sabato 18 maggio 2013

Il y a quelqu’un qui tire!


 

Insomma si scherza e si ride, verso le 20, sul palco del Grand Journal di Canal+. Ospiti d’onore Christoph Waltz e Daniel Auteuil (mezzora prima c’erano François Ozon e Sofia Coppola), tanti frizzi e tanti lazzi. All’improvviso il conduttore si rabbuia vedendo gli spettatori che iniziano a scappare alla sanfasò. In un attimo i due attori prendono letteralmente la via del mare, il fuggi fuggi è totale e in sottofondo la co-conduttrice (incinta al nono mese) dice: C’è qualcuno che sta sparando. E poi niente, parte la pubblicità del parrucchiere.

 

 

 

 

Lo sparatore aveva una pistola a salve, da cui sono partiti due colpi, ma la panique è scoppiata perché, pare, un poliziotto avrebbe urlato ATTENZIONE GRANATA! Una signora del pubblico ha rivelato che il pazzo, avvicinandosi, ha avuto l’accortezza di avvertirla: “Fossi in lei me ne andrei subito da qui”. Da apprezzare la calma e la compostezza dei miei connazionali che, mezzora dopo, erano di nuovo in diretta come se niente fosse: Bon bah era un pazzo, allora, dicevamo, che bello stare qui a Cannes in smoking.

 

La notizia è stata subito rilanciata dai siti italiani, che vi hanno dato grande risalto. Ancora stanotte, era la seconda notizia nella homepage del Corriere. Al contrario, i siti di Le Monde e Libération hanno completamente ignorato la faccenda. E se è vero che, per esempio, la versione online di Le Monde privilegia l’approfondimento (mentre Libé e Le Figaro sono più dinamici) è altrettanto evidente che, forse, la notizia non era poi così importante dato il clamoroso nulla di fatto. Il punto è che i siti italiani si sono lentamente trasformati in pessimi tabloid e ora non possono più fare a meno di qualsiasi procurato allarme. Ognuno. 

 

 

 

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martedì 14 maggio 2013

Grey’s Anatomino 9×23: il flash mob coreografato dalla signorina Grant


 

Pensavate mi fossi dimenticato di questa banda di squinternati? Ebbene no. Alla fine di una stagione in cui, a parte morti e amputazioni iniziali, il picco emotivo è stato toccato con l’acquisto del MACCHINARIO PER FARE LE RADIOGRAFIE, eccoci di nuovo qua, a raccogliere, potente e puntuale come ogni anno, l’ALLARME STRAGISTA firmato Shondona. Certo, cosa vuoi che sia un TEMPORALE in confronto a uno psicopatico omicida o a un aereo che cade nella foresta, ma teniamo presente che c’è sempre tempo per sganciare la bomba atomica su quell’ospedale del cazzo (l’ultima scena dell’ultima puntata evah io la chiuderei così, con dei missili coreani che saettano sopra la testa di Meredith che urla SONO QUI SONO QUI ABBATTETEMI). Ad ogni modo, in occasione di questo pre-season finale, tra flash mob, colpi di scena telefonati come un livido mal pittato e totomorti che scattano come non ci fosse mai stato un It’s George! It’s George!, squisite dottoresse e squisiti dottoressi, per chi l’ha vista e per chi non c’era, ecco a voi the penultimo anatomino di questa stagione:

 

Grey’s Anatomy 9×23: “Readiness is all”

 

 

Five

 

 

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giovedì 9 maggio 2013

Funziona così


 

“I knew somethin was wrong when a little pretty white girl ran into a black man’s arms. Dead giveaway”. Charles Ramsey diventa un eroe e l’autotune si impossessa di lui.

 

 

 

 

 

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mercoledì 8 maggio 2013

Aggratis!


 

Molti anni fa, quando lavoravo alla Rai di Napoli, avevo la mia deliziosa routine fatta per esempio di treccine allo zucchero mangiate nel tragitto che mi portava da casa alla Rai di Napoli in maniche corte a gennaio, o di cartoncini con su scritto RAI da infilare per superare il tornello, o ancora di epici pranzi alla altrettanto epica MENSA della Rai di Napoli in cui, tra un fagiolino bollito male e una polpetta affogata nel sugo, capitava di incontrare gente come Belen e Ainett Stephens (o Silvia Graziani).

