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L'essai, l'assai

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23 Maggio 1992 – 23 Maggio 2009: Giovanni Falcone (e Mauro Rostagno, la Sicilia, Palermo, io)

 
Un sabato, come oggi. Gli show televisivi del sabato sera facevano ancora dieci, dodici milioni di spettatori.


A Palermo si crepava di caldo. A Palermo si crepa sempre di caldo. A Palermo si crepa sempre. Prima o dopo, in un modo o nell’altro. 

Avevo tredici anni. Stavo per terminare il quarto ginnasio. All’ultimo ricevimento dei genitori la professoressa di italiano anzi lettere, latino, greco, storia, geografia, educazione civica aveva detto ai miei: vostro figlio è bravo. Io credevo che lei mi odiasse. Non so perché. Quella specie di commovente paranoia che prima o poi assale tutti gli adolescenti. E adesso lei diceva esattamente il contrario. Guardava mio padre e mia madre, come se io non ci fossi: vostro figlio è molto intelligente, riflessivo, saggio, sicuramente più maturo della sua età, si vede che gli piace scrivere, eppure, eppure c’è qualcosa, sembra frenato, frenato da qualcosa. Io abbassai gli occhi: ero un ragazzino molto timido.

Certo che la memoria è proprio strana. Ci sarebbe da studiarla, se solo uno si ricordasse di farlo, ogni tanto. Io e i miei compagni alla Fiera del Mediterraneo, per qualche ora al di fuori del mondo. Mio padre, i suoi occhi. Mia madre, che va avanti e indietro per la stanza. Il tepore di quella serata. Scommettiamo che? Io e il mio amico Riccardo in silenzio occhi al cielo e alle stelle sdraiati sulle panchine del condominio alle dieci di sera, mentre i televisori. L’assemblea straordinaria del lunedì mattina a scuola. Oggi non entriamo. No, non entriamo. La mia compagna di banco che piangeva. Io no. Ricordo tutto. Eppure. Eppure. Non ricordo chi fossero i miei compagni con cui andai alla Fiera quel sabato pomeriggio. Forse Massimiliano, forse Ivan. O Vittorio. O Andrea. O forse nessuno di loro. Mi sforzo, ma non ricordo assolutamente nulla di quel pomeriggio spensierato. Ricordo una bolla. Il prima e il dopo. Ma il durante no, non lo ricordo. Cosa facemmo. Cosa dicemmo. Forse un gelato. Forse altro. Ricordo solo che io e tre miei compagni entrammo in Fiera. E poi, mio padre: è successa una cosa.

Oggi ci hanno detto finalmente chi e perché uccise Mauro Rostagno nel 1988. Mauro Rostagno, una delle biografie più incredibili della nostra storia recente. Mi imbattei in lui durante gli studi per la mia tesi. Stavo studiando tutto il filone delle radio libere e dei movimenti degli anni ’70 e, seguendo uno strano incedere bibliotecario fatto di scatole cinesi e ancora scatole cinesi, mi appassionai alla sua storia: nasce a Torino, studente di sociologia alla mitica Università di Trento, è tra i fondatori di Lotta Continua assieme a Sofri, Pietrostefani ed altri. Dopo lo scioglimento di Lotta Continua, e dopo un soggiorno in India, si trasferisce in Sicilia nel 1981. A Trapani, precisamente. Fonda una comunità per il recupero di tossicodipendenti. Dai microfoni di una tv locale comincia a denunciare le collusioni tra mafia e politica. Nel 1988 viene ammazzato. Varie piste furono considerate, tra cui quella che vedeva coinvolti a vario titolo il braccio destro e la compagna stessa di Rostagno. Invece oggi, proprio oggi, 23 maggio 2009, ci rivelano mandante ed esecutore dell’omicidio di Rostagno. Due mafiosi. Banalmente. Oggi. Le coincidenze.

Vivo a Roma da quasi nove anni. Ho abbandonato la Sicilia un’alba di ottobre. Fu una fuga. Lo dico oggi. Lì per lì ammantai il tutto di motivazioni vere ma parziali: l’università, una vita diversa, indipendente, più vicina al cuore delle cose, per ottenere quel che fortissimamente volevo. Fuggii. Per tanto tempo ho creduto di poter davvero voltare pagina. Di poter mantenere la giusta distanza tra quel che succede sempre e quel che non succede mai. Non era così. La Sicilia torna sempre. Come una morsa. La puoi allentare, ma torna sempre. Fa di tutto per rimanere nel destino dei propri figli.

Ieri invece ci hanno detto
che il pluriboss Rosario Gambino, dopo aver scontato una condanna di 22 anni negli Usa, è stato espulso e oggi, proprio oggi 23 maggio 2009, ha fatto ritorno in Italia, dove è ufficialmente latitante dal 1980, anno in cui venne spiccato ai suoi danni un mandato di arresto per varie mafiosità. Il giudice istruttore che firmò quel mandato: Giovanni Falcone. Le coincidenze.

