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Palermo è una cipolla – Roberto Alajmo

 

“Palermo è una cipolla” di Roberto Alajmo. Vera e propria guida letteraria della città di Palermo, diversa da quella che Pessoa realizzò per Lisbona (obrigado): qui l’autore si rivolge direttamente al lettore, immaginato come un turista appena atterrato all’aeroporto. Alajmo provvede a smontare e rimontare uno ad uno gli stereotipi e i pregiudizi sulla Città (mai nominata direttamente, se non nel titolo, appunto), cogliendone gli aspetti tragicomici con vena sarcastica e, a tratti, inevitabilmente dolente. Che poi, a pensarci bene, sono esattamente i due lati del carattere dei palermitani. Il libro è diviso in brevi capitoli e affronta vari temi:

-la mafia: LiberoGrassi era un delegato antimafia unilaterale, si era delegato da solo. Non era il primo unilaterale, ma il primo ad usare i mezzi di comunicazione di massa. La mattina in cui gli spararono era solo, e lo era anche al funerale, quando la Città rimase a spiare da dietro le imposte, ma per la prima volta non era omertà: era vergogna. Fu la prima volta in cui la Città non potè fare a meno di vergognarsi di se stessa, come un gatto cui strofinano il muso nell’angolo del salotto dove ha fatto pipì. Attenzione, però: fu la vergogna di chi non ammetterebbe mai di doversi vergognare

-i cittadini: gli abitanti si dividono -sono innamorati dell’idea di dividersi- in categorie. Una famosa doppia categoria è: quelli che partono e quelli che rimangono…Tra questi ultimi ci sono quelli che pensano di partire e passano la vita a progettare la partenza, e quelli che pensano di rimanere, attribuendo valenza positiva anche ai difetti. Tra chi è partito è possibile individuare due ulteriori sottocategorie: quelli che pensano di tornare, alla perpetua ricerca di una pasticceria dove facciano i cannoli come quelli della loro infanzia; e quelli che pensano di non tornare (mi sento un tantino preso in mezzo), che taglia ostentatamente ogni ponte con il passato e che si sforza di fare proseliti, per convincere anche gli altri dell’orrore rappresentato da una vita trascorsa interamente a crogiolarsi nei difetti della Città.

-fascino: Alcune città, per riuscire a mantenere la propria carica identitaria hanno bisogno di restare assolutamente immobili.  Venezia è ferma. L’Avana si muove, Vienna è ferma. Berlino si muove. La città pure. Si muove talmente che farai bene a preoccuparti per le fotografie che scatterai quando finalmente uscirai dall’albergo: c’è il rischio che vengano tutte mosse.

-cibo: uno dei piatti tipici è: stigghiola (femminile plurale invariabile), l’intestino di agnello o vitello svuotato alla meno peggio e altrimenti farcito. I banchetti specializzati si segnalano per la nube profumata e per il piccolo ingorgo di sfaccendati che ruota lì attorno. L’avventore non abituale, se aspira alla salvezza della digestione, farà bene a farsi presentare, o offrire autonome credenziali: “Mi manda lo Zu’ tale, eccetera. Non è necessario che Zu’ tale sia consapevole dell’utilizzo del suo nome. Non è necessario nemmeno che Zu’ tale sia persona davvero esistente”.

Nsomma: “Palermo è una cipolla” (9 euro): c’è tutto, ma proprio tutto quello che non potete neanche lontanamente immaginare. Dedicato a chi:
-Odia la città senza esserci mai stato
-Pensa che a Palermo ci si spari per strada
-Pensa che Palermo nasca e muoia con Camilleri e la Piovra
-Pensa che, tutto sommato, sia da visitare
-E’ curioso
‘Nsomma, a tutti.

Palermo è una cipollarecensioniRoberto Alajmo

TuttoFaMedia • dicembre 9


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