 

Roba che qualsiasi persona normale avrebbe appuntato sulla giacca come medaglie da raccontare ai nipoti ma io no. Io, per esempio, quando lavoravo alla Rai di Napoli e mangiavo alla MENSA della Rai di Napoli, non sognavo tanto di incontrare Belen e Ainett Stephens (o Marina Giordano), quanto di essere rapito da Simonetta Martone e Gregorio Paolini e portato in un luogo fatato in cui avremmo ideato tutto il giorno nuovi e splendidi format televisivi, e nelle pause discusso di Camera Cafè, Ultimo Minuto, Les enfants de la télé, Target, Colpo di fulmine, e magari anche parlato male del mio capo di allora che sicuramente stava sulle scatole anche a loro. Ma tutto ciò non è mai accaduto. La vita è ingiusta. D’altronde, Simonetta Martone non va più in video, Alex Ferguson ha lasciato il calcio e la seconda puntata di Aggratis ha fatto il 3,93%.

 

 

Aggratis

 

 

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mercoledì 1 maggio 2013

Uggiosi primimaggi si combattono così


 

The Veils

 

 

the-americans

 

 

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lunedì 29 aprile 2013

Tagliarsi i capelli in una lingua straniera


 

Aneboda

 

 

 

Storia dei capelli

 

 

Tagliarsi i capelli in una lingua straniera, in questo caso il francese, è complicato uno) perché l’equivalente della parola spuntatina non credo che esista e, se esistesse, non renderebbe comunque l’idea, due) perché in questa lingua, il francese, dessus (sopra) e dessous (sotto) sono due parole belle e distinte sì, ma vaglielo a spiegare a chi il suono francofono ‘u’ deve ogni volta reinventarselo come un pensiero senza memoria, che resetta alla fine di ogni frase quel che ha appena appreso ma non trattenuto e mai tratterrà.

 

 

Come mai lui continua ad andare da parrucchieri dove non è mai entrato prima? Come mai persevera nello sfidare la morte in questo modo? Eppure è così: persevera. Non può farne a meno. È la legge dei capelli. Ogni negozio di parrucchiere che non conosce e nel quale si avventura rappresenta un pericolo e una speranza, una promessa e una trappola. Potrebbe sbagliare e precipitare nel disastro, però, e se fosse il contrario? E se finalmente trovasse il genio che cerca?

 

 

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domenica 28 aprile 2013

We all missed something that day


 

Homeland Saul

 

 

Ty Mattson è un, sto citando, graphic artist. Il suo studio, Mattson Creative, si occupa di “visual language for vibrant brands”. E, tra questi brands, c’è anche una signorina bipolare che si chiama Carrie Mathison. Qualche mese fa Mattson, ispirato dall’hobby preferito di Carrie (la musica jazz) (l’altro è piangere. Carrie piange sempre. Claire Danes piange sempre. Carrie e Claire piangono sempre. “Carrie, dimmi perché piangi, di felicità?” “Che domande, io piango di Brody”), insomma ha creato una serie di Vintage Jazz Record Covers. La mia preferita è quella che ritrae un pensoso Saul (Saul di Homeland è il mio personaggio preferito di Homeland). Tracce di notevolezza anche nelle altre:

 

Homeland Jazz Cover

 

 

E a proposito di brand. Tempo fa CBS chiese a Mattson una serie di, ehm, poster su quelli che una volta si chiamavano telefilm (avanti Cristo) e quelle che oggi si chiamano serie (dopo l’Internet). Sì, lo so (CBS? CBS: non guardate me), ma dopo il salto dolci ricordi di un aereo che cadde su un’isola e la gente, incredibile, sopravvisse. Più o meno.

 

 

Cbs

 

 

Mary Tyler Moore

 

(Per i più piccolini all’ascolto: Gilligan’s Island, I Love Lucy e The Mary Tyler Moore Show)

 

 

2broke

 

 

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    mercoledì 8 maggio 2013
  • Je bois et puis je danse, obsession printanièreAline        C’era una volta una band marsigliese che si chiamava Young Michelin ma poi la Michelin li obbligò a cambiare nome e da quel momento si chiamarono ALINE, come una vecchia hit del cantante Christophe (ma Christophe, che in realtà si chiama Daniel Bevilacqua, non ha protestato, anzi). Lo scorso gennaio uscì continua...