Sai che non sembri siciliano? Veramente non sembro tante altre cose, rispondo di solito a chi mi pone questa domanda. Nell’immaginario collettivo noi siciliani dovremmo parlare tutti allo stesso modo, cioè in dialetto, cioè con le vocali spalancate sull’abisso della volgarità, dovremmo dire minchia ogni tre per due. Sostanzialmente quello che avviene nelle fiction, dalla Piovra in poi. No, non sembro palermitano, vorrai dire. Si sente, certo. C’è quest’aria appena familiare che vaga nell’aria. Non che mi sia mai impegnato per cancellare qualcosa. E’ che a casa mia si leggeva il Corriere della Sera ogni giorno, parlavamo in italiano e, soprattutto, i palermitani ci hanno sempre fatto una leggera impressione.

Mio padre era appena nato ai tempi della strage di Portella della Ginestra e dell’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto. Mia madre stava per partorirmi quando massacrarono Giuseppe Impastato. Avevo quattro anni quando caddero Pio La Torre e qualche mese dopo Carlo Alberto Dalla Chiesa. L’anno dopo toccò a Rocco Chinnici, poi, tra gli altri, a Giuseppe Fava, Antonino Cassarà, Mauro Rostagno, Rosario Livatino, Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Paolo Borsellino, 19 Luglio 1992. Fu quel 19 luglio che decisi, anche se non lo sapevo ancora, che me ne sarei andato. Che questa terra disgraziata non era la mia terra.

La memoria è proprio strana. Fa brutti scherzi. Ci sono eventi che ti rimangono impressi per sempre in tutto il loro nitore. Dettaglio per dettaglio. Altre volte invece succede che piano piano il tutto perda di intensità. A poco a poco gli elementi del puzzle si sfibrano, si scollano e se ne vanno. Allora è difficile recuperarli. Anche perchè non te ne accorgi subito. Ma solo quando il danno è ormai compiuto. Il ricordo di quel sabato pomeriggio torna ogni tanto, all’improvviso, quando meno me lo aspetto. Torna, assieme alle viscerali sensazioni del me tredicenne che fu. Torna, ma ogni volta, anno dopo anno, qualcosa dal quadro si è staccato. Oblio. Un volto, una frase, un movimento. Torna, e a volte mi sorprendo a domandare: ma che anno era? Il 1993? Il 1992? Che giorno era, il 22, il 23 Maggio? E ogni volta devo fare una fatica immensa per riportare tutto al proprio posto. E alla fine, stremato, non posso che odiarmi per i buchi e vuoti che non vorrei. Ma ci sono. E’ una fatica, nascere, crescere, vivere, persino avere a che fare con la Sicilia. C’è sempre da lottare, contro il destino, contro la volontà, contro una memoria che ce la mette tutta per cancellare ciò che non dovrebbe mai. E allora ricomincio a farmi domande, a scorticarmi i pensieri fino a sanguinare: perché, perché, perché? Dura poco, per fortuna. Ho imparato come si fa. C’è voluto del tempo, ma ho imparato: quella terra disgraziata non è la mia terra. Ed io non sono e non sarò mai siciliano.

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TuttoFaMedia • maggio 23


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Comments

  1. utente anonimo maggio 23 - 15:20

    splendida scrittura

  2. yetbutaname maggio 23 - 15:38

    questo scritto conferma il giudizio della tua professoressa di lettere di IV ginnasio

    (e magari lo rinforza)

    ciao

  3. Modesta maggio 23 - 23:44

    Touchée

  4. gilgamesh maggio 24 - 13:51

    Arrivo qua grazie alla segnalazione di Modd su FriendFeed, e confermo: non solo ben scritto, ma toccante e sentito. Solo, non sei mai veramente fuggito, quel che ti porti dentro ti lega tuo malgrado a quella terra disgraziata e bellissima. Il filo del ricordo, le emozioni, il retaggio culturale: essere siciliani, e palermitani in particolare, è qualcosa che non si può rinnegare completamente nemmeno dopo decenni, ma lontano da ogni stereotipo. Tu vives siempre en tus actos.

  5. utente anonimo maggio 24 - 17:37

    bello, viscerale

    nhu mai

  6. utente anonimo maggio 24 - 21:01

    sono siciliana anche io e ieri c’ero alla commemorazione della morte di G. Falcone e dopo quello che ho visto e sentito ti posso dire che sono fiera di essere sicikliana perchè la Sicilia non è solo mafia ed grave che un siciliano come te pensi il contrario. vergognati!

  7. Stanton maggio 24 - 23:40

    E figurati se non arrivava qualcuno a difendere la Sicilia Bedda! Sai che approvo e condivido tutto quello che hai scritto! Di cosa dovresti vergognarti, poi? Di avere un ‘pensiero’ che non sia mare, sole e la Sicilia non è soltanto mafia e blablabla?

