è lo spazio.

    1 La premessa del vostro articolo si fonda su un Noi/Loro molto forte.
    "Le reazioni entusiaste seguite alla trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio ci hanno costretto a delle doverose riflessioni".
    Le reazioni entusiaste di chi? Del pubblico? Della critica? Del popolo dei bar? Delle mamme? Dei lettori? Capite bene che se la premessa non è chiara poi anche il resto non è chiaro. A cominciare dalla vostra pesante critica a Saviano e al suo Noi/Loro che secondo voi produce il risultato di: non si capisce nulla.

    2 A proposito di Caldoro e Boffo, dite: "La retorica ipocrita dello scrittore giunge qui al suo culmine." Però poi non lo spiegate, se non a partire da un "sembra". Ecco, credo che molte delle vostre considerazioni, in parte condivisibili (parlo della retorica e del manicheismo usati come cifra da Saviano) partano da un generale "processo alle intenzioni" facilmente confutabile in quanto fondato su "sensazioni".

  6. TuttoFaMedia novembre 15 - 13:37

    *Belg: grazie, ma l'avevo letto già :)

    Un post "emotivo" (pieno di riferimenti personali, di messaggi diretti, di parole gergali, di intimità vere o presunte) ma che non tiene conto dell'emotivo.
    Ci sono dei fatti, nel post di Facci, ma c'è anche un'ostilità malcelata di fondo che a mio avviso inficia il contributo generale alla discussione: "accusare" qualcuno di essere di parte con parole chiaramente di parte è una scelta che non condivido.
    Rimane, ma è ben altro discorso, che Saviano delle risposte nel merito di certe omissioni forse dovrebbe darle.
    P.s. Ti dico solo una cosa: da siciliano ho fatto un salto quando ho sentito Saviano mettere in mezzo Sciascia. Dire che è stato avventato è dir poco. E quindi?

  7. utente anonimo novembre 15 - 13:55

    hai ragione sul punto uno. forse avremmo dovuto dire "gli ascolti entusiasmanti" o, in modo più specifico, "la bacheca del nostro facebook invasa dall'entusiasmo". così sarebbe stato più circoscritto. tieni conto che l'abbiamo scritto il giorno successivo alla messa in onda, quando ancora molte critiche o non erano uscite o non le avevamo lette (telese, travaglio, bocca ecc).

    sul punto 2 che dire? la critica scientificamente esatta non esiste e credo mai esisterà. che le nostre siano opinioni e che queste si basino su sensazioni è fuori discussione. nel caso specifico la frase "la retorica dello scrittore…" fa riferimento al punto successivo, quello in cui scriviamo che secondo saviano la discriminazione sessuale è solo un'aberrazione e non un fenomeno diffuso. il senso è che saviano usa degli artifici retorici ("è impensabile" "com'è possibile?") che secondo noi rivelano un'impostazione di fondo, che è quella sopra descritta (visione manichea ecc)

  8. utente anonimo novembre 15 - 14:01

    Sai come la penso: in Italia la forma ha dato una spallata definitiva alla sostanza. I contenuti non se li fila più nessuno …

    Con me sfondi una porta aperta …

    Sandro

  9. utente anonimo novembre 15 - 14:05

    Beh certo che l'uscita su Sciascia, brrr…
    Non mi sento di condividere o rigettare i commenti letti qua e là, pero' il post di Facci mi sembra alla fine poco livoroso, considerando che è Facci, e l'ostilità di fondo, mica tanto malcelata, mi è sembrata chiara: "piantala di omettere Leoluca Orlando". Punto sul quale onestamente non ho alcuna opinione. Tu Siciliano, magari, sí.

  10. TuttoFaMedia novembre 15 - 14:33

    *6: ecco, una bella sana discussione sugli artifici retorici ci vorrebbe proprio :)
    In estrema sintesi: Saviano fa un appello quasi naif alla retorica. Come giustamente dici te, usa questi "è impensabile", "com'è possibile" etc che a noi o a molti di noi fanno storcere il naso. Ma credo che uno dei punti fondamentali sia il target che Saviano vuole raggiungere o il tipo di pubblico che lui pensa di raggiungere.
    Altra questione: Saviano sente su di sì una missione pedagogica? Se sì, allora io ti dico: fa bene a usare i meccanismi manichei. Si potrebbe discutere anche su un altro punto allora: siamo davvero arrivati al punto in cui è necessario tornare indietro, alla mission pedagogica del mezzo televisivo?
    A questo proposito mi piacerebbe o mi sarebbe piaciuto leggere interviste e/o contrinuti degli altri due autori/scrittori del programma: Serra e Piccolo.

    *Belg: certo, considerato il background di Facci, in alcuni passi sembra quasi "affettuoso". Sul Leoluca Orlando che fu: da palermitano giuro che non riesco ad avere un'opinione ben definita. Come sindaco ebbe indubbi meriti: la rinascita della città, la famosa primavera palermitana etc. Ma stiamo sempre parlando di Palermo. Basti pensare a tutti gli altri sindaci, di prima e di dopo. La mia opinione del Leoluca di oggi è più definita: guarda che fine che ha fatto.

  11. utente anonimo novembre 15 - 18:09

    quell'articolo di sciascia a cui fa riferimento, e anche un altro in cui parla invece di borsellino (che e' riportato anche in patria di deaglio), li avevo letti anche io. e leggendoli mi ero convinta di aver capito male io. a me e' servito che lo abbia tirato fuori. tu cosa ne pensi riguardo alla posizione di sciascia rispetto a quelle due figure dell'antimafia? premetto che non so molto degli articoli di sciascia a quel tempo. ti parlo solo della "sesazione" (sorry about that) di aver capito male mentre li leggevo e del fatto che l'altra sera invece saviano mi abbia detto che invece avevo capito.

    unendounpo'ipezziespe'

  12. utente anonimo novembre 15 - 19:03

    siamo tornati al punto in cui c'è bisogno di una mission pedagogica della televisione? non lo so, forse sì. il problema però rimane: Saviano è un buon maestro? Dà dei buoni insegnamenti? e da lì il nostro scritto.

    david gallerano

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