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L'essai, l'assai

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Mi sento come George Clooney in “Up in the air”

 
up in the air racconta la storia di ryan bingham, cacciatore di teste aziendale, sempre in viaggio per l’america a svolgere un lavoro che nessuno vuole fare: licenziare la gente. ryan vive tra un aeroporto e l’altro: “l’anno scorso ho passato 322 giorni in viaggio, ho volato per 350mila miglia. la luna ne dista 250mila. le cose che tutti odiano del viaggiare per me sono confortanti reminiscenze che sono a casa”:

//all’inizio li contavo. giuro. poi ho cominciato a tenere il conto grossomodo. ormai ho rinunciato. aerei. anche io ho i miei trucchetti, come george:

1) mai dietro gli anziani. “hanno le osse piene di metallo”
2) al controllo elettronico so già che suoneranno le mie scarpe. allora qualche minuto prima le slaccio così arrivo lì teenager style
3) portafogli, iPhone e spicci nella tasca anteriore dello zaino
4) sguardo risoluto che se ti mostri incerto è finita (gli agenti, in qualsiasi aeroporto, più sei debole più si infastidiscono)
5) io le cercherei pure le file con gli asiatici, ma qui in europa sono pochi, e quei pochi non brillano certo per acume

roma. mica me l’avevate detto che sciarpe, via! lo devo scoprire così? eh? ogni volta tremenda sensazione come se spegnessero all’improvviso tapis roulant sotto ai miei piedi, cioè io che vado troppo veloce e a italia va tutto più lento e ci metto sempre un poco per rimettermi al passo giusto. inciampo pure, a volte.
tutto uguale, anche la pioggia. roma=pioggia. piccoli slittamenti tra cui: quattro piante buttate a casaccio in androne di scala di palazzo; serratura di portone cambiata; insegna di bar sotto casa, che per anni era coperta da sacchetti di plastica che mi gettavano sempre inda cupezza, è finalmente nuova, tutta arancione, forse in onore di tieffemmino che tornava a casa; sulla tiburtina, accanto a blockbuster, mezzora fa c’era uno che suonava il sax. cose di pazzi//

il regista è jason reitman, lo stesso di juno. la colonna sonora è interessante, con pezzi di elliott smith e di nuovo prodigio americano, dan auerbach. up in the air ha ottenuto sei nominazioni agli oscar. curiosità: le due attrici coprotagoniste, vera farmiga e anna kendrick, sono candidate entrambe nella categoria best supporting actress. il film parte benissimo, sfolgora e scintilla che è una meraviglia. poi però non mantiene quello che promette. si quieta, troppo.

cinemacose di romaprivatorecensionitrailer

TuttoFaMedia • febbraio 24


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Comments

  1. Falloppio febbraio 24 - 21:28

    Elliot Smith….musica nuova nuova: mi pare che l’han suicidato appena 10 anni fa.

  2. utente anonimo febbraio 24 - 22:48

    allora sei tornato tra noi!!!!
    quel pezzo del film è semplicemente MERAVIGLIOSO!!!
    però nel complesso è carino il film dai!!!peccato per la fine!!!

    Ralloz

  3. utente anonimo febbraio 25 - 01:27

    SPOILER

    …sono d’accordo! La scena in cui incontra il capitano baffuto poi e’ risibile. Promette, promette, promette ma alla fine non mantiene

    palbi 


  4. TuttoFaMedia febbraio 25 - 11:51

    *Falloppio: peccato non reciti in lost

    *Ralloz: sì recito in lost

    *Palbi: risibile, sì. p.s. ci giura amore eterno ma se ne va all’inferno

  5. utente anonimo febbraio 25 - 19:30

    innanzitutto, bentornato a casa :)
    a me up in the air o come l’hanno tradotto: tra le nuvole (stavolta si sono impegnati i traduttori) a me è piaciuto un sacco. Adoro questi film un po’ strani e molto malinconici. E d’ora in poi adotterò i trucchetti pure io!! ;)

    trix

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