  8. TuttoFaMedia maggio 25 - 11:33

    *Gilgamesh: capisco ciò che intendi, ma se c’è qualcuno che ha rinnegato qualcosa, quello è sicuramente il tredicenne che è rimasto a quel pomeriggio. Io non posso rinnegare nulla. Ma lui sì, non se lo meritava.

    *Utente6: sugnu tuttu vergognato. Solo perché me lo dici te. Mi fai ridere.

    *Stanton: che poi, coincidenza delle coincidenze, i più “acuti” sono sempre e solo quelli che non si firmano, che rimangono anonimi. Che rimangono dietro le persiane, verrebbe da dire.

  9. utente anonimo maggio 25 - 12:15

    Brividi e nodo nella gola.

    Mi dispiace.

    Mi dispiace soprattutto che tu non disponga di piú visibilitá.

    Colui che come te ha il DONO di suscitare emozioni in chi come me di solito ha un’attitudine all’indifferenza, costui ha il DOVERE di trovare un modo per far sentire la sua voce a piú e piú persone.

    Scusa, non ti dico chi sono, perché non importa…mi sento di parlare vox populi.

  10. TuttoFaMedia maggio 25 - 13:10

    *9: grazie, ma mi dispiace davvero che tu non ti sia firmato/a.

    Non è vero che non importa. Importa eccome. Come gli insulti anonimi, anche i complimenti anonimi mi lasciano un po’ “così” ;)

    E mi sa che tu non possa parlare “vox populi” :) Il “populo” non esiste.

    Se esistesse, allora.

  11. utente anonimo maggio 27 - 12:15

    “odio la sicilia quasi quanto la amo”.

    lo diceva sciascia.

    Penso che questo valga per chi avverte questo strano e inspiegabile contrasto, alimentato dai ricordi che con il tempo svaniscono (o si indeboliscono come dici tu).

    g.

  12. TuttoFaMedia maggio 27 - 13:46

    *G: grazie del ricordo e della citazione di Sciascia.

  13. utente anonimo aprile 1 - 01:42

    procedendo nel mio appassionato tour non guidato su tuttofamedia, di cui solo qualche giorno fa ho scoperto l'esistenza, mi sono imbattuto anche in questo bellissimo, profondissimo, sfogo-ricordo. fa riflettere. e tanto.
    considerazione da tuo coetaneo siciliano: tu sei una delle tante testimonianze di quanto di buono può produrre la sicilia. terra di cui, molto spesso, dai l'idea di essere fiero. e che altre volte, come in questo caso, rinneghi. entrambi gli atteggiamenti sono comprensibili e anche la loro coesistenza (come da citazione di Sciascia) è assolutamente logica.
    sintetizzando, questo post l'ho trovato splendido, molto emozionante.
    peccato che sei della sicilia occidentale e dici "arancina"   (come letto in altro post). Nella mia sicilia, quella orientale, si dice "arancino" e non arancina :) riconosco però una cosa: arancina dà l'idea della piccola arancia, quindi è probabilmente più corretto.
    per concludere, ho appena visto un servizio su un Nina Zilli in grande spolvero, con intervista annessa, al tg1 focus (so che sei un suo fan. Di Nina Zilli, non del tg1 focus).

    ciao

    davide

  14. TuttoFaMedia aprile 1 - 14:52

    *Davide: ho riletto questo post dopo quasi un anno. strana sensazione, come se l'avesse scritto qualcun altro. me ne ero quasi dimenticato. grazie per il ricordo e per il tour.
    p.s meno male che riconosci il primato dell'arancina :)

  15. utente anonimo ottobre 20 - 11:33

    E' qualche settimana che viaggio sul tuo blog, lo trovo affascinante e divertente e soprattutto non superficiale, insomma non è solo anatomini e thegoodwife… Ho scoperto i post sulla "tua sicilia" quindi per caso: non so cosa voglia dire essere siciliani/palermitani, ma sono campana/napoletana quindi "quella cosa là" ce l'abbiamo in comune…
    Non vivo più a napoli da una vita.. e non mi manca… Ti capisco…
    Sono commossa, amareggiata e se ho le lacrime agli occhi adesso non è per la memoria di tutte quelle persone che ora non ci sono più a causa di ciò che rende così famoso il meridione (come dici tu nell'anniversario 2010 solo chi era lì può permettersi di piangere), ma perchè il tuo non-essere siciliano lo sento profondamente mio, di questa non-napoletana che pagherebbe per essere orgogliosa di esserlo e che forse, dico forse, in fondo in fondo lo è ma non riesce a crederlo.
    Grazie TFM.

    DF

  16. TuttoFaMedia ottobre 23 - 11:27

    *DF: grazie per il commento. Ho riletto il post dopo tanto tempo, quasi non mi riconoscevo. Oggi forse lo scriverei diversamente, ma la sostanza rimane. Ciao.

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